Paolo e Barnaba furono i primi apostoli a lanciarsi in un viaggio missionario in terre pagane. La loro storia, raccontata negli Atti degli Apostoli, ci mostra come Dio abbia voluto raggiungere tutti gli uomini attraverso una compagnia umana, anch’essa piena di limiti ed errori, ma sostenuta dallo Spirito. Guardare alla loro avventura ci aiuta a vedere la bellezza di questa misteriosa via che Dio ha scelto per farsi conoscere ad ogni popolo e ad ogni persona.
In questo spirito, i seminaristi insieme alle Missionarie di San Carlo, confrontandosi con il titolo del Meeting di Rimini («L’esistenza umana è un’amicizia inesauribile»), hanno deciso di proporre al loro stand la storia di amicizia e missione che vede come protagonisti proprio Paolo e Barnaba.
L'Inizio di un'Amicizia Apostolica
Quest’amicizia comincia quando Paolo, da poco convertito e ancora guardato con sospetto dalla prima comunità, incontra Barnaba. Anche Barnaba è un convertito al cristianesimo. Originario di Cipro, si era distinto per la radicalità con cui aveva venduto i propri campi per abbracciare la vera fede e seguire gli apostoli. È proprio Barnaba che presenta Paolo alla comunità e offre garanzie su di lui, poiché molti erano sospettosi nei confronti di Saulo, che aveva perseguitato i cristiani. Da questo gesto gratuito di accoglienza nasce l’amicizia che li porterà prima a guidare insieme la comunità cristiana di Antiochia e poi, in seguito a una specifica chiamata dello Spirito, li farà partire per il primo viaggio missionario della storia della Chiesa.
Giuseppe, chiamato dagli apostoli Barnaba - che significa "figlio della consolazione" o "figlio dell’esortazione" - era un levita nato a Cipro che possedeva un campo, lo vendette e mise il denaro a disposizione degli apostoli, secondo gli Atti. Considerato "uomo virtuoso", riempito di Spirito Santo e di fede, Barnaba fu inviato ad Antiochia di Siria, da dove erano giunte notizie di numerose conversioni. Fu Barnaba a garantire per Paolo, marchiato dalla fama di spietato persecutore, difendendo il suo titolo di apostolo presso gli altri discepoli, nonostante le loro iniziali riserve.
La Dimensione Sacramentale della Comunione
Luigi Giussani descrive l’amicizia cristiana dicendo che «il metodo che il Mistero ha usato per darsi, per svelarsi alla sua creatura, è il metodo sacramentale: segno che contiene il Mistero di cui è segno. La comunità della Chiesa è l’aspetto di questo segno, è l’aspetto visibile di quella faccia; è la veste di quella Presenza». La comunione tra Barnaba e Paolo mostra questa dimensione sacramentale. Per mezzo di Barnaba, Paolo viene chiamato a entrare nella vita della comunità di Gerusalemme; per mezzo di Paolo, Barnaba viene condotto sulle vie della missione, prima a Cipro e poi nell’Asia Minore.
La loro missione ci parla di come Dio scommetta sull’uomo e lo chiami a collaborare alla sua opera nel mondo, rendendolo strumento attraverso cui si manifesta a tutti gli altri uomini che Lo attendono. Paolo e Barnaba, rientrati dal loro viaggio, si recano a Gerusalemme e riferiscono agli apostoli quali grandi segni e prodigi Dio aveva compiuto per mezzo loro (At 15,12), consapevoli di essere protagonisti e fecondi solo perché chiamati a fare l’opera di un Altro.
Il Primo Viaggio Missionario
Dopo la predicazione ad Antiochia, lo Spirito Santo disse: «Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati» (Atti XIII, 2). I due apostoli, inviati dunque dallo Spirito Santo, scesero a Selèucia e di qui salparono per Cipro. Giunti a Salamina, cominciarono ad annunciare la parola di Dio nelle sinagoghe dei Giudei, avendo con sé anche Giovanni, detto Marco (l'evangelista), come aiutante. La tappa successiva è la Panfilia, ma Giovanni decide di tornare a Gerusalemme. Barnaba e Paolo proseguono.

