Il fenomeno che ha visto protagonista don Alessandro Minutella, ex sacerdote palermitano del quartiere Romagnolo, ha suscitato notevole clamore all'interno della Chiesa cattolica. Le sue attività, pur senza titolo, portano avanti servizi religiosi, generando divisione e preoccupazione.
Il caso Minutella evidenzia come il populismo possa diventare pericoloso anche per l'istituzione ecclesiastica. Questo tipo di populismo ecclesiale riproduce al suo interno i processi tipici del populismo politico, caratterizzati dalla pretesa di saltare tutte le mediazioni, dal disprezzo per le critiche avanzate in nome della ragione e dell’esperienza, e dal sospetto sistematico di malafede nei confronti degli oppositori. A differenza del populismo politico, che contesta il presente in nome del futuro, quello ecclesiale di Minutella lo fa in nome del passato. In entrambi i casi, tuttavia, viene enfatizzata l'urgenza del “cambiamento” rispetto all’esistente. Nella storia della Chiesa, come in quella della società civile, ci sono stati altri esempi di questo fenomeno.
Le Origini della Contestazione e le Accuse alla Gerarchia
Don Alessandro Minutella, poco più che quarantenne, era parroco della chiesa di San Giovanni Bosco, nella periferia di Palermo. Il sacerdote ha assunto una posizione di drastica rottura con la Chiesa istituzionale, sebbene da essa ricevesse la sua autorità spirituale.
Le sue omelie sono diventate una costante invettiva contro papa Francesco e la Chiesa, presi di mira in nome di una presunta “vera Chiesa” da difendere e di una tradizione da restaurare. Minutella non si è limitato a esprimere riserve sul monsignor Lorefice, arcivescovo di Palermo, e su papa Francesco, ma li considera eretici e indegni di esercitare il loro ruolo di pastori. Secondo lui, è l'intera gerarchia ecclesiastica a rappresentare una «falsa Chiesa», con la sola eccezione di papa Benedetto XVI. Le dimissioni di Benedetto XVI sarebbero, a suo dire, frutto di un complotto della massoneria per instaurare il «falso papa» Bergoglio.
L’accusa è motivata principalmente dalla linea di apertura che il magistero attuale ha assunto nei confronti di protestanti, seguaci di altre religioni, gay, e separati risposati, categorie un tempo considerate "fuori" dalla comunità ecclesiale e verso cui la Chiesa oggi assume un atteggiamento di dialogo. Il documento più spesso citato come esempio di questa abdicazione alla «sana dottrina» è l’Amoris Laetitia. In generale, per don Minutella, la pastorale attuale nel suo complesso sarebbe viziata da un sistematico misconoscimento della spiritualità tradizionale. Papa, vescovi e preti attuali sarebbero autori di una grande «impostura», che trascina alla perdizione i loro fedeli.

I Tentativi di Riconciliazione e la Crescita del Dissenso
L'arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, sia per temperamento che per convinzione poco incline alle misure repressive, ha tentato un dialogo costruttivo. Ha invitato Minutella a insistere sul richiamo alla preghiera e al senso del sacro, abbandonando le accuse di eresia e corruzione verso i suoi superiori. Questo sforzo di intesa, tuttavia, è fallito, poiché don Minutella ritiene di avere la missione di denunciare l’«impostura» di cui la «falsa Chiesa» sarebbe emblema.
Dopo ripetuti richiami e tentativi di conciliazione, l'arcivescovo ha chiesto al sacerdote di fare un passo indietro e lasciare la parrocchia per un periodo di riposo, una decisione sofferta ma inevitabile. A far riesplodere il caso sono state le affermazioni di don Alessandro, amplificate dalla rete, come testimoniato dai titoli delle sue omelie più recenti: “L'acqua torbida della Neo-Chiesa”, “I danni della falsa spiritualità”, “Abbandono o resistenza”. Contro la Chiesa guidata da Bergoglio, ritenuta corrotta e deviante, il parroco ha intrapreso una vera crociata con un'insistenza quasi ossessiva.
Il punto di non ritorno è stato raggiunto con una Messa in diretta streaming, durante la quale Minutella, ricevuta la richiesta dell'Arcivescovo di lasciare la parrocchia, ha tuonato contro il presule di Palermo, accusandolo di «una profanazione di migliaia di anime» e annunciando di non voler lasciare il suo posto. Ha dichiarato: «In caso di ulteriori provvedimenti andremo negli scantinati e nelle catacombe».
