La Cresima, o Confermazione, è uno dei sette sacramenti della Chiesa Cattolica. È considerato il sacramento della maturità cristiana, in cui il battezzato riceve il dono dello Spirito Santo per essere rafforzato nella fede e diventare un testimone attivo della vita cristiana. Questo sacramento completa il battesimo e rafforza i legami del cresimando con la comunità ecclesiale, segnando un momento fondamentale nel cammino di fede di ogni cristiano. Attraverso questo sacramento, i credenti ricevono la forza e la grazia dello Spirito Santo per vivere la loro fede con coraggio e dedizione.

La Cresima nel Percorso di Iniziazione Cristiana
Tra i sacramenti dell’iniziazione cristiana, la Cresima possiede tratti distintivi. Il suo nome "ufficiale", Confermazione, traduce il latino «confirmatio» ed era il nome più antico, utilizzato in epoca patristica per indicare i gesti rituali che seguivano il Battesimo. Il termine "cresima", invece, richiama sia il gesto dell’unzione (crismazione) sia il crisma (olio mescolato a profumi) con cui questa unzione viene impartita.
La Connessione con Battesimo ed Eucaristia
L’indicazione più significativa del Vaticano II sul tema della Confermazione viene dal n. 71 della Sacrosanctum Concilium, la Costituzione sulla liturgia. Questo paragrafo chiede che il rito della Confermazione sia riveduto «perché appaia più chiaramente l’intima connessione di questo sacramento con tutta l’iniziazione cristiana». Tale connessione emerge nel modo più chiaro quando viene celebrato il Battesimo di un adulto: in questo caso, infatti, il Rituale prevede che la Confermazione segua immediatamente il Battesimo e immediatamente preceda l’Eucaristia. In linea di principio, questo vale anche per il Battesimo di un fanciullo in età scolare.
Il legame col Battesimo, da parte sua, viene espresso dal fatto che il rito della Confermazione è introdotto dalla rinnovazione delle promesse battesimali. Quando il candidato al Battesimo è un adulto, tocca a lui personalmente professare la propria fede. Quando invece il battezzando è un neonato, la professione di fede è richiesta ai genitori e ai padrini, nonché alla comunità cristiana. La professione di fede di costoro non sostituisce quella personale del bambino: la supplisce fino al momento in cui egli stesso non sia in grado di esprimere personalmente la propria fede. Nel frattempo, genitori, padrini e comunità cristiana sono chiamati a creare le condizioni perché questo sia possibile: in concreto sono chiamati a farsi carico dell’educazione cristiana del bambino.
La Confermazione contiene una professione di fede, ma non si identifica con essa. Il legame della Confermazione col Battesimo apre la pista che meglio aiuta a capire il senso della Confermazione: per questo va preso sul serio. Non si può continuare a parlare della Cresima, considerandola come qualcosa di nettamente separato dal Battesimo. L’Eucaristia rappresenta quindi il termine, il punto d’arrivo dell’iniziazione cristiana. I sacramenti dell’iniziazione cristiana raggiungono il loro scopo, quando introducono all’Eucaristia, il sacramento che fa la Chiesa. L’Eucaristia «è il Signore Gesù che si offre per noi»: nell’Eucaristia, in modo misterioso ma reale, si rende presente il gesto di Gesù che sulla croce dona se stesso al Padre e agli uomini. Il dono che Gesù fa di sé sulla croce si rende presente nell’Eucaristia, perché ciascuno di noi possa essere «raggiunto» da questo dono e coinvolto dalla stessa carità di Cristo. Il credente sa che ha bisogno dell’Eucaristia per realizzare il senso della sua vita: vivere col Signore e come Lui. Ma il credente sa pure che da sé non può accedere all’Eucaristia: si riconosce infatti legato ad un mondo dominato dal male, un mondo che in tutti i modi lo spinge a ripiegarsi su se stesso, invece che ad aprirsi al Signore. Per questo il credente sa che, per accedere all’Eucaristia, ha bisogno di rinascere dall’acqua e dallo Spirito.
Il Dono dello Spirito Santo: Fondamento della Cresima
La Cresima, da parte sua, mette in primo piano precisamente il dono dello Spirito: è la specifica celebrazione del dono dello Spirito, che rende attuale l’esperienza della Pentecoste. In questa linea, si può proporre una specie di uguaglianza: la Cresima sta al Battesimo, come la Pentecoste sta alla Pasqua. Quando Gesù è salito al cielo cinquanta giorni dopo essere risorto (era il giorno di Pentecoste!), ha deciso di lasciare alla Chiesa, alle persone che liberamente hanno deciso di seguirlo, un grande dono: lo Spirito Santo. La Cresima è un dono speciale che si chiama sacramento, attraverso il quale Gesù, per mezzo della Chiesa, ci dona la sua vita divina.
