Montis Militum et Montis Aperti Historia: Lo studio di Arcangelo Musto sulla storia di Montemiletto

La pubblicazione "Montis Militum et Montis Aperti Historia, Storia del Comune di Montemiletto dalle origini ad oggi" di Arcangelo Musto, edita nel 1985 da Tipolitografia Irpina a Lioni, rappresenta un contributo significativo alla storia locale. Questo volume, insieme ad altri lavori come "Mestieri, attività, famiglie che hanno un suono ancora oggi nelle nostre contrade" di Henry R. Mestieri, si propone di far rivivere le origini di Montemiletto, ponendo l'accento sulla seconda metà del 1700, un periodo più vicino e quindi più comprensibile per il lettore moderno.

L'iniziativa editoriale, che ha coinvolto un gruppo di studio guidato da Arturo Bascetta, mira a pubblicare un volume al mese su ogni comune del Regno di Napoli. Dopo aver iniziato con Torrioni, Avellino, Caserta e Salerno, l'attenzione si è spostata su Montemiletto, il cuore del Principato Ultra. Si tratta di un'opera che valorizza la storia locale, spesso trascurata dalla storiografia ufficiale, ma rivalutata nel secolo scorso dagli storici francesi degli Annales e ora riconosciuta anche in Italia come insostituibile per la conoscenza delle radici di una comunità. Questo sapere è vitale per la piena comprensione del nostro presente, profondamente radicato in quel non tanto lontano periodo storico, e fondamentale per l'acquisizione da parte dei giovani di nozioni storiche, tradizioni, abitudini, usi e costumi degli antenati.

Il Catasto Onciario: Uno strumento di conoscenza sociale ed economica

Uno degli strumenti principali utilizzati per questa ricerca è il Catasto Onciario. La sua importanza risiede nell'introduzione di nuovi sistemi di tassazione che permettono di ricavare le condizioni reali della vita della gente. Teoricamente, i catasti comunali avrebbero dovuto servire alle amministrazioni locali per una tassazione equa, ma spesso accadeva che il carico fiscale gravasse artificiosamente sui meno abbienti. Per ovviare a questi soprusi, era necessario che i dichiaranti indicassero tutti i beni stabili e le entrate annue di ciascun cittadino e dei conviventi. Il fine ultimo del Catasto Onciario era quello di evitare che il povero fosse sottoposto a tasse esorbitanti e che il ricco pagasse secondo i suoi reali possedimenti. In base a questo principio, i sudditi venivano tassati non solo per il possesso dei beni immobili, ma anche individualmente per le industrie che possedevano, il commercio, il mestiere o l'arte che esercitavano. Dunque, oltre all'imposta patrimoniale, restava in vigore anche la vecchia imposta personale.

Il programma dell'ABE (Associazione Beneventana Editori), con la pubblicazione sul Catasto di Montemiletto e Montaperto e di tanti altri volumi, offre una profonda immersione nella storia delle tasse e dei balzelli, fornendo un lunghissimo elenco dei residenti di ogni singolo paese. Questa documentazione del Catasto Onciario è una risorsa preziosa, portata alla conoscenza diretta degli eredi di quelle generazioni. Gli interventi, gli studi e le note di coloro che, con capacità, intelligenza e amore per la storia locale, hanno messo su carta questa riscoperta, sono essenziali per la comprensione delle radici e della storia del territorio. I Catasti Onciari di Montemiletto e Montaperto sono conservati nell'Archivio della Regia Camera della Sommaria, Serie Catasti Onciari, Volume cartaceo n.4658, Provincia di Principato Ulteriore, Distretto di Avellino (ASNA).

Montemiletto nel Settecento: Urbanistica, società e personaggi di rilievo

Dalle ricerche emerge una descrizione dettagliata dell'antica Montemiletto. Si sa che, davanti al largo di Piazza San Pietro, s'affacciava un antico Palazzo, la casa palazziata del Notaio di Giacomantonio. Della Camera Principale doveva far parte il serviente del Principe, Carlo di Luca, anch'egli abitante in Piazza San Pietro, insieme al figlio sarto, non lontano dalla bottega con orticello del fabbricatore Ciriaco Scopa.

