Il periodo di Quaresima e le sfide imposte dalla diffusione del Coronavirus (ufficialmente chiamato COVID-2019) hanno richiesto alla comunità cristiana della Diocesi di comportarsi in maniera responsabile per bloccarne il contagio. Questo tempo "speciale" ha coinciso con l'inizio di una Quaresima del tutto inaspettata, che ha portato la Chiesa a profonde riflessioni sulla fede, la preghiera e il significato della comunità.
A supporto dei fedeli, è stato reso disponibile online un sussidio per il tempo di Quaresima e Pasqua. Curato dall’Ufficio Liturgico Nazionale, il testo è liberamente consultabile e scaricabile dal sito dedicato. La Quaresima è un «tempo forte dell’anno liturgico di conversione, di preghiera e di attenzione ai fratelli più bisognosi», e nella Chiesa di Roma è tradizionalmente una “Quaresima di Carità”, un periodo per vivere e riscoprire l’amore di Dio nell’Eucaristia e in iniziative di prossimità verso chi soffre.

La Sospensione delle Celebrazioni e l'Urgenza della Preghiera Personale
In risposta alla pandemia, la diocesi ha stabilito la "sospensione della celebrazione pubblica di S. Messe, incluse quelle del Mercoledì delle Ceneri e domenicali, e di sacramenti (compresi Battesimi, Prime Comunioni e Cresime), sacramentali, liturgie e pie devozioni quali la Via Crucis". Nonostante questa decisione non sia stata presa a cuor leggero, è stato chiaro che la diffusione del Coronavirus richiedeva a tutti i cittadini, e quindi anche alla comunità cristiana, di comportarsi in maniera responsabile.
La celebrazione dell’Eucaristia, la preghiera e l’ascolto della Parola comunitarie, l’incontro tra fratelli e sorelle nelle varie forme sono dimensioni fondamentali della vita dei discepoli di Cristo. Ma è proprio in questi momenti che si è manifestato in modo chiaro ed urgente il bisogno della preghiera, del rapporto fiducioso e filiale con Dio Padre, dell’affidamento a Cristo nostro Signore e fratello, e dell’invocazione dello Spirito che sostiene con il suo soffio di vita. Pertanto, è stato un invito accorato a prendersi con più impegno, in questi giorni “speciali” che introducevano nella Quaresima, del tempo per pregare, ovunque ci si trovasse: a casa, in famiglia, da soli. Siamo legati e uniti tra noi nel Signore e Lui non ci lascia mai da soli. È fondamentale dedicare momenti alla lettura delle Scritture, alla meditazione e all’ascolto della Parola di Dio, poiché, come ricordato in occasione della giornata della Parola, “nelle Scritture è Dio che ci parla”.
La preghiera è stata rivolta alle nostre necessità, ai piccoli e ai poveri, alle persone sole che rischiano più di altre di portare il peso di questo momento difficile. Un pensiero speciale è stato dedicato ai medici e a tutto il personale sanitario, a cui si è espressa fiducia e sostegno, ricordando che il libro biblico del Siracide ci insegna: “Onora il medico per le sue prestazioni, perché il Signore ha creato anche lui. Dall’Altissimo infatti viene la guarigione, e anche dal re egli riceve doni” (Sir 38, 1-2). Il Vescovo ha accompagnato tutti con la sua preghiera, affidandosi al Signore nostro Dio, amante della vita, con l'auspicio che la comunione tra i fedeli donata dal Signore sia forte e di sostegno. Un invito è stato a compiere in questa Quaresima gesti concreti di conversione e di rinnovamento della propria vita.

Il Valore del Silenzio e l'Importanza del Racconto nell'Esperienza della Pandemia
Il tempo della pandemia è stato descritto come "difficile e strano", un periodo non ancora propizio per i bilanci. Si è sottolineato come la vita sia un mistero e come forse ci si fosse illusi di averla in mano, di poter superare i limiti della condizione umana con tempo sufficiente. Invece, si è stati confrontati con il silenzio in un mondo sempre in movimento e indaffarato. Un silenzio che si è dovuto abitare, lasciando da parte i soliti ritmi e cercando dentro di sé la forza per vivere un tempo quasi irreale.
Questo silenzio ha avuto molteplici forme: quello dei ricoverati, senza contatto con i propri cari, quello "quasi assordante" nelle chiese vuote per i sacerdoti, il peso delle decisioni da prendere o far rispettare, o l'impotenza di non poter aiutare. Tuttavia, altri hanno continuato a raccontare gli eventi, usando immagini e parole contro il silenzio dell’estrema insicurezza, e la scuola ha proseguito a distanza. Con il ritorno delle celebrazioni delle Messe in presenza del popolo, seppur con limitazioni che "ci pesano", è stata espressa gratitudine per la grande responsabilità dimostrata dai fedeli, con grande spirito civico e cristiano.