L'Incontro con Elimas a Pafo
Attraversata tutta l’isola fino a Pafo, vi trovarono un tale, mago e falso profeta giudeo, di nome Bar-Iesus, al seguito del proconsole Sergio Paolo, uomo saggio, che aveva fatto chiamare a sé Barnaba e Saulo e desiderava ascoltare la parola di Dio. Ma Elimas, il mago - ciò infatti significa il suo nome -, faceva loro opposizione, cercando di distogliere il proconsole dalla fede.
Allora Saulo, detto anche Paolo, colmato di Spirito Santo, fissò gli occhi su di lui e disse: «Uomo pieno di ogni frode e di ogni malizia, figlio del diavolo, nemico di ogni giustizia, quando cesserai di sconvolgere le vie diritte del Signore? Ed ecco, dunque, la mano del Signore è sopra di te: sarai cieco e per un certo tempo non vedrai il sole» (At 13, 9-11). Immediatamente calò su Elimas oscurità e nebbia, e brancolando cercava chi lo conducesse per mano. Vedendo l’accaduto, il proconsole credette, colpito dalla dottrina del Signore.
È interessante notare come la cecità di Elimas sia la stessa di Paolo: non è una maledizione, ma una benedizione. Paolo riserva a lui la stessa terapia che gli ha fatto Dio, trasmettendogli la sua esperienza.
Il Primo Discorso di Paolo a Antiochia di Pisidia
Salpati da Pafo, Paolo e i suoi compagni giunsero a Perge, in Panfìlia. Si alzò Paolo e, fatto cenno con la mano, disse: «Uomini d’Israele e voi timorati di Dio, ascoltate. Il Dio di questo popolo d’Israele scelse i nostri padri e rialzò il popolo durante il suo esilio in terra d’Egitto, e con braccio potente li condusse via di là. Quindi sopportò la loro condotta per circa quarant’anni nel deserto, distrusse sette nazioni nella terra di Canaan e concesse loro in eredità quella terra per circa quattrocentocinquanta anni. Dopo questo diede loro dei giudici, fino al profeta Samuele. Poi essi chiesero un re e Dio diede loro Saul, figlio di Chis, della tribù di Beniamino, per quarant’anni. E, dopo averlo rimosso, suscitò per loro Davide come re, al quale rese questa testimonianza: «Ho trovato Davide, figlio di Iesse, uomo secondo il mio cuore; egli adempirà tutti i miei voleri». Dalla discendenza di lui, secondo la promessa, Dio inviò, come salvatore per Israele, Gesù. Giovanni aveva preparato la sua venuta predicando un battesimo di conversione a tutto il popolo d’Israele. Diceva Giovanni sul finire della sua missione: «Io non sono quello che voi pensate! Non permetterai che il tuo Santo subisca la corruzione. Ora Davide, dopo aver eseguito il volere di Dio nel suo tempo, morì e fu unito ai suoi padri e subì la corruzione. Ma colui che Dio ha risuscitato, non ha subìto la corruzione. Vi sia dunque noto, fratelli, che per opera sua viene annunciato a voi il perdono dei peccati» (At 13,16b-25; 36-38).
Questo discorso di Paolo si divide in tre parti: la storia dei padri nella fede, la proclamazione di Gesù argomentata dalla Scrittura e l'invito conclusivo alla conversione: in Gesù c’è il perdono e la giustificazione mediante la fede in lui.
