Domenico Ghirlandaio (Firenze 1449 - 1494) fu uno dei maestri più significativi del Rinascimento fiorentino. Nelle sue opere, egli mantenne la straordinaria capacità di orchestrare scene complesse e affollate, anche nella dimensione più contenuta dei dipinti su tavola. Le sue composizioni sono sempre arricchite dai dettagli dei costumi, da numerosi ritratti e da brani naturalistici resi con sorprendente verosimiglianza, frutto della lezione appresa dalla pittura fiamminga.

L'Adorazione dei Pastori (Cappella Sassetti, Santa Trinita)
Contesto e Commissione
Tra le più preziose e amabili scene di Natività dipinte nel Rinascimento, spicca per eleganza l’Adorazione dei Pastori di Domenico Ghirlandaio. Quest'opera, pienamente rinascimentale, fu commissionata da Francesco Sassetti e datata 1485. Si trova in Santa Trinita a Firenze, dove occupa il posto d'onore nella cappella affrescata dallo stesso artista con le Storie di San Francesco. La pala è una tempera su tavola di 1,67 x 1,67 metri, elogiata dal Vasari come capolavoro supremo del pittore e tale da "far meravigliare ogni persona intelligente".
Influenze Fiamminghe e Dettagli Naturalistici
Due anni prima, nel 1483, era giunto a Firenze, portatovi dal banchiere Tommaso Portinari, il trittico di Hugo Van der Goes, oggi conservato agli Uffizi. Ghirlandaio fu tra i primi a esserne profondamente colpito, e la sua Adorazione dei Pastori mostra un notevole influsso dallo studio del collega nord-europeo. Il fiore di iris sulla destra, ad esempio, è una citazione diretta del Trittico Portinari. Allo stesso modo, alla "pittura della realtà" di Hugo Van der Goes si ispirano le fisionomie minuziosamente vere dei pastori, l'ombra del cardellino sulla pietra, la natura morta di umili oggetti sulla sinistra, e il gioco sottile dell'ombra e della luce sul vello degli animali, sulla pelle e sulle vesti degli astanti.

Composizione e Figure
L’opera è ambientata in un nitido paesaggio di colline toscane, con la valle dell'Arno sullo sfondo, fitta di città e torri, cesellata come un prezioso gioiello.
In primo piano, la Vergine Maria, con le mani giunte, è in adorazione del figlio appena nato, deposto per terra sopra la paglia e coperto da un lembo del suo lungo mantello. In secondo piano, un canuto San Giuseppe volge lo sguardo altrove, scrutando l’orizzonte. A destra, un gruppo di tre pastori, che dà il titolo all’opera, rende omaggio al divino neonato. In quest’ultima figura, si riconosce tradizionalmente l’autoritratto dell’artista, come testimoniato dal Vasari nelle sue Vite, dove scrisse che Ghirlandaio aveva realizzato «una natività di Cristo da far maravigliare ogni persona intelligente, dove ritrasse se medesimo e fece alcune teste di pastori che sono tenute cosa divina».
A sinistra della scena si scorgono la sella su cui aveva viaggiato la Vergine, in groppa all’asinello, e una borraccia, parte del bagaglio. Sullo sfondo si dispiega un ricco e movimentato paesaggio, con una moltitudine di persone a piedi e a cavallo che accompagnano i Re Magi in arrivo, passando attraverso un arco di trionfo di foggia antica. I Magi stanno seguendo la cometa, che si è già posata sopra il tetto della stalla, come testimonia il bagliore di luce che si intravede in alto.
Racconto D'Arte, conduce Chiara Greco - 18/05/24
Simbolismo e Messaggio
L’opera del Ghirlandaio è ricca di elementi simbolici. La posizione di Gesù Bambino e la foggia della mangiatoia sono una prefigurazione della sua futura morte, di quel sacrificio estremo per il quale egli è venuto al mondo.
Il classicismo rinascimentale si esprime nella scelta dell'ambiente. L'evangelica povertà del presepio si colloca in uno scenario di ruderi romani, fra sarcofagi sontuosamente iscritti e scolpiti, colonne scanalate, capitelli corinzi e archi trionfali attraversati dalla cavalcata dei Magi. Tale scenografia antico romana non è un generico omaggio al mondo classico, ma ha un preciso significato simbolico. Ghirlandaio, probabilmente consigliato da teologi e umanisti, sviluppa il concetto con straordinaria efficacia: dalla sua tomba sarebbe nato un dio, come aveva profetizzato il sacerdote pagano. Su un sarcofago è leggibile una scritta in latino che richiama un'antica leggenda: durante l'assedio di Gerusalemme, un indovino predisse che quella tomba un giorno avrebbe accolto un Dio.
Le architetture classiche, inclusi l'arco di trionfo e i pilastri corinzi che sorreggono il tetto della stalla (uno dei quali reca sul capitello la data MCCCCLXXXV, 1485), indicano che con la nascita di Cristo si assiste a un vero e proprio cambiamento d’epoca: il mondo classico-pagano inizia a tramontare mentre una nuova era, quella cristiana, è destinata a svilupparsi dalle sue macerie.
In tale prefigurazione, il riferimento a Cristo vittorioso del mondo antico è evidente. Con la nascita del Salvatore si conclude il tempo dell'Attesa. L'evento annunciato a Cesare Augusto dalla Sibilla Tiburtina, secondo la celebre egloga IV di Virgilio, si è finalmente realizzato. Nella grotta di Betlemme, con la nascita di Cristo, si è aperta una nuova epoca nella storia degli uomini. Questo è il messaggio profondo che, dopo cinque secoli, ci giunge dalla Natività del Ghirlandaio.

