Crimini in Vaticano: Misteri, Finanza e Immunità Ecclesiastica

Questo dossier, frutto del lavoro di Giorgio Bongiovanni, datato 21 dicembre 2008, affronta i crimini, i misteri e le omissioni all'ombra della cupola Vaticana, proponendosi come un richiamo accorato per una "pulizia" all'interno della Chiesa di Pietro.

L'autore, pur riconoscendosi negli insegnamenti cristiani e individuando autentici ministri di Cristo all'interno dell'istituzione cattolica (come don Luigi Ciotti, Padre Alex Zanotelli, Madre Teresa di Calcutta e Padre Pio), si sente in dovere, in quanto giornalista e direttore di ANTIMAFIA Duemila, di denunciare le incongruenze. La premessa è chiara: non si tratta dell'attacco di un ateo anticlericale, bensì di un grido per far sì che la Chiesa non debba ripetere quanto già detto da Cristo: "Voi fate della mia casa di preghiera un covo di ladri" (Giovanni 2, 16 : Marco 11, 15-17: Luca 19, 45-46: Matteo 21, 12-13).

Crimini e Silenzio: L'Impero Finanziario della Chiesa

La storia della Chiesa Cattolica, specialmente nell'esercizio del suo potere temporale, è costellata di crimini, scandali, violenze, soprusi, menzogne e mistificazioni. Per secoli, l'Istituzione cattolica romana ha costruito il suo impero sull'inganno, diventando uno degli attori principali di un sistema mondiale che ha diviso il pianeta in ricchi predatori e poverissimi depredati.

Il Vaticano viene ritenuto responsabile del miliardo di persone che ogni giorno muore nel genocidio della fame e dell'estrema povertà. Ciò è dovuto agli accordi e affari stretti con dominatori disonesti di ogni dove, prestando le sue segrete stanze a criminali di ogni tempo, dittatori, mafiosi, assassini, speculatori, finanzieri senza scrupoli e politici corrotti. Solo pochi di questi "pesci" minori sono stati identificati, senza che ciò abbia mai avuto conseguenze per gli alti prelati vaticani, protetti dalle "solide e sontuose mura di alabastro" e dal silenzio dei mass-media, spesso controllati dagli stessi gruppi di potere che vedono tra le loro fila cardinali e vescovi.

Lo Scandalo dei "Furbetti del Quartierino" e le Connessioni Vaticane

Non deve meravigliare, dunque, che, nonostante il clamore dello scandalo dei cosiddetti "furbetti del quartierino", poco risalto abbia avuto un risvolto cruciale di questa inchiesta. Solo l'attenzione di Curzio Maltese su Repubblica e di alcuni libri (Capitalismo di rapina di Biondani, Malagutti, Gerevini e Onorevoli wanted di Travaglio e Gomez) ha riportato quanto Gian Piero Fiorani, uno dei principali protagonisti della truffa, ha raccontato ai magistrati.

Ritratto di Gian Piero Fiorani e il logo della Banca Popolare di Lodi

Gian Piero Fiorani: Ascesa e Metodo

Gian Piero Fiorani, uomo brillante e carismatico, inizia la sua carriera alla Banca Popolare di Lodi a soli 19 anni. Le sue doti gli permettono una rapida ascesa, guadagnandosi la fiducia di Angelo Mazza, il quale gli affida incarichi delicati in varie parti d'Italia. Fiorani viene a conoscenza dei conti segreti esteri della banca e apprende rapidamente il sistema per guadagnare e costruire una sfolgorante carriera. Alla morte improvvisa di Mazza nel 1997, dopo due anni con Ambrogio Sfondrini, Fiorani diviene amministratore delegato della Banca di Lodi nel 1999.

Fino al 2005, Fiorani porta la Bpl tra i primi dieci istituti finanziari italiani. Il suo metodo è vincente: si circonda di fedelissimi, gratifica i dipendenti più audaci con bonus e trasforma una banca di provincia in un colosso, arrivando a sfidare un "Golia europeo" come l'olandese Abn Amro. Tutto ciò, come dimostrato dalla magistratura, avviene "truccando le carte e violando ogni regola", e non da solo.

Tra i suoi fidati collaboratori figurano Gianfranco Boni (il "mago della finanza"), Attilio Savaré (il suo "alter ego" in amministrazione), Giovanni Vismara (consigliere in strategie) e Donato Patrini (sua "longa manus" nei rapporti con i politici). Fiorani stringe alleanze fondamentali con nomi di spicco della scena nazionale italiana, dall'imprenditoria alla finanza. Grazie a un sofisticato sistema di truffe e speculazioni a danno di correntisti e risparmiatori, e ad accurate operazioni di insider trading, Fiorani e i suoi creano numerosi conti correnti esteri in tutto il mondo (Cayman, Singapore, Svizzera, Liechtenstein) per foraggiare personaggi secondo le necessità.

La Scalata all'Antonveneta e i Grandi Nomi

Forte di questa rete, l'AD della Bpl (che nel 2005 diventerà Banca Popolare Italiana) prepara il "big business": la scalata all'Antonveneta. Nell'estate del 2004, Fiorani rivela la sua intenzione a un gruppo selezionato di uomini: assumere il controllo di Antonveneta insieme al gruppo di azionisti di Hopa (Holding di partecipazioni) di Emilio Gnutti. Coinvolge Luigi Grillo (Forza Italia), Ennio Doris (Mediolanum), Bruno Bianchi (ispettore di Bankitalia), Fabio Pelenzona (Unicredit, Mediobanca, Margherita, utile per i contatti con i Benetton), e Don Gianni Bignami, "prete esperto di finanza molto ben introdotto in Vaticano". Il suo interlocutore più importante è Antonio Fazio, allora presidente della Banca d'Italia.

