Il Mercoledì della Prima Settimana di Quaresima: Un Tempo di Riflessione e Conversione

Il tempo liturgico della Quaresima è un periodo di quaranta giorni di preghiera, digiuno e elemosina che precede la Pasqua. Questo cammino spirituale si concentra sulla preparazione dei fedeli alla celebrazione del mistero pasquale, invitandoli alla conversione e al rinnovamento interiore.

Illustrazione del rito delle Ceneri che vengono imposte sulla fronte

Il Contesto della Quaresima: Dal Mercoledì delle Ceneri al Cammino Personale

La stagione della Quaresima si è consolidata liturgicamente nella Chiesa nel corso del VI secolo. Negli ultimi anni di San Gregorio Magno, l'usanza del digiuno quaresimale iniziò il mercoledì precedente la prima domenica di Quaresima, segnando un momento chiave nel calendario liturgico della Chiesa cattolica.

Il Mercoledì delle Ceneri: Origini e Significato del Rito

A quei tempi, l'usanza della penitenza pubblica era consueta: i penitenti si presentavano davanti a sacerdoti designati, confessavano i loro peccati e, se erano gravi e pubblici, ricevevano, come penitenza, una tela di sacco cosparsa di cenere. Con la scomparsa della penitenza pubblica, nacque l'usanza per il clero e i religiosi, così come per i fedeli, di ricevere l'imposizione delle ceneri il mercoledì prima dell'inizio della Quaresima. La specificazione «delle ceneri» è legata al rito liturgico che caratterizza la messa di quel giorno: il celebrante pone una piccola quantità di cenere benedetta sulla fronte o sul capo del fedele.

La penitenza e la presenza della cenere, pubblica o privata, è sempre stata un modo per ricordare all'uomo la sua fragilità, la sua condizione di creatura redenta e quindi speranzosa. Fino alla riforma liturgica del Concilio Vaticano II, l'imposizione delle ceneri poteva avvenire anche la domenica successiva, purché le ceneri fossero state benedette il Mercoledì delle Ceneri.

La Parola di Dio per la Conversione Quaresimale

L'inizio del tempo di Quaresima richiama l’amore misericordioso del Padre che continuamente rinnova e rigenera la nostra vita. Le Scritture offrono spunti profondi per questo cammino di conversione.

Il Segno di Giona: Un Invito all'Ascolto e al Pentimento

In quel tempo, fu rivolta a Giona la parola del Signore: «Àlzati, va’ a Nìnive, la grande città, e annuncia loro quanto ti dico». Nìnive era una città molto grande, larga tre giornate di cammino. Giona cominciò a percorrere la città per un giorno di cammino e predicava: «Ancora quaranta giorni e Nìnive sarà distrutta». I cittadini di Nìnive credettero a Dio e bandirono un digiuno, vestirono il sacco, grandi e piccoli. Giunta la notizia fino al re di Nìnive, egli si alzò dal trono, si tolse il manto, si coprì di sacco e si mise a sedere sulla cenere. Per ordine del re e dei suoi grandi fu poi proclamato a Nìnive questo decreto: «Uomini e animali, armenti e greggi non gustino nulla, non pascolino, non bevano acqua. Uomini e bestie si coprano di sacco e Dio sia invocato con tutte le forze; ognuno si converta dalla sua condotta malvagia e dalla violenza che è nelle sue mani».

Scena biblica di Giona che predica ai Niniviti

Mentre le folle si accalcavano, Gesù cominciò a dire: «Questa generazione è una generazione malvagia; essa cerca un segno, ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona. Poiché, come Giona fu un segno per quelli di Nìnive, così anche il Figlio dell'uomo lo sarà per questa generazione. Nel giorno del giudizio, la regina del Sud si alzerà contro gli uomini di questa generazione e li condannerà, perché ella venne dagli estremi confini della terra per ascoltare la sapienza di Salomone. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone. Nel giorno del giudizio, gli abitanti di Nìnive si alzeranno contro questa generazione e la condanneranno, perché essi alla predicazione di Giona si convertirono».

