Il 24 aprile 2014, una tragica vicenda scosse la comunità della Valcamonica e non solo: il crollo della maestosa Croce del Cristo Redentore, nota anche come la "Croce del Papa", situata al Dosso dell’Androla a Cevo. L'evento causò la morte del giovane Marco Gusmini, 21 anni, originario di Lovere, che si trovava in gita con la sua parrocchia.

La "Croce del Papa": Storia e Caratteristiche
L'opera, alta ben 30 metri - come un condominio - fu realizzata dall'artista Enrico Job, marito della regista Lina Wertmuller, nel 1998 in occasione della visita di Papa Giovanni Paolo II a Brescia. Inizialmente installata presso lo stadio della città, fu poi smontata e conservata per diversi anni nel seminario cittadino. Nel 2005, per volontà di Vigilio Mario Olmi, emerito vescovo ausiliare di Brescia e all'epoca presidente del Comitato per la visita del Papa a Brescia, la croce fu ricollocata al Dosso dell’Androla di Cevo, a 1200 metri di altitudine. La sua posizione dominante offriva un panorama mozzafiato sulla vallata ed era stata scelta per ricordare le cicatrici e le ferite della Seconda Guerra Mondiale, diventando una meta consueta per gite e pellegrinaggi.
La scultura del Cristo, opera in polistirolo dello scultore Giovanni Gianese, misurava 6 metri e pesava 6 quintali. Le sue cavità interne erano state riempite di poliuretano espanso per prevenire deformazioni superficiali e infiltrazioni d’acqua. La croce, sorretta da potenti tiranti, era un simbolo imponente per l'Italia, e l'artista Enrico Job, nato a Napoli nel 1934 e deceduto nel 2008, ci teneva moltissimo.
I Momenti della Tragedia
La terribile tragedia si verificò alle due del pomeriggio, mentre Marco Gusmini e altri quarantina di ragazzi dell'oratorio di Lovere stavano trascorrendo una giornata di svago in alta Valcamonica. Don Claudio Laffranchini, curato della parrocchia di Lovere, accompagnava il gruppo. L'umore dei ragazzi era alle stelle, anche in vista della santificazione di papa Wojtyla e di papa Giovanni XXIII, il papa bergamasco, che sarebbe avvenuta pochi giorni dopo.
Testimoni raccontano che, dopo aver pranzato e giocato, il gruppo si era sparso intorno alla croce. Marco, che si trovava seduto con il sacerdote, chiese: "Don, quando organizzano il corso per gli animatori del grest estivo?". Pochi istanti dopo, si udirono i primi scricchiolii. Don Claudio avvertì come una folata di vento seguita dallo scricchiolio, e comprese la gravità della situazione, urlando: "Scappate, scappate!".
La croce in legno si piegò e poi si spezzò improvvisamente. Marco Gusmini, affetto da una lieve disabilità motoria fin da bambino, non riuscì a mettersi in salvo in tempo. "Marco era proprio sotto, non ha nemmeno avuto il tempo di spostarsi, di scappare", ha riferito Simone, uno dei ragazzi presenti. Il crollo fu preceduto da scricchiolii, ma i ragazzi, convinti fosse il rumore del vento, non si allontanarono tempestivamente. La trave ricurva che sosteneva la statua del Cristo si spezzò con un boato e un urto violentissimo, travolgendo e uccidendo Marco sul colpo. La statua di Cristo finì addosso al giovane, sbalzandolo contro una staccionata. Il colpo alla testa fu fatale.

Simone Piantanida, un animatore di 18 anni, ha ricordato: "Eravamo a una quindicina di metri dalla croce, poco prima eravamo tutti là sotto a mangiare. A un certo punto, si è sentito uno scricchiolio. Ci siamo girati e l’abbiamo vista spezzarsi. Marco era sotto. Non c’è stato nemmeno il tempo di gridare, di muoversi." Se la scultura si fosse spezzata mezz'ora prima, mentre tutti erano intenti nel pic-nic proprio sotto la croce, la tragedia avrebbe avuto proporzioni ancora più devastanti.
Marco Gusmini: La Vittima
Marco Gusmini era un figlio unico, residente a Lovere con la sua famiglia: il padre Luciano, falegname, e la madre Mirella Collini, maestra molto conosciuta nella comunità. Era il "cucciolo" dell'oratorio, il più fragile del gruppo, e nello spirito di condivisione dell'oratorio aveva trovato la sua dimensione di felicità. Non vedeva l'ora di tornare a casa dopo la scuola per poi recarsi in oratorio.
