Il Crocifisso in Italia: Storia, Legislazione e il Ruolo del Fascismo

La presenza del crocifisso negli spazi pubblici, in particolare nelle aule scolastiche italiane, è un tema di profondo dibattito che affonda le sue radici nella storia, nella cultura e nella legislazione del Paese. Questo simbolo, lungi dall'essere esclusivamente religioso, si intreccia con l'identità nazionale e ha generato discussioni significative, culminate in importanti pronunciamenti giuridici a livello nazionale ed europeo, nonché nell'analisi del suo legame con il periodo fascista.

Il Crocifisso come Simbolo Culturale e Storico Italiano

Il crocifisso, pur non essendo un simbolo che divide, ha generato unità nella cultura e nella storia italiana. Un esempio è l'opera di M. Chagall, che, pur non essendo mai divenuto cristiano, ha spesso posto il crocifisso nei suoi quadri, a fianco degli sposi del Cantico dei cantici e delle vittime della Shoah. Questo dimostra la sua capacità di rappresentare il dolore umano e la solidarietà, indipendentemente dalla fede.

La sua profonda radicazione nella storia italiana è visibile in molti luoghi simbolici. Salendo al Quirinale, sulla torretta del Palazzo si erige una croce e, sotto, un'immagine della Vergine con il Bambino. L’ingresso della "casa" del Presidente della Repubblica conserva sculture della Madonna, del Bambino e dei Santi Pietro e Paolo. Nemmeno il Vittoriano, l’Altare della Patria, è riuscito a cancellare questi simboli. Il crocifisso è, in questo senso, conficcato nella storia di tutti, non solo dei credenti, e solo nel confronto con le radici una cultura può crescere rigogliosa.

Evoluzione Storica del Simbolo del Crocifisso nella Chiesa

Nella storia della Chiesa, l’immagine del Crocifisso si è inserita in periodi diversi, collegati alle vicende del tempo. Agli inizi del Cristianesimo, non si mise in evidenza la figura di Gesù che moriva in Croce perché questo tipo di condanna era riservato ai peggiori malfattori. Tale orientamento espresse un rispetto verso Dio che salva, ma anche un’attenzione ad ambienti ove si faticava a comprendere il significato della Passione e Morte di Cristo.

In seguito, con l’apporto della Patristica e di diversi scrittori cristiani, venne valorizzato sempre più il senso salvifico della morte del Redentore in croce. Quando in epoca antica le autorità ecclesiastiche vollero evidenziare la centralità della Crocifissione di Cristo, intesero con tale scelta far memoria di una Passio che si concludeva però con la Risurrezione del Signore. La croce, quindi, non era segno di un fallimento ma di un passaggio verso la vittoria. Tale evento di gloria e di trionfo, proprio perché libera ogni persona dalla morte e dal peccato, ricevette un posto centrale nella Chiesa.

Nel corso dei secoli, la lectio Crucis venne anche inserita nella catechesi, indicando un itinerario di conversione, di scelta radicale a favore dell’unico Dio Padre e Creatore, di impegno nella Chiesa, di donazione gratuita, di sacrificio e di fraternità quotidiana. In Occidente (XIII sec.) emerse la tendenza a valorizzare la figura del Christus patiens (sofferente) e quella del Christus triumphans (redentore e glorioso). Il Christus patiens trasmette un messaggio di riflessione e di partecipazione al dolore di Cristo, mentre il Christus triumphans, con gli occhi aperti e immerso nella luce, serve a far comprendere che ogni fedele è un risorto con Cristo.

Nel contesto fin qui delineato, si è avvertita nel tempo l’utilità di collocare dei piccoli crocifissi nelle scuole e in diversi ambienti della pubblica amministrazione. Tale scelta non ha avuto un’origine di contrapposizione ad altri credi religiosi, ma si è piuttosto inserita in due filoni: quello della memoria e quello della linea pedagogica. Sul piano della memoria, la scelta chiave è stata quella di ricordare che il vero "padrone" non è colui che comanda, ma è Colui che salva dal male, dalla morte. Sul piano pedagogico, il Sofferente sulla croce ricorda l’innocenza tradita, il coraggio della verità e la difesa di ogni figlio di Dio. In definitiva, non si trovano i segni del trionfalismo, dell’esaltazione fine a se stessa e della gloria terrena.