Luoghi e Strade

La Parrocchia di Santa Maria era situata presso la Torricella. La nuova Piazza, che pare identificabile con lo spazio antistante la nuova chiesa parrocchiale, si trovava in una zona nuova di fronte alla Parrocchia di Santa Maria, dove sporgevano il palazzo settecentesco, cioè la Casa palazziata del notaio Alessandro Colella, e la casa palazziata del reverendo Freda. A Santa Maria vi erano le case affittate dal Convento di Sant'Anna, dove abitavano i Sacco, e al Largo di Santa Maria, i Lombardo. Santa Maria era così vicina alla Torricella da essere confusa con lo stesso luogo dove abitavano i Paone, i Cassese, gli Scaloja e i Carpenito.

Il Borgo era ubicato in un luogo ben preciso, con le case dei Florio, ma vi spadroneggiava soprattutto il Collegio dei preti, che aveva affittato delle stanze al massaro Leone per il negozio della compravendita del grano. Altra locanda, quella del dottor Domenico Paladino di Taurasi, si trovava sempre alla Costa delle Pastene, dove aveva casa e bottega lo speziale di medicina, cioè il farmacista Colletti, padre del canonico. Qui abitavano i della Grotta e vi era la casa palazziata dei Peluso. Sempre al Borgo, vi erano i Lanzillo, i Coscia, ancora i Paladino di Taurasi, gli Annecchiarico e i Brogna. Al Borgo, eretto dal magnifico Centrella, c'era il suo enorme Palazzo composto da tre appartamenti, con tanto di giardino per uso di delizie, in cui era stata eretta una Cappella dedicata alla Santissima Concezione al Borgo.

Planimetria storica di Montemiletto

Una caratteristica di questa antica Montemiletto, a differenza di altri paesi, è l'identificazione delle strade come "rughe", a testimonianza di un vero e proprio centro altomedievale ben organizzato. Tra queste, la Ruga di Sant'Antonio Abbate, dove abitavano alcuni Capone e i d'Auria, era la via della costruenda Cappella di Sant'Antonio Abate, di patronato dei Baratta, situata davanti alla Piazza. Qui si trovava anche il Palazzo dei ricchi Baratta, che possedevano la Cappella di Santa Maria Decor di Montis Militu, eretta dentro la Chiesa della Terra, oltre a un monte frumentario.

Redditi e Professioni nel Catasto Onciario

Numerosi erano i luoghi dove si andavano a coltivare i propri o gli altrui territori sparsi sul grande territorio di Montemiletto. Stando alle rivelazioni fatte verbalmente ai compilatori del Catasto, e considerando che i veri signori non pagavano tasse e potevano quindi confondersi tra altri nomi, compare sicuramente qualche signorotto di cui si fa menzione nelle dichiarazioni.

Il Catasto Onciario rivela anche il profilo dei residenti più abbienti. Il magnifico Biagio Tito Manzio, pur essendo ricco e vivendo nobilmente di rendita, dichiarava appena 1,24 once. Similmente, il dottor Domenico Centrella, possessore di bovi dati in società, dichiarava 151 once. Il magnifico Notaio Crescenzo di Giacomantonio (120 once) possedeva il palazzo più grande di tutti, con 18 stanze in Piazza San Pietro, seguito dal fratello, il magnifico Notaio Domenico di Giacomantonio, che abitava al Largo di Piazza San Pietro e, essendo già ricco, dichiarava solo 0,9 once e mezza. L'avvocato Don Leonardo Paladino, dottore in legge, con il suo Palazzo a Borgo (ossia a Costa delle Pastene), dichiarava 532 once. È da segnalare anche l'unico forestiero benestante, Giuseppe Pagliuca di Montefalcione, che possedeva territori a Pietra Molata, ossia l'Orno, che producevano reddito per 242 once.

