Il Significato della Santa Messa e dell'Eucaristia

L'Eucaristia è definita dal Catechismo della Chiesa Cattolica come la fonte e il culmine della vita ecclesiale, il Sacramento Santissimo dal quale tutti gli altri traggono origine e verso il quale tutti convergono, in quanto memoriale della Pasqua del Signore. Il termine «Eucaristia», di derivazione greca, significa “rendimento di grazie” e ha assunto questo significato dai termini molto antichi di derivazione apostolica come “Cena del Signore” o “Fractio panis”.

L'Eucaristia si colloca nel cuore dell'«iniziazione cristiana», insieme al Battesimo e alla Confermazione, e costituisce la sorgente della vita stessa della Chiesa. La celebrazione eucaristica è ben più di un semplice banchetto: è il memoriale della Pasqua di Gesù, il mistero centrale della salvezza.

rappresentazione del Catechismo della Chiesa Cattolica che definisce l'Eucaristia fonte e culmine della vita ecclesiale

La Santa Messa come Sacrificio di Cristo e della Chiesa

La Santa Messa è sacrificio in senso proprio e singolare, un "nuovo" sacrificio rispetto a quelli delle religioni naturali e dell'Antico Testamento. È sacrificio perché, al momento della celebrazione liturgica della Chiesa, la Santa Messa ri-presenta (rende presente) l'unico sacrificio della nostra redenzione; è suo memoriale e ne applica il frutto. Ogni volta che celebra l'Eucaristia, la Chiesa è chiamata ad accogliere il dono che Cristo le offre e, pertanto, a partecipare al sacrificio del suo Signore, offrendosi con Lui al Padre per la salvezza del mondo. La Santa Messa è, quindi, sacrificio di Cristo e della Chiesa.

Il Sacrificio di Cristo

La Santa Messa è vero e proprio sacrificio a causa della sua diretta relazione di identità sacramentale con il sacrificio unico, perfetto e definitivo della Croce. Questa relazione è stata istituita da Gesù Cristo nell’Ultima Cena, quando diede agli apostoli, sotto le specie del pane e del vino, il suo Corpo offerto in sacrificio e il suo Sangue sparso in remissione dei peccati, anticipando in un rito memoriale ciò che storicamente è accaduto, poco dopo, sul Golgota.

La Chiesa, guidata dalla grazia dello Spirito Santo, non cessa di compiere il mandato di reiterazione che Gesù Cristo ha affidato ai suoi discepoli: «Fate questo in memoria di me [come mio memoriale] (Lc 22, 19; 1Cor 11, 24-25). In tal modo “annuncia” (rende presente con la parola e il sacramento) “la morte del Signore” (cioè, il suo sacrificio: cfr. Ef 5, 2; Eb 9, 26), “fino al suo ritorno” (cioè, la sua risurrezione e la sua gloriosa ascensione) (cfr. 1Cor 11, 26).

Questa proclamazione sacramentale del Mistero Pasquale del Signore è di particolare efficacia, dato che non solo ripresenta il sacrificio redentore di Cristo in segno o in figura, ma lo rende anche realmente presente: rende presente la sua Persona e l’offerta sacramentale del suo sacrificio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica spiega che «L'Eucaristia è il memoriale della pasqua di Cristo, l'attualizzazione e l'offerta sacramentale del suo unico sacrificio nella liturgia della Chiesa che è il suo Corpo».

Per questa ragione, quando la Chiesa celebra l'Eucaristia, consacrando il pane e il vino nel Corpo e nel Sangue di Cristo, si rendono presenti la stessa Vittima del Golgota, ormai gloriosa; lo stesso sacerdote, Gesù Cristo; lo stesso atto di offerta sacrificale (l’offerta originaria che Gesù ha fatto sulla Croce) inseparabilmente unito alla presenza sacramentale di Cristo; un’offerta che è sempre attuale in Cristo risuscitato e glorioso. Cambia soltanto la manifestazione esteriore di questa realtà: sul Calvario con la Passione e la Morte di Croce, nella Messa, per mezzo del memoriale-sacramento: la duplice consacrazione del pane e del vino all’interno della Preghiera Eucaristica (immagine sacramentale dell’immolazione sulla Croce).

