Che Simon Pietro fosse sposato è fuor di dubbio, poiché aveva una suocera, ma di sua moglie si sa davvero poco. La Sacra Scrittura menziona la suocera di Simon Pietro, da cui si deduce che senz’altro egli era sposato. Tuttavia, nulla si conosce della moglie dell’apostolo. Questa reticenza ha portato a qualche leggenda, storicamente poco attendibile, e soprattutto al silenzio su una figura che desta curiosità: chi era questa donna? Quale azione la unì a Pietro?

Il Mistero della Moglie di Simon Pietro
L'Indizio della Suocera: L'Unica Riferimento Nelle Scritture
Il Vangelo narra: «Uscito dalla sinagoga, entrò nella casa di Simone. La suocera di Simone era in preda a una grande febbre e lo pregarono per lei. Si chinò su di lei, comandò alla febbre e la febbre la lasciò». Questa è una vicenda singolare, in cui la suocera di Simone fa una comparsa fugace ma importante, ricordata da ben tre vangeli, in uno squarcio di vita domestica all’inizio del percorso pubblico di Gesù. Non è l’unico caso di persone, spesso donne ma non solo, senza nome nei vangeli, ricordate per una caratteristica, un gesto o una provenienza. Nel caso della suocera di Pietro, al posto del nome c’è una relazione familiare, la madre della moglie di Simone, forse la nonna dei suoi figli. Questo indizio permette di inserire la figura solitaria di Pietro, spesso rappresentata nell’iconografia con le chiavi in mano o in coppia con Paolo, in una trama familiare.
Il Silenzio Evangelico e le Domande Aperte
Della consorte di Pietro non si ha alcuna traccia diretta nei vangeli. La fantasia devota ha tentato di sopperire a questo silenzio, attribuendole improbabili nomi latini come Perpetua o Concordia, immaginandola miracolosamente guarita dal marito e accompagnandolo nel martirio. Anche l’eventuale prole di Simone è assente dai vangeli; autori tardivi parlano soprattutto di una femmina, Petronilla, il cui nome si credeva derivare da Pietro, ma che in realtà si collega al classico Petronio. I vangeli, infatti, spesso deludono la curiosità e frenano la fantasia, essendo stati scritti per indurre alla riflessione e alla fede, per condurre i lettori ad accettare il mistero della presenza del Figlio di Dio tra gli uomini.

La Rappresentazione Artistica: Il Musical "La Moglie di S. Pietro"
Rachele: Un Nome di Fantasia per una Storia di Fede
Il musical "La moglie di S. Pietro", scritto da Claudio Lacava, si presenta come un pretesto per raccontare una storia di fede. Nel tentativo di fare luce dietro la cortina di mistero che avvolge la moglie di Pietro, si è provato a immaginare come Rachele, il nome di fantasia attribuitole, potesse reagire alla notizia che suo marito era diventato discepolo di Gesù, privandola delle sue certezze e della sua routine quotidiana.
Il Percorso di Conversione e la Testimonianza della Fede
Inizia così il cammino di Rachele verso la conversione del cuore, attraversando diversi stati d’animo: la curiosità, la collera, il disorientamento e, infine, il riconoscimento che quell’Uomo, che tanto affascina il suo Pietro, corrisponde in pieno al bisogno di felicità e di senso della vita che lei stessa sta cercando. Attraverso una carrellata di personaggi e situazioni, la fede di questa donna semplice ma decisa e passionale diventa gradualmente sempre più salda, fino a trasformarla in una testimonianza di vita.
Il Contesto Drammatico e Meditativo del Recital
Nel cammino di conversione di Rachele si susseguono le varie scene della vita di Gesù, in un crescendo drammatico che culmina nella crocifissione. Personaggi come il centurione, l’indemoniato, Matteo il pubblicano, Zaccheo, la Maddalena, Marta e Maria, la moglie di Pilato e lo stesso Pietro accompagnano Rachele, e ognuno di loro racconta il proprio incontro con Gesù e il cambiamento del cuore. L’intero spettacolo è ambientato nel Sabato Santo, momento di incredulità e smarrimento dei discepoli, di silenzio e profonda delusione. Solo Maria di Magdala saprà replicare al risentimento di Rachele, indicandole un altro modo di amare, imparato dal Maestro. Il musical, che si compone di parti recitate, cantate e danze, può essere uno spunto meditativo nel periodo quaresimale e in tutti gli altri periodi dell’anno liturgico. È una produzione di "Muse & musical" e "Danzatori per caso", con la partecipazione straordinaria di attori della compagnia dialettale "Quid Puianell".