Immagine artistica del Cristo patiens e del Cristo triumphans, evidenziando le differenze stilistiche e simboliche

La Presenza del Crocifisso nelle Scuole e la Legislazione Italiana

L’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane venne indicata dalla legge Casati del 1859. Successivamente, fu prevista da due regi decreti (atti normativi non legislativi) del 1924 e del 1928, a tutt’oggi in vigore per la scuola media e quella elementare. Non ci sono chiare indicazioni normative per gli altri ordini (materna e superiore). In generale, non esiste una legislazione chiara che preveda l’esposizione dei crocifissi in tutti gli ambienti pubblici, sebbene, nel caso dei tribunali, l’obbligo sia previsto da una circolare ministeriale.

Le Sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo

L'affermarsi di nuove correnti di pensiero, specie nel mondo occidentale, ha condotto a un emergere di voci che hanno reclamato l’abolizione del crocifisso dalle scuole e da altri luoghi della pubblica amministrazione. In particolare, è stato affermato che il rispetto per ogni corrente di pensiero deve condurre a una cancellazione di simboli religiosi che possono recare dispiacere, irritazione o offesa ai non cristiani.

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo, con una sentenza definitiva della Grande Chambre, ha assolto lo Stato italiano dalla violazione del diritto di libertà di educazione attuato con l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche. Questa vicenda era stata avviata con una condanna del nostro Paese il 3 novembre 2009 (un verdetto emesso all’unanimità da una camera di sette membri), ma è proseguita poi con un’udienza nel plenum di Strasburgo tenutasi il 30 giugno dello scorso anno. In quella seduta ben dieci Stati membri si erano pronunciati in difesa dell’Italia, e la sentenza emanata il 18 marzo 2011 ne ha tenuto conto.

La Grande Chambre ha affermato di non condividere la sentenza di primo grado, almeno per quanto riguarda l’equiparazione con un caso precedente: la vicenda Dahlab, nella quale si ratificò la decisione della Svizzera di proibire a una insegnante di portare il velo islamico. I magistrati di Strasburgo hanno deciso con una maggioranza schiacciante (15 voti contro 2) che con l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche italiane non c’è violazione dell’articolo 2 del primo protocollo aggiuntivo della Convenzione, che impone agli Stati il dovere di rispettare il diritto dei genitori di assicurare l’educazione conforme al loro credo religioso e filosofico.

Secondo la Corte, non sussistono elementi che attestino l’influenza che il crocifisso possa avere sugli alunni («emotivamente conturbante», secondo la prima sentenza). Si riconosce che agli Stati è riservata una discrezionalità («margine di apprezzamento») nel conciliare le funzioni che loro competono in materia di istruzione con le convinzioni dei genitori. In sostanza, i magistrati del Consiglio evidenziano l’importanza di rispettare il principio di sussidiarietà in materia religiosa, anche perché sulla questione della presenza dei simboli religiosi nelle scuole statali non c’è un’impostazione unica nei Paesi del vecchio continente. Per la Corte, inoltre, il fatto che «la normativa italiana attribuisce alla religione maggioritaria una visibilità preponderante nell’ambiente scolastico» non basta a costituire «un’opera di indottrinamento». Tale concetto viene ribadito anche a proposito del fatto che al cristianesimo viene accordato nel programma scolastico uno spazio maggiore rispetto alle altre religioni, non costituendo anch'esso «opera di indottrinamento». I magistrati europei osservano che «un crocifisso appeso su un muro è un simbolo essenzialmente passivo», non gli si può «attribuire un’influenza sugli alunni comparabile a quella che può avere un discorso didattico o la partecipazione a delle attività religiose».

Infografica che riassume le tappe e le motivazioni delle sentenze della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sul crocifisso in Italia

Carlo Cardia, docente di Diritto ecclesiastico a Roma Tre, ha espresso la sua soddisfazione per la sentenza, definendola «il più bel regalo che potessimo ricevere per i 150 anni dell’unità d’Italia». Ha evidenziato come la scuola italiana sia pluralista e come la Corte abbia riconosciuto una laicità positiva e aperta. I cardini della sentenza sono il riconoscimento del diritto di ogni Paese di dare il giusto rilievo alla propria tradizione e l'affermazione che il simbolo religioso in sé non comporta la lesione dei diritti, né è elemento di divisione o indottrinamento, ma integrazione dell'identità italiana ed europea.