La domanda che emerge è se riusciamo a sentire una Parola che vinca il silenzio vissuto. L’unico modo per non dimenticare è raccontare. Se si racconta e si viene ascoltati, si dimostra che si è importanti per l'altro, e si ricambia donando ciò che è diventato importante e che è servito per vivere. Questo è l'esempio di Gesù che, per salvarci, ha raccontato come è il Padre nostro che è nei cieli, portando il cielo sulla terra attraverso parabole e insegnamenti.
Il valore e il significato della preghiera
La Ripresa delle Celebrazioni e le Indicazioni Diocesane
In un momento di nuove strade e aspetti inesplorati, il vescovo Michele Tomasi ha aperto le Disposizioni per la ripresa delle celebrazioni con concorso di popolo, sottolineando l’impegno a vivere le assemblee eucaristiche come un’autentica esperienza di Chiesa. Ha ribadito che la responsabilità per il bene comune impone di rispettare le indicazioni sanitarie, le quali richiedono alle parrocchie uno sforzo organizzativo non indifferente. Queste direttive sono assunte in piena disponibilità, consapevoli del loro valore morale a servizio della salute di tutti i cittadini e del bene complessivo della comunità.
Il Vescovo ha espresso gratitudine al Signore che convoca alla sua mensa, offrendo così la possibilità di incontrarsi di nuovo con Lui e tra i fedeli come assemblea. Le Disposizioni danno attuazione al Protocollo predisposto dalla Conferenza Episcopale Italiana, esaminato ed approvato il 6 maggio 2020 dal comitato tecnico-scientifico e sottoscritto il 7 maggio 2020. Prima di illustrare le attenzioni e le regole da applicare, Mons. Tomasi ha espresso nuovamente gratitudine al Signore e ha sottolineato l’importanza del ritorno alle celebrazioni, accompagnato da "prudenza e responsabilità per la salute ed il bene di tutti, soprattutto delle persone più fragili, nella complessa e difficile situazione della «fase 2» della pandemia di Covid-19".
Sono state proposte diverse soluzioni per permettere la partecipazione alle messe a tutti coloro che lo desiderano. Queste includono la possibilità di attrezzare il sagrato o un altro spazio vicino alla chiesa per ampliare la capienza, aumentare il numero delle celebrazioni e pubblicizzare gli orari delle messe anche delle parrocchie vicine o della stessa Collaborazione, dove magari ci sono chiese più grandi.
Un Appello ai Giovani: Sogni, Vocazione e Vita Oltre lo Schermo
Il Vescovo ha rivolto un appello ai giovani, invitandoli a prendersi del tempo per riflettere su ciò che veramente conta nella loro vita. Ha citato papa Francesco dall’esortazione Christus vivit (CV, 143): “Lasciate sbocciare i sogni, prendete decisioni” e “Non passate tutta la vostra vita davanti a uno schermo”. Questo passaggio è stato definito quasi profetico in un tempo in cui la maggior parte delle relazioni e dei contatti con il mondo esterno si svolgono tramite computer. Tuttavia, lo stare davanti agli schermi, specialmente per i giovani, è ora più che mai la ricerca di contatti veri e reali, al di là dello schermo, con l'obiettivo di rivedersi quanto prima faccia a faccia.
Per costruire una realtà bella, affidabile, vivibile e sostenibile, c'è bisogno di sogni e di giovani che sognino la propria vita come risposta a una chiamata, sentita prima in modo indistinto e poi sempre più chiaramente nel proprio cuore e nella propria mente. Il Papa coglie un aspetto profondo: per prendere decisioni, queste devono partire da un sogno, non da un calcolo di costi e benefici o dalla valutazione delle conseguenze. Questi aspetti possono servire in un secondo momento, ma una decisione importante si prenderà solo quando si sarà sognato qualcosa di bello di cui si è protagonisti.
Seguire la propria vocazione non significa che qualcuno dall'esterno dica cosa si deve o non si deve fare. Significa che qualcuno aiuta a fidarsi di sé stessi, a cercare cosa possa fare della propria esistenza quel capolavoro che in potenza è già presente e che il Signore ha pensato dall’eternità. Il Signore lo pensa con noi, assieme a noi, creandoci e pensandoci per un compito, un servizio, un bene. Parlare di vocazione è necessario, soprattutto in questa difficile situazione, perché la vita non si può fermare. Abbiamo e avremo bisogno di persone che occupano il loro posto perché hanno risposto a una chiamata, vivendo la loro vita come un dono per sé e per gli altri, in ogni professione e in ogni stato di vita.
