Il libro del profeta Isaia rappresenta una delle testimonianze più straordinarie e dettagliate dell'Antico Testamento riguardo alla venuta, al ministero, alla passione e alla risurrezione del Messia. Le sue profezie sulla nascita, le opere e persino la morte in croce del Messia sono a dir poco sorprendenti e hanno trovato il loro compimento in Gesù Cristo. Isaia, profeta della fede pura, fu un uomo completamente immerso nelle vicende del suo popolo, inviato da Dio per leggere il suo messaggio di salvezza negli avvenimenti che accadevano, trasmettendo oracoli che i suoi contemporanei necessitavano per comprendere la realtà, tornare al Dio dei Padri e sperare in Lui nei momenti più critici della storia.

Isaia, il Profeta Chiamato da Dio
Il termine "profeta" deriva dal greco pro-phemi, che significa "parlare al posto di", ossia colui che parla in nome di Dio. Un termine ebraico ancora più antico è nabi, che significa "chiamato", "inviato". Il profeta è dunque una persona chiamata da Dio per parlare in suo nome. Lo stesso profeta Isaia racconta la sua vocazione in Isaia 6:5, dove si preoccupò dicendo: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono e in mezzo a un popolo dalle labbra impure io abito; eppure, i miei occhi hanno visto il re, il Signore degli eserciti”. Ma fu un angelo, un serafino, a purificare il labbro del profeta: “Allora uno dei serafini volò verso di me; teneva in mano un carbone ardente che aveva preso con le molle dall’altare. Egli mi toccò la bocca e disse: «Ecco, questo ha toccato le tue labbra, perciò è scomparsa la tua colpa e il tuo peccato è espiato»” (Isaia 6:6-7). Questo mostra come Dio chiami persone comuni, peccatori, assegnando loro una missione e purificandole per adempierla.
Il Messia Atteso: Profezie sulla Nascita e le Caratteristiche di Gesù
La Progenie di Abramo
Già nell'Antico Testamento si preannunciava che il Messia sarebbe venuto dalla stirpe di Abramo. In Genesi 12:3 si legge: “Poiché Abraamo deve diventare una nazione grande e potente e in lui saranno benedette tutte le nazioni della terra.” Questo patto è ribadito in Atti degli Apostoli 3:25-26, dove si afferma: “Voi siete i figli dei profeti e del patto che Dio fece con i vostri padri, dicendo ad Abraamo: «Nella tua discendenza tutte le nazioni saranno benedette»”.
La Nascita da una Vergine
Una delle profezie più celebri di Isaia riguarda la nascita straordinaria del Messia. Isaia 7:14 dichiara: “Perciò il Signore stesso vi darà un segno: ecco la vergine partorirà un figlio e gli porrà nome Emanuele.” L'Evangelo di Matteo (1:18-25) narra l'adempimento di questa profezia: “La nascita di Gesù Cristo avvenne in questo modo. Maria, sua madre, era stata promessa in sposa a Giuseppe e, prima che fossero venuti a stare insieme, si trovò incinta per opera dello Spirito Santo. Giuseppe, suo marito, che era uomo giusto e non voleva esporla ad infamia, si propose di lasciarla segretamente. Mentre aveva queste cose nell’animo, un angelo del Signore gli apparve in sogno, dicendo: «Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua moglie; perché ciò che in lei è generato viene dallo Spirito Santo. Ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché è lui che salverà il mio popolo dai loro peccati». Tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore per mezzo del profeta: «La vergine sarà incinta e partorirà un figlio al quale sarà imposto il nome di Emmanuele», che tradotto vuol dire «Dio con noi».” Questo nome, dal significato fortemente simbolico, denuncia la risposta di Yavhè a un re che non crede più nell’intervento salvifico di Dio, avendo riposto la sua fiducia nella forza degli eserciti. Isaia, profeta della fede pura, dichiara allora che sarà Dio stesso a dare un “segno”: un bambino nato da una vergine, annullando tutti i disegni politici e le inadeguatezze umane.
Le Caratteristiche dello Spirito del Messia
Isaia descrive dettagliatamente le qualità spirituali che avrebbero contraddistinto il Messia. Isaia 11:2 profetizza: “Lo Spirito dell’Eterno riposerà su Lui: spirito di sapienza e d’intelligenza. Spirito di consiglio e di forza, spirito di conoscenza e di timore dell’Eterno.” L'Evangelo di Luca (2:52) conferma che Gesù “cresceva in sapienza, statura e in grazia davanti a Dio e agli uomini.” Anche di fronte allo stupore dei suoi contemporanei, che si chiedevano “Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti? Non è questi il figlio del falegname?”, Gesù dimostrava una saggezza e un potere divini (Matteo 13:54-57).
