La Missione di Sion e il Concetto della Città di Dio

Il concetto di “Sion” o “Città di Dio” ha profonde radici teologiche e storiche, rappresentando per diverse tradizioni religiose un luogo ideale, un’organizzazione divina o una condizione spirituale. Questo termine evoca visioni di purezza, raduno dei giusti e presenza divina. Attraverso i secoli, profeti, teologi e leader religiosi hanno esplorato e delineato la natura e la missione di questa città, influenzando in modo significativo la fede e la prassi di milioni di individui.

Sion nel Mormonismo: La Città degli Ultimi Giorni

Nel Libro di Mormon e tramite le rivelazioni date al profeta Joseph Smith, il Signore aveva rivelato delle verità relative alla città di Sion degli ultimi giorni. Già prima dell’organizzazione della Chiesa, il profeta Joseph Smith aveva ricevuto diverse rivelazioni in cui il Signore aveva detto a dei singoli individui di “cercare di portare alla luce e di rendere stabile la causa di Sion” (DeA 6:6; 11:6; 12:6; vedere anche DeA 14:6). Il concetto non era nuovo, poiché profezie su Sion (chiamata anche Nuova Gerusalemme) si trovano anche nella Bibbia (vedere Isaia 33:20; 52:1, 8; Apocalisse 21:1-4).

Dopo la pubblicazione del Libro di Mormon, i santi scoprirono ulteriori profezie su Sion. Impararono che i giusti si sarebbero radunati e avrebbero edificato la città di Sion e che il Signore sarebbe stato in mezzo a loro. Appresero inoltre che la città della Nuova Gerusalemme sarebbe stata edificata sul continente americano (Vedere 3 Nefi 21:20-25; Ether 13:1-11). Sion indica “la pura di cuore” (DeA 97:21).

Nel settembre del 1830, Joseph Smith ricevette una rivelazione nella quale il Signore comandava a Oliver Cowdery di andare fra i Lamaniti a predicare loro il Suo vangelo e far sì che la Sua Chiesa fosse stabilita fra loro (vedere DeA 28:8). Nel febbraio del 1831 Joseph ed Emma Smith si erano trasferiti dallo Stato di New York a Kirtland, nell’Ohio. Nel marzo del 1831 il Profeta ricevette un’altra rivelazione su Sion, contenuta in Dottrina e Alleanze 45:64-71, che descriveva le caratteristiche che avrebbe avuto questa città.

Il profeta Joseph Smith dichiarò: “L’edificazione di Sion è una causa che in ogni tempo ha interessato il popolo di Dio; è un tema su cui i profeti, i sacerdoti e i re si sono dilungati con particolare delizia. Essi hanno atteso con letizia il giorno in cui noi viviamo; e, guidati da un’attesa celestiale e gioiosa, hanno cantato, scritto e profetizzato di questo nostro giorno, ma sono morti senza vederlo. Ci sarà qua e là un palo [di Sion] per il raduno dei santi.”

Durante l’estate del 1831, Joseph Smith e altri santi partirono dall’Ohio per andare nella Contea di Jackson, nel Missouri, che il Signore aveva designato come “luogo centrale” della città di Sion e del suo tempio (DeA 57:3). Durante una conferenza della Chiesa tenuta nel giugno del 1831, il Signore rivelò altre informazioni sulla città di Sion. In questa rivelazione, riportata in Dottrina e Alleanze 52, il Signore comandò a Joseph Smith, a Sidney Rigdon, al vescovo Edward Partridge e ad altri venticinque missionari di recarsi nel Missouri, dove si sarebbe tenuta la successiva conferenza della Chiesa e sarebbe stato rivelato il sito della città di Sion (vedere DeA 52:1-5).

I santi di Colesville, dopo il loro arrivo nell’Ohio, vissero per un breve periodo di tempo nella fattoria di Leman Copley a Thompson, fino a quando Leman non li sfrattò. Polly Knight, in precarie condizioni di salute, non accettava di interrompere il viaggio; il suo unico e più grande desiderio era quello di mettere piede nel paese di Sion e far seppellire il suo corpo in quella terra.