Il Catasto Onciario di Montemiletto e Montaperto offre una fotografia dettagliata dei cittadini del comune nella seconda metà del 1700. Di seguito alcuni esempi di residenti e delle loro proprietà:

  • Il bracciale Francesco Antonio Fierrimonte, 32 anni, abitava in casa propria a Costa delle Pastene e possedeva vari territori.
  • Il bracciale Francesco Lanzillo di Domenico, 50 anni, abitava in casa locanda a Lo Borgo con territorio a Monte Caprio.
  • Il massaro di campo Francesco Saverio di Benedetto, 30 anni, abitava in casa campestre con territorio a Cirignano e casa all'Olim Piazza di San Pietro, possedeva due bovi e un somaro e alcuni territori.
  • Il bracciale Francesco Capobianco, 60 anni, abitava in casa propria a Cirignano e possedeva 4 bovi e un somaro.
  • Il bracciale Francesco Vetullo, 52 anni, abitava in casa propria a La Turricella e aveva stanza e territorio a Lo Piano.
  • Il bracciale Francesco Ambrosio, 65 anni, abitava in casa propria con l'orticello a Lo Casale di San Nicola e aveva casa a Casale di Sant'Angelo e a Casale dell'Andolfi.
  • Il bracciale Francesco Cenzale, 27 anni, abitava in casa propria a l'Olim Piazza di San Pietro e possedeva alcuni territori e 1 somaro.
  • Il bracciale Francesco Pisaturo d'Angelo, 34 anni, abitava in casa propria a Casale di Sant'Angelo con vari territori.
  • Il bracciale Felippo Rossi, 24 anni, abitava in casa propria a Ruga delli Amori con la moglie Marianna dello Iacono di 21 anni e il figlio Nicola di 1 anno.
  • Il bracciale Francesco Coscia, 50 anni, abitava in casa propria a Lo Borgo e aveva casa allo Casale dell'Indolfi e altre due stanze per uso.
  • Il bracciale Francesco Lanzillo, 32 anni, abitava in casa propria a Lo Casale della Festola e aveva vari territori.
  • Il bracciale Francesco Cassese, 31 anni, abitava in casa propria a la Piazza di Santa Maria e possedeva due bovi aratori alla soccidà.
  • Il bracciale Francesco della Grotta, 33 anni, abitava in casa propria a La Fontana e possedeva un somaro.
  • Il bracciale decrepito Giovanni Ceriello, 76 anni, abitava in casa locanda di Luca Lanzillo a Costa delle Pastane e aveva casa a San Nicola.
  • Il bracciale Giovanni Lanzillo, 40 anni, abitava in casa locanda del Magnifico Domenico Paladino di Torasi a Lo Borgo.
  • Il bracciale Giovanni di Fronzo, 32 anni, abitava in casa propria a Casale della Festola con un paio di bovi.
  • Il bracciale Giuseppe Capone d'Agostino, 52 anni, abitava in casa locanda a Ruga di Sant'Antonio Abbate e aveva stanza a La Piazza e Selva a Monte Caprio e altri territori.
  • Il fabricatore Giuseppe Antonio Scopa, 33 anni, abitava in casa propria con orticello a l'Olim Piazza di San Pietro e aveva territorio a Frustelle.
  • Il mastro ferraro Giuseppe di Donato, 27 anni, abitava in casa locanda dell'Illustre Collegio a Avanti il luogo della Collegiata Chiesa e aveva bottega a La Piazza.
  • Il mastro barbiero Giovanni Pisaturo, 47 anni, abitava in casa locanda a Ruga delli Amelij.
  • Il bracciale Giacomo Rossi, 30 anni, abitava in casa propria a Ruga della Nunziata e aveva casa a Ruga delli Capobianchi con vari territori e somaro.
  • Il bracciale Giovanni Francuccio, 46 anni, abitava in casa propria a Ruga delli Francucci con alcuni territori e un paio di bovi.
  • Il bracciale Giovanni Lombardo, 35 anni, abitava in casa propria a il Largo di Santa Maria e aveva vari territori.
  • Il massaro di campo Giuseppe Lanzillo, 56 anni, abitava in casa propria a Casale della Festola e aveva territori a La Macchia di San Pietro, Pastenelle seu Fongara dello Monaco, Toppole e stanza e casaleni diruti a Torretta, due bovi aratori, 44 pecore, 13 capre e un somaro.
  • Il bracciale Gennaro Cenzale d'Annibale, 35 anni, abitava in casa affitto a Costa delle Pastane e aveva casa imperfetta a l'Olim Piazza di San Pietro e vari territori e 4 bovi aratori con due somari.
  • Il bracciale Giovanni Sacco, 50 anni, abitava in casa propria a l'Olim Piazza di San Pietro e aveva vari territori.