Fiorani si muove per ottenere il consenso dei "potenti", una situazione politica favorevole e amici fidati per rastrellare illegalmente azioni Antonveneta, finanziate da fondi occulti della Bpl. Gli ostacoli vengono superati "comprando o ricattando", forte dei numerosi favori elargiti. Un esempio è la telefonata alla Lega Nord per bloccare nuove norme sul risparmio, ricordando loro il salvataggio di Credieuronord, la banca dei "purissimi". Fiorani si trasferisce al Senato per curare personalmente i rapporti con i politici e proteggere Fazio, che ricambia la sollecitudine.

Quando Abn Amro annuncia l'OPA su Antonveneta nel marzo 2005, Fazio limita e dilata la scalata olandese, favorendo quella, ancora non dichiarata, di Fiorani, che nel frattempo ha riunito altri 18 investitori prestanome. Le quote vengono comprate in sordina da un gruppo di imprenditori bresciani legati a Gnutti, Stefano Ricucci, Francesco Bellavista Caltagirone e altri, tutti sotto le soglie di dichiarazione (2% per Consob e 5% per Bankitalia). Le pressioni europee e la magistratura, grazie al testimone Egidio Menclossi, fanno crollare il castello di carte. Fiorani viene arrestato, trascinando in rovina Fazio e gli altri avventurieri. Antonveneta sarà acquisita da Abn Amro e BNL da Bnp Paribas.

30 Miliardi e Amen: I Privilegi Finanziari della Chiesa

Mentre sui giornali italiani si discuteva dello scandalo per alimentare la bagarre politica, poco spazio è stato dato ad alcuni passaggi cruciali della carriera di Gian Piero Fiorani, le cui origini sono legate agli ambienti cattolici e della Democrazia Cristiana. Già prima di entrare in banca, scriveva su Il Cittadino di Lodi e L'Avvenire, e grazie alla frequentazione di Antonio Fazio viene introdotto nelle alte sfere dell'episcopato.

Nel 2000, diventato AD della Bpl, entra in contatto con il Cardinale Ruini, presidente della CEI (la Conferenza Episcopale Italiana, il "parlamento del Vaticano"), con il quale mette a punto progetti per la ristrutturazione e costruzione di parrocchie. Si potrebbe paragonare il ruolo di Fiorani e della Banca di Lodi a quello di Roberto Calvi e dell'Ambrosiano, sebbene in proporzioni minori. Entrambi furono banchieri spregiudicati che si fecero strada grazie a contatti altolocati con la finanza vaticana.

Una questione privata (Vita di Beppe Fenoglio ) un film di Guido Chiesa - info www.guidochiesa.net

La reale entità del rapporto di Fiorani con il Vaticano emerge da un accenno che il banchiere stesso rivela ai magistrati di Milano il 10 luglio 2007. Fiorani lamenta di aver perso ogni credibilità con la Chiesa: "Voi siete un’associazione che è la peggiore che c’è al mondo, no un conto è la fede, un conto è la Chiesa... Voi vedete uno che vi dà i soldi, come io vi ho sempre dato i soldi in contanti, contabile che ho, ma andava tutto bene. Dall’altra parte quando una persona poi è in disgrazia, non fate neanche una chiamata a sua moglie per sapere se sta bene o male". La risposta che gli fu data: "la chiesa è fatta di uomini e gli uomini sbagliano".

I Patti Lateranensi, sottoscritti nel 1929, sono tutt'oggi citati nella Costituzione Italiana. L'articolo 29 del Concordato equiparò, dal punto di vista tributario, gli enti ecclesiastici agli enti di beneficenza; l'art. 20 rese le merci in entrata per la Santa Sede esenti da dazi. Inoltre, la Chiesa ha il diritto di percepire ogni anno l'otto per mille (più di un miliardo di euro all'anno), ed è esente da Ires, Irap, Iva, imposte sui redditi dei propri fabbricati e Imu. Papa Francesco tuonò anni fa: "Vescovi e preti stiano alla larga da ricchezza e vanità".

Operazioni Sospette e l'Assenza di Segnalazioni Antiriciclaggio

Un esempio riportato dall'autore, già capo-area di una banca in provincia di Napoli, svela la gestione finanziaria di un semplice sacerdote di provincia. Pur avendo un'entrata fissa mensile di circa mille euro, le uscite erano sconvolgenti, rivelando una vita finanziaria intensa. Questo solleva la domanda su possibili commerci illeciti di donazioni dei fedeli. Sorprendente è il fatto che, in Italia, le operazioni simili degli uomini di Chiesa segnalate dalle banche come "sospette" ai fini della legge antiriciclaggio sono "zero, nessuna".

Dopo una fusione con un istituto di credito vicino al Vaticano, alla banca dell'autore venne imposto che la gestione dei patrimoni delle arcidiocesi e dei principali esponenti del clero campano fosse affidata a un diacono, a libro paga della banca, che fungeva da personal banker della Curia. L'autore ha visto conti correnti dell'arcidiocesi a sei cifre non giustificabili con le donazioni e bonifici di centinaia di migliaia di euro su conti di preti di provincia, mai segnalati. Ha persino visto sacerdoti fare trading.

L'antiriciclaggio è una nota dolente per gli istituti di credito: le banche hanno l'obbligo di segnalare tutte le operazioni sospette. Se un normale cittadino, con un reddito di mille euro, facesse operazioni per 300mila, verrebbe immediatamente segnalato. Nel caso dei preti, invece, non ci sono controlli. La conclusione amara è che "conviene tacere e incassare. Il silenzio è d'oro per gli uni e per gli altri."

tags: #miliardi #di #banke #dei #paperi #sacerdoti