Un'Analisi dell'Ira di Gesù nei Vangeli

I Vangeli, pur presentando un Gesù amorevole e compassionevole, mostrano anche episodi in cui egli manifesta forti emozioni, inclusa quella che può essere interpretata come ira o irritazione. Comprendere questi momenti è fondamentale per avere un quadro completo della sua personalità e della sua missione.

La Rabbia: Un'Emozione Umana Complessa

La rabbia è un'emozione primaria, affine alla paura, al disgusto e alla gioia, strettamente legata alle dimensioni primordiali della nostra biologia umana. L'ira è come un fuoco che esce dal profondo e scatena una forza che spaventa, proprio per i risvolti violenti e le reazioni incontrollabili che può generare. Queste reazioni accomunano tutti gli uomini, di tutti i tempi e a tutte le latitudini. Tuttavia, la rabbia, come le altre emozioni, in sé non è né buona né cattiva: ci attraversa, punto e basta. A noi spetta il compito ingrato di incanalare questa energia straordinaria, senza arrecare eccessivo danno a noi e agli altri. Le fonti della nostra ira possono aggirarsi intorno ad alcuni poli ricorrenti: un'occasione mancata, un bene sottratto, un'ingiustizia subita.

L'Ira di Gesù: La Purificazione del Tempio

I vangeli non lo dicono esplicitamente, ma è indubbio che una volta anche Gesù si sia arrabbiato, e non poco. L’episodio della purificazione del Tempio, uno dei più noti della sua missione pubblica, ce lo racconta nei particolari: colpi di frusta, bancarelle per aria, cacciata in malo modo di cambiamonete e mercanti. Ci troviamo nel Tempio, luogo centrale per Israele dell'incontro con Dio, e in quel frangente lo immaginiamo affollato da moltitudini chiassose di pellegrini provenienti da ogni dove, nell’ambiguo contesto di ogni grande apparato sacro che mescola la preghiera con tanto altro.

Con l’ira di Gesù si consuma una volta per tutte il fragoroso gran finale di questa religione. Il centro fondante del culto di Jahvè era stato depravato nella sua stessa funzione: aveva messo in commercio Dio stesso. È il rischio di ogni religione del sacrificio: diventare culto esteriore, vernice che salva l’apparenza, logica del “dare - avere”, fare le cose sacre. Ma a Dio non serve che gli venga offerto proprio nulla! Non ha bisogno di offerte che lo plachino, di privazioni che lo rabboniscano, di rinunce che lo comprino - atteggiamenti che persistono ancora in una certa mentalità religiosa e che, purtroppo, è alimentato da taluni ambienti di Chiesa, nel passato ed anche oggi. Di per sé non c’è bisogno nemmeno di un luogo fisico per adorarlo: è il nostro cuore il vero tempio ed è esso che deve cambiare, in modo magari nascosto, per avvicinarsi al cuore di Dio. La “santa” rabbia di Gesù è allora spinta di un Cuore che ama per difendere la scoperta di questo grande dono! Il vero peccato è perdere questa occasione.

Gesù ci libera per essere liberi, per riconoscerlo nei fratelli, per essere contenti del bene che possiamo compiere; non ci condanna a servire un Despota da schiavi spaventati, a sentirci sempre in difetto, a non piacergli mai abbastanza, a non scoprire mai il bello di credere! Si “arrabbia” per difenderci dal nostro stesso “Io”, padrone dei più grandi mercati di questo mondo. Già questa è buona notizia, è il vangelo!

Gesù purifica il Tempio, rovesciando i tavoli dei cambiamonete e allontanando i mercanti

Le "Parole Forti" di Gesù e la Reazione alla Violenza

Le parole “forti” di Gesù sono da comprendere come dette da uno che subisce violenza. Tutta la questione delle “parole violente” di Gesù va collocata nel quadro dell’esperienza di Gesù: di fatto egli subisce violenza nella sua vita e, soprattutto, nella sua morte. Allo stesso tempo le parole “forti” di Gesù sono anche da comprendere come dette da uno che reagisce alla violenza e che, nella sua prassi e nel suo insegnamento, si è opposto all’uso della violenza.

La modalità di Gesù è dialogica (ad esempio l’uso delle parabole). Il dialogico comporta il tentativo di rendere efficace il proprio punto di vista, pur senza giungere alla costrizione. Egli usa un linguaggio che vuole ottenere un effetto nell’intelligenza e nel cuore dell’interlocutore. Dunque Gesù è immune sia alla violenza della bocca che alla violenza delle mani, ma con le sue parole “forti” vuole ricordare sempre ad ogni persona che Dio è serio e che la vita dell’uomo è altrettanto seria.