Mons.Seccia risponde alle domande dei bambini: Trasformazione del pane e del vino

La Partecipazione della Chiesa al Sacrificio

La Santa Messa è sacrificio di Cristo e della Chiesa perché, ogni volta che viene celebrato il Mistero Eucaristico, la Chiesa partecipa al sacrificio del suo Signore, entrando in comunione con Lui per mezzo della sua offerta sacrificale al Padre e con i benefici della redenzione che Egli ci ha ottenuto. Tutta la Chiesa offre ed è offerta al Padre in Cristo per mezzo dello Spirito Santo, come afferma la tradizione viva della Chiesa. Nel cuore di questa dottrina si trova il principio di unione e di cooperazione tra Cristo e le membra del suo corpo, come è espresso dal Concilio Vaticano II: «Effettivamente per il compimento di quest'opera così grande, con la quale viene resa a Dio una gloria perfetta e gli uomini vengono santificati, Cristo associa sempre a sé la Chiesa, sua sposa amatissima».

La partecipazione della Chiesa (il Popolo di Dio, gerarchicamente strutturato) all’offerta del sacrificio eucaristico è legittimata dal mandato di Gesù: «Fate questo in memoria di me [come mio memoriale]». I fedeli non sono semplici spettatori di un atto di culto realizzato dal sacerdote celebrante; tutti i fedeli possono e devono partecipare all’offerta del sacrificio eucaristico, perché in virtù del battesimo sono stati incorporati a Cristo e fanno parte della «stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato»; cioè, del nuovo Popolo di Dio in Cristo. Essi offrono non soltanto il culto spirituale del sacrificio del proprio lavoro e della loro intera esistenza, ma anche - in Cristo e con Cristo - la Vittima pura, santa ed immacolata. Tutto questo comporta l’esercizio nell'Eucaristia del sacerdozio comune dei fedeli.

La Chiesa, in unione con Cristo, non solo offre il sacrificio eucaristico, ma anche viene offerta in Lui, dato che come Corpo e Sposa è inseparabilmente unita al suo Capo e al suo Sposo. La stessa liturgia eucaristica esprime a più riprese la partecipazione della Chiesa guidata dallo Spirito Santo al sacrificio di Cristo, invocando la pienezza dello Spirito Santo affinché i fedeli diventino in Cristo un solo corpo e un solo spirito, un’offerta perenne gradita a Dio.

La partecipazione dei fedeli consiste prima di tutto nell’unirsi interiormente al sacrificio di Cristo, reso presente sull’altare grazie al ministero del sacerdote celebrante. Questa dottrina ha un’importanza fondamentale per la vita cristiana: tutti i fedeli sono chiamati a partecipare alla Santa Messa esercitando il loro sacerdozio regale, cioè con l’intenzione di offrire la propria vita al Padre, con Cristo, Vittima immacolata, in sacrificio spirituale-esistenziale, restituendogli con amore filiale e in azione di grazie tutto ciò che hanno da Lui ricevuto. I fedeli devono fare in modo che la Santa Messa sia realmente centro e radice della loro vita interiore, ordinando ad essa tutta la propria giornata, il loro lavoro e tutte le azioni, manifestando così la loro anima sacerdotale.

Fini e Frutti della Santa Messa

La Santa Messa, in quanto ripresentazione sacramentale del sacrificio di Cristo, ha gli stessi fini del sacrificio della Croce. Tali fini sono:

  • Latreutico: lodare e adorare Dio Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito Santo.
  • Eucaristico: ringraziare Dio per la creazione e la redenzione.
  • Propiziatorio: chiedere perdono a Dio per i nostri peccati.
  • Impetratorio: chiedere a Dio i suoi doni e le sue grazie.

Tutto ciò viene espresso nelle diverse orazioni che fanno parte della celebrazione liturgica dell'Eucaristia, specialmente nel Gloria, nel Credo, nelle diverse parti dell’Anafora o Preghiera Eucaristica (Prefazio, Sanctus, Epiclesi, Anamnesi, Intercessioni, Dossologia finale), nel Padre Nostro e nelle orazioni proprie della Messa: Colletta, Preghiera sulle Offerte, Preghiera dopo la Comunione.

Per frutti della Messa si intendono gli effetti che la potenza salvifica della Croce, resa presente nel sacrificio eucaristico, genera negli uomini quando la ricevono liberamente, con fede, speranza e amore al Redentore. Questi frutti consistono sostanzialmente nell’accrescimento nella grazia santificante e in una più intensa conformazione esistenziale a Cristo. I frutti di santità non si danno allo stesso modo in quanti partecipano al sacrificio eucaristico; saranno maggiori o minori a seconda della diversa modalità di partecipazione alla celebrazione liturgica e nella misura della fede e devozione di chi partecipa.