La Forza della Parola e i Miracoli del Signore
Nelle vicende dei due apostoli si vede come Dio compia grandi segni attraverso tutta l’umanità delle persone che chiama a collaborare con sé: la loro storia, caratterizzata da una vocazione unica e personale; il loro carattere, focoso e deciso quello di Paolo, mite e accogliente quello di Barnaba; i loro talenti; perfino i loro limiti, che non vengono mai censurati nel racconto degli Atti degli Apostoli. La santità e la comunione tra i due discepoli non si fonda sul non sbagliare mai o sul non avere difetti, ma sulla chiamata che lo Spirito gli rivolge e nella missione che la Chiesa gli affida. È così che Paolo e Barnaba diventano segno della presenza di Dio per tutti gli uomini che incontrano.

Dopo aver compiuto la guarigione di un nato storpio a Listra, l'episodio raccontato negli Atti degli Apostoli mostra la reazione della gente: «Gli dei sono scesi tra di noi in figura umana». La folla iniziò a chiamare Barnaba Zeus e Paolo Hermes, volendo offrire sacrifici. I due santi, strappandosi le vesti, cercarono di spiegare di essere persone comuni, iniziando un periodo di predicazione per ricondurre la gente al vero Dio.
Da qui in avanti, l’avventura della Parola si stacca da Gerusalemme. Gli Atti sono il racconto di un’“opera” che avanza non per scelte o decisioni di uomini, ma per azione di Dio: «la mano del Signore era sopra di loro» (At 11,21). Dio parla non nelle nostre idee, ma nei fatti, sia quelli positivi (la pentecoste, le conversioni), sia quelli negativi (la morte di Stefano, le persecuzioni). La Parola di Dio cresceva e si moltiplicava, cioè noi diventiamo la parola che ascoltiamo. Nella misura in cui ascoltiamo ci trasformiamo in quella parola e ascoltando la Parola di Dio diventiamo sempre più figli di Dio. Questa Parola che si è fatta carne in Gesù si fa carne in ogni uomo, fino a quando non sarà Dio tutto in tutti.
Contrasti e Riconciliazione: la Questione di Giovanni Marco
Paolo e Barnaba erano andati a Gerusalemme per la colletta, ora tornano ad Antiochia, lì dove i diocesani si chiamano per la prima volta cristiani. Vi arrivano con un aiutante Giovanni detto Marco, cugino di Barnaba, l'evangelista che era rimasto con Pietro circa una dozzina d’anni.
Dopo aver insegnato ed evangelizzato per un po’ ad Antiochia, Paolo decide di mettersi nuovamente in moto proponendo a Barnaba di visitare i fratelli convertiti durante il primo viaggio missionario «per vedere come stanno». Barnaba voleva prendere con loro anche Giovanni detto Marco. Tuttavia, Paolo «riteneva che non dovessero prendere uno che si era separato da loro già in Panfilia, e non li aveva accompagnati nella loro opera» (At 15:38).
Su questo punto nacque un «aspro dissenso» (in greco: paroxysmòs, che significa “incitamento”, “esasperazione”, “lite violenta”), al punto che si separarono. Barnaba prese con sé Marco e s’imbarcò per Cipro. Paolo, invece, scelse Sila e partì, raccomandato dai fratelli alla grazia del Signore (At 15,39-40).
La Prospettiva di Benedetto XVI sui Contrasti tra i Santi
Commentando questo passo, Benedetto XVI ha affermato in un’udienza pubblica: «Anche tra i santi ci sono contrasti, disaccordi, controversie. Lo trovo molto consolante, perché vediamo che i santi non sono caduti dal cielo. Sono uomini come noi, anche con problemi complicati. La santità non è non sbagliare mai o non peccare mai. La santità cresce con la capacità di conversione, il pentimento, la disponibilità a ricominciare, e soprattutto con la capacità di riconciliazione e di perdono».
Benedetto XVI: ...chi vive la carità pienamente è guidato da Dio, perché Dio è amore
La Riabilitazione di Marco
La lite tra Paolo e Barnaba non fu di tipo dottrinale, ma di atteggiamento e conseguente condotta nel Regno di Dio. La separazione permise a ciascuno di predicare a più gente. Sebbene Barnaba e Marco s’imbarcarono per Cipro e Barnaba scompare dagli Atti degli Apostoli, il tempo rivelerà che Paolo era nel giusto e la sua dura reazione necessaria al benessere spirituale di Marco.
