Il Natale, celebrato il 25 dicembre da miliardi di persone in tutto il mondo, commemora la nascita di Gesù Cristo. Sebbene oggi sia spesso associata a festività laiche e raduni familiari, questa celebrazione ha radici profonde nella storia e nella fede cristiana. Mentre l'attenzione globale si rivolge spesso a Betlemme come luogo della Natività, Nazareth gioca un ruolo cruciale nella storia dell'Incarnazione e nella vita della Sacra Famiglia, mantenendo vive tradizioni e un messaggio spirituale unico.

Le origini del Natale e la data del 25 dicembre
Nonostante l'universalità della celebrazione, la data esatta della nascita di Gesù non è menzionata nel Nuovo Testamento. Gli storici sono in disaccordo su come il 25 dicembre sia stato associato al Natale. Nel 336 d.C., la celebrazione del 25 dicembre come commemorazione della nascita di Gesù è attestata per la prima volta nel Cronografo romano del 354 d.C., un calendario illustrato composto a Roma negli ultimi mesi del 353 d.C. La scelta di questa data si ritiene sia stata fatta per sovrapporsi a festività pagane legate al solstizio d'inverno.
Il Natalis Solis Invicti e la "rinascita del sole"
Sembra, infatti, di poter stabilire un nesso di continuità con la festa del Natalis Solis Invicti, la festa del “Sole vittorioso” (Sol Invictus) sulle tenebre. Secondo i Romani, proprio in quel periodo avveniva il solstizio d'inverno, momento a partire dal quale le ore di luce aumentavano a scapito del buio e il sole, dopo la notte più lunga dell'anno, riprendeva nuovo vigore. La festa, introdotta a Roma dall'imperatore Eliogabalo (218-222 d.C.), fu ufficializzata per la prima volta dall'imperatore Aureliano nel 274 d.C. con la data del 25 dicembre. Negli anni del suo pontificato (337-352 d.C.) Papa Giulio I trasformò questa festa pagana, molto sentita dal popolo, in una festa cristiana, dichiarando il 25 dicembre anniversario della nascita di Gesù.

Dibattito sulla datazione storica
La questione della storicità della data del Natale è complessa. L'evangelista Luca, per inquadrare storicamente Gesù e la sua venuta, fornisce alcune coordinate. Egli riporta una tradizione giudeo-cristiana gerosolimitana, un fatto apparentemente marginale ma storicamente verificabile dai suoi contemporanei, ancor prima del 70 d.C. Secondo Luca, l'angelo Gabriele aveva annunziato al sacerdote Zaccaria - mentre «esercitava le sue funzioni davanti a Dio, nel turno (in greco taxis) della sua classe (ephemeria)» (Lc 1,8), quella di Abia (Lc 1,5) - che la sua sposa Elisabetta avrebbe concepito un figlio. Luca rimanda pertanto a una rotazione disposta da David (cfr. 1Cr 24,1-7.19): le 24 classi si avvicendavano in ordine immutabile nel servizio al tempio da sabato a sabato, due volte l'anno. Il turno di Abia, prescritto per due volte l'anno, cadeva dall'8 al 14 del terzo mese del calendario (lunare) ebraico e dal 24 al 30 dell'ottavo mese. Questa seconda volta, secondo il calendario solare, corrisponde all'ultima decade di settembre. In tal modo si dimostra storica anche la data della nascita del Battista (cfr. Lc 1,57-66) corrispondente al 24 giugno, nove mesi dopo. Così è anche per l'annunciazione a Maria «nel sesto mese» (Lc 1,28) dalla concezione di Elisabetta, corrispondente al 25 marzo.
Nel calendario liturgico siriaco v'è il Subara, il tempo dell'annuncio, costituito da sei domeniche (v. Avvento ambrosiano), la prima dedicata all'annuncio della nascita di Giovanni al padre Zaccaria, celebrato dal calendario bizantino e dalla chiesa latina di Terrasanta al 23 settembre. Così i bizantini e i latini conservano al 23 settembre una data storica quasi precisa. Altrettanto dicasi per la data delle feste della natività del Battista, dell'annunciazione a Maria e della natività di Gesù. La liturgia della Chiesa ha fissato e commemorato queste date innanzitutto storicamente (v. la Circoncisione all'ottavo giorno dopo la nascita, la Presentazione al quarantesimo), in special modo il Natale del Signore. Luca, infatti, osserva che Gesù al momento del battesimo «stava cominciando quasi i trent'anni» (Lc 3,23): dunque un compleanno di Gesù, il trentesimo. Se Gesù è stato battezzato il 6 gennaio, in quella data trent'anni prima è nato.
