La rappresentazione della Natività di Gesù affonda le sue radici nell'anno 1223, quando San Francesco d'Assisi realizzò la prima raffigurazione a Greccio, una cittadina a pochi chilometri da Rieti. Le grotte nei pressi di Greccio ricordavano a San Francesco quelle che aveva visto in Terra Santa, in particolare il panorama di Betlemme. Grazie alla sua profonda visione cristiana e alla sua creatività, anziché a Betlemme, il poverello di Assisi fece rivivere le sacre scritture nella cornice della valle reatina. Dopo questo primo presepio, al quale parteciparono nobili, araldi, frati e popolo, la consuetudine alimentata dalla fede si diffuse in tutta Italia.
"Un Mondo di Presepi": La XX Edizione a Ruvo di Puglia
Nella serata di ieri, martedì 10 dicembre, l'ex Convento dei Domenicani di Ruvo di Puglia ha aperto le sue antiche porte per accogliere la XX edizione di "Un Mondo di Presepi". Questa rassegna d'arte, che si rinnova da due decenni, rappresenta un vero e proprio scrigno di emozioni e maestria artigianale.
Curata dal direttore artistico Paolo Vallarelli e promossa dall'Associazione Tatatarannè, la mostra si inserisce con naturale eleganza nel ricco calendario di eventi natalizi della città, ponendosi come una finestra aperta su un universo in cui tradizione e rinnovamento dialogano in armonia.
La rassegna si configura come un itinerario narrativo che attraversa tutto il mondo, epoche, stili e sensibilità diverse, raccontando la Natività attraverso opere di rara bellezza e intensità espressiva. Dai presepi più tradizionali, che evocano il calore delle botteghe artigiane di un tempo, alle installazioni più audaci e moderne, ogni creazione è un omaggio alla capacità dell'uomo di sublimare la materia in arte.

L'inaugurazione, impreziosita dagli interventi dell'Assessora alla Cultura Monica Filograno e di don Luigi Amendolagine, ha sottolineato il ruolo centrale di eventi come questo nel promuovere la cultura locale e nel rafforzare i legami sociali. Ruvo di Puglia si riconferma una città che sa celebrare le sue radici attraverso il linguaggio universale dell'arte, creando spazi di dialogo e condivisione che arricchiscono l'intera comunità.
Visitare "Un Mondo di Presepi" significa lasciarsi avvolgere da un'atmosfera che trascende la semplice dimensione espositiva. Ogni presepe è un microcosmo di simboli, dettagli e storie provenienti da tutto il mondo, una trama di maestria tecnica e ispirazione spirituale che sollecita lo sguardo e tocca il cuore. L'ex Convento dei Domenicani, con la sua architettura imponente e la sua aura di sacralità, amplifica l'impatto delle opere.
"Un Mondo di Presepi" si presenta come un luogo di contemplazione, dove il tempo sembra rallentare e l'arte diventa uno strumento per ritrovare l'essenza autentica del Natale. Che siate appassionati di artigianato, estimatori dell'arte contemporanea o semplicemente alla ricerca di un momento di raccoglimento, questa mostra dona un'esperienza capace di coinvolgere mente, cuore e spirito.
Informazioni per la Visita
La mostra sarà accessibile fino al 12 gennaio 2025, con ingresso da via Valle Noè. Gli orari di visita sono i seguenti:
- Feriali: dalle 17:00 alle 22:00
- Festivi: dalle 10:00 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 22:00
Il Patrimonio Artistico della Natività nelle Chiese di Ruvo di Puglia
Il racconto della Natività è da sempre uno dei misteri più affascinanti della storia, rappresentato nel corso dei secoli da innumerevoli artisti, noti e meno noti, provenienti da epoche e luoghi diversi. A Ruvo di Puglia, le chiese custodiscono un ricco patrimonio di immagini sacre che, da prospettive differenti, narrano il mistero della nascita di Gesù. Vi invitiamo a intraprendere un viaggio attraverso queste chiese, per scoprire opere grandi e piccole che raccontano questa straordinaria storia.