  • Il bracciale decrepito Giacomo Capobianco, 63 anni, abitava in casa locanda del Magnifico Paladino di Torasi con territorio a Lo Piano con la moglie Angela Lanzillo di 64 anni.
  • Il bracciale Gaetano dello Iacono, 39 anni, abitava in casa propria a Costa delle Pastene con orticello e aveva vari territori.
  • Il bracciale Gioacchino Sacco, 48 anni, abitava in casa propria a Casale di Sant'Angelo e aveva 10 bovi ed un somaro.
  • Il bracciale Giuseppe Petrillo, 54 anni, abitava in casa campestre propria a La Lomma e aveva 2 bovi aratori e un somaro.
  • Geronimo Scialoja, 53 anni, abitava in casa locanda a Torricella e possedeva un somaro.
  • Il viaticale Geronimo Annecchiarico, 50 anni, abitava in casa propria a Lo Borgo e aveva stanza a Casale di Fontana con tre muli, 7 somari e 18 pecore.
  • Il bracciale Gennaro Colella di Giovanni, 52 anni, abitava in casa propria a Costa delle Pastane con orticello.
  • Il bracciale Giovanni Sapatino, 65 anni, abitava in casa propria a Casale di Sant'Angelo e possedeva un somaro e qualche territorio.
  • Il bracciale Gennaro Pisaturo, 68 anni, abitava in casa propria a La Piazza e possedeva due bovi aratori e un somaro.
  • Il bracciale Giuseppe Cenzale di Domenico, 35 anni, abitava in casa propria a Torricella e aveva casa a Lo Saudiello.
  • Il bracciale Giovanni Petrillo, 34 anni, abitava in casa propria a Borgo e possedeva vari territori con due bovi.
  • Il bracciale Gaetano Colella, 58 anni, abitava in casa propria a Costa delle Pastane con due bovi aratori e alcuni territori.
  • Il bracciale Giovanni Petrillo, 63 anni, abitava in casa affitto a Lo Borgo e possedeva altre due case al Borgo.
  • Il massaro di campo Giovanni Lembo, 53 anni, abitava con 4 bovi, 30 pecore e 20 capre.
  • Il massaro di campo Giacinto Colella, 64 anni, abitava in casa patrimoniale del Reverendo Ciriaco suo figlio a Casale della Festola e possedeva casa e territorio a Calvacatuio e casa a Ruga delli Amelii e numerosi territori.
  • Gennaro Fiorentino, 38 anni, abitava in casa propria come pure in casa locanda a Ruga delli Capobianchi e aveva casa a Ruga delli Calanna.
  • Il Magnifico Giovanni Russo, 17 anni, viveva civilmente del suo, abitando in casa propria Palazziata a La Piazza, possedeva numerosi territori con massaria a Cirignano e a Lo Corpino, due case alla Piazza e una bottega e numerosi animali anche alla soccidà.
  • Il bracciale decrepito Giuseppe Cenzale Zappello, 72 anni, abitava in casa propria a Casale dell'Indolfi e aveva numerosi territori e un somaro.
  • Il Regio Giudice a' contratti magnifico Giuseppe Peluso, 57 anni, abitava in casa propria Palazziata a Costa delle Pastane e aveva casa a Casale di San Nicola, con tre somari e un paio di bovi, in più svolgeva compra e vendita di grano.
  • Il massaro di campo Giacomo Brogna, 55 anni, abitava in casa propria divisa in più comprensori a Lo Borgo e aveva numerosi territori di cui uno con casa a Casale di San Nicola e possedeva molti animali tra cui 35 pecore e 10 capre.
  • Il bracciale Giovanni di Benedetto, 44 anni, abitava in casa propria a l'Olim Piazza di San Pietro e possedeva vari territori e alcuni animali da lavoro.
  • Il Magnifico Don Gerardo Baratta, 32 anni, viveva civilmente del suo e possedeva una casa Palaziata a La Piazza, davanti alla quale si trovava il suo jus patronato della Cappella costruenda sotto il titolo di Sant'Antonio Abbate; una Cappella sotto il titolo di Santa Maria Decor Montis Militu eretta dentro l'insignita Chiesa di questa Terra; il Monte frumentario il cui avanzo era a disposizione del Magnifico rivelante; numerosi territori anche come censi enfiteutici, varie case date in fitto a La Piazza, Torricella, Largo di Santa Maria e l'Olim Piazza di San Pietro; diversi casaleni diruti con orto a Casale dell'Indolfi e una casa a La Nunziata.
  • Il bracciale Giuseppe Ferraro, 40 anni, abitava in casa propria a Costa dell...