Circa venti anni dopo, al termine della sua vita, Paolo stesso citerà Marco nelle sue lettere, definendolo "collaboratore" (greco: synergòs, συνεργός) in Colossesi 4:10 e Filemone 1:24. Nell’ultima delle sue lettere (2Timoteo 4:11), l’apostolo considera Marco «molto utile per il ministero». Questo significa che, alla fine, Marco si era riabilitato agli occhi di Paolo, dimostrando la bontà della sua fatica nel Regno.
Il Profilo di San Barnaba Apostolo
Barnaba, il cui nome di nascita era Giuseppe, era giudeo di famiglia levitica emigrata a Cipro. Il soprannome "Barnaba" datogli dagli apostoli significa letteralmente «figlio della consolazione» o «figlio dell’esortazione», a indicare le sue virtù conciliative e di simpatia. Era un piccolo proprietario di terreno, ma decise di vendere il suo appezzamento per sostenere la piccola comunità cristiana dove abitava, un segnale di distacco dai beni materiali e terreni, ma anche un gesto di adesione totale al messaggio evangelico di Cristo.
Pur non essendo uno dei Dodici, Barnaba ricevette il titolo di Apostolo per il ruolo importante ricoperto nella Chiesa nascente, sia dall’evangelista Luca che dai padri apostolici, per la sua opera apostolica e per l’incarico speciale a lui affidato di portare l’annuncio della fede fuori da Gerusalemme. Era profeta e insegnante (didàskalos) nella chiesa di Antiochia.
Barnaba è ricordato per una grandissima capacità di stare vicino ai bisognosi e di consolare gli afflitti e i disperati, venerato come esempio di misericordia e coraggio. Si distinse anche per la sua apertura e la sua disponibilità nel sostenere altri credenti, in particolare l'apostolo Paolo. La sua generosità, evidente nella vendita del suo campo per condividere il ricavato con la comunità cristiana, dimostrò una fede non solo spirituale, ma anche attenta alla concretezza.
L’11 giugno la liturgia dedica la sua memoria a San Barnaba, uno dei discepoli più noti della prima comunità cristiana.
Le Virtù di Barnaba secondo la Legenda Aurea
Secondo la “Legenda aurea”, opera del XIII secolo di Jacopo da Varazze, Barnaba fu ottimamente formato e disposto sia nei confronti di se stesso, che di Dio e del prossimo. Ebbe poi la forza irascibile, corroborata dalla grandezza dell’onestà, e questo:
- Affrontando le difficoltà con tutte le sue forze: come quando si accinse a convertire la grandissima città di Antiochia; e quando, dopo la conversione di Paolo, lo prese con coraggio e lo condusse dagli apostoli a Gerusalemme (Ac 9, 26-27).
- Compiendo con perseveranza durissime imprese: macerò il suo corpo e gli inflisse digiuni, come si dice negli Atti degli Apostoli: «mentre attendevano al servizio del Signore e digiunavano» (Ac 13, 2).
- Sopportando con costanza le avversità: si rimetteva alla maestà divina, quando alcuni volevano attribuirgli natura divina e immolargli vittime come se fosse un dio, chiamandolo Giove (mentre Paolo era Mercurio). Subito Barnaba e Paolo si strapparono le vesti e gridarono: «Uomini, ma che cosa fate?». Infine, si rimetteva alla bontà di Dio, opponendosi con forza a chi voleva limitare la grazia divina, insistendo che solo la bontà della grazia di Dio, senza la Legge e la circoncisione, era sufficiente.
Egli diffuse la parola di Dio:
- Con la parola: «Paolo e Barnaba si fermarono ad Antiochia insegnando e annunziando con molti altri la parola del Signore» (Ac 15, 35).