La Chiesa ha bisogno di vite che scoprano la propria bellezza nel dono di sé all’incontro con il Signore Gesù che, vivo in mezzo a noi, vuole continuare a donarsi, anche attraverso di noi. Il Signore ha bisogno di uomini e donne che si consacrino a Lui per amore, semplicemente per amore, e che con Lui siano a disposizione come segno, strumento e amici affidabili di tutti, senza secondi fini, calcoli o condizioni. L'invito finale è ad ascoltare la propria chiamata e la propria vocazione, perché non è tempo perso, ma un cammino che può realizzare il sogno di felicità nel cuore, trasformando la vita in servizio e dono, tanto che altre persone possano dire: “È proprio bello che tu ci sei. Sei un dono grande”.
La Celebrazione di San Liberale e la Preghiera per il Bene Comune
Il 27 aprile, durante la messa nella cattedrale vuota in occasione della solennità di San Liberale, patrono principale della città di Treviso e della Diocesi, il vescovo Michele Tomasi ha espresso la necessità di unirsi nella preghiera. Una preghiera di affidamento al Signore attraverso i suoi santi, che accompagnano con la loro intercessione il cammino faticoso in questo tempo di prova. Alla celebrazione erano presenti il prefetto di Treviso, Maria Rosaria Laganà, e il sindaco Mario Conte, in rappresentanza delle Istituzioni e della cittadinanza.
Il Vangelo della festa, che narra l’apparizione di Gesù agli Undici alla presenza di Tommaso, presenta l’atto di fede "così bello e personale di Tommaso, che proclama con uno slancio del cuore direttamente a Gesù, «mio Signore e mio Dio!»". Questo atto di fede, ha sottolineato il Vescovo, Gesù lo accoglie ma lo rilancia, pensando non solo a Tommaso e agli altri discepoli, ma a tutte le generazioni cristiane, dunque anche a noi. Crediamo che Lui, il Crocifisso, è Risorto, ha vinto la morte, ci incontra nella nostra storia, non ci lascia soli e ha sempre intenzione di prendersi cura di noi. Ricordando la peste del 1600 che colpì Treviso, dopo la quale il vescovo dell’epoca fece scolpire una statua d’argento che ogni anno viene portata dal museo diocesano in cattedrale, il Vescovo ha ricordato che "anche quest’anno stiamo vivendo un momento di grande fatica".
Mons. Tomasi ha pregato "il Signore, per intercessione di san Liberale, perché continui a donarci il dono della saggezza e della sapienza per affrontare insieme la situazione presente, tutti orientati al bene comune. L'obiettivo è impedire la diffusione del contagio, non aggravare i problemi che verranno da questo lungo blocco, trovare le forme concrete e fattive della solidarietà che non lasci nessuno indietro. E per riuscire, come Chiesa, a mettere nel modo migliore a disposizione di questo mondo i doni della presenza del Signore nella Parola di Dio, nella preghiera, nella comunità, nei Sacramenti, a essere Chiesa che si sa assumere le sue responsabilità e che, come tale, ottiene fiducia. Per il nostro tempo, per tutta la nostra società”.
Le Riflessioni Post-Emergenza e il Cammino Sinodale Diocesano
Il vescovo Michele Tomasi, nel numero in uscita de “La Vita del Popolo”, ha proposto una riflessione sul tema del “dopo emergenza”. Questa iniziativa è nata a seguito dell’interesse suscitato dall’omelia pronunciata la domenica precedente, 19 aprile, durante la messa nel Battistero della cattedrale.
La diocesi sta vivendo l'estate come un tempo di Chiesa, nel lavoro e nel riposo. Per le indicazioni su come vivere il periodo di attività che seguirà l'estate, il Vescovo ha richiesto uno sforzo di racconto e di ascolto ai consigli e agli organismi della Diocesi. Il Consiglio presbiterale raccoglierà il punto di vista dei sacerdoti, il Consiglio pastorale diocesano quello delle comunità, delle parrocchie e delle collaborazioni pastorali. La Commissione per l’accompagnamento del cammino sinodale sta riflettendo su cosa prendere di buono dal lungo cammino sinodale che la Diocesi ha percorso negli ultimi anni per continuare tutti insieme come discepoli di Cristo in questo nostro tempo. Sarà importante il contributo dei laici associati e di tutti i fedeli. Sarà un bene sentire l’esperienza delle consacrate, dei consacrati e dei diaconi permanenti. Un guadagno si avrà se si riuscirà a dare ascolto all’esperienza dei missionari e delle missionarie della Diocesi che vivono la pandemia in contesti ben più critici, e che potranno condividere lo sguardo e la voce di altre chiese, di altre povertà. Solo con la pazienza di questi passi, senza tornare a correre come se nulla fosse stato, si potrà davvero prendersi cura insieme di una società che più che di ri-partire ha bisogno di ri-generarsi, di mettere al mondo vita nuova. Tutto questo sarà possibile soltanto, e il Vescovo lo ha chiesto ancora a tutti, se ci si fiderà di Gesù Cristo, "che è stato crocifisso, che è risorto, che vive, ci ama e non ci abbandona".