Le Posizioni della Giurisprudenza Italiana

Chi si è opposto alla presenza del crocifisso, lo ha fatto identificando il fatto come una violazione del principio di laicità professato dallo Stato italiano. I tribunali civili, però, non hanno una competenza in materia, considerando le indicazioni del Ministero come provvedimenti amministrativi interni alla scuola. Con riferimento ai pronunciamenti della Cassazione, con la sentenza 6 luglio-9 settembre 2021 n. 24414, le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione hanno stabilito che l’esposizione non è obbligatoria ma nemmeno discriminatoria; non può essere imposta, però deve essere decisa in autonomia dalla scuola in questione, con un dialogo e un accordo tra le parti coinvolte, rispettando le diverse sensibilità.

Il caso esaminato dalla Corte riguardava un istituto professionale statale di Terni, dove un professore di lettere si era opposto alla direttiva del dirigente scolastico di esporre il crocifisso nelle aule. L’insegnante, sanzionato per non aver rispettato la disposizione, aveva fatto ricorso chiedendo un risarcimento, dicendo di essersi sentito discriminato. I giudici hanno stabilito che la circolare che ordinava di esporre il crocifisso era illegittima, perché l’esposizione del crocifisso non può essere imposta, ma deve risultare da un percorso di confronto e mediazione tra le diverse parti all’interno di ogni istituto scolastico.

Il Fascismo, Benito Mussolini e il Crocifisso

Inizialmente, la Chiesa cattolica rappresentava un concorrente per il regime fascista, poiché non dovevano esserci associazioni differenti da quelle fasciste, all’interno delle quali venivano irregimentati tutti i bambini delle varie fasce d’età. In Italia esistevano le associazioni cattoliche e gli scout, che avevano divise molto simili a quelle utilizzate nelle associazioni fasciste. Dunque, ci fu uno scontro aspro e duro con il mondo cattolico, soprattutto con l’Azione Cattolica e gli scout. Si verificarono scontri violenti, fino a quando Mussolini non si rese conto che, per avere il consenso massimo in Italia, non si poteva prescindere da un legame e da un accordo con la Chiesa cattolica.

I Patti Lateranensi del 1929

L'amarezza che alcuni provano verso la presenza del crocifisso deriva da una serie di confusioni ed errori che infarciscono l’argomentazione a sostegno dell’esposizione del crocifisso nelle scuole, cui anche alcune sentenze fanno ricorso. Lo stato laico rispetta tutti i simboli religiosi, ma non ne adotta uno particolare come proprio. Questo principio dovrebbe valere in Occidente così come nei Paesi a maggioranza islamica o di altra religione prevalente. I simboli dello stato laico, come l’Italia, sono la bandiera e il ritratto del Presidente in carica.

Non dimentichiamo che la storia dell’esposizione del crocifisso in Italia è un retaggio di uno stato confessionale d’impronta totalitaria e liberticida. L’esposizione del simbolo cattolico è lì per espressa volontà di Benito Mussolini, che, dopo aver per anni attaccato ripetutamente il cristianesimo e Gesù Cristo stesso, improvvisamente si scoprì paladino della fede cattolica, per evidenti interessi politici. La Chiesa cattolica vide in Mussolini l’uomo della provvidenza per rafforzare la sua posizione di monopolio religioso nei confronti degli italiani. Per conquistare i favori del Vaticano, il fascismo impose l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche e l’insegnamento della religione cattolica con la circolare ministeriale 2134/1867 del 29 maggio 1926. Ora, grazie a Dio e almeno sulla carta, lo stato confessionale non c’è più e il regime fascista neppure.

Il trattato, firmato da Mussolini, prevedeva la nascita dello Stato Pontificio, risolvendo definitivamente la Questione Romana nata con la conquista di Roma nel 1870. Inoltre, lo Stato italiano si impegnava a versare un’elevata cifra a rate allo Stato Pontificio come indennizzo. Un altro punto fondamentale del concordato fu il divieto di divorzio, con la famiglia che diventava un’organizzazione sociale fondamentale per lo Stato italiano. Nonostante la firma degli accordi, Mussolini ribadì subito dopo che il cittadino italiano è sì cattolico ma è prima di tutto fascista, affermando la preminenza del fascismo sulla religione di stato.