Il Principe di questa Terra, l'Illustre Don Leonardo Tocco, esiggeva diversi censi consegnativi di cui godeva l'immunità per essere Napolitano della terza specie, come stabilito dal Capitolo della Regia Istruzione della Par. una fol.VI num. 2. La lista dei residenti e delle loro proprietà continua con centinaia di registrazioni, delineando un quadro economico e sociale vivace e complesso.

Il Culto di San Michele Arcangelo: Dalla Tarda Antichità al Medioevo

Il culto dell'Arcangelo Michele giunse nella Pars Occidentis dell'Impero Romano verso la fine del V secolo. Le tre apparizioni che ne costituiscono le fondamenta sono narrate da un Anonimo in un testo agiografico, probabilmente databile intorno al IX secolo, intitolato Liber de Apparitione Sancti Michaelis in Monte Gargano.

La SACRA Linea di San MICHELE! La Storia dei SETTE Monasteri!

Michele nelle Sacre Scritture e nell'Iconografia

Di Michele si parla già nel Libro di Daniele 12,1, dove viene descritto come Principe e difensore del popolo eletto, cioè quello degli Ebrei. Anche Giovanni lo ripropone nell'Apocalisse 12,7-8, raccontando di una guerra scoppiata nei cieli quando Lucifero e i suoi accoliti si ribellarono al Padreterno. A questa insurrezione si oppose, insieme ai fedelissimi del Signore, un arcangelo che al grido di guerra "Mi ka El" (cioè "chi è come Dio"), affrontò i rivoltosi. La lotta fu violenta, ma i buoni vinsero e gli insubordinati furono espulsi dal paradiso. Da questo momento, Michele assurge ad arcistratega delle milizie celesti.

Nell'iconografia più diffusa, l'arcangelo è raffigurato mentre compie un atto violento, ovvero l'uccisione di Lucifero, capo dei rivoltosi. Ha una spada in mano e sulle spalle indossa la clamide. Generali, re, imperatori e persino papi lo adottarono come proprio protettore, rivolgendosi a lui affinché i loro progetti militari avessero successo. Numerosi sono gli episodi riportati dalle cronache dell'epoca che raccontano di aiuti offerti ai regnanti da Michele.