In origine, come ancora attestano l'oriente bizantino e il breviario romano, il 6 gennaio era la Teofania del Signore alle acque del Giordano. Invece, soprattutto nella seconda metà del secolo scorso, si divulgò, da parte di liturgisti, l'idea che il 25 dicembre fosse una data convenzionale, scelta dai cristiani di Roma per sostituire il Natale del Sole invincibile, cioè una festa del dio Mitra o dell'imperatore, che cadeva intorno al solstizio invernale. In realtà, soprattutto dopo l'editto di Costantino, la Chiesa avrebbe pure potuto essere mossa dal desiderio di valorizzare qualche festa del paganesimo decadente, ma non inventare di sana pianta una data così centrale. Che Gesù sia nato il 25 dicembre, lo afferma con chiarezza per primo Ippolito di Roma nel suo Commento al libro del profeta Daniele, scritto verso il 204 d.C. Lo ha ricordato a tutti Benedetto XVI, nell'Udienza generale del 23 dicembre 2009.
I “misteri” del NATALE
I censimenti e la nascita a Betlemme
Secondo i Vangeli, la madre di Gesù, Maria, era una vergine scelta da Dio per partorire il suo unico figlio. Venuto a conoscenza dello stato di gravidanza di Maria, il suo fidanzato, un falegname di nome Giuseppe, decise di rompere il loro fidanzamento. Ma un angelo gli apparve in sogno e gli disse di non aver paura. I racconti della nascita di Gesù, tramandati dagli evangelisti, tengono a sottolineare queste coordinate con alcune indicazioni precise. Ciò accade, ad esempio, quando l'evangelista Luca ci dice che, nei giorni in cui nacque Gesù, ci fu un censimento, voluto da Cesare Augusto e che questo avvenne “quando Quirinio era governatore della Siria” (Lc 2,2); allo stesso modo l'evangelista Matteo precisa che Gesù nacque “a Betlemme di Giudea al tempo del re Erode” (Mt 2,1).
Dio, dunque, ha deciso di entrare nel mondo per salvare gli uomini, proprio attraverso una famiglia umana. Gesù è nato da una donna, Maria, promessa sposa di Giuseppe, un giudeo della “casa di Davide” (Lc 1,27; 2,4). Giuseppe e Maria vivono come ogni famiglia dell'epoca, secondo le tradizioni, i riti e la fede della propria gente. Luca racconta tutto sulla nascita di Gesù: il nome dei genitori, il momento e il luogo. Matteo, l'unico altro evangelista che parla della Natività, si limita a dire che Gesù nacque a Betlemme al tempo del re Erode. Sommando le due storie, si ottiene il presepe perfetto, ma già pieno di misteri.
La coppia non trovò alloggio per la notte a causa del grande afflusso di viaggiatori a Betlemme. Il gestore di una locanda si impietosì e li fece dormire in una stalla, dove Maria diede alla luce il figlio di Dio. Lo pose in una mangiatoia. L'evangelista Luca racconta tutto sulla nascita di Gesù: il nome dei genitori, il momento e il luogo. "In quei giorni un decreto di Cesare Augusto ordinò che si facesse il censimento di tutta la terra (...). Anche Giuseppe, dalla Galilea, dalla città di Nazaret, salì in Giudea alla città di Davide chiamata Betlemme: egli apparteneva infatti alla casa e alla famiglia di Davide. Doveva farsi censire insieme a Maria, sua sposa, che era incinta. Mentre si trovavano in quel luogo, si compirono per lei i giorni del parto. Diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio".
I ricercatori oggi sospettano che il Messia non sia nato in una stalla di Betlemme, ma a Nazareth. Il censimento di Augusto dell'8 a.C. riguardava solo i cittadini romani. Il censimento di cui parla Luca fu invece di Quirinio, governatore della Siria, del 6 d.C.: forse lo scrittore forzò le date pur di collocare la nascita a Betlemme. Altri storici invece pensano che il censimento citato sia quello del 6 a.C., sempre dello stesso Quirinio, quando era un semplice funzionario. Ma ciò che importa, alla fine, è salvare la simbologia: come ha un valore simbolico il suo giorno di nascita, collocato, nel 4° secolo, al 25 dicembre.