La Sagra del fungo cardoncello a Ruvo di Puglia
La Cattedrale
Tra le opere d'arte oggi collocate lungo le pareti della Cattedrale romanica di Ruvo di Puglia, merita particolare attenzione la tela raffigurante l'episodio evangelico dell'Adorazione dei Pastori. Posta sul lato destro del transetto, tra le tracce degli antichi affreschi che ancora affiorano sulle murature dell'edificio sacro, quest'opera è tra le più celebri.
La tela, firmata da Marco Pino da Siena e datata 1576, è tuttavia al centro di un dibattito tra gli storici dell'arte: nonostante la presenza della firma, molti studiosi ritengono che l'opera sia da attribuire alla sua bottega, a causa di una qualità esecutiva ritenuta non eccelsa. La scena, ambientata nei pressi di un antico tempio, è illuminata dalla flebile luce dell'aurora che, attraverso un sapiente gioco di chiaroscuri, mette in risalto i volti della Vergine e dello sgambettante Bambino Gesù. Il Bambino tende le mani verso la Madonna, intenta a contemplarlo con devozione; a un lato San Giuseppe si inginocchia, mentre dall'altro un pastore stringe le mani al petto, in un gesto carico di emozione.

La commissione del dipinto, come testimonia lo stemma raffigurato in primo piano, va ricondotta al mecenatismo della influente famiglia Cyani, attestata a Ruvo di Puglia sin dal XVI secolo e titolare di numerosi diritti beneficiali nelle chiese cittadine. L'Adorazione dei Pastori era infatti collocata nella Cappella della Natività del Signore in Cattedrale, di patronato della stessa famiglia.
Come ricorda una lapide tuttora esistente in Cattedrale, sebbene oggi poco leggibile, la cappella fu fondata da Antonuccio di Antonuzzo Cyano, che nel 1548 dispose per testamento la realizzazione dell'altare e del sepolcreto di famiglia. Le sue volontà furono effettivamente attuate da Francesco Cyano, uno degli eredi. Nel 1602, lo stesso Francesco Cyano donò 30 ducati al Reverendo Capitolo affinché fosse cantata, in perpetuo, nella cappella la seconda messa della Natività del Salvatore, da solennizzarsi nella notte del parto della Madre di Dio. Si tratta della cosiddetta "messa dell'aurora" di Natale, una celebrazione che ancora oggi sopravvive in alcune chiese, nelle prime ore del mattino del 25 dicembre.
A partire dall'inizio del Novecento, con l'eliminazione delle integrazioni barocche, si è progressivamente persa memoria delle numerose antiche cappelle e degli altari che un tempo arricchivano la Cattedrale di Ruvo di Puglia. Di quel complesso e stratificato passato restano oggi alcune opere d'arte, i documenti d'archivio e le testimonianze epigrafiche, preziosi frammenti capaci di raccontare l'evoluzione storica e spirituale della maggiore chiesa cittadina.
Il Presepe di Sant'Angelo
Di probabile provenienza napoletana, la prima serie di pastori di Sant'Angelo era costituita da un numero non precisato di "pupi", tutti con un'altezza compresa tra 40 centimetri e un metro. I pupi sono costituiti da testa, mani e piedi in cartapesta e da arti in legno innestati su un manichino realizzato con filo di ferro e stoppa. Punto centrale di questo teatro sacro natalizio è, senza dubbio, la capanna-grotta della Natività. La Vergine, dal volto di una giovane donna con una bellezza popolare e tutta meridionale, è inginocchiata, orante, al cospetto del Bambin Gesù. Elemento imprescindibile e conclusivo della rappresentazione tradizionale è la carovana orientaleggiante dei Magi. I tre re Gaspare, Melchiorre e Baldassarre, partono dal punto più alto di ogni presepe con tutto il loro seguito di dromedari, cammelli, servitori, guerrieri e indovini.