La Discendenza di Iesse e il Regno di Pace
Un passo centrale per la teologia messianica è Isaia 11:1-10, che anticipa la venuta del Messia come discendente di Iesse, padre di Davide, collegandosi così alla promessa davidica di un regno eterno (2 Samuele 7:16). “Ma un ramo spunterà dal ceppo di Iesse e un germoglio crescerà dalla sua radice.” Isaia descrive il Messia non solo come re, ma come restauratore della giustizia e della pace. Dopo una terribile invasione, del popolo eletto non rimane che un piccolo “resto”, il quale ascolta con il cuore pieno di speranza l’annuncio della prossima venuta di un Re-Messia della stirpe di Davide. Dal tronco vecchio di Iesse, spunterà il “germoglio” che tutti attendono, l’uomo nuovo, artefice di un mondo pacificato, senza più violenze, alla cui armonia, come nel giardino dell’Eden, parteciperà tutta la natura. Questa riconciliazione fra Dio e l’uomo, fra uomo e uomo, fra l’uomo e tutto il creato sarà frutto del santo Spirito che il Signore effonderà sul suo consacrato e, per suo mezzo, su tutte le creature. Questo Messia inaugurerà un mondo dove “il lupo dimorerà insieme con l’agnello”. Isaia 11:10 prevede che la "progenie di Iesse" sarà un segno per le nazioni e che tutti i popoli verranno a lui, riassumendo il cuore della speranza messianica: la venuta di un re giusto, pieno dello Spirito di Dio, che porterà pace e riconciliazione nel mondo.

Il Ministero e il Rifiuto: L'Adempimento nelle Azioni di Gesù
Gesù si Identifica con le Profezie di Isaia
Gesù stesso cita più volte le profezie di Isaia nei Vangeli. Un episodio significativo si trova in Luca, dove Gesù, nella sinagoga, legge un rotolo di Isaia (61:1-2): “Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore.” Dopo aver riavvolto il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette, dichiarando: “Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato” (Luca 4:18-21). Attribuendosi miracoli e guarigioni, Gesù provocò un moto di invidia e indignazione, portando i fedeli a cacciarlo dalla città e a tentare di gettarlo giù da un monte, ma “egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino” (Luca 4:28-30). Questo evento sottolinea il detto di Cristo: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria» (Luca 4:24).
Il Ministero Silenzioso e Gentile del Servo
Le attività di Gesù adempirono ciò che era stato detto tramite il profeta Isaia (Matteo 12:17), in particolare la profezia: “Ecco il mio servitore, che io ho scelto, il mio amato, che io ho approvato! Porrò su di lui il mio spirito ed egli farà sapere alle nazioni cos’è la giustizia. Non discuterà, né griderà, e nessuno sentirà la sua voce nelle strade principali. Non schiaccerà la canna rotta e non spegnerà il lucignolo fumante, finché non abbia fatto trionfare la giustizia. L’amato servitore che Dio approva è ovviamente Gesù. È lui che dimostra chiaramente cos’è la vera giustizia, ormai offuscata da false tradizioni religiose” (Isaia 42:1-4). Gesù non autorizzò né i malati che guariva né i demòni a rivelare chi fosse (Marco 3:12), portando il suo messaggio di conforto alle persone che, in senso figurato, erano come una canna rotta, piegata e quasi a terra, o come un lucignolo fumante, la cui flebile fiamma si stava per smorzare. Gesù non schiacciò la canna rotta né spense la fiammella dello stoppino ormai fumante, ma riuscì a sollevare i mansueti con tenerezza e amore.
Il Rifiuto da Parte degli Uomini
Nonostante la sua saggezza e le sue opere potenti, Gesù fu respinto dal suo popolo, come predetto da Isaia 53:3: “Disprezzato e abbandonato dagli uomini, uomo di dolore, famigliare col patire, pari a colui dinanzi al quale ciascuno nasconde la sua faccia, era spregiato...” L'Evangelo di Giovanni conferma questo rifiuto: “È venuto in casa sua, ma i suoi non l’hanno ricevuto” (Giovanni 1:11; 5:43).
The Chosen | GESÙ DICHIARA DI ESSERE IL MESSIAH NELLA SINAGOGA DI NAZARETH
La Passione e la Morte: Il Compimento delle Profezie sul Servo Sofferente
Le “pagine” più sorprendenti scritte dalla mano di Isaia sono i quattro canti del servo di Javeh (42:1-4; 49:1-6; 50:4-9; 52:13-53:12), che anticipano con incredibile precisione la passione di Cristo.