Le Pretese Mistiche e l'Attrazione del Populismo Ecclesiale
Oltre alle accuse alla gerarchia, nella vicenda di Alessandro Minutella vi è un aspetto ancora più inquietante: la sua pretesa di avere esperienze mistiche straordinarie che gli consentono di parlare non solo a nome della Madonna e di Padre Pio, ma di identificarsi con loro. Ha dichiarato più volte con forza: «Io sono padre Pio». Su questa premessa, ha parlato di sé in terza persona come di un «povero confratello» che Padre Pio raccomanda ai fedeli di accogliere e sostenere nella sua battaglia contro i massoni.
Lo strano caso di padre Minutella: "La Madonna mi parla" - Storie italiane 19/02/2018
In un momento drammatico delle sue celebrazioni, Minutella, impersonando Padre Pio, annuncia l'arrivo della Madonna, invitando i fedeli a inginocchiarsi. Successivamente, comincia a parlare in falsetto, imitando una voce femminile, che sarebbe quella di Maria. Questa "Madonna" supplica il Figlio di non punire il mondo e di proteggere «questo povero mio figlio», questo «mio martire» (riferendosi a Minutella stesso). Afferma poi: «Attraverso lui, Dio ha deciso di rivolgersi a tutti voi» e per questo «i massoni si accaniranno contro di lui» e «sarà perseguitato», concludendo con una benedizione insieme a Padre Pio.
Questa rappresentazione della spiritualità disturba chi concepisce l’esperienza cristiana, anche quella mistica, come una cosa seria, da vivere con umile rispetto, e non come un'occasione per una proposizione di sé autoreferenziale. Il senso ultimo di tale rappresentazione sembra essere che Minutella sia il nuovo papa, garantito dalla Madonna e da Padre Pio. In ogni esperienza mistica riconosciuta, al centro è posto il messaggio, non il messaggero, una differenza vitale che getta un'ombra sulla pretesa di Minutella di parlare a nome dei santi e di Dio. La ragione, la fede e la tradizione sono concordi nel prendere le distanze da questa visione.
Nonostante ciò, il seguito che Minutella ha avuto e continua ad avere è notevole. I suoi parrocchiani, quando il vescovo Lorefice lo ha sollevato dall’incarico, hanno organizzato un sit-in per impedire al successore di entrare in chiesa, recitando il rosario. Attraverso i social media, terreno fertile per il populismo, e Radio Domina Nostra, Minutella ha continuato la sua battaglia a livello nazionale, organizzando convegni con centinaia di partecipanti, con l'ordine del giorno di consacrazione al cuore immacolato di Maria per la battaglia contro le forze massoniche.
Il populismo, con la sua ingenua arroganza e le sue "bufale", può attecchire in campo ecclesiale come in quello politico solo in presenza di un vuoto preesistente: di idee, di maturità umana e spirituale, di sane esperienze comunitarie. Questo fenomeno è un sintomo e un monito per la Chiesa stessa, che deve umilmente prenderne atto. È urgente un profondo rinnovamento pastorale, capace di rivalutare il ruolo della consapevolezza intellettuale e le risorse del sentimento, andando al di là di un piatto ritualismo, non per rispondere a don Minutella, ma per evitare che le attese del nostro tempo si smarriscano in una parodia di risveglio evangelico.
I Provvedimenti della Chiesa e la Scomunica
Il Consiglio Pastorale Diocesano ha manifestato profonda amarezza e dolore per le scelte di don Alessandro Minutella, esprimendo gratitudine a monsignor Lorefice per la sua guida pastorale. La contestazione sulla legittimità del pontificato di Francesco è solo un aspetto di una personalità controversa, che afferma di essere in diretto contatto con la Vergine Maria e l'arcangelo Michele. Già in passato, Minutella aveva ricevuto richiami per le sue posizioni eterodosse. Una figura così discussa ma carismatica come la sua esercita un forte potere attrattivo su una parte dei fedeli, forse per la sua verve oratoria o perché, in tempi di smarrimento, la retorica del “puro” contro i “corrotti” può apparire un baluardo.
Nel 2018, Alessandro Minutella è stato ufficialmente scomunicato dalla Chiesa cattolica per scisma ed eresia. Questa sanzione ecclesiastica è giunta dopo un percorso di contestazione culminato in atti che la Santa Sede ha giudicato incompatibili con la piena comunione.

Inoltre, provvedimenti simili sono stati presi per i suoi sostenitori. Dalla stampa del 14 dicembre 2022, si apprende che fra Celestino della Croce (civ. Pietro Follador), sacerdote incardinato nella Diocesi di Patti, che ha assunto pubblicamente posizioni allineate a quelle di Minutella, è stato oggetto di specifiche proibizioni. Il Patriarcato di Venezia ha proibito a fra Celestino della Croce di ascoltare le confessioni nel suo territorio, revocandogli tale facoltà. Ha anche proibito a parroci, amministratori parrocchiali, rettori di chiese, superiori di Istituti di Vita Consacrata e altre aggregazioni di fedeli del Patriarcato di Venezia di concedere spazi al signor Alessandro Minutella e a fra Celestino della Croce.