La Chiamata di Gesù e la Questione dell'Abbandono della Moglie
Una domanda che a volte emerge, dimostrando una certa ignoranza delle regole della Fede, è: "Come mai quando Nostro Signore chiamò i primi Apostoli, «lasciate tutto e seguitemi», Pietro lasciò la moglie e Lo seguì? Se il matrimonio è uno dei 7 Sacramenti ed è indissolubile, come mai il Signore gli ha chiesto di rinunciare abbandonando la moglie? Che fine ha fatto la poveretta, considerando che un tempo le donne non avevano un lavoro e non potevano mantenersi?"
L'Analisi dei Vangeli e le Riflessioni di San Paolo
Per la precisione, Gesù non ha detto: “lasciate tutto”, ma “seguitemi”. Il testo evangelico riporta: “Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. E disse loro: «Seguitemi, vi farò pescatori di uomini». Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono. Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono” (Mt 4,18-22). Poiché i Vangeli riferiscono la guarigione della suocera di san Pietro, si conclude giustamente che San Pietro era sposato. Dal testo non risulta che il Signore abbia chiesto a Pietro di lasciare la moglie. Al contrario, verrebbe da pensare, stando alle indicazioni dei vangeli, che Pietro se la sia portata dietro. A questo sembra far riferimento San Paolo, quando in 1 Cor 9,5 dice: “Non abbiamo il diritto di portare con noi una donna credente, come fanno anche gli altri apostoli e i fratelli del Signore e Cefa?”. La Bibbia di Gerusalemme annota: “In ogni modo, per questo compito consistente nell’alleggerirli dai problemi materiali, gli apostoli sposati, come Cefa (Pietro), sceglievano normalmente la loro sposa”. Si deve quindi concludere che la moglie di Pietro non fu abbandonata.
Dati Anagrafici di Pietro e la Vita Familiare
Simone, che Gesù chiamò Pietro, appare nella storia evangelica verso l’anno 27/28 d.C., in età già matura, forse sulla quarantina. La sua nascita andrebbe posta in un anno imprecisato degli ultimi che precedettero l’era volgare. I vangeli dedicano a quest’uomo una cura amorosa e puntuale, ma di lui riferiscono soltanto pochi dati anagrafici. Portava il nome assai comune di Simeone, nella forma grecizzante Simone, ed era figlio di un certo Giovanni. Aveva un fratello, Andrea, il cui nome significa «virile», «coraggioso». I due erano pescatori, mestiere di famiglia, possedevano una barca e lavoravano in società con Giacomo e Giovanni, figli di Zebedeo. Provenivano dalla città di Betsaida in Galilea, ma risiedevano nella vicina Cafarnao, in una casa propria, dove viveva anche la suocera di Simone, il quale, ovviamente, era ammogliato. Secondo alcuni studiosi, la moglie di Pietro, al momento della chiamata di Gesù, potrebbe essere stata già morta. In ogni caso, il problema della separazione o del divorzio (contrario all’indissolubilità predicata dal Signore) non si pone.

La Suocera di Pietro: Un Modello di Fede e Servizio
La Guarigione della Suocera e il Suo Significato Teologico
Anche i pochi versetti che menzionano la suocera hanno molto da dire, invitando a scavare oltre l'ovvio. I termini importanti del testo sono: uscire dalla sinagoga ed entrare nella casa, chinarsi su di lei, intimare alla febbre e poi, perla finale, anastasa - alzatasi, il verbo della resurrezione - che le consente di essere viva, in piedi, per sé e per tutti. Questi significati teologici risaltano meglio se si resetta l'immaginario comune, spesso logoro, di una suocera come donna anziana e mal sopportata, destinata al servizio domestico. Il brano stesso rifiuta quest'idea, dal momento che i presenti pregano Gesù per lei, mostrando di avere a cuore la sua sorte. È dunque una donna amata, con legami che attraversano le generazioni.
Nel frammento evangelico, infatti, ci viene presentata la storia della salvezza. Gesù esce da un luogo sacro, nel quale ha tradotto la Parola e la Legge in azione di vita, guarendo un uomo in giorno di sabato, ed entra in un luogo di santità feriale, una casa. Si china sulla donna malata, con quella movenza di compassione e misericordia mediante la quale la Scrittura descrive il venirci incontro di Dio. Comanda con autorità alla febbre, come nel brano precedente comanda agli spiriti del male, mostrandosi dalla parte della Parola che separò le terre dalle acque, che trasmise uno spirito di vita a quegli esserini fatti di fango e di costole.

"Diakonein": Il Concetto di Servizio e il Ruolo Femminile
A questo punto la donna si alza dalla sua prostrazione, dalla sua malattia, dal pericolo della morte: è risorta, in piedi. Fa probabilmente quello che le era abituale, partecipando a propria volta alla creazione buona mediante il cibo e l’accudimento, mediante la parola e l’intelligenza che vede opportunità e necessità. Anche il verbo servire, diakonein, non è un termine qualsiasi: è così importante da essere utilizzato da Gesù per definirsi - «io sono in mezzo a voi come colui che serve» (Lc 22,27) - e, di conseguenza, da diventare un termine privilegiato per il ministero nella comunità dei discepoli. La suocera, liberata dall’anonimato, è stata dunque un modello: se non sempre per la comunità, almeno per Gesù, che si è voluto indicare mediante l’atteggiamento che ha visto in lei.