La Verginità di Maria
Maria, la madre di Gesù, concepì il bambino senza perdere la verginità. Lo racconta Luca e lo conferma Matteo, che narra l'apparizione dell'angelo a Giuseppe ("Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa. Infatti il bambino che è generato in lei viene dallo Spirito Santo"). Sulla verginità di Maria dopo il parto «insiste anche un vangelo apocrifo che ha avuto un influsso enorme, il Protovangelo di Giacomo scritto verso il 150 d.C. Per giustificare il miracolo, Matteo cita il profeta biblico Isaia: "Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio: a lui sarà dato il nome di Emmanuele (Dio con noi)". Alla base di tutto, però, c'è una probabile forzatura: nel passo di Isaia, la parola ebraica almàh significa sì "vergine", ma nel senso di "giovane donna", senza precisarne la condizione sessuale. Ma nel 2° secolo d.C., alcuni cristiani, influenzati da filosofie ellenistiche, guardavano con sospetto la materia e la sessualità: così, traducendo almàh, preferirono accentuare quella sfumatura. «E la verginità di Maria è servita a rafforzare una visione antisessuale», dice lo storico Pesce.
Nazareth: il cuore della Sacra Famiglia
Nessun testo dice che Maria fosse di Gerusalemme. Anzi, l'angelo la va a trovare a Nazareth, paese di Giuseppe, quando ella è già sua promessa sposa. Così narra Luca, che prosegue con la storia della visitazione di Maria alla cugina Elisabetta, anch'ella protagonista di una gravidanza miracolosa perché era già anziana. Giuseppe abitava a Nazareth. I vangeli di Matteo e di Luca pongono Davide, re e messia d'Israele, fra gli avi di Giuseppe. Maria e Giuseppe, seppur dovendo recarsi a Betlemme per il censimento, avevano le loro radici a Nazareth, città che diventa il simbolo della vita quotidiana e della crescita di Gesù.
La vita della Sacra Famiglia a Nazareth
La famiglia di Nazaret è la prima cellula evangelizzatrice, la prima comunità in missione, della storia; chi prima di questa umile famiglia aveva portato agli uomini il Messia promesso da Dio ed annunziato dai profeti? Osservando la legge di Mosè, Gesù viene circonciso (Lc 2,21) e presentato al Tempio di Gerusalemme (Lc 2,22-38). I suoi genitori “si recavano ogni anno a Gerusalemme” per celebrare la Pasqua (Lc 2,41). Giuseppe assicura protezione alla famiglia nella vita quotidiana e, soprattutto, nei momenti di maggiore difficoltà. All'interno della famiglia, Gesù viene iniziato alla fede dei padri ricevendo dai genitori gli insegnamenti fondamentali della religione ebraica: la storia di un popolo eletto da Dio, liberato dalla schiavitù dell'Egitto, condotto alla terra promessa ad Abramo e depositario di una alleanza stipulata col Dio dei patriarchi sul monte Sinai. Giuseppe “sicuramente ha educato Gesù alla preghiera, insieme con Maria (...); Lui, in particolare, lo avrà portato con sé alla sinagoga, nei riti del sabato, come pure a Gerusalemme” (Benedetto XVI, Udienza 28/12/2011).
Il papa Paolo VI, durante la sua visita a Nazaret nel 1964, affermava che “La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù, cioè la scuola del Vangelo”. E proprio guardando alla sua famiglia che iniziamo a conoscere Gesù e ad amarlo. La famiglia di Nazaret, continuava poi papa Montini, è modello e guida per ogni famiglia umana: “Qui comprendiamo il modo di vivere in famiglia. È dunque necessario che le nostre famiglie volgano il proprio sguardo e il proprio cuore alla casa di Nazaret, alla Santa Famiglia di Gesù, Giuseppe e Maria.