Questi pezzi d'arte, piccoli ma importanti, non sembrano aver avuto necessità di tutela almeno fino al Novecento. Negli inventari redatti all'inizio dell'Ottocento in occasione della soppressione del convento francescano, i pupi non sono neppure citati, come avviene anche per tante altre opere d'arte "minori" destinate a scomparire. Nella seconda metà dell'Ottocento il primitivo nucleo presepiale fu integrato con pezzi in terracotta raffiguranti animali e pastori.
Nel 1925, in concomitanza con l'elevazione canonica della chiesa a parrocchia, l'antichissimo presepe fu riallestito come testimonia una cartolina doppia edita a Bari e alcuni articoli pubblicati sul Corriere delle Puglie. Il presepe che vediamo oggi, infatti, si discosta molto da quello originario settecentesco di matrice napoletana e ha assunto le caratteristiche tipiche dei presepi di matrice salentina in seguito agli interventi di restauro degli anni Settanta.
La Chiesa del Carmine
Un'altra immagine dell'Adorazione dei Pastori si trova nella Chiesa del Carmine. Si tratta di un'opera del 1624 attribuita a un pittore locale, identificato nei documenti come Giacomo Gatta. La scena è ambientata in una capanna coperta di paglia e si ispira a un dipinto analogo di Jacopo da Bassano, conservato a Palazzo Corsini a Roma e diffuso in Italia attraverso incisioni. Sebbene simile nella composizione, la qualità dell'opera risulta più modesta rispetto al modello.
La Chiesa di San Domenico
Nella Chiesa di San Domenico, una serie di ovali decorano l'altare dell'Addolorata, illustrando la pia pratica dei sette dolori della Vergine. Tra questi vi è una raffigurazione della Fuga in Egitto, attribuita alla pittrice bitontina Anna Rolli (1816-1851). Questo olio su metallo rappresenta la Madonna e San Giuseppe in cammino verso le piramidi, accanto a un corso d'acqua. Pur eseguita con tratti rapidi, l'opera riesce a trasmettere un'efficace narrazione.
Nella stessa chiesa, la Natività è rappresentata in uno dei riquadri dei Misteri del Rosario che ornano la cappella omonima. Realizzati dal torinese Mario Prayer nel 1943, i dipinti sono tempere su intonaco.
La Chiesa del Redentore
Nella Chiesa del Redentore, la Natività è rappresentata insieme ad altri episodi mariani nelle decorazioni della cornice che circonda la statua della Madonna del Rosario, opera di Salvatore Bruno. La piccola immagine, realizzata nel 1937, è attribuita alla pittrice giovinazzese Giuseppina Pansini e si distingue per il suo stile rapido ma incisivo.
Il Santuario della Madonna delle Grazie
Nel Santuario della Madonna delle Grazie, quattro medaglioni posti sui pilastri principali della chiesa narrano episodi della vita della Vergine. Tra questi, la Natività è rappresentata in un'intima scena ambientata in una capanna, con pastori che osservano meravigliati oltre una balaustra, sotto un cielo azzurro intenso. Questa opera fu realizzata nel 1973 dal barese Umberto Colonna.
Le Chiese della Santa Famiglia e dell'Immacolata
Nelle moderne Chiese della Santa Famiglia e dell'Immacolata, il racconto della salvezza è affidato alle vetrate che decorano i due luoghi sacri. Entrambe le opere, disegnate da Maria Bonaduce e prodotte dalla ditta Mellini, risalgono rispettivamente al 1998 e al 2007.
La Chiesa di San Michele Arcangelo
Infine, nella Chiesa di San Michele Arcangelo si trova la spettacolare raffigurazione dell'Adorazione dei Magi, opera di Gaspar Hovic datata 1613.