Dolore e Tristezza: Emozioni Distinte dall'Ira

Oltre all'ira, Gesù ha manifestato anche profonde emozioni di dolore e tristezza, specialmente in relazione al peccato e alla debolezza umana dei suoi discepoli. L’amore è costoso, e quando cerchiamo di amare senza grandi sacrifici, non stiamo amando. L’amore di Gesù Cristo ne è un esempio lampante, poiché amava persone che non avevano nulla da offrirGli se non pesi. La Bibbia ci insegna ad amare come siamo stati amati.

Non è difficile immaginare il dolore di Gesù quando dice ai discepoli che tutti loro inciamperanno a causa Sua. Pensa all'orgoglio di Pietro nel negare le parole di Gesù dicendo che lui non avrebbe mai rinnegato Gesù, e Gesù, con tristezza, gli dice piuttosto che lo rinnegherà tre volte. Invece di essere rattristato da questa notizia, Pietro insiste che è pronto a morire con Gesù, implicando che lo ama più di tutti gli altri.

Nel giardino di Getsemani, Gesù sente che il peso del peccato di tutte le persone mai salvate stava per cadere addosso a Lui, avrebbe subito l’ira di Dio. Giuda è già andato via per tradirlo. Gesù prende gli undici discepoli ma ne lascia otto e va con Giacomo, Giovanni e Pietro, i tre più intimi, nel giardino a pregare. Li vuole vicini, a pregare per Lui perché la Sua angoscia era TANTA. E cosa fanno? Si addormentano. "Quindi, tornato indietro, trovò i discepoli che dormivano e disse a Pietro: "Simone, dormi? Non hai avuto la forza di vegliare una sola ora? Vegliate e pregate per non entrare in tentazione, certo lo spirito è pronto, ma la carne è debole" (Marco 14:37-38). E loro dormono ancora. Però Lui torna, ma ormai non serviva più pregare. Gesù pregò: "Abba, Padre, ogni cosa ti è possibile; allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che tu vuoi" (Marco 14:36).

L'arresto di Gesù fu un momento di grande sofferenza. Giuda Lo tradisce con un bacio, un gesto di falsità. Le autorità di Israele, che odiavano Gesù, lo arrestano. Pietro, insieme a Giovanni, non aveva abbandonato Gesù fino a quel momento, seguendolo nella propria forza. Il sommo sacerdote e il sinedrio cercavano testimonianze contro Gesù per farlo morire (Marco 14:55), non per rendere giustizia, ma per condannarlo. Non riuscendo a trovare testimoni veritieri, alcuni testimoniarono il falso.

Quanto terribile era questa sofferenza. Ma non era la cosa peggiore che affliggeva il suo cuore. È importante capire che Gesù poteva sentire Pietro. In Luca leggiamo che Gesù lo guardava. Quindi, probabilmente Gesù era dentro la stanza con il sinedrio, e Pietro era appena fuori, vicino ad una finestra aperta. Che terribile sofferenza per Gesù vedere questo prezioso apostolo rinnegarlo ripetutamente (Marco 14:66-70). La tristezza non era tanto il fatto di essere rinnegato, la tristezza era vedere Pietro camminare nel peccato. Il dolore più grande per Gesù non era quello che subiva su se stesso, era vedere i suoi nel peccato. E qua, vedeva Pietro profondamente nel peccato.

Dio controllava ogni cosa, incluso il gallo che cantò. Gesù aveva avvertito Pietro che il gallo avrebbe cantato due volte. Il fatto che Dio fece sì che quel gallo cantasse era un atto di grazia nei confronti di Pietro. Appena Pietro finì di dire quelle parole, il gallo cantò ancora. Lo Spirito di Dio stava guidando quel gallo. La prima volta che il gallo cantò Pietro non gli diede retta, ma questa volta non poté ignorarlo (Marco 14:72). Pietro si ricordò della parola che Gesù gli aveva detta e il suo cuore era spezzato per il suo peccato.

Qualsiasi cosa si possa soffrire nella vita, Gesù ha sofferto infinitamente di più. È stato tradito da Giuda, maltrattato e disprezzato, schernito, sputato addosso, rinnegato da Pietro, e condannato ingiustamente. Nulla può succedere a noi che è minimamente paragonabile alle sofferenze di Cristo. Il dolore di Gesù era per amore, per salvarci. L’apostolo Pietro ha peccato gravemente ma è stato perdonato. Gesù ha sofferto ed ha fatto tutto questo per amore per poterci salvare.

San Pietro - Sulla tua Parola | 07 Al Cenacolo - La Passione - Il rinnegamento - Al canto del gallo

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