Senza il dono dello Spirito Santo non riusciamo a riconoscere Gesù presente, facciamo più fatica a distinguere ciò che è bene e ciò che è male, facciamo più fatica ad avere fiducia, speranza e ad amarci gli uni gli altri. Senza il dono dello Spirito Santo siamo più paurosi, abbiamo più vergogna di noi stessi e di dire chi siamo e a chi apparteniamo, che siamo cristiani. Lo Spirito Santo è il maestro del nostro cuore ed è la guida della Chiesa. Una volta Papa Francesco ha paragonato la Chiesa ad una grande nave: lo Spirito Santo è il vento che la sospinge verso la sua meta, la felicità e la salvezza di tutti gli uomini. Lo Spirito Santo è l’energia di luce e di cuore con cui Cristo mantiene la Sua presenza. Quando Gesù ascese al cielo, fece questa promessa: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”. Con la Pentecoste compì pienamente la sua promessa con l’effusione dell’energia della sua vita divina, che è l’amore di Dio in persona: lo Spirito Santo, la terza persona della Trinità.

I Doni e i Carismi dello Spirito
Dio ha deciso di comunicarci il Suo Spirito attraverso delle cose concrete, e i Vescovi sono i successori diretti degli apostoli, che a loro volta sono stati scelti da Gesù. Tra i doni dello Spirito Santo ricevuti nella Cresima, si annoverano:
- il primo dono è la sapienza, che ti fa scoprire quanto è buono e grande il Signore e, come dice la parola, rende la tua vita piena di sapore, perché tu possa essere, come diceva Gesù «sale della terra».
- il settimo e ultimo dono è il timore di Dio.
«Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. E a ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune; ma tutte queste cose è l’unico e il medesimo Spirito che le opera, distribuendole a ciascuno come vuole.» (1 Cor 12,4-7). La Cresima non sopprime o sostituisce lo spirito umano, la nostra anima. Dio non ci costringe mai, è un Signore, e viene a noi nella misura in cui lo accogliamo, in cui siamo disponibili ad invocarlo e accoglierlo. Per ricevere bene il dono della Cresima occorre innanzitutto volerlo, domandarlo, attenderlo, desiderarlo, prepararsi a riceverlo. Il sacramento della Cresima è un dono, e i doni si possono accettare o rifiutare. La Cresima non agisce meccanicamente. Come tutti i doni, se noi non li vogliamo o non li “usiamo bene”, è come se non ci fossero.
Il Rito della Cresima: Svolgimento e Simbolismo
Il rito inizia con l’accoglienza dei cresimandi da parte del vescovo o del sacerdote delegato. Si prosegue con la Liturgia della Parola, che include letture bibliche, un salmo responsoriale e una breve omelia. Dopo l’omelia, i cresimandi sono invitati a rinnovare le promesse del battesimo, rinunciando al peccato e professando la loro fede in Dio e nella Chiesa. Il giorno della Cresima, il cresimando e il padrino o madrina dovranno recarsi in Chiesa almeno mezz’ora prima dell’inizio della funzione e accomodarsi nei banchi a loro riservati, di norma le prime file.
Momenti Chiave del Sacramento
Il momento centrale del rito è l’imposizione delle mani, un gesto antichissimo che simboleggia la trasmissione dello Spirito Santo. Nella Bibbia l’imposizione delle mani è un gesto che ritorna spesso con significati diversi. Nel nostro caso, il suo senso è chiarito dall’orazione che l’accompagna. Dopo aver ricordato l’azione rigeneratrice dello Spirito nel Battesimo, la preghiera invoca l’effusione dello Spirito Santo, con la pienezza dei suoi doni.