L'Adorazione dei Magi (Tondo Tornabuoni)
Un'Opera per la Devozione Privata
L’omaggio dei Re Magi al Salvatore venuto al mondo è il soggetto di un altro significativo dipinto di Domenico Ghirlandaio, noto come il Tondo Tornabuoni. Con un diametro di 171,5 cm, le imponenti dimensioni di quest’opera indicano una commissione illustre. Si tende a riconoscervi il ‘tondo’ con l’Adorazione dei Magi descritto in un inventario del 1498 nel Palazzo Tornabuoni a Firenze, nella camera di Lorenzo Tornabuoni (1468-1497).
Questa tipologia di dipinti, realizzati in forma circolare per devozione privata e destinati alle dimore dei ceti più abbienti, era spesso commissionata in occasione di matrimoni o nascite. Il tema della Natività e la data MCCCCLXXXVII (1487) iscritta sul blocco di marmo raffigurato in primo piano, suggeriscono che il dipinto possa essere stato eseguito in occasione della nascita di Giovanni Tornabuoni, figlio primogenito di Lorenzo Tornabuoni e Giovanna degli Albizi, nato proprio nel 1487. Il ritratto del capofamiglia Lorenzo potrebbe essere riconoscibile nell’uomo dai lunghi capelli neri inginocchiato a destra.

Scenografia e Dettagli Narrativi
L’evento è ambientato in un paesaggio dominato dalle rovine di un edificio antico, entro cui sorge la capanna dove Gesù è nato. Questa scenografia è ricorrente nella raffigurazione della Natività e dell’Adorazione del Bambino, e allude alla nascita del Cristianesimo e al crollo della religione pagana. I fregi decorativi del porticato sono ispirati all’arte romana antica, che Domenico Ghirlandaio ebbe modo di ammirare nei suoi viaggi a Roma, dove tra l'altro lavorò alla decorazione della Cappella Sistina nella Basilica di San Pietro.
La Vergine e il Bambino costituiscono il fulcro della composizione, davanti ai quali si inginocchiano i Magi, riconoscibili per le corone che hanno deposto ai piedi del Salvatore. Un servitore, la cui pelle scura sottintende la provenienza dal lontano oriente dei tre re e del loro numeroso seguito, toglie il diadema dalla testa del più giovane dei Magi. La folla si dispone in un grande semicerchio che echeggia la forma circolare della tavola, dimostrando la maestria di Ghirlandaio nell'orchestrare scene complesse e affollate, arricchite da dettagli dei costumi e numerosi ritratti.
La Natività della Vergine (Cappella Tornabuoni, Santa Maria Novella)
Il Contesto e la Tradizione Apocrifa
Tra il 1486 e il 1490, Ghirlandaio affrescò il tema della Natività della Vergine nella Cappella Tornabuoni, all'interno di Santa Maria Novella a Firenze. Questa scena, un capolavoro del cromatismo e del chiaroscuro di Ghirlandaio, corrisponde alla seconda del ciclo. Era usanza medievale raccontare la Vita della Vergine seguendo i vangeli apocrifi, che narrano di Gioacchino e Anna, rispettivamente i genitori della Madonna, i quali non riuscivano a concepire figli. Dopo parecchi anni di matrimonio, essi si abbracciarono sotto la Porta d’Oro di Gerusalemme, e Anna ricevette in grembo Maria. In alto, sulle scale dell'affresco, Ghirlandaio dipinge proprio l’episodio della Porta d’Oro, che simboleggia il concepimento di Maria, agendo come un flashback sulla scena.

Descrizione della Scena
La scena della nascita di Maria si svolge in un lussuoso ambiente interno con pilastri istoriati, una spaziosa sala con una scala la cui prospettiva lineare non è esattamente perfetta. Le linee di fuga, infatti, non si incontrano all’orizzonte e danno l’impressione che ogni scalino in ascesa sia più grande di quello sottostante. Spicca un armadio intarsiato e dorato (secondo alcuni studiosi, su cuoio), sormontato da un bassorilievo classicheggiante con putti, che rimanda alle cantorie di Donatello e di Luca della Robbia presenti nel Duomo di Firenze. La stanza è decorata in alto da un bassorilievo che snoda un leggiadro corteo di putti dal sapore classico, un esplicito richiamo a quelle cantorie.
Al centro della scena, un gruppo di fantesche premurose e liete si prende cura della neonata: una la culla dolcemente in braccio, l’altra versa l’acqua per il bagno in modo teatrale in una bacinella. Sdraiata a letto, Anna, stanca ma vigile, sovrintende alle prime fasi della vita della figlioletta Maria. Da sinistra giunge un corteo di donne aristocratiche, splendidamente abbigliate, che con la sola presenza testimoniano la loro fede e rendono visita alla neonata. Sulla scala che scenografica si impone sulla sinistra, è raffigurato, come in un flashback, l’abbraccio tra Gioacchino e Anna.

Stile e Significato
In un impianto prospettico rigoroso, Ghirlandaio colloca figure eleganti e rilevate con un cromatismo pacato ma ricco. Questo affresco, considerato dagli studiosi uno tra i più belli della cappella, è apprezzato per il suo tono “intimo e quotidiano”. L'opera è firmata negli intarsi a grottesche degli armadi con BIGHORDI (cognome dell’artista) e GRILLANDAI (soprannome storpiato dai fiorentini).
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