Missionario Flavio Paoli: la Scomparsa e il Ritrovamento in Val di Non

La comunità della Val di Non e il mondo missionario sono stati scossi dalla scomparsa e dal successivo ritrovamento di padre Flavio Paoli, missionario pavoniano di 68 anni, molto conosciuto e stimato. Le sue tracce si erano perse l'11 agosto, dando il via a una vasta mobilitazione di soccorsi e a un'angosciante attesa per i familiari e quanti lo conoscevano.

Mappa della Val di Non con indicazione dell'area di ricerca e di Nanno

Le Prime Ore della Scomparsa e l'Allarme

Le ultime notizie di don Flavio Paoli risalgono allo scorso 11 agosto. Il missionario, originario di Nanno in Val di Non, era uscito di casa dopo pranzo per fare una passeggiata nei boschi circostanti il paese. Non essendo rientrato per un appuntamento fissato con i parrocchiani per le 18:00, i parenti, non vedendolo tornare, avevano provato a contattarlo alle 20:30.

Durante la telefonata, padre Flavio aveva il cellulare quasi scarico e non era riuscito a dire dove si trovasse esattamente, pronunciando solo: "Mi sono perso nel bosco". Da quel momento il telefonino è risultato irraggiungibile e si è spento definitivamente. Quella era stata l’ultima sua traccia, poi il telefono si è scaricato spegnendosi definitivamente.

L'allarme dei parenti ha subito messo in moto l'imponente macchina delle ricerche della protezione civile trentina.

Le Imponenti Operazioni di Ricerca

Sono subito partite così le ricerche dell'uomo, coordinate dal Soccorso alpino e speleologico, che hanno visto impegnati oltre 1.200 operatori tra forze dell’ordine, volontari e unità cinofile tra i paesi di Dermulo, Taio, Nanno e Tassullo fino alla forra del fiume Noce. Proprio in questa zona, infatti, sarebbe stato localizzato per l'ultima volta il cellulare del sacerdote, il cui raggio d'azione era di circa due chilometri. Finora sono stati perlustrati 1.200 ettari di territorio e 1.300 le persone coinvolte da quando è scattata la macchina dei soccorsi: 100 la prima sera, 250 uomini al giorno nella prima fase di ricerche.

Le vaste e continue operazioni di ricerca si sono concentrate inizialmente nell'area boschiva dove Paoli aveva detto di trovarsi, ribattendo zone già battute anche più volte, vista la fitta boscaglia. Le forze impiegate includevano soccorso alpino, cinofili, droni, vigili del fuoco, Croce Rossa, Croce Bianca, polizia, carabinieri e finanza. L’ultima volta che è stato inquadrato dalle telecamere e visto da un residente l’11 agosto era nell’area tra Nanno e Portolo.

Dopo aver battuto le zone boschive e il torrente Noce, le ricerche sono continuate con azioni più puntuali, anche "a ranghi ridotti". I volontari perlustravano strade e bordi con turni serali, mentre il soccorso alpino valutava le tracce Strava del telefono del disperso per capire i percorsi fatti e poi ripercorrerli.

Foto aerea delle operazioni di ricerca con droni e squadre a terra

Il Profilo di Padre Flavio Paoli: Una Vita Dedicata all'Africa

Padre Flavio Paoli, 68enne, era un missionario pavoniano, figura molto conosciuta e apprezzata in Trentino. Quarto di otto fratelli, Paoli è cresciuto in una famiglia molto devota, seguendo le orme di due zii preti e di una zia suora. Venne ordinato sacerdote nel 1983 nella chiesa di Susà di Pergine.

Fin da giovane ha scelto la via della missione, trascorrendo oltre trent'anni della sua vita in Africa. Ha passato 17 anni in Eritrea, dove ha contribuito alla nascita di un centro per bambini orfani ad Asmara, che venivano poi reinseriti in un percorso scolastico. Nel 2008, a causa della sua caparbietà e del suo impegno, il dittatore eritreo Isaias Afewerki ordinò la sua espulsione e quella di altri sacerdoti, un modo per appropriarsi delle scuole, cliniche e altre strutture realizzate e gestite dalla Chiesa. Il missionario venne espulso dall'Eritrea per motivi politici.

Successivamente, ha trascorso altri 13 anni in Burkina Faso, impegnato in progetti educativi e sociali, dove è stata costruita una scuola cattolica per bambini sordi, che accoglie giovani di qualsiasi etnia e religione. Più di recente si era trasferito in Nigeria, per avviare una nuova missione e capire come aiutare i tanti migranti che ogni anno provano a raggiungere l’Europa.