Dopo l’imposizione delle mani, ogni cresimando si avvicina al vescovo. Con il secondo gesto - la crismazione - siamo al cuore della celebrazione. Il vescovo intinge il pollice nel crisma e traccia un segno di croce sulla fronte del candidato, dicendo: «N., ricevi il sigillo dello Spirito Santo, che ti è dato in dono». Il sacro crisma è un olio profumato benedetto dal vescovo durante la Messa Crismale del Giovedì Santo. Il termine «sigillo», da parte sua, richiama l’idea di un’impronta, di un marchio impresso una volta per sempre. Il dono dello Spirito è dato come un sigillo, un marchio che segna in profondità colui che lo riceve. Il cresimato appartiene in modo definitivo a Cristo, «unto» di Spirito Santo, e alla Chiesa, vivificata da quel medesimo Spirito. Questa idea è ben espressa anche dal gesto dell’unzione: il crisma che unge e penetra nella pelle fa pensare all’azione dello Spirito che penetra ed impregna di sé la persona, lasciando una traccia incancellabile.
La CRESIMA - spiegata a tutti
La crismazione si conclude col saluto che il vescovo rivolge al cresimato: «La pace sia con te». È il saluto del Signore risorto, accompagnato da un segno di pace. Nessun cenno viene fatto al celebre «schiaffetto», introdotto nel Medioevo e completamente lasciato cadere nel rito attuale. Spesso il Vescovo dava un leggero schiaffo al cresimando; questo gesto significava che, in virtù di questo sacramento, il cresimando si impegnava a sopportare pene e sofferenze in nome della fede, ma tale pratica non è più parte del rito ufficiale.
La Cresima: Testimonianza, Comunità e Battaglia Spirituale
La Cresima è un dono che ci dà la possibilità di vivere di più come Gesù, di conoscerlo e amarlo di più e di conoscere e amare di più i nostri genitori, i nostri amici, le cose che facciamo tutti i giorni, lo studio, i divertimenti e anche noi stessi. Come gli apostoli, nella Pentecoste, ricevettero il mandato di annunciare la gioia dell’incontro con Cristo, così noi nella Cresima riceviamo lo stesso compito. Gesù stesso ci ha detto: “Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”. Predicare il Vangelo significa annunciare con la propria vita, le proprie opere e anche con le parole, la gioia che deriva dall’incontro con Cristo nell’ambiente dove ci è chiesto di vivere.
Il Ruolo del Padrino/Madrina e della Comunità Cristiana
Per la Cresima occorre un padrino o una madrina, da scegliere con molta cura e attenzione tra le persone che il cresimando ritiene più vicine e considera una guida, un supporto, un esempio di fede cristiana che lo accompagni nel suo cammino di fede. Le regole del diritto canonico sono poche e molto chiare: il padrino o la madrina, attraverso un’autocertificazione da consegnare al parroco, deve dichiarare di aver compiuto i 16 anni, deve aver ricevuto Battesimo, Prima Comunione e Cresima a sua volta e deve fornire una testimonianza di vita cristiana coerente (non deve appartenere ad altri movimenti religiosi e non deve avere situazioni di irregolarità nella vita matrimoniale, come convivenza, separazione o divorzio). Spiritualmente, è richiesto che per la sua Cresima, una ragazza scelga una madrina, mentre un ragazzo un padrino, non necessariamente tra le persone di famiglia, ma comunque una figura presente da sempre nella vita del cresimando e non troppo in là con gli anni.
Come infatti il corpo, pur essendo uno, ha molte membra e tutte le membra, pur essendo molte, sono un corpo solo, così anche Cristo. Ognuno riceve dallo Spirito il suo ruolo secondo le sue qualità, i suoi doni e i suoi talenti, per l'utilità comune. Così quando un membro soffre, tutte le membra soffrono insieme; e se un membro è onorato, tutte le membra gioiscono con lui. Dio ci consegna sempre ad una comunità precisa, fatta di amici e di volti familiari, dove si rivela la Chiesa universale. È impossibile essere felici da soli. Gesù sa che siamo deboli e che è impossibile usare bene i doni che ci dà solo con le nostre forze. Noi dopo un po' ci stanchiamo, ci scoraggiamo, ci dimentichiamo o possiamo buttare via delle cose preziose. Così come nessuno può darsi la cresima da solo, o battezzarsi da solo, nessuno può credere e mantenere viva la fede da solo. Per questo Gesù ci mette assieme e ci dona i nostri genitori, i sacerdoti, i catechisti, gli amici, i santi e tante persone che ci aiutano ad usare bene e non sprecare i doni che Gesù ci dà. La prima comunità è la propria famiglia.