Il vescovo Edward Partridge fece il tragitto verso il Missouri supponendo che ben presto sarebbe tornato nell’Ohio dalla sua famiglia. Tuttavia, il 20 luglio Joseph Smith ricevette una rivelazione in cui al vescovo Partridge veniva detto di restare e di stabilirsi a Independence per svolgere il suo ruolo di vescovo (vedere DeA 57:7, 14-15). Poco dopo questa rivelazione, Edward Partridge e il profeta Joseph Smith ebbero un disaccordo riguardo alle terre da acquistare nel Missouri per i santi, poiché il vescovo Partridge riteneva che altri lotti di terra fossero migliori.

Nella rivelazione contenuta in Dottrina e Alleanze 58, il Signore dette ulteriori istruzioni e fece promesse a coloro che avrebbero contribuito a edificare Sion. Queste includevano la verità che se si rimane fedeli nelle tribolazioni, seguiranno le benedizioni e che non si possono vedere con gli occhi naturali i disegni di Dio riguardo al portare alla luce la gloria di Sion (DeA 58:2-4).

Il Ramo di Colesville, di cui facevano parte Polly Knight e suo figlio Newel, arrivò nella Contea di Jackson in tempo per prendere parte alla dedicazione della terra di Sion per il raduno dei santi. Il 2 agosto, il profeta Joseph Smith jr aiutò il Ramo di Colesville a porre il primo tronco come fondamenta di Sion nella Municipalità di Kaw, venti chilometri a ovest di Independence. Il tronco fu trasportato da dodici uomini, in onore alle dodici tribù d’Israele. Al contempo, per mezzo della preghiera, la terra di Sion fu consacrata e dedicata dall’anziano Sidney Rigdon per il raduno dei santi.

Alcuni anziani, come Reynolds Cahoon, videro entusiasmanti possibilità in quegli inizi simbolici, scrivendo: “Lì i miei occhi mortali videro cose grandi e meravigliose, che non avrei mai nemmeno immaginato di vedere in questo mondo”. Ezra Booth, però, non rimase impressionato da questi inizi miseri. Il 7 agosto, quattro giorni dopo la dedicazione del sito per il tempio, Polly Knight morì.

Joseph Smith, Oliver Cowdery, Sidney Rigdon e altri anziani affrontarono difficoltà durante il loro viaggio di ritorno verso l’Ohio, e alcuni, come Ezra Booth, all’inizio criticarono i loro dirigenti. Come membri della Chiesa oggi, si ha l’opportunità e la responsabilità di stabilire Sion ovunque si viva, e il Signore benedirà coloro che rimarranno fedeli nelle tribolazioni.

Mappa del Missouri con indicazioni dei siti della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni

La Città di Dio di Sant'Agostino: Filosofia e Storia

La Città di Dio (in latino De civitate Dei, o anche De civitate Dei contra Paganos) è un’opera latina in ventidue libri scritta da sant'Agostino d'Ippona tra il 413 e il 426. L’opera nasce in un contesto storico-politico delicato: il lento decadere dell’Impero romano d’Occidente dovuto alle continue invasioni barbariche. Il cristianesimo fu accusato dai pagani di aver prodotto un indebolimento delle solide basi morali dell’impero, che avrebbe esposto quest’ultimo alle penetrazioni dei barbari.

L’opera appare come il primo tentativo di costruire una visione organica della storia dal punto di vista cristiano. Per controbattere alle accuse della società pagana contro i cristiani, Agostino afferma che la vita umana è dominata dall’alternativa fondamentale tra il vivere secondo la carne e il vivere secondo lo spirito. A queste due possibilità corrispondono opposti stili di vita: la Civitas Terrena, ossia la città della carne e del diavolo, fondata da Caino; e la Civitas Dei, ossia la città dello spirito, la città celeste fondata da Abele.