- Con l’esempio: la sua vita fu per tutti uno specchio di santità e un esempio di religione. In ogni sua opera fu forte e risoluto, singolare per la bontà del suo carattere, pieno di ogni grazia dello Spirito Santo e splendido per ogni virtù e per fede.
- Con le buone azioni (elemosina):
- Temporale: fornendo ciò che è necessario, come quando offrì l’elemosina ai fratelli di Gerusalemme durante una terribile carestia, inviando aiuti agli anziani per mezzo di Barnaba e di Paolo (Ac 11, 27-30).
- Spirituale: consistente nella remissione delle offese, perdonando Giovanni Marco quando tornò pentito dopo averli lasciati, riprendendolo con sé come discepolo.
Il Ministero di Barnaba e il Suo Martirio
Le fonti indicano che Barnaba si recò prima a Roma con Pietro, poi nel 53 a Milano, dove fondò la Chiesa locale. Leggenda narra che al suo arrivo a Milano la neve si sciolse e sbocciarono immediatamente i primi fiori di primavera. Barnaba è considerato il fondatore della Chiesa di Cipro.
Secondo la tradizione, Barnaba venne lapidato a Cipro, ma riuscì a sopravvivere, e nel 61 fu bruciato vivo a Salamina. Fu sepolto nei pressi da alcuni fedeli cristiani e si dice che il suo corpo fu ritrovato molto tempo dopo con una copia del Vangelo di Matteo sul petto. Un giorno Barnaba vide uomini e donne che correvano nudi celebrando una loro festa; ne fu indignato e maledisse il tempio, da cui subito crollò una parte seppellendo molta gente.
Arrivò poi a Salamina e lì quello stesso mago (forse Elimas, o un altro) scatenò contro di lui una non piccola folla. I Giudei catturarono Barnaba e lo trascinarono, coprendolo d’insulti, fino al giudice della città perché lo punisse. Temendo che Eusebio, uomo potente membro della famiglia di Nerone, volesse strapparlo dalle loro mani, gli misero una corda al collo, lo trascinarono fuori della porta della città e lì lo bruciarono. Andando a Cipro con Giovanni portò con sé il Vangelo di san Matteo, e ponendolo su molti infermi, li guarì per virtù del Signore.
Rappresentazioni Artistiche: Peterzano e Danti
Le storie dei santi Paolo e Barnaba sono state un soggetto privilegiato nell'arte, in particolare per l'ordine dei Padri Barnabiti.
I Dipinti del Peterzano
Il Peterzano, pittore di origini bergamasche ma formatosi a Venezia nella bottega di Tiziano, si trasferì a Milano dove realizzò opere significative. Due suoi teleri, i più grandi da lui eseguiti, raccontano episodi degli Atti degli Apostoli:
- Vocazione dei santi Paolo e Barnaba: Questo dipinto raffigura l'episodio «Mentre essi stavano celebrando il culto del Signore e digiunando, lo Spirito Santo disse: Riservate per me Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati» (Atti XIII, 2). I due apostoli sono collocati centrali alla tela. Paolo indossa una veste azzurra e manto rosso e sta in piedi con la mano protesa verso l'alto, dove arriva la luce dello Spirito Santo raffigurato dalla colomba. Barnaba è inginocchiato e indossa una veste verde con mantello arancione, anche lui alza lo sguardo verso quella luce celeste.
- Santi Paolo e Barnaba a Listra: Il dipinto racconta gli eventi successivi alla guarigione del nato storpio, raffigurato sul margine destro, non più oggetto d'attenzione. L'interesse si volge ai due santi, acclamati dalla folla come dèi - Barnaba come Zeus e Paolo come Hermes. Mentre i due cercano di spiegare di essere persone comuni, il sacerdote del tempio, posto in prossimità della città, voleva offrire animali in ringraziamento. I protagonisti, strappandosi le vesti, iniziarono la loro predicazione. Secondo lo storico Franco Valsecchi, il personaggio posto a destra del sacerdote, vestito con abiti cinquecenteschi e una gorgiera a lattuga, è molto probabilmente l'autoritratto di Peterzano. Il dipinto ha subito modifiche successive, probabilmente su indicazioni del vescovo Regazzoni, per coprire nudità, come si vede nell'immagine leggermente modificata della donna che regge un fascio di legna e nella rimozione della gorgiera dal personaggio a destra del vescovo.