Pertanto, partecipano in maniera diversa dei frutti della Santa Messa: tutta la Chiesa; il Sacerdote che celebra e quelli che, assieme a lui, partecipano alla celebrazione eucaristica; quelli che, senza partecipare alla Messa, si uniscono spiritualmente al sacerdote celebrante; e coloro, vivi o defunti, per i quali si applica la Messa. Quando un sacerdote riceve un’offerta per applicare i frutti della Messa per una intenzione, ha il serio obbligo di farlo.

L'Eucaristia come Banchetto Pasquale e Comunione

«L'Eucaristia è il banchetto pasquale, in quanto Cristo, realizzando sacramentalmente la sua Pasqua, ci dona il suo Corpo e il suo Sangue, offerti come cibo e bevanda, e ci unisce a sé e tra di noi nel suo sacrificio». La Messa è ad un tempo e inseparabilmente il memoriale del sacrificio nel quale si perpetua il sacrificio della croce, e il sacro banchetto della Comunione al Corpo e al Sangue del Signore. La celebrazione del sacrificio eucaristico è totalmente orientata all'unione intima dei fedeli con Cristo attraverso la Comunione: comunicarsi è ricevere Cristo stesso che si è offerto per noi.

La Santa Comunione, che Cristo prescrive («prendete e mangiate..., bevetene tutti…»), è parte della struttura fondamentale della celebrazione dell'Eucaristia. Soltanto quando Cristo è ricevuto dai fedeli come alimento di vita eterna trova pienezza di significato il suo farsi alimento per gli uomini e si compie il memoriale da Lui istituito. Per questo la Chiesa raccomanda vivamente la comunione sacramentale a tutti coloro che partecipano alla celebrazione eucaristica e hanno le debite disposizioni per ricevere degnamente il Santissimo Sacramento.

rappresentazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci, prefigurazione dell'Eucaristia

La Necessità della Comunione

Quando Gesù promise l'Eucaristia affermò che tale alimento non solo è utile, ma necessario: per i discepoli è una condizione di vita. «In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53). Così come il cibo naturale mantiene in vita l’uomo e gli dà forza per camminare in questo mondo, in modo simile l'Eucaristia nel cristiano mantiene la vita in Cristo, ricevuta nel battesimo, e gli dà la forza per essere fedele al Signore su questa terra, fino al momento del suo ritorno al Padre del Cielo. La Comunione non è qualcosa che può essere aggiunto alla vita cristiana secondo criteri arbitrari, ma è una necessità vitale per tutti: può vivere in Cristo e diffondere il suo Vangelo soltanto chi si nutre della vita stessa di Cristo.

Il desiderio di ricevere la Comunione dovrebbe essere sempre presente nei cristiani. Ogni fedele, una volta ammesso alla Santissima Eucaristia, è tenuto all’obbligo di ricevere la santa comunione almeno una volta all’anno, di regola durante il tempo pasquale. La Chiesa stessa raccomanda vivamente ai fedeli di ricevere la santa Eucaristia la domenica e i giorni festivi, o ancora più spesso, anche tutti i giorni.

Ministri della Santa Comunione

Ministri ordinari della Santa Comunione sono il Vescovo, il presbitero e il diacono. Ministro straordinario permanente è l’accolito. Possono essere ministri straordinari della Comunione anche altri fedeli ai quali l’Ordinario del luogo dia facoltà di distribuire l’Eucaristia, quando si ritenga necessario all’utilità pastorale dei fedeli e non siano disponibili il sacerdote, un diacono o un accolito.

Non è consentito ai fedeli di “prendere da sé e tanto meno passarsi tra loro di mano in mano” la sacra ostia o il sacro calice. Questo perché la Comunione ha valore di segno sacro; tale segno deve manifestare che l'Eucaristia è un dono di Dio all’uomo, distinguendo il ministro che distribuisce il Dono da chi lo accoglie con gratitudine, nella fede e nell’amore.