La Battaglia Spirituale e l'Armatura di Dio
Non sempre è così facile vivere da cristiani. Infatti, una creatura, il diavolo, è invidiosa delle persone felici e perciò odia la vita buona che rende l’uomo felice e propone a chiunque gli capiti sotto tiro azioni malvagie per renderlo, infine, triste come lo è lui. Egli odia Cristo e la sua Chiesa, e incessantemente cerca di strappare a Cristo i suoi figli. Per questo, nella Cresima, il Signore donandoci lo Spirito Santo, ci dà la forza di resistere e sconfiggere il nostro nemico: il diavolo. La vita è anche una battaglia per sostenere il bene e respingere il male.
«Attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia, e avendo come calzatura ai piedi lo zelo per propagare il vangelo della pace. Tenete sempre in mano lo scudo della fede, con il quale potrete spegnere tutti i dardi infuocati del maligno; prendete anche l’elmo della salvezza e la spada dello Spirito, cioè la parola di Dio. Pregate inoltre incessantemente con ogni sorta di preghiere e di suppliche nello Spirito, vigilando a questo scopo con ogni perseveranza e pregando per tutti i santi.» (Ef 6,10-18)
Chiarimenti su Definizioni "Inadeguate" della Cresima
Le questioni suscitate dalla Cresima sono di tipo liturgico, pastorale e teologico. Coscienti di tali difficoltà, è opportuno trovare qualche punto di riferimento che ci permetta di orientarci nella comprensione del senso di questo sacramento, valorizzando ciò che propone il Rito della Confermazione, promulgato in latino nel 1971 e tradotto in italiano l’anno seguente. Alcune definizioni, pur avendo aspetti pertinenti, risultano unilaterali e insufficienti.
-
La Confermazione ci fa perfetti cristiani e soldati di Cristo: Questa è la definizione che troviamo nel catechismo di Pio X, contenente l’idea di una perfezione collegata alla Confermazione, che nei Padri significava semplicemente un complemento del Battesimo. Il catechismo di Pio X, invece, spostava l’accento sul battezzato che necessita di essere portato a perfezione grazie alla Cresima. Tuttavia, definire cristiano perfetto uno che non si è ancora accostato all’Eucaristia (vertice dell’iniziazione cristiana) non è coerente. La seconda idea, quella militare, riprende un’immagine usata nel V secolo da Fausto di Riez, che spiegava: «Nel Battesimo Cristo ci arruola come suoi soldati, mentre nella Confermazione ci fornisce l’equipaggiamento necessario per la battaglia», suggerendo uno «speciale aiuto divino» a sostegno di una vita cristiana «militante».
-
La Confermazione ci rende testimoni di Cristo: Questa formula, assunta anche come titolo del catechismo CEI per i cresimandi, è molto diffusa. L’impressione è che essa dica con toni meno militareschi quello che si diceva con l’immagine del soldato di Cristo: il confermato è reso capace (e quindi deve) professare apertamente e coraggiosamente la propria fede. Sebbene questa comprensione possa richiamarsi al Nuovo Testamento (in particolare il racconto degli Atti sulla Pentecoste lega strettamente la capacità di testimoniare al dono dello Spirito), ridurre a questo solo aspetto i frutti del dono dello Spirito rischia di essere un impoverimento.
-
La Cresima è il sacramento della maturità che ci rende cristiani adulti: Questa è la definizione della Confermazione che si trovava nel catechismo pubblicato dopo il Concilio di Trento. Essa andrebbe definitivamente messa da parte, dato che il nuovo Rito dell’Iniziazione Cristiana degli Adulti dice chiaramente che la «maturità cristiana» è il frutto di tutta l’iniziazione cristiana. Accantonare una volta per tutte questa definizione consentirebbe inoltre di evitare un rischio purtroppo molto frequente: quello di ritenere che la Confermazione esiga dal candidato una particolare maturità fisica e psicologica e, quindi, un’età anagrafica che lasci presumere la presenza di tale maturità. Questa esigenza non ha radici nella tradizione ecclesiastica: per sé chi ha ricevuto il Battesimo può subito dopo ricevere la Confermazione e l’Eucaristia, qualunque sia la sua età. Così si è fatto in tutta la Chiesa fino ai secoli XII-XIII; così continuano a fare oggi le Chiese dell’Oriente.
