L'abitato di Marcellina, situato sull'estremo lembo nord-occidentale della Campagna romana, a 36 km da Roma e a 280 metri sul livello del mare, si distende alla base della bastionata calcarea di Monte Gennaro e Monte Morra. Questi rilievi, insieme ai massicci di Monte Serrapopolo, Monte Pellecchia e Monte Guardia, costituiscono i Monti Lucretili, sottogruppo meridionale dei Monti Sabini.

Le origini: dal Paleolitico all'Età del Bronzo
Il territorio del gruppo del Monte Gennaro rappresenta un contesto ambientale di rilevante interesse storico-naturalistico, caratterizzato da un millenario uso del suolo. Le tracce di frequentazione più antiche risalgono al Paleolitico medio (100.000-35.000 anni fa), testimoniate da numerosi manufatti in pietra utilizzati per la caccia, concentrati in particolare presso il Pratone di Monte Gennaro, area di caccia preferenziale per l'uomo neandertaliano.
Con la fine dell'ultima glaciazione e la diffusione dell'Homo sapiens sapiens, si assiste a una transizione verso forme di sussistenza più evolute. Durante il Neolitico, l'Eneolitico e il Bronzo antico, si afferma un'economia di stampo agricolo-pastorale. Sebbene le testimonianze dirette nel territorio lucretile siano rare, il ritrovamento nel 1942 in località Vasoli di una tomba del Bronzo antico - contenente un'alabarda, un'ascia piatta e cuspidi di freccia - conferma la presenza della cultura di Rinaldone.
L'età protostorica e l'incastellamento
Nel corso della media età del Bronzo, l'aspetto culturale Appenninico segna lo sfruttamento delle risorse primarie, come dimostrato dai ritrovamenti di utensili in ceramica per la lavorazione di prodotti caseari rinvenuti in località Fonte Manfrella. Durante il Bronzo Finale, si nota una peculiare occupazione dei siti d'altura, come Monte Morra, caratterizzati da cinte murarie a secco per la difesa e la gestione di un'economia complessa.
Tra il X e il IX secolo a.C., tali centri vennero progressivamente abbandonati a favore di insediamenti di pianura, preludio alla nascita delle prime città. In età alto o mediorepubblicana, le esigenze agricole portarono alla creazione di ampie zone terrazzate, come "Le Carboniere" e "Monte Matano".

L'epoca romana e la rete delle ville
Con l'ordinamento augusteo, l'area fu inserita nella Regio IV Samnium et Sabina, trovandosi in una fascia di demarcazione tra i territori sabino e latino. Il popolamento in età romana si manifestò attraverso una rete di ville rustico-residenziali. Tra le più rilevanti si annoverano il complesso a terrazze di Monteverde, le Grotte dei Vici (grande cisterna divisa in sei navate) e la villa di via della Libertà, sulla quale sorse in epoca successiva il Monastero di S. Maria in Monte Dominici.
L'economia, inizialmente silvo-pastorale, si trasformò in età tardorepubblicana verso produzioni pregiate (vite e olivo) destinate all'esportazione verso Roma. In età tardoantica, il sistema delle ville lasciò spazio al latifondo, con l'apparire delle massae, centri di produzione intensiva raggruppanti più fondi.
Il Medioevo e la nascita di Marcellina
Intorno al X-XI secolo, il fenomeno dell'incastellamento portò la popolazione a rifugiarsi in villaggi fortificati costruiti sulle alture. Tra i castra menzioniamo il Castrum Marcellini, il Casale Torrita, il Castrum Montis Viridis e il Castrum Saracineschi.
La nascita dell'attuale abitato di Marcellina è ricollegabile alla distruzione del Castrum Marcellini e al conseguente spostamento degli abitanti presso il Monastero di S. Maria in Monte Dominici. L'Abbazia, citata in una bolla di papa Anastasio IV del 1153, costituiva un fondamentale polo di gravitazione strategica e economica, controllando il valico di S. Polo, snodo cruciale tra la Sabina e la valle dell'Aniene.