Il Significato del Natale: Cristo come Dono e Garanzia di Ogni Augurio
In un messaggio per il Natale, il Vescovo ha augurato ai fedeli di "diventare voi stessi un augurio di Natale". Un augurio è l’espressione del desiderio che alla persona a cui viene rivolto accada qualcosa di bello. Spesso ci si augura semplicemente di passare bene la festa, ma questo può sembrare difficile in tempi complicati, specialmente per chi vive la precarietà dell’esistenza a causa di malattia, solitudine, o difficoltà familiari, sociali ed economiche. A partire dalla fede, si sente che ciò che si festeggia è veramente importante, e si desidera che il contenuto celebrato possa riverberarsi sull’esistenza di chi lo festeggia.
A volte basterebbe un po’ di serenità e di quiete, ma non è ancora abbastanza. Allora si desidera per gli altri che i loro desideri più cari possano realizzarsi in quel giorno, che accada qualcosa che scaldi il cuore, che dia luce e calore, che regali alla vita un colore e una musica carichi di affetti e di pace, che aprano al sorriso le persone care, soprattutto quelle più provate dalla vita.
Andando in profondità nel desiderio di bene, per sé e per gli altri, si arriva alle radici della possibilità di questo bene: il Signore Dio prende parte alla nostra vita, diventa uno di noi, il bambino Gesù, l’uomo vero. Lui prende le nostre parti, quelle dello scartato, del debole, del piccolo, quelle di ciascuno di noi, di tutti. Non ci lascia più da soli, ci sostiene, ci accompagna, ci guida. Si dona, diventa dono. Abbandonato in croce, abbraccia tutti. Risorto è veramente presente, per sempre, e apre la vita all’eternità. Lui si fa Natale, Lui si fa dono, Lui assume e realizza ogni desiderio. Lui è garanzia, fonte e meta di ogni augurio. Se il desiderio di bene per chi riceve gli auguri viene posto nel cuore del Signore Gesù, Lui è caparra di ogni augurio.

L'Esempio del Beato Enrico di Treviso: Fede e Carità nella Storia Locale
La figura del Beato Enrico di Treviso rappresenta un esempio di vita evangelica radicale. Laico, povero e penitente, Enrico mendicava per le strade di Treviso, redistribuendo ai poveri della città ciò che raccoglieva in elemosina. La sua vita era fatta di povertà e penitenza, di preghiera e di straordinaria carità. La data della sua nascita è incerta, collocabile verso la metà del 1200 nei sobborghi di Bolzano. Enrico, agricoltore e vignaiolo tra i monti, si spostò in pianura nelle campagne dei conti Collalto forse per necessità economiche, dovendo provvedere alla famiglia, inclusa la moglie e il figlio Lorenzo.
Il parroco della Cattedrale ha sottolineato l'attualità del Beato Enrico, affermando: “Quest’anno ci rivolgiamo al nostro beato per poter aiutare i poveri di sempre e gli impoveriti di questa pandemia”. Le celebrazioni in suo onore hanno incluso la messa al tempietto del beato Enrico in via Canova alle 7.30, seguita dalla messa in cattedrale alle ore 10 con venerazione delle reliquie. Nel pomeriggio, alle 17, si sono tenuti i Vespri e la supplica al beato al tempietto, e alle 18.30 la messa in cattedrale presieduta dal Vescovo, al termine della quale è stato benedetto il pane secondo l’antica tradizione. Il tempietto è rimasto aperto per una settimana, dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 18.30, fino a mercoledì 17 giugno.
La Quaresima di Carità a Roma: La "Via Crucis degli Invisibili"
Nel contesto della Quaresima di Carità, venerdì 11 aprile, alle ore 18, si è svolta la seconda edizione della “Via Crucis degli invisibili”. Questa iniziativa è stata organizzata dalla Caritas di Roma in collaborazione con i Salesiani della basilica del Sacro Cuore di Gesù a Castro Pretorio e le parrocchie della Prefettura 4 della diocesi, evidenziando l'impegno della Chiesa nel prendersi cura dei più fragili anche in tempi di emergenza.