Nonostante i soccorsi tempestivi e l'arrivo dell'eliambulanza, per Marco non ci fu nulla da fare. Morì a soli 21 anni, lasciando sgomenti i ragazzi che, con lui, erano convinti di vivere una giornata di festa e che invece si ritrovarono a versare lacrime di dolore. Don Claudio, distrutto, rimase al fianco del ragazzo con alcuni animatori, mentre altri si occupavano di tranquillizzare i bambini scioccati dalla scena.
I genitori di Marco, nonostante l'immenso dolore, manifestarono un atteggiamento di fede profondissima e un sentimento di gratitudine verso l'oratorio, che per Marco era come una casa. Nessuna autopsia fu disposta sul corpo di Marco, in quanto le circostanze della morte furono immediatamente chiare.
Le Indagini e il Processo
La Procura di Brescia aprì un'inchiesta per omicidio colposo, affidata al sostituto procuratore Katy Bressanelli. Il prato dell'oratorio di Cevo fu posto sotto sequestro dai carabinieri della compagnia di Breno. Le immagini del crollo furono riprese dalle telecamere della società Wave tech, puntate proprio sul paese di Cevo.
L'inchiesta appurò che la tragedia ebbe origine dallo stato dell'opera. Il legno che reggeva il Cristo crocifisso cedette a causa di infiltrazioni d'acqua nel troncone superiore del manufatto. I consulenti della Procura, gli ingegneri Francesco Passi e Dario Bianchetti, evidenziarono che "per rendersi conto dell’umidità presente nel manufatto servivano esami da svolgere almeno una volta ogni sei mesi. Nessuno però nel 2005 al momento della nuova installazione ha valutato le condizioni della croce rimasta smontata a terra per sette anni".
Il crollo degli imperi coloniali. Documentario.
Il processo giudiziario coinvolse diverse figure. Per la morte di Marco Gusmini, Ivan Scolari, tecnico del Comune di Cevo, fu condannato a un anno di reclusione con rito abbreviato. Silvio Citroni, sindaco in carica al momento del crollo, patteggiò un anno e due mesi. Mauro Bazzana, il sindaco in carica nel 2005 quando la croce venne installata, fu invece assolto.
Hanno scelto la strada del dibattimento Renato Zanoni, direttore dei lavori del 2005, Marco Maffessoli, presidente dell’Associazione Croce del Papa, don Filippo Stefani, parroco di Cevo, e Elsa Belotti e Lino Balotti, anche loro rappresentanti dell’associazione, sui quali ricadeva l'obbligo di verificare le manutenzioni periodiche del legno della croce. Per questi ultimi, inizialmente, la PM Bressanelli aveva chiesto l’archiviazione, ma il GUP accolse l’opposizione al provvedimento presentata dai genitori di Marco Gusmini, decidendo il rinvio a giudizio. A processo finirono anche altri due sacerdoti, don Santo Chiappaprini (vicario zonale) e monsignor Ivo Panteghini (responsabile dei Beni della Curia di Brescia), per i quali la Procura aveva chiesto l’archiviazione, incontrando però il parere negativo del Tribunale di Brescia, chiamato in causa dai genitori della vittima.
Reazioni e Ricordo
La notizia del crollo e della morte di Marco sconvolse profondamente la regista Lina Wertmuller, moglie dell'artista Enrico Job, che commentò: "È una notizia che mi ha sconvolto. Penso a quel povero ragazzo e alla sua famiglia. Quella croce era un grande simbolo per il Paese, ma tutto questo viene molto dopo la vita del quel ragazzo." La comunità di Cevo fu ugualmente sconvolta, con il sindaco Silvio Citroni tra i primi ad accorrere sul posto.
Il funerale di Marco si svolse la domenica successiva nella basilica di Santa Maria in Valvendra a Lovere, lo stesso giorno della canonizzazione dei due Papi. Nonostante la fitta pioggia, centinaia di persone si riunirono per dare l'ultimo saluto a Marco, con la partecipazione di famiglie, amici, bambini della Prima Comunione, delegazioni di associazioni ed enti del territorio, e sindaci della Valle Camonica. Lovere visse una giornata di lutto cittadino.
Il sindaco di Cevo, Silvio Citroni, all'epoca, dichiarò: "Qui c'è un bell'anfiteatro oltre allo spiazzo erboso, è meta di gite e pellegrinaggi, mai ci saremmo aspettati un dramma del genere." Don Marco Mori, responsabile degli oratori della diocesi di Brescia, espresse la speranza che Papa Francesco potesse ricordare Marco e la sua famiglia nella sua preghiera, in occasione della doppia canonizzazione.
Il Futuro della Croce
Nonostante la tragedia, è stato deciso che la grande Croce sarà ricollocata. Su iniziativa dell’Unione dei Comuni della Valsaviore e grazie ai fondi del bando «6.000 campanili», la "Croce del Papa" tornerà a stagliarsi tra le montagne della Valcamonica.
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