Il Museo Diocesano San Matteo: Custode di Bellezze Eburnee
Gli Avori di Salerno, sebbene ancora poco noti, rappresentano una delle più grandi opere eburnee presenti al mondo. All’interno del Museo Diocesano San Matteo, scrigno di rare bellezze, risalendo lo scalone in pietra, nella prima sala, i visitatori sono invitati a entrare. Una sala cupa, le cui pareti sono completamente granata, è tagliata da una fascia di luce orizzontale che illumina la collezione di circa settanta pezzi in avorio. La disposizione quasi circolare di essi coinvolge, cattura e immerge in un mondo medievale fatto di storie, di gesti, di luoghi ma soprattutto di persone. Ciò che rende gli Avori unici è l’alone di mistero che gravita su di loro. Il Museo Diocesano di Salerno custodisce un tesoro unico nel suo genere, attirando un numero crescente di turisti ogni anno.

Descrizione e Composizione degli Avori
La Perfezione delle Tavolette e le Tecniche di Lavorazione
La perfezione di ogni singola tavoletta stupisce per la precisione geometrica della forma, la loro lucentezza e i loro intagli. È impensabile che ogni singolo pezzo sia stato ricavato da porzioni coniche quali zanne di elefanti e minuziosamente lavorate. Come tecnica stilistica principale è stata utilizzata quella dell’incisione diretta sulle tavolette. Prima di incidere, la formella veniva messa in infusione nell’aceto per renderla più morbida e duttile alla lavorazione. Un'altra tecnica impiegata, di origine carolingia, è la fusione diretta sull’avorio di perline di pasta di vetro nera come decorazione per gli occhi dei personaggi.

I Cicli Narrativi: Antico e Nuovo Testamento
La collezione è costituita da sessantasette tavole e tavolette d’avorio scolpito, che raffigurano scene dell’Antico e Nuovo Testamento. Il ciclo si apre con la rappresentazione dei sei giorni della Creazione, prosegue con le scene del peccato dei progenitori, la storia di Noè, dei profeti e di Mosè. La seconda parte è interamente dedicata alla vita di Cristo (Infanzia, Vita pubblica, Miracoli, Passione, Resurrezione e Pentecoste). Qui le tavolette si affollano di personaggi e sfondi architettonici minuziosamente riprodotti, con sentori d’arte islamica che s’intrecciano con la cultura mediterranea del XII secolo. Le singole tavolette catturano l’attenzione e immergono l’osservatore nel loro mondo. Rappresentano il ciclo decorativo eburneo più completo e importante al mondo e sono giunte a noi in uno stato di conservazione quasi perfetto.
Oggi ne sono conservate 67, anche se il numero originale delle tavolette era maggiore. Il corpus di tavolette dell’Antico Testamento conservate nel Museo Diocesano è di quattordici pezzi; complessivamente ne erano sedici. Gli altri due avori sono conservati al Louvre (Storie di Caino e Abele) e tra Budapest e New York (la tavoletta raffigurante la Creazione degli animali, divisa in due parti). Questa serie non è completa, e mancano probabilmente ancora sette scene. Gli avori del Nuovo Testamento giunti a noi sono diciannove, e inizialmente dovevano essere venti. La lettura degli avori segue un andamento orizzontale, con due riquadri per pezzo divisi in colonna.

Salerno Medievale e il Contesto Culturale
Gli Avori Salernitani possono essere considerati tra le più grandi testimonianze della Salerno medievale. La città di Salerno, nel corso del Medioevo, costituì un punto di centrale importanza all’interno della rete di relazioni intercontinentali che contraddistinsero per lungo tempo il Mediterraneo dei “secoli bui”. A tal proposito, l’esimio numismatico e storico Arthur Sambon scrisse agli inizi del ‘900 che Salerno, “divisa fra il vivo impulso commerciale verso l’oriente e la preoccupazione per la difesa, ad un tempo, contro i Saraceni, Greci e Normanni, offriva, nelle imprese artistiche, un bilancio fra greco, carolingio (si riferisce qui ad elementi iconografici legati a tradizioni nordeuropee) e musulmano”. Gli avori salernitani costituiscono un importante lascito di quell’epoca, non solo per la città di Salerno ma per il Meridione intero, la cui cultura materiale fu sovente contraddistinta da un incontro di diversi stili e tendenze culturali. La stessa presenza di una lavorazione in avorio presso la cattedrale di Salerno rimarca i legami tra oriente ed occidente, essendo l’avorio un bene di importazione riconducibile a legami commerciali con il mondo africano.