L'Affresco di Danti
L'affresco di Danti, parte di un ciclo dipinto nel 1574, è caratterizzato da una sorta di concitazione per cui le forme si gonfiano, l'espressività viene fortemente caricata e i volti esprimono ira, spavento o stupore. Al centro della composizione sono raffigurati San Paolo con una lunga barba e un libro nella mano sinistra, San Barnaba col viso inclinato verso il sacerdote dei Licaoni il quale trattiene un toro condotto da un nerboruto personaggio proveniente da destra; dietro quest'ultimo appaiono tre astanti. Sulla sinistra è raffigurato lo zoppo ormai guarito e dietro di lui un giovane.

L'Eredità Spirituale e la Perseveranza nella Fede
La storia di Paolo e Barnaba ci invita a essere evangelizzatori con Spirito, il che significa pregare e lavorare. Dal punto di vista dell’evangelizzazione, non servono né le proposte mistiche senza un forte impegno sociale e missionario, né i discorsi e le prassi sociali e pastorali senza una spiritualità che trasformi il cuore. Occorre sempre coltivare uno spazio interiore che conferisca senso cristiano all’impegno e all’attività. Senza momenti prolungati di adorazione, di incontro orante con la Parola, di dialogo sincero con il Signore, facilmente i compiti si svuotano di significato, ci indeboliamo per la stanchezza e le difficoltà, e il fervore si spegne. La Chiesa non può fare a meno del polmone della preghiera.
È salutare ricordarsi dei primi cristiani e di tanti fratelli lungo la storia che furono pieni di gioia, ricolmi di coraggio, instancabili nell’annuncio e capaci di una grande resistenza attiva. In ogni momento della storia è presente la debolezza umana, la malsana ricerca di sé, l’egoismo comodo e, in definitiva, la concupiscenza che ci minaccia tutti. Impariamo piuttosto dai santi che ci hanno preceduto ed hanno affrontato le difficoltà proprie della loro epoca.
Barnaba stesso, riflettendo sul suo ministero, avrebbe potuto dire: "La mia amicizia con Paolo mi ha permesso di crescere nella mia capacità di fidarmi e di aprirmi all’altro. Paolo è stato per me più di un amico, un fratello caro con il quale ho condiviso la gioia e la bellezza della missione, ma anche le fatiche e i fallimenti della predicazione. Ricordo ancora il giorno in cui Paolo mi chiese di accompagnarlo per annunciare ai pagani il Vangelo. Il mio cuore si riempì di gioia perché avevo sempre desiderato portare a tutti quel Vangelo che aveva dato senso e significato alla mia vita cambiandola per sempre. Alla luce della mia esperienza posso dire che i contrasti, le divergenze e le differenze appartengono alla vita di ogni persona e a tutte le relazioni interpersonali. Anch’io con Paolo non siamo andati sempre di comune accordo, ma ho scoperto che la diversità non può mai essere un ostacolo alla comunione ed alla fraternità. Si può essere uniti nonostante la diversità che ci caratterizza e contraddistingue."
La missione riserva tante esperienze che lasciano il segno sia in positivo che in negativo. Non è facile far fronte ai fallimenti quando si presentano nella propria vita. Proprio da queste esperienze si impara l’arte della perseveranza: quella costanza e fermezza nel perseguire l’obiettivo, che permette di non demordere nonostante e malgrado tutto.
In onore di San Barnaba, che vendette il proprio campo per sostenere la comunità, esiste un piatto tradizionale chiamato "pasta alla San Barnaba", un primo piatto ricco e gustoso.