L'Ingresso Trionfale a Gerusalemme
Zaccaria 9:9 profetizzava: “Egli è giusto e vittorioso, umile e montato sopra un asino, sopra un puledro d’asina...” L'Evangelo di Giovanni 12:12-14 descrive l'adempimento: “Il giorno seguente, la gran folla che era venuta alla festa, udito che Gesù veniva a Gerusalemme, prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo e gridava: «Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore, il re d’Israele». Gesù, trovato un asinello, vi montò sopra, come sta scritto: «Non temere, figlia di Sion!»”
Il Silenzio Davanti agli Accusatori
Isaia 53:7 annunciava: “Maltrattato umiliò se stesso e non aperse la bocca.” Questa profezia si compì quando, durante il processo, “il sommo sacerdote, alzatosi in piedi, gli disse: «Non rispondi nulla? Non senti quello che costoro testimoniano contro di te?». Ma Gesù taceva” (Matteo 26:62-63).
Le Percosse e gli Sputi
La crudeltà subita da Gesù era stata predetta da Isaia 50:6: “Io ho presentato il dorso a chi percoteva e le mie guance a chi mi strappava la barba: io non ho nascosto il volto all’onta agli sputi.” Marco 14:65 narra: “Alcuni cominciarono a sputargli addosso, a coprirgli la faccia, a dargli dei pugni e a dirgli: «Indovina!».” Il terzo canto del Servo anticipa: “Ho presentato il mio dorso ai flagellatori, le mie guance a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi. Il Signore Dio mi assiste, per questo non resto svergognato, per questo rendo la mia faccia dura come pietra, sapendo di non restare confuso” (Isaia 50:6-7).
La Crocifissione e la Derisione
Isaia 53:12 dichiara: “...perché ha dato se stesso alla morte, ed è stato contato fra i trasgressori, perché Egli ha portato i peccati di molti e ha interceduto per i trasgressori.” Il quarto canto del Servo predice la crocifissione: “Eppure egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori”, la ferita del centurione: “Egli è stato trafitto per le nostre colpe”, la salvezza che scaturisce dalla sua morte: “per le sue piaghe noi siamo stati guariti”. Il Salmo 22:6-8 descrive la derisione: “Io sono un verme e non un uomo, l’infamia degli uomini e il disprezzato del popolo. Chiunque mi vede si fa beffe di me; allunga il labbro, scuote il capo dicendo: «Egli si affida al Signore: lo liberi dunque; lo salvi, perché lo gradisce!».” L'Evangelo di Matteo (27:39,42) testimonia: “E quelli che passavano di lì lo ingiuriavano, scuotendo il capo e dicendo: «Tu che distruggi il tempio e in tre giorni lo ricostruisci, salva te stesso!» (...) Così pure i capi dei sacerdoti con gli scribi e gli anziani, beffandosi dicevano: «Ha salvato altri e non può salvare se stesso!».”
L'Aceto da Bere
Salmo 69:21 profetizzava: “Mi hanno dato del fiele per cibo e, nella sete m’han dato da bere dell’aceto.” In Giovanni 19:29-30 si legge: “C’era un vaso pieno di aceto: posta dunque una spugna imbevuta d’aceto in cima a un ramo d’issopo, l’accostarono alla sua bocca. Quando Gesù ebbe preso l’aceto, disse: «È compiuto!».”
Il Tradimento di un Amico e il Campo del Vasaio
Il Salmo 41:9 preannunciava: “Perfino l’uomo col quale vivevo in pace, nel quale confidavo, che mangiava il mio pane, ha alzato il calcagno contro di me.” Questo si compì con Giuda Iscariota (Marco 14:10-11): “Giuda Iscariota, uno dei dodici, andò dai capi sacerdoti con lo scopo di consegnare loro Gesù.” Zaccaria 11:13 profetizzava l'uso del denaro del tradimento: “E l’Eterno mi disse: «Gettalo per il vasaio questo magnifico prezzo col quale mi hanno stimato». E io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nella casa dell’Eterno per il vasaio.” Matteo 27:4-7 narra l'adempimento: “Giuda disse: «Ho peccato, consegnandovi sangue innocente (...) buttàti i sicli nel tempio, andò a impiccarsi. Ma i capi dei sacerdoti, presi quei sicli, dissero: «Non è lecito metterli nel tesoro delle offerte, perché sono prezzo di sangue».”
