L'iconografia della Natività di Cristo, spesso arricchita dalla presenza di santi, è un tema ricorrente nell'arte cristiana. Analizzando diverse fonti e contesti, emerge un quadro variegato di opere e luoghi dove la Natività, Santa Caterina e riferimenti a "Vittore" - sia come santo che come artista - si manifestano in diverse forme e associazioni.
La Natività nell’arte: alcune rappresentazioni
La Cappella Bellincini: Natività e Santa Caterina d'Alessandria
La Cappella Bellincini, fondata all'inizio del Trecento da Bellincino Bellincini e dedicata a San Bernardino, si presenta come una "mostra" architettonica aggettante. Tra il 1472 e il 1476, la cappella assunse la sua forma attuale. L'erezione e il decoro di questo complesso spettacolare sembrano essere stati commissionati da Giovanni Rigoni, in ottemperanza alle disposizioni testamentarie di Filippo Bellincini, deceduto nel 1465.
La decorazione ad affresco, strettamente legata alla composizione architettonica, occupa interamente la parete di fondo, i lati interni dei pilastri, il sottarco, i pennacchi e la lunetta. La lunetta, in particolare, raffigura la Natività, con sullo sfondo l'annuncio ai pastori, mentre i pennacchi dell'arco presentano l'Angelo Annunciante e la Madonna Annunciata.
Sulla faccia interna dei pilastri che reggono l'arco, sono decorate le figure di Santa Caterina D'Alessandria e San Francesco, San Sebastiano e Sant'Agostino. Il sottarco è ulteriormente arricchito da otto immagini a mezzo busto dei Profeti. La parete di fondo è dedicata al Giudizio Universale, con il Cristo giudice nella mandorla affiancato da santi e personaggi dell'Antico Testamento, San Michele Arcangelo e due angeli nella fascia mediana, e due gruppi di risorti seminudi nella parte bassa.

Questo magnifico complesso rimase visibile per un tempo limitato. Nel 1526, la cappella fu ceduta alla Compagnia dell'Immacolata Concezione, che eresse un altare ligneo per la pala del Dosso Dossi, nascondendo così il Giudizio Universale. Gli affreschi vennero riscoperti solo nel 1822, ma fu necessario attendere la fine del secolo per la definitiva messa in luce dell'intero ciclo. Tra il 1898 e il 1899, le opere furono restaurate da Venceslao Bigoni, un intervento che suscitò perplessità già ai suoi tempi a causa di distacchi, reintegri e rifacimenti. Il restauro del Bigoni non risolse i problemi conservativi, e sugli affreschi presto si rilevarono sali e muffe. Successivi restauri furono eseguiti nel 1917-1918 da Secondo Grandi, nel 1945 da Augusto Dallaglio, nel 1961 da Renato Pasqui e nel 1989 da Carlo Barbieri.
La Chiesa di Santa Caterina a Ponte nelle Alpi: Tradizione e Restauri
Le prime notizie sulla Chiesa di Santa Caterina a Ponte nelle Alpi risalgono al XIV secolo, come attestato dalla documentazione relativa alle periodiche visite vescovili. Nel 1598, la chiesa era descritta come “tutta affrescata”. Nel corso dei secoli, e soprattutto dopo eventi come i terremoti del 1873 e 1936 e le guerre mondiali, l'edificio fu oggetto di ripetuti interventi di restauro e modifica.
L’edificio si erge sopra uno strapiombo sul Piave, in una posizione strategica che ha reso Ponte nelle Alpi un importante snodo stradale fin dall’antichità. La chiesa, a navata unica con campanile a cavaliere, presenta sul timpano un oculo in vetro con effigiata una colomba stilizzata, opera di F. Fiabane del 1988.