Foto storica di Benito Mussolini e il Cardinale Pietro Gasparri che firmano i Patti Lateranensi del 1929

La Riforma Gentile e la Fascistizzazione della Scuola

Sei mesi dopo la Marcia su Roma del 28 ottobre 1922, Mussolini mise mano, tra i primi provvedimenti, alla riforma della scuola. A occuparsi della gioventù italiana fu inizialmente il filosofo Giovanni Gentile (1875-1944), neo-ministro dell'istruzione, determinato a elevare il livello culturale di un'Italia contadina con un tasso di analfabetismo che toccava il 50 per cento al Sud. Tra le novità più rilevanti, la scuola divenne gratuita fino a 10 anni e l'obbligo scolastico salì a 14 anni. Soltanto il liceo classico garantiva l'accesso all'Università. I membri del Gran Consiglio concentrarono l'attenzione sull'importanza dell'"educazione ginnicosportiva", che non aveva ricevuto adeguata attenzione da parte della Scuola italiana. Le organizzazioni giovanili non fasciste - scout inclusi - divennero fuori legge.

La fascistizzazione della scuola iniziò dalla primaria. Nell'arco di pochi mesi cambiarono quaderni, banchi, maestri. Ogni scuola doveva obbedire ai pignoli diktat di Roma sugli arredi delle aule affollate (fino a 40 studenti per classe). A settembre del 1929 il ministero dell'Istruzione diventò il ministero dell'Educazione nazionale, accelerando la stesura di un testo unico di Stato. Il profilo mussoliniano appariva ovunque, sulle copertine dei quaderni, dei libri, sui muri delle aule. Poi toccò alla sua voce: il 19 aprile 1933, l'Eiar (Ente italiano per le audizioni radiofoniche) permise di ascoltare i discorsi del duce. Nel 1934 il corpo docente, inclusi direttori e ispettori scolastici, venne obbligato a indossare camicia nera o divisa da ufficiale della milizia. Tra il 5 settembre del 1938 e il 29 giugno del '39 furono promulgate le Leggi razziali. Dopo l'entrata in guerra dell'Italia, il 10 giugno 1940, lezioni iniziarono a essere interrotte dai bombardamenti, gli alunni costretti a ripararsi nei rifugi, le maestre a indossare maschere antigas.

Gentile: il pensiero pedagogico e la riforma della scuola

Dibattito e Prospettive sulla Laicità dello Stato e i Simboli Religiosi

Argomenti a Favore e Contro il Crocifisso

La riflessione sul crocifisso nelle scuole consente di rivedere e di accogliere tre principi: quello del pluralismo religioso, quello del dialogo con ogni confessione e quello del rispetto per ogni orientamento spirituale. Accogliendo il pluralismo religioso, si valorizzano le diverse espressioni spirituali e quindi si tutela anche il simbolo cattolico. Sostenendo il dialogo con ogni confessione si consentono spazi di affissione anche di simboli non cattolici, sulla base di un’intesa tra le diverse componenti di una scuola.

La professoressa Ida Angela Nicotra, dell’Università di Catania, ha scritto che «anche in un orizzonte laico, il Crocifisso è in grado di raccontare tolleranza, rispetto reciproco, valorizzazione della persona, rifiuto di ogni discriminazione che sono propri della civiltà italiana». Anche Natalia Ginzburg, ebrea, negli anni ’80 scriveva: «Il crocifisso non genera alcuna discriminazione. Tace. È l’immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l’idea dell’uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente... A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola».

Al contrario, alcuni sostengono che lo stato non deve vietare l’esposizione di qualsiasi simbolo religioso, ma uno stato laico deve astenersi dal fare proprio un simbolo religioso particolare. Questo principio è fondamentale per la laicità dello stato, che rispetta tutti i simboli religiosi, ma non ne adotta uno come proprio. Inoltre, la croce è stata anche il simbolo di violenze, di sopraffazioni, di crociate e di guerre, quindi non può essere definita un simbolo di tolleranza e fratellanza. Per i cristiani, poi, la croce è «scandalo» e «pazzia» per i non credenti, ma è «potenza di Dio e sapienza di Dio» per i figli di Dio (1 Corinzi 1,23-31), e ammansirla significherebbe stravolgerne il significato.