Le Vesti Sorteggiate
Il Salmo 22:18 dichiarava: “Spartiscono tra loro le mie vesti e tirano a sorte la mia veste.” Marco 15:24 e Giovanni 19:23-24 descrivono il compimento: “Poi lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirandole a sorte, per sapere quello che ciascuno dovesse prendere.” “I soldati dunque, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una parte per ciascun soldato, e anche la tunica. La tunica era senza cuciture, tessuta per intero dall’alto in basso. Dissero: «Non stracciamola, ma tiriamo a sorte a chi tocchi»; affinché si adempiesse la Scrittura: «Hanno spartito fra loro le mie vesti e hanno tirato a sorte la mia tunica».”
La Sepoltura nella Tomba del Ricco
Isaia 53:9 profetizzava: “Gli avevano assegnata la sepoltura fra gli empi, ma nella sua morte è stato col ricco, perché non aveva commesso violenze, né v’era stata frode nella sua bocca.” Matteo 27:57-60 racconta l'adempimento: “Fattosi sera, venne un uomo ricco di Arimatea, chiamato Giuseppe, il quale era diventato anche lui discepolo di Gesù. Questi, presentatosi a Pilato, chiese il corpo di Gesù. Allora Pilato comandò che il corpo gli fosse dato. Giuseppe prese il corpo, lo avvolse in un lenzuolo pulito e lo depose della propria tomba nuova, che aveva fatto scavare nella roccia.” Il quarto canto del Servo anticipa: “Gli si diede sepoltura con gli empi, con il ricco fu il suo tumulo, sebbene non avesse commesso violenza né vi fosse inganno nella sua bocca”.

La Vittoria Finale: La Resurrezione Annunciata
La profezia della resurrezione di Cristo si trova nel Salmo 16:10: “Poiché non abbandonerai l’anima mia in potere della morte, né permetterai che il tuo santo veda la corruzione della fossa.” L'Evangelo di Matteo 28:9 e Marco 16:9,12,14 descrivono l'apparizione di Gesù dopo la resurrezione: “Gesù si fece loro incontro (alle donne venute per imbalsamare il corpo), dicendo: «Vi saluto!» Ed esse, avvicinatesi, gli strinsero i piedi e l’adorarono.” “Gesù, essendo risuscitato il primo giorno della settimana apparve prima a Maria Maddalena (...) Dopo questo apparve a due discepoli che erano in cammino verso i campi (...) poi apparve agli undici, mentre erano a tavola e li rimproverò della loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che l’avevano visto risuscitato.” La Prima Lettera di Paolo Apostolo ai Corinzi 15:5-8 aggiunge: “Apparve a Cefa, poi ai dodici; poi apparve a più di cinquecento fratelli in una volta, dei quali la maggior parte rimane ancora in vita e alcuni sono morti.” Il quarto canto del Servo predice la Risurrezione: “Quando offrirà se stesso in sacrificio di riparazione, vedrà una discendenza, vivrà a lungo, si compirà per mezzo suo la volontà del Signore. Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza; il giusto mio servo giustificherà molti, egli si addosserà le loro iniquità” (Isaia 53).
L'Eredità di Isaia e il Messaggio per l'Umanità
Isaia non solo profetizzò la venuta di Cristo, ma anche la figura del suo precursore, Giovanni Battista: “Ecco, dinanzi a te io mando il mio messaggero: egli preparerà la tua via. Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri” (Isaia 40:3-5).
La Promessa di Perdono e il Simbolismo di Isaia 1
Il profeta Isaia visse in un’epoca di malvagità diffusa, e molti dei suoi insegnamenti avevano lo scopo di mettere in guardia il popolo dalle conseguenze dei propri peccati e di incoraggiarlo a pentirsi. In Isaia 1:2-4, Isaia usa simboli potenti per descrivere la condizione spirituale degli Israeliti. La tintura scarlatta di cui si parla nell’Antico Testamento non era solo intensa, ma anche permanente; il che significava che il colore acceso restava sulla lana e non sarebbe scolorito a prescindere dal numero di volte in cui sarebbe stata lavata. La logica umana suggerisce che la lana bianca, se macchiata di scarlatto, non potrà mai tornare bianca. Ma Gesù Cristo dichiara: “Le mie vie [sono] più alte delle vostre vie” [Isaia 55:9]; e il miracolo della Sua grazia consiste nel fatto che, quando ci pentiamo dei nostri peccati, il Suo sangue scarlatto ci fa tornare puri. Il cielo non è per le persone che sono state perfette, ma per le persone che sono state perdonate, che scelgono Cristo continuamente. Anche se Dio si preoccupa dei nostri errori, si preoccupa di più di ciò che accade dopo che ne abbiamo commettiamo uno, e ci invita a rivolgerci a Lui ogni volta. Il pentimento è un comandamento, forse il più ripetuto nelle Scritture, ed è una gioia, una parte importante del piano di Dio.