Disposizioni per Ricevere l'Eucaristia

Per comunicarsi degnamente è necessario essere in grazia di Dio. «Chiunque mangia il pane o beve al calice del Signore in modo indegno, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ciascuno, dunque, esamini se stesso e poi mangi del pane e beva dal calice; perché chi mangia e beve senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna» (1 Cor 11, 27-29). Di conseguenza, nessuno deve accostarsi alla Santa Eucaristia con coscienza di peccato mortale, per quanto possa essere pentito, senza la confessione sacramentale previa.

Per comunicarsi con frutto, oltre all’essere in grazia di Dio, si richiede il serio impegno di ricevere il Signore con la maggiore devozione possibile: una preparazione (remota e prossima); il raccoglimento; atti d’amore e di riparazione, di adorazione, di umiltà, di ringraziamento, ecc.

Disposizioni del Corpo

La riverenza interiore davanti alla Sacra Eucaristia deve riflettersi anche nelle disposizioni del corpo. La Chiesa prescrive il digiuno. Per i fedeli di rito latino il digiuno eucaristico consiste nell’astensione da ogni cibo o bevanda (eccetto l’acqua o medicine) da un’ora prima della comunione. Inoltre si devono curare la pulizia del corpo, un abbigliamento adeguato, i gesti di venerazione che manifestano il rispetto e l’amore al Signore presente nel Santissimo Sacramento.

Nel rito latino, il modo tradizionale di ricevere la Santa Comunione (frutto della fede, dell’amore e della pietà plurisecolare della Chiesa) è in ginocchio e nella bocca. I motivi che hanno fatto nascere questa antica consuetudine devozionale sono validi ancora oggi. Si può, anche, fare la Comunione in piedi e, in alcune diocesi del mondo, è permesso (mai imposto) ricevere la Comunione nella mano.

Il precetto della comunione sacramentale obbliga a partire dall’uso di ragione. Bisogna preparare molto bene la Prima Comunione dei bambini e non ritardarla: «lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite: a chi è come loro infatti appartiene il regno di Dio» (Mc 10,14). Per poter ricevere la Prima Comunione, è richiesto che il bambino conosca, secondo le proprie capacità, i principali misteri della fede e che sappia distinguere il Pane eucaristico dal pane comune.

Mons.Seccia risponde alle domande dei bambini: Trasformazione del pane e del vino

L'Eucaristia nell'Economia della Salvezza e nella Vita Quotidiana

Al centro della celebrazione dell'Eucaristia si trovano il pane e il vino i quali, per le parole di Cristo e per l'invocazione dello Spirito Santo, diventano il Corpo e il Sangue di Cristo. Fedele al comando del Signore, la Chiesa continua a fare, in memoria di lui, fino al suo glorioso ritorno, ciò che egli ha fatto la vigilia della sua passione. Diventando misteriosamente il Corpo e il Sangue di Cristo, i segni del pane e del vino continuano a significare anche la bontà della creazione, rendendo grazie al Creatore per i doni della terra e della vite.

L'istituzione dell'Eucaristia da parte di Gesù nell'Ultima Cena ha dato alla Pasqua ebraica il suo significato definitivo. La nuova Pasqua, il passaggio di Gesù al Padre attraverso la sua morte e la sua risurrezione, è anticipata nella Cena e celebrata nell'Eucaristia, che porta a compimento la Pasqua ebraica e anticipa la Pasqua finale della Chiesa nella gloria del Regno. Gesù non chiede solo di ricordarsi di Lui e di ciò che ha fatto, ma di celebrare liturgicamente il memoriale della sua vita, morte, risurrezione e intercessione presso il Padre.

La celebrazione eucaristica è l'atto nel quale si diventa una cosa sola con il Creatore di tutti i doni, facendo esperienza dell'amore incondizionato di Dio. È un momento di profonda unione con Gesù, che spiega la nostra storia personale e ci libera dalle delusioni. L'Eucaristia è il culmine di tutto ciò che gli uomini desiderano dalla mensa: un'esperienza del divenire una cosa sola con Dio, il luogo in cui possiamo sempre farne esperienza con tutti i nostri sensi.

La Santissima Eucaristia deve essere conservata (sotto le specie del pane, cioè ostie consacrate) nella chiesa cattedrale, in ogni chiesa parrocchiale e nella chiesa (o oratorio) annessa alla casa di un istituto religioso o di una società di vita consacrata. Questa conservazione permette l'adorazione eucaristica e la distribuzione della comunione ai malati e agli assenti.

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