Paoli in quei giorni si trovava in Trentino per un periodo di riposo con la famiglia, prima della partenza per la Nigeria, nuova tappa del suo servizio missionario. In Trentino, è considerato un punto di riferimento per il suo impegno umanitario e la sua testimonianza cristiana. La sua figura, legata ai Pavoniani, è vista da molti come un simbolo di fede e umanità.

Il motto che ha sempre guidato il suo agire è stato quello di «ascoltare e comprendere gli altri». La solidarietà è sempre venuta al primo posto: «L’indifferenza - spiegò in un’intervista al Corriere del Trentino - è il male peggiore, peggio anche dell’odio». Il 68enne faceva parte di quella folta schiera di religiosi «di strada» che sostiene che la Chiesa debba recuperare il contatto con le persone. Riguardo alla sua regione aveva ricordato: «Amo il Trentino e rappresenta le mie radici. Ci vive la mia famiglia e ho un bel rapporto con le persone del mio paese e del mondo missionario locale. Ma, dico la verità, avrei molte difficoltà a lavorare in Trentino. Quella occidentale, in generale, è una mentalità ormai troppo diversa rispetto a quella che vivo».

Foto ritratto di Padre Flavio Paoli in contesto missionario

La Solidarietà della Comunità e la Preghiera

Mentre le ricerche proseguivano, la comunità locale e le terre di missione in cui aveva operato, insieme ai religiosi pavoniani a cui egli appartiene e all'intera diocesi di Trento, hanno continuato a pregare per lui. In segno di vicinanza alla famiglia e alla comunità, martedì 26 agosto alle 20:00 nella chiesa parrocchiale di Nanno è stata celebrata una messa.

Alla liturgia eucaristica hanno partecipato l'arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, e don Francesco Viganò, nipote di padre Flavio e attualmente parroco a Rovereto. L'iniziativa ha voluto essere un momento di preghiera e solidarietà, in quelle ore di angoscia e incertezza sulla sorte del missionario, attivo da molti anni in Africa, prima in Eritrea e Burkina Faso, e più recentemente in Nigeria.

Nella festa dell’Assunzione di Maria, lo scorso 15 agosto, dopo una notte e tre intense giornate di ricerca di padre Flavio, il parroco don Renzo, nell’omelia della messa, aveva accostato la triste vicenda alla suggestiva e potente immagine del profeta Elia, rapito in cielo su un carro di fuoco e in un turbine di vento. Rileggendo la narrazione biblica, aveva colpito il particolare del mantello di Elia raccolto dal discepolo Eliseo, a testimoniare il passaggio di eredità dello spirito profetico, e l'analogia dei tre giorni di vana ricerca sul monte e nella valle da parte di “cinquanta uomini coraggiosi e forti”.

Missione Africa

La Svolta e il Tragico Ritrovamento

Dopo circa cinquanta giorni dalla scomparsa, e dopo che le ricerche ufficiali erano state sospese da qualche settimana, una svolta ha riportato la speranza e poi la tragica conferma. Familiari e amici non avevano mai smesso di cercarlo. Nel fine settimana, dopo aver ripercorso per l’ennesima volta i sentieri attorno a Nanno (comune di Ville d’Anaunia), hanno rinvenuto due indizi fondamentali in una zona impervia: la borraccia e il berretto del missionario.

Comprendendo di essere vicini al luogo dove poteva aver perso la vita, hanno immediatamente dato le indicazioni ai Vigili del Fuoco, che hanno concentrato gli sforzi proprio in quella zona. Il reparto speciale del Corpo Permanente dei Vigili del Fuoco di Trento ha ripreso così le ricerche in modo mirato.

Il corpo senza vita di padre Flavio Paoli è stato ritrovato questo pomeriggio in un dirupo in località Val dela Paja, sopra Nanno, completamente coperto dalla vegetazione, un luogo invisibile e inaccessibile. Per i familiari, che avevano scritto un’accorata lettera alla comunità e ai soccorritori, terminava così un angosciante periodo di attesa sulle sorti del religioso pavoniano.

Al ritrovamento della salma è seguito il commento del sindaco del Comune di Villa d’Anaunia, Fausto Pallaver. L'arcivescovo Tisi, già nella Messa celebrata a fine agosto a Nanno, aveva ricordato: «Ha conosciuto la fatica e l’ostilità dell’evangelizzazione, ma quando parlava gli brillavano gli occhi». Ha poi aggiunto: «È stato un uomo trasparente e libero, capace di rischiare la vita per il Vangelo».

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