Il Patrocinio di San Michele nella Storia Europea

L'Impero Romano e i Longobardi

Costantino il Grande ebbe in sogno l'Arcangelo, che gli disse: "Io sono il Principe delle milizie celesti e il protettore dei cristiani, io ti ho soccorso contro i tiranni nemici della Chiesa; prosegui a sostenere le ragioni di Cristo ed io sosterrò le tue". Per ricompensare il Santo, l'imperatore fece erigere a Costantinopoli numerose chiese in onore di Michele, oltre al famoso Michaelion. Nel 313, il sovrano pubblicò l'Editto di Milano, con il quale vietò la persecuzione dei cristiani e, soprattutto, impose la restituzione dei beni precedentemente confiscati.

Anche i Longobardi, dopo il loro arrivo in Italia nel 568, mostrarono subito una certa simpatia per l'Arcangelo. Furono soprattutto quelli del Ducato di Benevento a volerlo come loro protettore, conferendo al culto uno splendore che fino a quel momento non aveva conosciuto. Cuniperto, re dal 688 al 700, fece coniare delle monete con l'effigie del Santo e volle che la stessa immagine fosse disegnata sullo scudo in dotazione ai suoi soldati. Dopo la vittoria del 650 sui bizantini, i Longobardi si sentirono in dovere di annettere la diocesi di Siponto a quella di Benevento, sia per devozione sia per ovvi interessi politici ed economici. Questo forte legame nel tempo diede vita alla Via Sacra Longobardorum, che da Benevento si dirigeva alla Montagna Sacra (il Gargano) e che costituì per lungo tempo una delle più famose vie di pellegrinaggio per i cristiani.

I Re di Francia e le Crociate

Nel 710, Ciliberto III, re dei Franchi, consacrò il suo regno a San Michele. Nel 732, Carlo Martello a Poitiers schiacciò i Saraceni, bloccando la loro espansione nel resto d'Europa in una delle battaglie più importanti della storia europea. Il sovrano in quella vittoria considerò fondamentale l'aiuto dell'Arcangelo.

Carlo Magno, sul finire del secolo VIII, si scontrò con i Sassoni, una popolazione barbara e nomade che viveva di espedienti, rapine e saccheggi e, inoltre, affatto incline ad essere irreggimentata e assoggettata a gabelle varie. Lo scontro fu inevitabile. Il sovrano franco, seppur con fatica, ebbe la meglio. La "pratica" si chiuse con il famoso Capitolare Sassone, una sorta di statuto di occupazione che poteva riassumersi nel motto "cristianesimo o morte". Fu senza dubbio una pagina nera della storia d'Europa, con il massacro di tutti coloro tra gli sconfitti che rifiutarono di convertirsi. Carlo Magno ritenne che la vittoria sui Sassoni fosse arrivata grazie all'aiuto dell'Arcangelo.

Anche Luigi VIII nel 1226, durante l'assedio a La Rochelle, e Luigi XI mentre era ad Aleçon nel 1472, vennero salvati da morte certa dal Santo. Da Ciliberto III fino a Luigi XIII, detto il Borbone (1601-1643), tutti i regnanti francesi dedicarono il loro regno all'Arcangelo. San Michele non mancò di offrire i suoi servigi anche durante le crociate. Una mano provvidenziale giunse in aiuto dei cristiani guidati da Goffredo di Buglione nel 1099 durante la prima crociata. Successivamente, soccorse i soldati di Dio nel 1145 e poi nel 1191 contro il Saladino, sconfitto da Filippo Augusto.

È evidente, a questo punto, la stretta collaborazione tra i potenti e l'Arcangelo. Sarebbe tuttavia sbagliato ritenere che San Michele Arcangelo si preoccupasse solo delle alte gerarchie del potere. Anche i deboli erano, e sono, nei suoi pensieri.

Icona di San Michele Arcangelo

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