Pino Lo Giudice è stato un missionario laico che ha dedicato la sua esistenza alla consolazione dei poveri, dei disagiati e dei sofferenti, sia fisici che spirituali. Fondatore del "Gruppo di Preghiera Maria Immacolata" di Casteldaccia, ha incarnato una missione evangelica e francescana, divenendo un punto di riferimento per la solidarietà e l'amore verso il prossimo.
La Nascita del "Gruppo di Preghiera Maria Immacolata" e la "Cittadella"
Il missionario laico Pino Lo Giudice ha avuto l’intuizione di fondare il "Gruppo di Preghiera Maria Immacolata" a Casteldaccia, un'associazione che ha sviluppato ramificazioni in diverse parti d’Italia e negli Stati Uniti. La sua attività di volontariato è stata interamente sostenuta da libere donazioni di benefattori e da numerosi volontari, operando senza alcun contributo pubblico sin dalla sua costituzione nel 1993.
In un percorso ultradecennale, Pino Lo Giudice, nato schiavo e costretto a cibarsi di rifiuti per strada, ha saputo trasformare la sua estrema sofferenza in un’incredibile gioia, dispensandola a chiunque cercasse consolazione. Questo esempio ha trascinato volontari e benefattori in una spontanea gara di solidarietà.
Lo Giudice è riuscito a costruire dal nulla la "Cittadella dell’Immacolata" a Casteldaccia. Questa struttura accoglie e assiste anziani, famiglie disagiate e persone sofferenti, offrendo loro non solo supporto materiale ma anche spirituale attraverso la preghiera e opere di misericordia. La Cittadella ospita anche una biblioteca con oltre 500 volumi a contenuto religioso.

La "Mensa della Solidarietà" e le Opere di Carità
Fiore all’occhiello delle attività del "Gruppo di Preghiera Maria Immacolata" è la "Mensa della Solidarietà", avviata il 7 ottobre 2008 e poi ribattezzata "Mensa giornaliera della Provvidenza". Inizialmente pensata per trenta bisognosi, la mensa ha visto incrementare la sua capacità da 30 a 50 indigenti provenienti dai paesi limitrofi, prelevati dai volontari dell’associazione con pulmini messi a disposizione. L’obiettivo era di raggiungere e servire fino a 100 persone indigenti.
Il pranzo, servito dalle volontarie dell’associazione, era curato nei dettagli: dal martedì al venerdì, ogni giorno veniva offerto un menù completo, dal primo al dolce, preceduto dal Santo Rosario. Pino Lo Giudice insisteva affinché ogni ospite si sentisse "come al ristorante", godendo di un servizio eccellente.
Oltre alla mensa, l'associazione ha organizzato molte altre opere di carità, tra cui:
- La distribuzione di pacchi alimentari a famiglie bisognose e detenuti.
- La grande Festa multietnica dell’Epifania per centinaia di bambini poveri dei quartieri disagiati di Palermo, con la distribuzione di giocattoli nuovi.
- Il Pranzo di San Giuseppe per gli anziani bisognosi.
Siamo Noi - Milano, mensa Opera San Francesco
La Filosofia della Carità di Pino Lo Giudice
Pino Lo Giudice ha sempre sostenuto una profonda e radicale visione della carità, modellata dalla sua stessa esperienza di vita. Nato schiavo e costretto a cibarsi di rifiuti per strada, si è sempre preoccupato di restituire il sorriso ad anziani e orfani abbandonati, servendoli ad una mensa che desiderava fosse lussuosa.
Le sue parole chiave erano:
“Perché la carità non è sbarazzarsi delle cose che non servono e che io ho dovuto rubare dalle ciotole dei cani, ma condividere con i fratelli le migliori cose che hai da offrire.”
E ancora:
“Il senso della carità non è il ‘dare’, ma il ‘darsi’, con una mano a Dio e una ai fratelli bisognosi.”
Pino Lo Giudice credeva fermamente che la Sacra Scrittura non dovesse essere solo letta, ma applicata nella vita quotidiana, porgendo una mano a Dio e l’altra ai fratelli bisognosi.
Il Riconoscimento e l'Eredità Spirituale
La dedizione di Pino Lo Giudice è stata riconosciuta pubblicamente dall’Associazione Finanzieri d’Italia (Anfi). In una cerimonia alla presenza di 200 volontari e decine di soci Anfi, il generale Umberto Rocco, presidente della sezione Anfi di Palermo, e il luogotenente Nicola Serino, presidente della sezione Anfi di Bagheria, hanno inaugurato la biblioteca della Cittadella e hanno consegnato a Pino Lo Giudice un prestigioso riconoscimento riservato solitamente ai militari: l’iscrizione all’Anfi con tanto di tessera, spilla, cappello e una pergamena, in segno di gratitudine per il bene dispensato. Al suo fianco, la moglie Concetta Velardi, inseparabile compagna che ha condiviso una vita di rinunce e sacrifici.
Con grande modestia, il missionario commosso ha "girato" il riconoscimento alle "decine di migliaia di persone che in questi 42 anni, cercando Dio, lo hanno trovato nel ‘Gruppo di preghiera Maria Immacolata’ attraverso la conversione del cuore e l’accettazione mariana del Suo volere". Al termine della Santa Messa, celebrata dal gesuita p. Vincenzo Lo Conte, il generale Umberto Rocco ha preannunciato un ulteriore riconoscimento da parte del presidente nazionale dell’Anfi, generale Umberto Fava.

Gli Ultimi Anni e l'Impatto Duraturo
Negli ultimi anni della sua vita, Pino Lo Giudice ripeteva ai suoi: “Torno presto a casa mia”. Ha pregato fino all’ultimo istante per le sofferenze dei fratelli, sostenuto giorno e notte dall’inseparabile moglie Concetta. Pino Lo Giudice è tornato alla Casa del Padre umilmente e senza clamore, circondato dall’amore della sua famiglia, dei numerosi volontari che aveva guidato e dei Padri Gesuiti della Rettoria di Casa Professa di Palermo.
I suoi costanti inviti all’umiltà, alla misericordia, alla pace, alla conversione del cuore e all’amore per il prossimo hanno scosso innumerevoli coscienze. Nella "Cittadella dell’Immacolata", in oltre 40 anni, numerose famiglie si sono formate o ricomposte, nuove generazioni si sono sviluppate nell’amore di Dio, e sono nate anche diverse vocazioni, testimoniando l'eredità spirituale e sociale del suo instancabile impegno.
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