-
La Confermazione è la conferma personale della fede battesimale da parte del soggetto: In questa prospettiva si dice: «Il neonato viene battezzato nella fede della Chiesa, senza un atto di fede personale. Quando arriva ad un’età in cui è in grado di professare personalmente la propria fede, la Confermazione gli dà l’opportunità di fare ciò». L’obiezione immediata è che questo non si può dire nel caso di un adulto, la cui Confermazione segue immediatamente il Battesimo. Avremmo così un senso della Confermazione che vale solo per la cresima dei battezzati da infanti e non per quella degli adulti. Nel caso di un ragazzo battezzato da infante, la Confermazione ricevuta quando ormai ha l’uso di ragione può certo anche essere l’occasione per professare in modo pubblico e solenne la propria fede: la rinnovazione delle promesse battesimali, prevista dal rito, offre certamente questa opportunità. Sarebbe però fuori luogo dire che questo aspetto è l’elemento costitutivo del sacramento.
La Monizione Iniziale e le Introduzioni alle Letture nella Messa di Cresima
Nel contesto della celebrazione eucaristica, in particolare durante la Messa di Cresima, si pone la domanda sull'opportunità di introdurre le letture con una monizione. Subito dopo l’attuazione della riforma voluta dal Concilio Vaticano II, era necessario aiutare le assemblee liturgiche a partecipare alla celebrazione eucaristica. Bisognava insegnare nuove acclamazioni, prevedere dei lettori per la proclamazione della Parola di Dio, formare ai nuovi gesti e atteggiamenti previsti dal rito, ecc. Così infatti troviamo indicato nell’Ordinamento generale del Messale Romano (OGMR): «Esercita un servizio liturgico anche il commentatore, che, secondo l’opportunità, rivolge brevemente ai fedeli spiegazioni ed esortazioni per introdurli nella celebrazione e meglio disporli a comprenderla» (OGMR n° 105; Introduzione al Lezionario, n° 15).
Il Ruolo del Commentatore nella Liturgia
Dalla lettura di questo numero possiamo dedurre che il commentatore non è un lettore e neppure un cantore, ma una persona che svolge questo specifico ruolo, distinto da altri compiti. In alcuni casi potrebbe essere anche lo stesso celebrante (cfr. OGMR 31), ma è preferibile che sia una unica voce a leggere la monizione e un'altra a proclamare la lettura, per distinguere chiaramente i diversi ruoli. L’OGMR sottolinea anche la necessità di diversificare i luoghi di lettura: «Nel compiere il suo ufficio, il commentatore sta in un luogo adatto davanti ai fedeli, non però all’ambone» (Cfr. OGMR 105). L’ambone, infatti, è lo spazio liturgico riservato alla parola di Dio: «Poiché l’ambone è il luogo dal quale viene proclamata dai ministri la parola di Dio, deve essere riservato, per sua natura, alle letture, al salmo responsoriale e al preconio pasquale. Si possono tuttavia proferire dall’ambone l’omelia e la preghiera dei fedeli, data la strettissima relazione di queste parti con tutta la liturgia della parola. È invece meno opportuno che salgano all’ambone altre persone, per esempio il commentatore, il cantore o l’animatore del canto» (IL, n° 33).
Caratteristiche e Opportunità delle Monizioni
Inoltre, le monizioni o introduzioni alle letture, dovrebbero essere sempre accompagnate da un breve momento di silenzio, soprattutto se lette prima della liturgia della Parola o di ogni lettura. Le monizioni o introduzioni alle letture devono essere preparate con cura: spesso diventano particolarmente noiose se risultano eccessivamente lunghe o complesse. L’introduzione al Lezionario specifica che esse dovrebbero essere: «chiare, sobrie, preparate con cura, normalmente scritte e approvate in precedenza dal celebrante» (IL, n° 57). È buona norma, infatti, scrivere i testi, adattando quelli tratti da eventuali sussidi o riviste, e verificarne la durata e la semplicità. Inoltre, la prassi suggerisce che si ascoltano più facilmente i testi letti con una certa spontaneità, evitando di avere sempre gli occhi «incollati» sul foglio, instaurando così un naturale rapporto con l’assemblea che si ha di fronte.
Giungiamo, infine, a rispondere alla domanda iniziale. Non sempre è opportuno proporre all’assemblea monizioni e/o introduzioni alla letture. La prassi insegna che, lì dove è diventata un’abitudine, spesso finisce per non costituire più valido stimolo alla comprensione dei testi proclamati. Sembra essere più opportuno un uso saltuario: in alcune particolari circostanze (battesimi, prime comunioni, inizio anno pastorale ecc) o in determinati tempi liturgici. Questo è specialmente vero per la Messa di Cresima, dove l'attenzione è già focalizzata sulla solennità del sacramento.
tags: #monizione #iniziale #ascensione #cresima