Agostino scrive: «L'amore di sé portato fino al disprezzo di Dio genera la città terrena; l'amore di Dio portato fino al disprezzo di sé genera la città celeste. Quella aspira alla gloria degli uomini, questa mette al di sopra di tutto la gloria di Dio. Nessuna città prevale sull'altra. Nella storia, infatti, le due città sono mischiate e mai separate, come se ogni uomo vivesse contemporaneamente nell'una e nell'altra. Sta quindi a quest'ultimo la possibilità di decidere da che parte schierarsi.»

L'amore di sé, l'amore delle cose terrene (politica, benessere, economia, potere, tecnica, scienza), può portare fino al disprezzo di Dio. L'amore di Dio è invece umiltà, benevolenza, castità, povertà e può portare fino al disprezzo di sé.

La Storia come Palcoscenico delle Due Città

Con l’Impero romano la Civitas hominis è giunta al punto culminante della sua gloria: per costruire il loro impero i Romani hanno dovuto esercitare delle virtù civili, che richiedevano abnegazione ed eroismo, ma quelle virtù, scompagnate dall’amore di Dio, erano più fittizie che reali, splendida vitia. Nato da un fratricidio (Romolo uccide Remo), lo Stato romano non poteva non tramontare sotto il peso della sua violenza e del suo egoismo. La civiltà romana ebbe l’importantissima funzione storica di domare la malvagità e le passioni attraverso il rigore delle leggi, remedium peccati. Ma i mezzi utilizzati dallo Stato erano quelli dettati dalla forza, non dalla carità. Le leggi e la civiltà di Roma prepararono civilmente e materialmente l’avvento del Cristianesimo; infatti se gli Stati da un lato compiono un’opera positiva e sono relativamente buoni, d’altra parte sono insufficienti alle superiori finalità educative dell’uomo per cui devono subordinarsi a un’autorità divina in cui s’incarnano i valori eterni. Questa concezione dello Stato dominerà l’Alto Medioevo, finché la scoperta di Aristotele non avvierà il pensiero a riconoscere agli Stati e alle nazioni altro significato e altri compiti. La Città di Dio media tra la speculazione platonica metafisica ed il metodo esegetico della scrittura, in parte letterale ed in parte allegorico.

Il concetto di storia in Agostino è strutturato in sette epoche, o "sabbatismo", che si susseguono come giorni:
Ipse etiam numerus aetatum, veluti dierum, si secundum eos articulos temporis computetur, qui Scripturis videntur expressi, iste sabbatismus evidentius apparebit, quoniam septimus invenitur; ut prima aetas tamquam primus dies sit ab Adam usque ad diluvium, secunda inde usque ad Abraham, non aequalitate temporum, sed numero generationum; denas quippe habere reperiuntur. Hinc iam, sicut Matthaeus evangelista determinat, tres aetates usque ad Christi subsequuntur adventum, quae singulae denis et quaternis generationibus explicantur: ab Abraham usque ad David una, altera inde usque ad transmigrationem in Babyloniam, tertia inde usque ad Christi carnalem nativitatem. Fiunt itaque omnes quinque. Sexta nunc agitur nullo generationum numero metienda propter id quod dictum est: Non est vestrum scire tempora, quae Pater posuit in sua potestate. Post hanc tamquam in die septimo requiescet Deus, cum eumdem diem septimum, quod nos erimus, in se ipso Deo faciet requiescere. De istis porro aetatibus singulis nunc diligenter longum est disputare; haec tamen septima erit sabbatum nostrum, cuius finis non erit vespera, sed dominicus dies velut octavus aeternus, qui Christi resurrectione sacratus est, aeternam non solum spiritus, verum etiam corporis requiem praefigurans. Ibi vacabimus et videbimus, videbimus et amabimus, amabimus et laudabimus. Ecce quod erit in fine sine fine.