All'interno, un ciclo pittorico trecentesco di complessa ideazione e unico nell’area bellunese è di particolare interesse. Questi affreschi, ricoperti dallo scialbo sin dal XVII secolo, furono riscoperti nei primi anni del Novecento, dando il via a un processo di restauro che, con varie interruzioni, si protrasse per tutto il secolo scorso. Tra le raffigurazioni visibili si trova un angelo che indica un santo (frase incompleta nel testo originale), San Daniele entro una nicchia e il profeta Abacuc nella fossa dei leoni. Un'altra scena descrive la Natività: "Entro riquadri con fasce colorate la Madonna è distesa nel giaciglio (tipologia bizantina) con Gesù avvolto in fasce, ai lati della culla il bue e l’asinello". Un angelo con le ali spiegate annuncia ai pastori la nascita di Cristo, e sono presenti anche figure di San Francesco e San Michele Arcangelo (quest'ultima parzialmente cancellata per l'apertura di una finestra).
Tra le altre opere, la parete destra ospita una “Pietà” (olio su tela di autore anonimo del XVI secolo) e un piccolo affresco tardo cinquecentesco. Una nicchia centrale contiene una grande valva e una statua di Santa Caterina (secolo incerto, ma presumibilmente tardo medievale o rinascimentale), mentre nelle nicchie laterali si trovano le statue di San Nicolò e Sant’Antonio Abate. Un dipinto su tela raffigura l'“Incoronazione di Maria”, opera di un pittore bellunese anonimo, affiancata da nicchie con statue lignee di Santa Apollonia e Sant’Agata (primi decenni del secolo incerto).
La Pinacoteca Civica di San Severino Marche: Tra Vittore Crivelli e Santa Caterina
La Pinacoteca Civica di San Severino Marche, una delle raccolte d’arte antica più preziose e ricche delle Marche, ha sede nel primo piano del cinquecentesco Palazzo Manuzzini, eretto dalla famiglia Manuzzi e contenente tracce di una primitiva costruzione gotica e resti di una torre dell'XI secolo nel cortile interno. Costituita nel 1974, la pinacoteca custodisce opere dal XIV al XVII secolo, molte delle quali provenienti dalla soppressione degli ordini religiosi o concesse dal Capitolo dei Canonici e dalla Diocesi. La raccolta è distribuita in sei sale, organizzate secondo un criterio cronologico.
Opere di rilievo e la presenza di Santa Caterina
Nella prima sala si distingue la “Madonna dell’Umiltà” del 1366, opera firmata del pittore fabrianese Allegretto Nuzi. Il fondo dorato, la monumentalità della Vergine e il manto minuziosamente decorato rimandano alla pittura senese. Qui è conservato anche un polittico di Paolo Veneziano, capolavoro della pittura trecentesca adriatica. Quest'opera, pur mancando della predella e della parte centrale, rivela elementi bizantineggianti con figure statuarie, incarnati olivastri e una profusione d'oro. La ricchezza degli ornamenti e il gusto per il dettaglio sono evidenti nelle figure della Santa Caterina e del drago ai piedi di San Michele, che preannunciano la civiltà del gotico internazionale.

La seconda sala espone oggetti di oreficeria sacra, come un reliquiario di Jacopo Cavazza del 1326, un cofanetto eburneo del XIV secolo e antifonari. Questa sala presenta anche affreschi di scuola marchigiana della seconda metà del Trecento, provenienti dalla distrutta chiesa di San Francesco.
La terza sala è dedicata ai fratelli Lorenzo e Jacopo Salimbeni da San Severino, che nel primissimo Quattrocento operarono una vera rivoluzione linguistica nella pittura marchigiana. Tra le loro opere si annovera il trittico “Lo Sposalizio di Santa Caterina”, datato 1400 e firmato dal solo Lorenzo, caratterizzato da squisita eleganza formale e raffinatezze cromatiche.
La Natività di Lorenzo d'Alessandro e il polittico di Vittore Crivelli
Nella quarta sala, le opere di Lorenzo d’Alessandro, artista settempedano della seconda metà del Quattrocento, testimoniano la transizione tra Gotico e Rinascimento. Tra queste spiccano la Natività, la Madonna col Bambino e la Pietà. Lorenzo rielaborò le innovazioni provenienti da Toscana, Umbria e Veneto, cogliendo dall'Alunno l'espressività dei personaggi e da Vittore Crivelli il senso del colore e il gusto per l'ornato.
Nella stessa sala è custodito il polittico che Vittore Crivelli, molto attivo nelle Marche insieme al fratello Carlo, eseguì per la Chiesa di Santa Maria delle Grazie. L’opera "stupisce per cromatismo, ricchezza decorativa e minuzia dei particolari", sebbene i santi raffigurati non siano specificati nel testo.

La quinta sala ospita un polittico dell’Alunno, firmato e datato 1468 per il Duomo Vecchio, che raffigura la Madonna con il Bambino e Santi, mescolando elementi gotici con nuove esperienze prospettiche rinascimentali. Tra le opere di Bernardino di Mariotto, che tenne scuola a San Severino, si trovano la Madonna del Soccorso, l’Annunciazione e due Pietà. Completano la raccolta opere nella sesta sala, inclusi i globi di cartografi ed incisori nordeuropei del XVII secolo, due tele della scuola del Pomarancio e altri dipinti.