Gesù e i suoi "fratelli"
In una curiosa parentesi storica, si discute anche della famiglia allargata di Gesù. Il Protovangelo di Giacomo narra che Giuseppe, dopo la morte della sua prima moglie, era padre di diversi figli, quattro maschi (Giuda, Giuseppe, Giacomo e Simone) e almeno due femmine. Che Gesù avesse dei fratelli, infatti, nessuno l'aveva negato: nel Vangelo di Marco (6,3-4) e di Matteo (13,55-56) sono citati per nome. «E dopo la morte di Gesù» spiega lo storico Pesce «il fratello Giacomo ebbe un ruolo importante nel gruppo dei seguaci a Gerusalemme. Secondo gli Atti degli Apostoli, è addirittura a capo della comunità. Il problema, semmai, era capire se i figli fossero di Maria o di un'altra, come afferma il Protovangelo di Giacomo. Io credo che siano tutti fratelli di sangue. Nessun testo canonico, quando parla di loro, nega che siano figli di Maria e di Giuseppe». Eppure, nell'iconografia la sacra famiglia è sempre composta da mamma, papà e bambino. Un'analisi, questa, che però non convince tutti gli esperti, perché si scontra su un aspetto linguistico fondamentale: al tempo e in quei luoghi, il termine fratello aveva un significato molto più ampio di quello che abbiamo oggi. Un po' come quando i giovani di oggi si salutano dandosi del fratello o bro'... pur non essendo affatto fratelli.
Celebrazioni e il messaggio del Natale a Nazareth
La città dell'annuncio dell'Angelo alla Beata Vergine Maria è stata tra le prime in Galilea ad accendere l'albero di Natale. "Siamo molto felici, quest'anno, insieme all'Associazione Al-Mawkeb e a tutta Nazareth, di essere tornati a celebrare il Natale come merita questa festa e come meritano gli abitanti della città. Finalmente, dopo un periodo molto difficile, dopo anni duri per tutti, siamo riusciti a proporre di nuovo un programma completo. Tutti erano felici, uniti, e si percepiva quanto avessimo atteso questo momento per poter tornare a festeggiare insieme."
Mentre il mondo guardava verso Betlemme, alla celebrazione della Natività, i cristiani locali e i pellegrini hanno partecipato alla messa di Natale a Nazaret, presieduta dal Custode di Terra Santa, Fr. Fr. "Il messaggio di Nazareth è che bisogna aprire il cuore perché il Figlio di Dio possa nascere dentro la nostra storia. Non dimentichiamo mai che la premessa del Natale è l'annunciazione, che è avvenuta qui a Nazaret. E non dimentichiamo mai quelle parole conclusive del momento dell'annunciazione quando Maria disse all'Angelo: “Eccomi, sono la serva del Signore. Avvenga per me secondo la tua parola." Questo è il messaggio."
All'interno della Basilica dell'Annunciazione i visitatori hanno partecipato ad uno spettacolo teatrale realizzato dalla comunità Shalom che ha rappresentato attraverso l'arte l'importanza del Natale. "Cerchiamo di portare a tutti il messaggio per cui tutto questo non è legato a Santa Claus, ma a Gesù. Il motivo di tutte queste feste è la nascita di Gesù."
I “misteri” del NATALE
La festa della Santa Famiglia
Ogni anno, durante l'ottava di Natale, la Chiesa Cattolica celebra la Festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. È una festa importante nel calendario liturgico, da sempre celebrata in prossimità del Natale. La festa della Santa Famiglia di Nazareth è evidentemente in stretta relazione col Natale: Gesù, il Figlio di Dio inviato nel mondo, si è incarnato in una famiglia umana. È più che mai urgente nel periodo che stiamo vivendo, in cui la famiglia, perno fondamentale su cui si è fondata la storia della società umana, viene attaccata da diverse parti subendo, in alcuni casi, conseguenze devastanti.
Nella società post-moderna caratterizzata dallo sgretolarsi dei legami stabili e dei rapporti duraturi, la famiglia vive una sfida fondamentale: quella di rimanere come punto di riferimento solido, stabile e accogliente per ogni uomo e di rispondere alla alta vocazione di essere immagine della Trinità, segno visibile dell'amore fecondo e della provvidenza di Dio per ogni uomo. Il dramma del divorzio, l'aborto, l'eutanasia e le fecondazioni in vitro, sono alcune ferite profonde che lasciano un segno indelebile che minano la stabilità e la salute fisica e spirituale della famiglia.