«Se anche il numero delle epoche, confrontato ai giorni, si calcola secondo i periodi di tempo che sembrano espressi dalla sacra Scrittura, questo sabatismo acquisterebbe maggiore evidenza dal fatto che è al settimo posto. La prima epoca, in relazione al primo giorno, sarebbe da Adamo fino al diluvio, la seconda dal diluvio fino ad Abramo, non per parità di tempo ma per numero di generazioni, perché si riscontra che ne hanno dieci ciascuna. Da quel tempo, come delimita il Vangelo di Matteo, si susseguono fino alla venuta di Cristo tre epoche, che si svolgono con quattordici generazioni ciascuna: la prima da Abramo fino a Davide, la seconda da lui fino alla deportazione in Babilonia, la terza fino alla nascita di Cristo (Matteo 1, 17). Sono dunque in tutto cinque epoche. La sesta è in atto, da non misurarsi con il numero delle generazioni per quel che è stato detto: Non spetta a voi conoscere i tempi che il Padre ha riservato al suo potere (Atti degli Apostoli 1, 7). Dopo questa epoca, quasi fosse al settimo giorno, Dio riposerà quando farà riposare in se stesso, come Dio, il settimo giorno, che saremo noi. Sarebbe lungo a questo punto discutere accuratamente di ciascuna di queste epoche; tuttavia la settima sarà il nostro sabato, la cui fine non sarà un tramonto, ma il giorno del Signore, quasi ottavo dell'eternità, che è stato reso sacro dalla risurrezione di Cristo perché è allegoria profetica dell'eterno riposo non solo dello spirito ma anche del corpo. Lì riposeremo e vedremo, vedremo e ameremo, ameremo e loderemo. Ecco quel che si avrà senza fine alla fine.»

Illustrazione delle due città di Agostino

La Società di Angeli e Uomini e la Natura del Male

Non si può considerare assurda e non conveniente una comune società di angeli e di uomini. Le opposte tendenze degli angeli buoni e cattivi non sono derivate da opposti fattori e princìpi, poiché Dio, autore e creatore buono di tutti gli esseri, ha creato gli uni e gli altri, ma dalle rispettive volontà e inclinazioni. Alcuni infatti si mantengono stabilmente nel bene universale, che per loro è lo stesso Dio, e nella sua eternità, verità e carità. Altri invece, smaniosi di un proprio potere, come se fossero un bene a se stessi, sono scesi dal sommo beatificante bene universale ai beni particolari e, sostituendo l’ostentazione dell’orgoglio alla più alta eternità, l’inganno della menzogna alla verità più evidente, il gusto della fazione all’unificante carità, divennero superbi, menzogneri, portatori di odio.

La causa vera della felicità degli angeli buoni è l’essere uniti all’essere perfettissimo. Quando invece si cerca la causa dell’infelicità degli angeli ribelli si presenta ragionevolmente quella che, essendosi essi distolti dall’essere perfettissimo, si sono volti a se stessi che non sono perfettissimi. Questo vizio si chiama superbia, poiché “Inizio di ogni peccato è la superbia”. Non vollero mantenere in ordine a lui il proprio valore ed essi che sarebbero più perfetti se fossero uniti all’essere perfettissimo, anteponendosi a lui, scelsero di essere meno perfetti. L’imperfezione è pertanto contraria a Dio come il male al bene.

L'opera di Agostino ha avuto un impatto duraturo: da Cassiodoro a Carlo Magno a Dante, da Tommaso Campanella a Manzoni, filosofi, politici, storici, teologi e letterati hanno letto La Città di Dio subendone il fascino e l’influsso. Agostino cominciò a scrivere La Città di Dio sotto l’impeto di violente emozioni: il sacco di Roma del 410 da parte dei Visigoti di Alarico, l’incontro in Africa con i profughi in fuga dall’Italia, le accuse della società pagana contro i cristiani. L’opera, “un’impresa grande e difficile” come egli stesso la chiama, fu scritta lentamente, nell’arco di quasi un ventennio, giungendo a compimento negli ultimi anni di vita del santo.

La Città celeste recluta i suoi cittadini in tutte le nazioni; raccoglie, nonostante la pluralità delle lingue, la società pellegrina, non curandosi delle differenze dei costumi, delle leggi, delle istituzioni con le quali si acquista o si riceve la pace terrena. Essa non turba e non sovverte nessuna di queste cose, ma le conserva e le rispetta in quanto tendono tutte a un medesimo fine, la pace terrena, purché lascino alla religione la libertà di insegnare il culto del solo e vero Dio.

