Il panorama ecclesiale italiano è costantemente segnato da storie di dedizione, servizio e talvolta, purtroppo, anche da lutti. Questa panoramica raccoglie informazioni su alcune recenti scomparse di sacerdoti che hanno lasciato un segno nelle loro comunità, oltre a riportare notizie significative dalle parrocchie.
La Tragedia di Spinetoli: L'Appello di Don Giorgio per la Famiglia Gavin
A Spinetoli, lo scorso 22 agosto, una terribile tragedia ha colpito la comunità: il piccolo Tobi Gavin, di soli tre anni, è morto annegato in un canale di irrigazione a Pagliare. A meno di un mese da questo drammatico evento, i genitori del bambino, Eziekiege e Esa, si trovano senza casa e hanno lanciato un accorato appello per trovare una nuova abitazione.
«Eziekiege e Ese sono ancora addolorati per la morte del piccolo Tobi e hanno da poco finito il trasloco delle loro cose dalla casa dove si trovavano al momento dell'incidente, in attesa di trovare una sistemazione più dignitosa», ha dichiarato il parroco locale, Don Giorgio, sottolineando: «Abbiamo bisogno del vostro aiuto». Già in occasione del funerale, don Giorgio, dall'altare della chiesa, aveva sollecitato la solidarietà dei concittadini per assicurare una nuova sistemazione alla famiglia.
La famiglia nigeriana, profondamente provata dalla tragedia, si trova ora a fronteggiare l'ulteriore difficoltà di trovare un tetto a Spinetoli, dove Eziekiege lavora. Esa, inoltre, è incinta e si trova nelle ultime settimane di gravidanza. L'appello è stato rivolto alla comunità di Spinetoli, che nei giorni successivi al dramma ha già dimostrato grande vicinanza e generosità: un benefattore anonimo aveva coperto le spese per la cerimonia funebre del piccolo Tobi.
La dinamica dei fatti risale al 22 agosto, quando la comunità nigeriana della zona si era riunita a pranzo nell'abitazione di San Pio X, dove la famiglia Gavin era momentaneamente domiciliata. Ad un certo punto, mamma Esa, non vedendo più il piccolo Tobi, aveva iniziato a cercarlo. Le ricerche erano poi proseguite all'esterno dell'abitazione e nelle aree circostanti. Purtroppo, poco distante, in un canale irriguo, il piccolo Tobi è stato ritrovato senza vita.

Scomparse nel Clero: Ricordo di Sacerdoti che Hanno Servito con Dedizione
Addio a Don Alberto Antonioli, Parroco di Trevenzuolo
«Sono contento se guardo la mia vita: ho cercato tanto di essere con Dio, il Signore mi ha risposto e dato molto di più di quello che mi aspettassi». Sono state queste le ultime parole di Don Alberto Antonioli, il parroco di Trevenzuolo, scomparso mercoledì sera. Se n'è andato sereno, come assicurano i parrocchiani, il nipote Paolo (infermiere), la sorella Gina (suora), che lo hanno assistito costantemente, e don Felice Scalzotto, l'aiuto parroco al quale ha affidato questo suo testamento spirituale.
Otto giorni prima della sua morte, don Alberto aveva ricevuto una telefonata da Papa Francesco. «Quella mattina si è portato all'orecchio il telefonino, ha sentito la voce di Papa Francesco e ha iniziato a piangere di gioia», ricorda Stefano Benedetti, amico di don Alberto e membro del Consiglio pastorale. Nonostante la fatica nel parlare a causa della malattia e dell'emozione, le sue erano «lacrime di felicità vera», parole che devono essere risuonate fino all'ultimo nel suo cuore.
