La Natività di Gesù di Mariotto di Bernardino: Analisi e Attribuzioni

La scena della Natività di Gesù è rappresentata con Maria e Giuseppe che adorano il Bambino, allietato da due angeli musici e da un terzo posato sul tempio, struttura che accoglie la Sacra Famiglia.

Rappresentazione della Natività di Gesù con angeli musici e una struttura architettonica a tempio.

Provenienza e Contesto Storico-Artistico

La provenienza di questo dipinto murario è rintracciabile in una scritta sul retro del telaio. Essa attesta che, per ordine e a spese di Sua Eccellenza Monsignor Agostino Gaetano Riboldi, Vescovo di Pavia, questo affresco, precedentemente esistente nella Chiesa di Copiano, venne riportato su tela da Valentino Bernardi, residente in via S. Alessandro 6 a Bergamo.

Lo stile del dipinto murario riconduce al clima classicizzante del primo Cinquecento pavese. In questo periodo, il pittore Bernardino Lanzani operò con la sua fiorente bottega in diversi cantieri di Pavia. Tra questi spicca la Cappella del Salvatore del monastero femminile di Santa Maria Teodote, oggi sede del seminario.

Nel ciclo di affreschi di Santa Maria Teodote, le scene della vita e passione di Cristo offrono i confronti più pertinenti con l'affresco in esame. Nel Compianto, ad esempio, i sacri personaggi condividono con l'angelo suonatore di violino l'inclinazione patetica del volto, i tratti rotondi dei lineamenti, i grandi occhi abbassati e l'espressione soave.

Il Compianto è stato attribuito a un estroso allievo del Lanzani, noto come il Maestro delle Storie di Sant'Agnese. Questo artista deve il suo nome al ciclo della Vergine romana dipinto in San Teodoro verso il 1519.

Nella Natività di Gesù, databile al 1510-15 circa, l'anonimo pittore ricorda anche la solenne architettura del tempio. Questa è raffigurata dal basso verso l'alto con colonne sormontate da capitelli in bronzo, che sembrano quasi una firma ricorrente dell'artista.

Analisi di un Disegno Attribuito a Bernardino Campi

Un'opera correlata, intitolata "Natività di Gesù, San Bartolomeo e angeli (disegno, opera isolata)", è attribuita a Campi Bernardino (terzo quarto del XVI secolo). Si tratta di un disegno a carboncino, gesso e acquerello seppia, con tracce di ripassatura a matita.

Il cartone è composto da fogli rettangolari giuntati per sovrapposizione dei bordi. È importante notare che il gruppo della Vergine adorante il Bambino e il riquadro con il paesaggio e l'Annuncio ai pastori sono stati incollati in un secondo momento.

Dettaglio di un disegno preparatorio raffigurante la Natività, con la Vergine in preghiera e San Bartolomeo.

La composizione del disegno presenta il Bambino sdraiato in una mangiatoia in basso al centro. Egli è adorato dalla Madonna in ginocchio e a mani giunte in preghiera (alla sua sinistra) e da San Bartolomeo in piedi con le braccia incrociate davanti al petto (alla sua destra).

In secondo piano, si scorgono San Giuseppe (alla sinistra del Bambino) e il bue.

Vicende Storiche e Attribuzioni del Cartone

Le vicende dei cartoni conservati all'Accademia Albertina sono state ricostruite da Pierluigi Gaglia. Non si hanno notizie certe riguardo al prelevamento di cartoni da parte della commissione francese incaricata di esportare opere d'arte.

Trasferito nei Regi Archivi di Corte verosimilmente dopo il 1814, anno del ritorno dei Savoia, il cartone fu donato da re Carlo Alberto all'Accademia Albertina il 13 aprile 1832, insieme ad altri 53 cartoni.

Collocato provvisoriamente in Palazzo Madama, il cartone raggiunse l'attuale edificio dell'Accademia nel 1837. Nell'elenco steso dal Gran Ciambellano Carlo Emanuele Alfieri di Sostegno al momento della donazione, il cartone veniva inizialmente assegnato a Gaudenzio Ferrari con il numero d'inventario 29.

Questa attribuzione fu accettata dalla critica successiva fino ad A. Griseri (1956), che lo riferiva ai figli di Bernardino Lanino. Successivamente, Giovanni Romano (in Romano G., 1982) ha proposto di identificare questo cartone con il n. 705, descritto da Antonio Della Cornia nell'inventario delle collezioni ducali del 1635.

Nella descrizione del 1635, il cartone viene definito come "Altra Natività grande, col Cristo giacente avanti agl'animali, figure 4 a terra, 4 angioli in aria, e l'annuncio dell'angelo a pastori in lontananza. Si crede di Baldessare da Siena. Buono".

Il pittore Della Cornia, ravvisando nel cartone affinità con la Natività di Baldassarre Peruzzi, precedentemente vista a Roma in San Rocco, si rendeva conto della sua estraneità alla scuola gaudenziana. Questa osservazione è stata sottolineata dallo stesso Romano, cui si deve la prima attribuzione a Bernardino Campi.

Lo studioso identificava nel cartone il modello preparatorio per la Natività con San Bartolomeo e angeli della chiesa di Sant'Eusebio di Gambolò, firmata e datata "Bernardino Campus crem. fa. 1572" e commissionata da Gian Marco Calvo.

Lo stesso studioso faceva notare come il gruppo con la Madonna adorante il Bambino, il riquadro col paesaggio e gli angeli in alto fossero già stati utilizzati dal Campi per la sua Natività e angeli nella chiesa di San Michele a Cremona, firmata e datata "1568 Bernardinus Campus Crem.s Fa.". Questo evidenzia una riutilizzazione di elementi compositivi da parte dell'artista in diverse opere.

Natività e angeli, Bottega di Bernardino Campi, secolo XVI, olio su tela FRANCESE

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