Agostino, padre della Chiesa di lingua latina, nacque da padre pagano, Patricius, e da madre cristiana, Monica. Dopo le dissipazioni giovanili, appagò la sua ansia di certezze con la filosofia e poi, nel 374, con l’adesione al manicheismo. Maestro di retorica a Cartagine, si trasferì a Roma, poi a Milano, dove, per interessamento del praefectus urbi Simmaco, ebbe una cattedra di retorica. A Milano subì l’influsso di Ambrogio e, anche tramite suo, si rivolse al neoplatonismo (Plotino e Porfirio).

4. San't Agostino: il suo pensiero filosofico tra ragione e fede

Sion nella Teologia dei Testimoni di Geova: L'Organizzazione Celeste

Nella teologia dei Testimoni di Geova, Geova ha il proposito di edificare un’organizzazione celeste che dev’essere un santuario, chiamata Sion. Essa è la sua propria dimora ed egli vi abiterà per sempre. Tutte le “pietre” che la compongono sono scelte, preparate, provate da lui; ed egli ha la responsabilità di collocarle al loro posto. La più importante di queste pietre è la pietra angolare di fondamento. L’intera struttura dev’essere edificata secondo la principale pietra angolare, essendo essa di fondamentale importanza nell’allineamento dell’intero edificio. Ogni pietra dell’edificio, quindi, dev’essere pienamente conforme alla pietra principale. Queste “pietre” sono fedeli schiavi di Dio approvati dopo che la principale “pietra” Cristo Gesù fu modellata secondo le esigenze del capo Costruttore. Quasi 2.000 anni sono trascorsi da quando fu preparata la prima “pietra”, ma è giunto il tempo di edificare questo santuario di Dio, come afferma 1 Pietro 2:6: “Poiché è contenuto nella Scrittura: ‘Ecco io pongo in Sion una pietra, scelta, una pietra angolare di fondamento, preziosa e chi ripone la sua fede in essa non verrà affatto deluso’”.

Profezie di Isaia e il loro Adempimento

Le parole adoperate dall’apostolo Pietro furono citate dalla profezia di Isaia 28:16. La profezia di Isaia 28 fu pronunziata contro gli “ubriachi d’Efraim”, un messaggio di denunzia. Geova era adirato contro questi millantatori, gonfi e arroganti Efraimiti e perciò diede un avvertimento, annunciando che avrebbe abbattuto al suolo Samaria in modo che la sua orgogliosa corona fosse calpestata. La condanna colpiva anche il sacerdote e il profeta, descritti come ubriaconi e vacillanti nel loro servizio. Questi avvinazzati avevano un falso senso di sicurezza, poiché nell’alleanza con gli Egiziani era presente menzogna e inganno.

Geova aveva vincolato le sue promesse alle “grazie stabili promesse a Davide” e perciò al promesso occupante il trono di Davide. Le profezie dovevano avere un duplice adempimento, uno in miniatura e l’altro maggiore e completo.

Gesù Cristo come Pietra Angolare

Nel primo secolo, i dirigenti religiosi che rappresentavano la parte prefigurata dagli “ubriachi d’Efraim” furono condannati da Giovanni Battista e da Gesù stesso, che li definì “sepolcri imbiancati”. Cristo Gesù predicò il Regno e insegnò ch’egli era il Regno, offrendo a molti in Israele l’opportunità di avere una parte in esso. Tuttavia, egli si presentò a Israele come loro re, ma essi rifiutarono di accettarlo, rigettandolo. Il giudizio fu allora pronunziato contro Israele.

Gesù fece un’illustrazione, riferendosi alla piantagione di una vigna, che fu affidata a coltivatori che percossero gli schiavi del proprietario e uccisero infine il figlio ed erede. Gesù disse: “Il regno di Dio vi sarà tolto e sarà dato a una nazione che ne produca i frutti”. Egli svelò ch’essi rigettavano il loro promesso re, la pietra di Sion, inciampando in Gesù come il promesso Messia. “Essi inciamparono contro la ‘pietra d’inciampo’; come è scritto: ‘Ecco! io pongo in Sion una pietra d’inciampo e un masso di roccia d’offesa, ma chi ripone la sua fede in essa non sarà deluso’”.