Gli ultimi mesi di don Alberto non erano stati facili, non solo per la malattia. «All'inizio dell'emergenza Covid era accaduto un episodio che lo aveva abbattuto parecchio», ricorda Benedetti. Si riferisce alla denuncia che il parroco aveva ricevuto dai carabinieri per aver celebrato la messa l'8 marzo, quando un provvedimento governativo di poche ore prima la vietava. Lui lo aveva fatto in buona fede, senza avvisare i parrocchiani e senza suonare le campane per evitare assembramenti, facendo attenzione che i fedeli non fossero troppo vicini e non si stringessero la mano. «Pensavo di aver fatto tutto giusto e di aver rispettato le regole», aveva detto con gli occhi lucidi in quell'occasione. Quella fu l'ultima messa che poté celebrare con i suoi parrocchiani, prima che le funzioni diventassero virtuali, trasmesse su www.tele.roncoleva.it, fino al peggioramento delle sue condizioni di salute dopo Pasqua.
Don Alberto, proveniente da una famiglia numerosa (era l'ultimo di dieci fratelli), fu ordinato sacerdote nel 1980. Ha vissuto le sue esperienze pastorali a Isola della Scala (fino al 1983), nella parrocchia di San Francesco all'Arsenale a Borgo Trento (fino al 1995), e successivamente a Pastrengo per 19 anni. A Pastrengo incontrò l'amico d'infanzia don Flavio Gelmetti, sacerdote del don Mazza, che lo ricorda così: «Fin da giovane l'abbiamo conosciuto così: con quel suo sorriso dolce e spontaneo, trasparente come quello di un bambino, a rivelare un animo candido, buono e affettuoso, che sapeva accogliere tutti con cordiale simpatia e comunicava serenità, sempre profondamente grato al Signore, anche nella sofferenza». Nel 2014 si trasferì a Trevenzuolo, dove ha guidato l'unità pastorale di Trevenzuolo, Roncolevà e Fagnana.

Addio a Don Aldo Lai, Parroco di Castellaro Lagusello
È stato trovato senza vita, seduto sul divano della canonica con il rosario in mano, il 71enne Don Aldo Lai, parroco del borgo medievale di Castellaro Lagusello, frazione di Monzambano. La causa del decesso è stata molto probabilmente un infarto fulminante. I soccorsi del 118, giunti con due ambulanze, si sono rivelati inutili.
Inizialmente, i fedeli avevano pensato a un improvviso contrattempo, dato che don Lai era atteso per la celebrazione dei vespri delle 18 nella chiesetta di Castellaro Lagusello, in via Castello. Dopo circa mezz'ora di attesa e senza notizie, è scattato l'allarme. Entrati in canonica, i fedeli hanno scoperto la triste verità: don Lai era seduto sul divano, privo di vita.

Monsignor Gustavo Coletti, Parroco Emerito di Ponte Pattoli
A Perugia, Monsignor Gustavo Coletti, che per oltre mezzo secolo è stato parroco di Ponte Pattoli, è morto nella notte tra lunedì e martedì a causa del Covid-19. Era ricoverato all'ospedale Santa Maria della Misericordia. Le esequie, come spiegato dall'Arcidiocesi, si sono tenute nella chiesa dell'ospedale e sono state riservate a una rappresentanza del presbiterio diocesano.
Un profondo cordoglio è stato espresso dal vescovo ausiliare mons. Marco Salvi, a nome dell'intero Clero perugino-pievese, alla famiglia Coletti e a tutta la comunità parrocchiale di Ponte Pattoli, che don Gustavo ha guidato pastoralmente per più di cinquant'anni. Monsignor Coletti fu uno dei «magnifici sette» seminaristi perugini ordinati sacerdoti nel 1965, in un'epoca di fioritura di vocazioni. Nato a Perugia il 22 agosto 1938, fu ordinato sacerdote il 27 giugno 1965.
Sebbene in pensione da alcuni anni come parroco, rimaneva sempre attivo in parrocchia, ascoltando, confortando e sostenendo le persone nei momenti di bisogno materiale e spirituale. «Don Gustavo è stato per tanti giovani e adulti il prete “per te”, non solo anagrammando la parola “prete”», racconta commosso don Riccardo. «È stato il sacerdote della semplicità di un sorriso, dell'accoglienza, della prossimità. La semplicità del “vecchio parroco di campagna”, come spesso si definiva lui stesso, lo ha contraddistinto per tutta la sua vita». Don Gustavo, entrato in Seminario a undici anni, considerava tutta la parrocchia la sua famiglia, in particolare quella di Ponte Pattoli per oltre cinquant'anni.