Il Richiamo al Discernimento: Bene e Male in Isaia 5
Isaia ha illustrato l’amore del Signore per Israele usando l’allegoria di una vigna. Dopo che il Signore aveva benedetto amorevolmente Israele, le loro scelte peccaminose di disobbedire ai comandamenti e di infrangere l’alleanza li avevano resi simili a “lambrusche” (ossia una vite selvatica). In Isaia 5:11-23 il Signore condannava comportamenti come il chiamare “bene il male e male il bene”. Il Signore ci mette in guardia dal chiamare bene il male e male il bene, insegnando agli Israeliti che le loro scelte peccaminose li stavano allontanando da Lui e portando loro dolore e sofferenza. Per questo è fondamentale discernere tra il bene e il male, specialmente in un mondo dove idee e azioni spiritualmente pericolose possono sembrare accattivanti, invitanti o piacevoli.
La Visione di un Regno di Pace e Giustizia
Isaia richiama alla memoria di tutti che il Signore è un padre e non può aver dimenticato “il fremito delle viscere e la sua misericordia” (cfr. Is 63,15-17). È il profeta che suscita con le sue parole la preghiera (45, 6-8) e delinea la figura di un Liberatore, promesso da Dio, che verrà presto per condurre i miseri, gli sfiduciati, in un nuovo esodo attraverso il deserto, dove “il deserto fiorirà” (41,14-20). Sarà un Salvatore capace di edificare un regno stabile e duraturo, dove si vivrà in pace per sempre. In tutte queste figure, la tradizione cristiana ha riconosciuto, al di là delle circostanze storiche, l’annuncio della venuta di Gesù, il Cristo, nella carne e alla fine del tempo. Isaia 2:1-5 presenta la visione maestosa del tempio elevato su un alto monte, alla fine dei giorni. Questa profezia, che va oltre lo spazio ed il tempo in cui è pronunciata per abbracciare la condizione esistenziale di tutta l’umanità, in cammino verso la fine dei secoli, verso il luogo dove è posta la nuova Gerusalemme, città della pace, è vista dai santi Padri come già compiuta. Questo monte è, infatti, l’umanità assunta da Cristo, nella quale egli ora dimora per sempre (S. Ilario).
La Manifestazione della Gloria Divina
Isaia 9:1ss annuncia la venuta del “Figlio che ci è stato dato”, l’Emmanuele, “il Dio con noi”, il “Principe della pace”, che appare come la “luce vera, quella che illumina ogni uomo” (Giovanni 1:9), nel mezzo di una notte che sembrava senza fine. Questa gioia incontenibile si manifesta anche nella profezia isaiana di grande suggestione poetica e di profondo significato religioso (Isaia 60:1-6) per il giorno dell’Epifania - giorno della manifestazione di Cristo ai Magi, simbolo delle nazioni pagane. Mentre una nebbia fitta ricopre la terra e gli uomini sono come ciechi, la Città santa è avvolta nello splendore della gloria di Dio, indicando ai suoi figli la via del ritorno alla vita. Essi sono numerosi, “più numerosi delle stelle del cielo e della sabbia del mare”, come era stato promesso ad Abramo, e vengono da lontano.
Il Messaggio per il Nostro Tempo
In ascolto di questa Parola, vivendo la nostra storia particolare e comune, siamo invitati, nel tempo che ci viene offerto, a svegliarci dal sonno, ad alzarci, per rivestirci di una luce, di una vita che non ci appartengono, ma che il Signore, nella sua misericordia, ha voluto donarci in pienezza perché “il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi” (Giovanni 1:14). Questo è il tempo che ci chiama ad attendere ancora Gesù, il Signore, che ha promesso che ritornerà per liberarci dalla morte per sempre. Così come Isaia, quasi tremila anni fa, iniziò a preparare il mondo alla venuta del Signore, anche noi, donne e uomini comuni del terzo millennio, siamo chiamati da Dio: «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura» (Marco 16:15). Cristo chiama tutti noi ad essere profeti: colui che prega, ascolta Dio, vive la sua Parola e la mette in pratica, conformando la propria vita agli insegnamenti del Vangelo, per diventarne egli stesso una pagina vivente. Il profeta guarda la sua gente, sente dolore quando il popolo sbaglia, non lo giudica ma spalanca le porte guardando l’orizzonte della speranza e rinnova, nel cuore di chi lo ascolta, l’immagine di quel Dio che ci ha Creati, amati e resi liberi, affinché noi, liberamente lo possiamo amare.