La pietra angolare di Sion è una pietra provata. Cristo Gesù, l’eletta “pietra” di Sion, doveva essere il fondamento della sua città, e piacque al Padre che il Figlio diletto fosse prima provato fino al massimo. Per tre anni e mezzo egli fu soggetto a prove, cimenti, tentazioni e persecuzioni, e in tutto il suo ministero egli fu fedele e verace, non operando mai una volta contro la volontà del Padre suo, ma amandolo completamente. Geova poté aver fiducia in lui e affidargli ogni responsabilità, privilegio e onore, perché questa “pietra” era fedele, provata in ogni modo, pertanto un “sicuro fondamento”. Egli apparteneva interamente a Geova Dio, l’Edificatore di Sion.

Cristo Gesù era qualificato per essere la “pietra angolare” di Sion, perché non solo era stato messo alla prova e al cimento ma era anche l’erede delle promesse relativamente al Regno. Egli era il “Leone della tribù di Giuda”, un diretto discendente naturale del re Davide la cui progenie doveva regnare sul trono per sempre. L’adempimento in miniatura della ‘posa della pietra in Sion’ ebbe luogo quando Cristo Gesù come pietra provata si offrì come re, ma fu rigettato e messo a morte dai dirigenti religiosi. Perciò, a quel tempo, Geova ritirò il suo favore da Israele, segnando la fine della Sion tipica.

Rappresentazione di Gesù come pietra angolare

Sion Celeste: La Dimora di Dio

Vi fu una terrestre, tipica città di Sion e vi è una Sion celeste, e Geova stabilì entrambe. Una città presuppone una comunità bene organizzata per il commercio, la residenza e l’adorazione, con un’area nettamente definita, leggi e regolamenti locali, e autorità che curino il benessere dei cittadini. Una tale città era Sion con il suo palazzo e tempio, la città capitale della nazione.

Tutte le promesse fatte alla letterale, tipica Sion valgono oggi per quella celeste, “siccome la Legge ha un’ombra delle buone cose avvenire”. Sion fu chiamata la “città di Dio”, la dimora di Dio, come si legge in Salmi 87:2, 3 e 132:13, 14: “Poiché l’Eterno ha scelto Sion, l’ha desiderata per sua dimora, Questo è il mio luogo di riposo in eterno; qui abiterò, perché l’ho desiderata”. La tipica Sion prefigurò la più grande Sion celeste. “Ma voi vi siete avvicinati a un monte Sion e a una città dell’Iddio vivente, Gerusalemme celeste, e a miriadi di angeli, in generale assemblea, e alla congregazione dei primogeniti che sono stati registrati nei cieli, e a Dio il Giudice di tutti, e alla vita spirituale dei giusti che sono stati resi perfetti, e a Gesù il mediatore di un nuovo patto, e al sangue d’aspersione che parla meglio del sangue di Abele” (Ebr. 12:22-24). Questi passi non si possono applicare alla Sion terrestre, ma a quella invisibile, le cui pietre sono quelle “pietre viventi” delle quali si parla nella Prima Epistola di Pietro.

È piaciuto a Geova avere un tale edificio, una reale casa spirituale, un tempio spirituale, edificato con schiavi fedeli, ognuno eletto da Dio e provato, come lo fu l’angolare pietra di fondamento. L’apostolo Paolo è usato per rivelare questo grande segreto ai suoi fratelli in Cristo: “Benedetto sia l’Iddio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo. poiché egli ci ha benedetti di ogni benedizione spirituale nei luoghi celesti in unione con Cristo, come ci ha scelti in unione con lui prima della fondazione del mondo, affinché fossimo santi e senza difetti dinanzi a lui con amore.”

tags: #missione #evangelica #sion #l #citta #di