L'Auto-proclamazione a "Grande Prelato"
A Monza, Alessandro Minutella è riuscito a farsi nominare come il «Grande Prelato atteso da secoli», proclamandosi ufficialmente l’inviato dal Cielo che il mondo attendeva. Quando il “Piccolo resto cattolico”, il gruppo da lui creato, è stato colpito da scismi interni, Minutella ha convinto altri preti scomunicati a proclamarlo come tale.

Nei suoi video, ha sostenuto che il Grande Prelato è un personaggio divino che ricostruirà la gerarchia sacerdotale e la Chiesa intera nei tempi dell’apostasia. Nelle sue omelie, ha affermato che il Grande Prelato:
- «unirà i cristiani d’Oriente e d’Occidente»
- «spingerà gli ebrei a convertirsi»
- «immerso nel soprannaturale», avrà tutte le caratteristiche: pastore, martire, teologo, predicatore, annunciatore evangelico, missionario.
Nel 2022, già pensando a se stesso, precisò che «il Grande Prelato, col suo fascino, col suo carisma per il modo con cui parlerà di Cristo e delle verità della fede riuscirà a riacchiappare e ad accattivarsi l’attenzione delle masse cristiane». Ha anche sostenuto che Benedetto XVI si sarebbe rivolto al “Grande Prelato” nel saluto ai cardinali del 28 febbraio 2013, quando giurò obbedienza al suo successore. Secondo Minutella, il Grande Prelato «da quando è nato vive, non come tutti gli altri, ma inzuppato nel mistero di Dio, immerso nel soprannaturale con cose inaudite che solo lui racconterà quando la missione terminerà».
L'Identificazione Personale e la Reazione dei Seguaci
Già nel 2023, in un video intitolato “Don Minutella è il Grande Prelato?”, egli metteva in bocca ai suoi seguaci il sospetto che lui stesso fosse il Grande Prelato, fingendo di respingere con umiltà questo onore: «Mah non so, sarei il primo a fuggire se così fosse». Successivamente, ha ammiccato al fatto che «se per altro fossi io il Grande Prelato, è un ruolo che già svolgo tutto sommato». Pochi mesi dopo, ha aggiunto: «Se non sono io il Grande Prelato l’ho anticipato nella migliore maniera». Progressivamente, Minutella è diventato sempre più esplicito: «Il Grande Prelato? È probabile che sia io. Credo di essere io».
L’opera di convincimento è stata potenziata anche di fronte ai crescenti malumori interni sulla sua evidente auto-sponsorizzazione. In un video del 2024, esasperato dalle polemiche e dagli abbandoni, ha sbottato: «Vorrei porre una questione provocatoria: ma perché non potrei esserlo? Non lo sono, state tutti tranquilli, va bene! Ma perché non potrei esserlo, a tutti i costi? Chi lo ha stabilito? Lo hanno stabilito quelli che se ne sono andati?». Sempre nel 2024, ha fatto in modo che la sua candidatura a Grande Prelato fosse presentata come «volontà di Dio».
Il fantomatico identikit del Grande Prelato è emerso dalla manipolazione di varie visioni private dei secoli scorsi. Minutella ha usato l’effetto della preterizione, fingendo di negare per affermare. Ha sostenuto: «Penso di non essere il Grande Prelato, anche se sono vestito di rosso, questo lo devo dire, la talare ce l’ho custodita». Il grande evento “divino, miracoloso e apocalittico”, preannunciato da veggenti di ogni tipo, si è svolto in un palazzetto sportivo a Monza. Sul palco, a fianco di Minutella, erano presenti Enrico Bernasconi, Pietro Follador, Ramon Guidetti, Johannes Lehrner e un sedicente diacono che si è inginocchiato davanti a lui in segno di adorazione dopo la sua "elezione".
Enrico Bernasconi ha affermato che Minutella «è la pietra d’inciampo scelta dal Signore e coloro che si mettono contro vanno ad inciampare e cadono». I presenti a Monza, in gran parte anziani, sventolavano bandiere vaticane, piangevano commossi e alcuni si inginocchiavano urlando in piena trance. Minutella, amareggiato, ha dichiarato: «Perché dovrei continuare ad assumere un ruolo di governo quando non mi viene riconosciuto, pur avendo detto che Dio lo vuole?». Con la sua auto-proclamazione, Minutella ha dimostrato di aver previsto un simile esito, come dimostrano i precedenti storici di movimenti scismatici come i "Fraticelli" nel XIV secolo o casi di false mistiche come Gigliola Ebe Giorgini negli anni ’80.