Misteri e Dibattiti sull'Origine e la Collocazione
Datazione e Commissione
La provenienza e commissione di questi oggetti costituiscono un elemento di estrema problematicità. La maggior parte degli storici dell’arte concordano nell’indicare come possibile periodo di produzione un lasso di tempo che va dall’undicesimo al dodicesimo secolo circa. Lo storico Demetrio Salazaro lega la produzione degli avori al 1084, data di consacrazione della cattedrale di Salerno. Studi certi hanno dimostrato che gli avori di Salerno sono il frutto di una commissione destinata ad abbellire il Duomo di Salerno, molto probabilmente una donazione da parte di una ricca e colta famiglia, risalente al XII secolo.
L'Originario Paliotto Salernitano
Anche la collocazione originale delle tavolette costituisce un altro elemento di dibattito. L’ipotesi ad oggi più avvalorata è che esse fossero inizialmente collocate in un paliotto dalla posizione centrale all’interno della cattedrale. Inizialmente gli avori erano custoditi nella Cattedrale di Salerno e molto probabilmente costituivano le decorazioni di un altare. Conosciuto come Paliotto salernitano, queste tavolette di avorio rappresentano un unicum mondiale. Nei resoconti cinquecenteschi gli avori salernitani risultavano incastonati in una cornice lignea, nella quale rimasero fino agli anni '60 del ‘900.

Il Controverso Smembramento e la Situazione Attuale
A tal riguardo, la storica dell’arte Valentina Oliva scrive che “Il paliotto così confezionato fu distrutto arbitrariamente nel 1962 da Hans Ludwig Hempel, con il beneplacito della soprintendenza alle belle arti di Napoli dell’epoca, per ricostruirlo in forma di sedes sine sedente, ricostruzione di cui l’Hempel era fermamente convinto.” In tale forma disarticolata le tavolette sono tutt’oggi conservate presso il Museo Diocesano della Cattedrale di Salerno. Gli esemplari mancanti furono probabilmente venduti o trafugati in contesti di difficile ricostruzione. A tal proposito, appare paradigmatico l’esempio della tavoletta eburnea raffigurante la creazione degli animali, recisa in due metà.
La Mano dei Maestri: Stili e Influenze Artistiche
La maggior parte degli studiosi concordano nel ricondurre gli avori salernitani all’operato di più maestri. Almeno cinque scalpellini furono impegnati nella loro lavorazione, e questo si evince dalle differenze di stili tra i vari cicli.
Ferdinando Bologna e i Tre Maestri Principali
Lo storico dell’arte Ferdinando Bologna riscontrò nelle tavole differenze stilistiche tali da fargli ipotizzare la presenza di 3 autori principali: il “Lux Nox Master”, il maestro dell’infanzia di Gesù e il maestro della vita pubblica di Gesù.
Il "Lux Nox Master"
Il primo presenta uno stile artistico in linea con i canoni delle lavorazioni eburnee dell’Europa medievale. Il suo operato si focalizza sulle rappresentazioni veterotestamentarie e in parte sulle raffigurazioni ritraenti l’infanzia del Cristo.
Il Maestro dell'Infanzia di Gesù
Per quanto concerne il secondo autore, il suo operato è riscontrabile in cinque delle dieci tavole ritraenti l’infanzia di Gesù. Il suo stile è caratterizzato da tratti arabeggianti, specialmente per quanto concerne la rappresentazione delle architetture. I riferimenti architettonici per tali raffigurazioni spaziano, come ribadisce la storica dell’arte Valentina Oliva, “dal campanile della Martorana di Palermo, alla facciata del Santo Sepolcro a Gerusalemme, fino alle costruzioni moresche dell’Africa magrebina”. Tale influenza iconografica appare sintomatica dei rapporti commerciali e culturali che caratterizzarono il mondo arabo ed il Meridione medievale.
Il Maestro della Vita Pubblica di Gesù
Il terzo maestro richiama, secondo il Bologna, tendenze stilistiche legate alla monumentalità romanica della Spagna settentrionale e alle architetture moresche. Forse a tali tendenze si lega una possibile collaborazione con maestranze iberiche giunte all’arrivo nel regno di Sicilia della regina Elvira di Castiglia, prima consorte di Ruggiero II. Seguendo tale interpretazione, le tavolette sarebbero quindi la prima attestazione di influenze iberiche all’interno della cultura materiale del Sud Italia. Tali influenze avranno, nel corso dei secoli successivi, un’importanza centrale all’interno della storia del Meridione.

Le Prime Attestazioni e la Loro Conservazione
La prima attestazione documentale degli avori salernitani risale agli inizi del ‘500, quando essi furono citati in un inventario generale dei beni della cattedrale. Si parla per la prima volta degli Avori di Salerno nel 1510 e il suo primo elenco è datato al 1575.
L'Enigma degli Avori Medievali: Mostre e Itinerari
La mostra “L’Enigma degli Avori Medievali da Amalfi a Salerno” nasce dalla raccolta della più vasta e completa serie di opere eburnee del Medioevo cristiano esistente al mondo. Il nucleo della mostra è costituito dal complesso di sessantasette tavole e tavolette d’avorio scolpito, che si conservano nel Museo Diocesano di Salerno. L’iniziativa è completata da due itinerari tematici - all’interno del centro antico di Salerno - che contribuiranno a contestualizzare la produzione degli avori nell’ambito culturale ed artistico in cui furono realizzati.