È ricordato come il prete dell'amicizia e di una predicazione forte, carismatica e puntuale, la cui semplicità gli ha permesso di conquistare la comunità locale. A Ponte Pattoli, don Gustavo, arrivato giovane da Ponte San Giovanni dove era stato cappellano, ha promosso numerose iniziative pastorali e sociali, dai famosi campeggi estivi alle attività di animazione e catechesi. Graziella e Daniela, due laiche impegnate in parrocchia e nella fondazione del “Gruppo di preghiere ed opere della Divina Misericordia”, ricordano: «Don Gustavo è stato e continuerà ad essere il nostro “pastore” per sempre. La sua ricchezza interiore esulava da ogni comportamento o proposito cristiano, guardando oltre i confini religiosi, stando sempre attento alle esigenze di ogni singolo parrocchiano senza mai essere invadente». Egli era accessibile a tutti per l'amore che nutriva per i giovani e per il suo modo diverso di interpretare la liturgia, un approccio vincente che ha reso i fedeli partecipi e consapevoli dell'importanza di una guida capace di offrire un'impronta nuova alla loro crescita umana e spirituale. «È stato per tutti un padre, un amico senza sminuire la figura del sacerdote. È stato un sacerdote molto attento ai più deboli, agli ammalati, agli anziani… ‘Il sacerdozio non è da considerarsi un lavoro, principalmente si diventa sacerdoti per vocazione’, ci diceva spesso don Gustavo», concludono Graziella e Daniela.
Pagato per uccidere - Il massacro di Pontelangorino
La Scomparsa di Don Umberto Paganelli, Guida Spirituale a Cervia
Don Umberto Paganelli è deceduto all'età di 88 anni. Nato a Gattolino di Cesena, fu ordinato sacerdote nel 1962 dal vescovo monsignor Gianfranceschi. Iniziò la sua missione come comboniano fino al 1969, anno in cui entrò a far parte del clero della diocesi di Ravenna come presbitero.
Nel corso della sua lunga carriera, ricoprì il ruolo di vicario parrocchiale a Cervia e ad Argenta, per poi essere parroco a Bando, Longastrino e Anita, tornando poi ancora a Bando. Il suo legame con Cervia fu particolarmente profondo: qui guidò la Concattedrale di Cervia per vent'anni, dal 1995, fino a quando, per motivi di salute, passò il testimone all'attuale parroco, don Pierre Laurent Cabantous. Fu anche amministratore delle parrocchie della Madonna della Neve e di Montaletto, nonché canonico della Concattedrale di Cervia.
Nel 2012, don Umberto fu il “parroco della mediazione” quando un uomo, dopo aver ucciso una donna a Cesena, si barricò nel Duomo sedendosi sull'altare e puntandosi una pistola, che usò poi per suicidarsi dopo diverse ore. In quelle drammatiche ore, don Umberto tentò, purtroppo invano, di placare l'uomo con parole d'amore. Nel 2022 aveva celebrato il sessantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale con una messa in Duomo concelebrata con don Cabantous.
Animato da un profondo amore per Cristo e sostenuto da una vocazione radicata, don Umberto ha proseguito con instancabile dedizione il cammino spirituale e pastorale tracciato dal suo predecessore Tanasini, rimanendo una guida sicura e un punto di riferimento saldo per tutta la comunità. Le sue qualità umane e spirituali erano riconosciute da tutti: la capacità di accogliere ogni persona con un sorriso, di ascoltare con pazienza, di donare una parola di conforto nei momenti di difficoltà e di accompagnare le famiglie nei passaggi più delicati della vita. Le esequie, presiedute dall'arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, hanno rappresentato un momento di raccoglimento e gratitudine per il servizio generoso che ha saputo rendere alla Chiesa e alla città.