È importante anche distinguere tra il crocifisso e la croce semplice. Il crocifisso, inteso come la croce con la rappresentazione del corpo di Cristo appeso, è tradizionalmente cattolico-romano, mentre nella tradizione evangelica si trova la croce semplice, che ricorda il sacrificio di Gesù ma anche la sua resurrezione e ascensione al Padre. Il crocifisso è caricato di una sovrastruttura teologica che contiene un errore teologico e comporta uno scompenso nella spiritualità, rappresentando un modo efficace di «marcare il territorio» e affermare la propria egemonia nei confronti di tutti gli altri. È un peccato che il crocifisso sia strumentalizzato per finalità di potere che nulla hanno a che fare con la laicità dello stato e il significato della croce.

Il Contesto Europeo della Presenza del Crocifisso

La situazione della presenza del crocifisso e dei simboli religiosi varia considerevolmente nel resto d’Europa, riflettendo le diverse concezioni di laicità e di rapporto tra Stato e religione.

  • Francia: L’articolo 28 della legge 9 dicembre 1905 vieta espressamente l’esposizione di simboli o emblemi religiosi su monumenti o in spazi pubblici, a eccezione dei luoghi di culto, dei campi di sepoltura, dei musei e delle mostre. Nel 2004, il Parlamento francese ha approvato a larghissima maggioranza la legge n. 228 del 15 marzo 2004, comunemente indicata come la ‘legge anti-velo’, il cui art. 1 stabilisce che nelle scuole pubbliche non possono essere ostentati segni o abiti con cui gli alunni manifestino apertamente la propria appartenenza religiosa.
  • Germania: Il crocifisso è esposto solo in Baviera nelle aule delle scuole elementari, dato che il Land è storicamente cattolico. Però, se alcuni studenti obiettano che esso lede la loro libertà di coscienza, le autorità scolastiche aprono un procedimento di conciliazione, che può condurre alla rimozione.
  • Inghilterra: Non è ammessa l’esposizione del crocifisso nelle aule scolastiche, con l’unica eccezione delle scuole confessionali. Un episodio significativo riguarda l’infermiera cattolica di Londra Mary Onuoha, licenziata per non aver accettato di togliersi o nascondere la catenina con il crocifisso esposto sul camice. La sentenza a suo favore ha notato l’importanza di permettere ai cristiani di vivere pienamente e pubblicamente la loro fede, aggiungendo che “impedire ai cristiani di mostrare la croce è stata una caratteristica di campagne di persecuzione” in tutto il mondo.
  • Romania: La Decisione 323 del 2006 del Consiglio Nazionale per la Lotta alla Discriminazione ha stabilito che il Ministero dell’Educazione deve “rispettare il carattere secolare dello Stato e l’autonomia della religione”, e che “simboli religiosi devono essere mostrati solo durante le ore di religione o in aree dedicate esclusivamente all’educazione religiosa”.
  • San Marino: Nel 2005 venne proposta un’istanza d’arengo per la rimozione del crocifisso da aule e uffici pubblici, che venne poi respinta. Dopo la sentenza contro l’Italia della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2009, la coalizione di opposizione Sinistra Unita ha chiesto la rimozione dei crocifissi nelle scuole, con la motivazione di rispettare la laicità. Il Segretario alla Pubblica Istruzione, Romeo Morri, si è pronunciato contro la richiesta.
  • Spagna: Il crocifisso è affisso nelle aule scolastiche dal 1930, ed è tuttora presente, nonostante la Costituzione aconfessionale dello Stato entrata in vigore nel 1978. Nel 2009 il governo ha elaborato un disegno di legge per togliere ogni simbolo religioso dalla scuola pubblica.
  • Svizzera: Nelle scuole pubbliche di Stato il crocifisso non è presente nelle aule. Nel comune di Cadro, nel Canton Ticino, che decise di mettere il crocifisso nelle aule scolastiche, nel 1990 il Tribunale Federale si pronunciò contro l’esposizione dei crocifissi e per la loro rimozione con la motivazione che “lo Stato ha il dovere di assicurare la neutralità in ambito filosofico-religioso della sua scuola e non può identificarsi con una confessione o religione”.
Mappa dell'Europa che indica la legislazione o la prassi prevalente riguardo l'esposizione di simboli religiosi nelle scuole pubbliche per ciascun paese

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