La ricerca di segni ha sempre accompagnato il cammino dell’uomo religioso. Gesù però si sottrae a questa ricerca spettacolare. Per la regina del Sud e per i Niniviti il segno dato è molto umile: la saggezza e la potenza di una parola, che, semplicemente, chiede ascolto e conversione. Rimarrà la forza disarmata della parola e il gesto, ancor più inerme, della vita offerta per amore.

L'Appello alla Fedeltà e all'Amore di Dio

«Israele, che cosa ti chiede il Signore tuo Dio, se non che tu tema il Signore tuo Dio, che tu cammini per tutte le sue vie, che tu l’ami e serva il Signore tuo Dio con tutto il cuore e con tutta l’anima, che tu osservi i comandi del Signore e le sue leggi, che oggi ti do per il tuo bene? Ecco, al Signore tuo Dio appartengono i cieli, i cieli dei cieli, la terra e quanto essa contiene. Ma il Signore predilesse soltanto i tuoi padri, li amò e, dopo loro, ha scelto fra tutti i popoli la loro discendenza, cioè voi, come oggi. Circoncidete dunque il vostro cuore ostinato e non indurite più la vostra nuca; perché il Signore vostro Dio è il Dio degli dèi, il Signore dei signori, il Dio grande, forte e terribile, che non usa parzialità e non accetta regali, rende giustizia all’orfano e alla vedova, ama il forestiero e gli dà pane e vestito. Amate dunque il forestiero, poiché anche voi foste forestieri nel paese d’Egitto. Temi il Signore tuo Dio, a lui servi, restagli fedele e giura nel suo nome: egli è l’oggetto della tua lode, egli è il tuo Dio; ha fatto per te quelle cose grandi e tremende che i tuoi occhi hanno visto. Ama dunque il Signore tuo Dio e osserva le sue prescrizioni: le sue leggi, le sue norme e i suoi comandi. Voi riconoscete oggi - poiché non parlo ai vostri figli che non hanno conosciuto né hanno visto le lezioni del Signore vostro Dio - voi riconoscete la sua grandezza, la sua mano potente, il suo braccio teso, i suoi portenti, le opere che ha fatte in mezzo all’Egitto, contro il faraone, re d’Egitto, e contro il suo paese; e ciò che ha fatto all’esercito d’Egitto, ai suoi cavalli e ai suoi carri, come ha fatto rifluire su di loro le acque del Mare Rosso, quando essi vi inseguivano e come li ha distrutti per sempre; ciò che ha fatto per voi nel deserto, fino al vostro arrivo in questo luogo; ciò che ha fatto a Datan e ad Abiram, figli di Eliab, figlio di Ruben; come la terra ha spalancato la bocca e li ha inghiottiti con le loro famiglie, le loro tende e quanto a loro apparteneva, in mezzo a tutto Israele».

Il Compimento della Legge (Matteo 5, 17-20)

Dice il Signore: «Non crediate che io sia venuto ad abolire la legge o i Profeti; non sono venuto per abolire, ma per dare compimento» (Mt 5, 17). Non è venuto ad abolire la Legge o i Profeti il Figlio di Dio, che è l’autore della Legge e dei Profeti, perché fu lui a dare al popolo per mezzo di Mosè la Legge che doveva essere trasmessa e a riempire di Spirito Santo i profeti perché annunciassero ciò che doveva avvenire. In questo modo dette compimento alla Legge e ai Profeti: compiendo egli stesso ciò che era stato scritto di lui nella Legge e nei Profeti. Perciò, dopo aver bevuto l’aceto offertogli sulla croce, esclamò: «Tutto è compiuto» (Gv 19, 30), per mostrare chiaramente che tutte le cose che erano state scritte su di lui nella Legge e nei Profeti, fino alla bevanda dell’aceto, si erano compiute. In ogni modo, dà compimento alla Legge quando col sacramento della sua passione compie il mistero della Pasqua e dell’agnello, un tempo mostrato in figura. Perciò l’Apostolo dice: «Infatti anche Cristo, nostra Pasqua, si è immolato» (1 Cor 5, 7).

Dà compimento alla Legge quando, prendendo un corpo, nella realtà compie i sacrifici della Legge e tutte le prefigurazioni che a lui si riferivano. Dice infatti: «Chi violerà uno di questi precetti pur minimi e insegnerà agli uomini a comportarsi così, sarà considerato minimo nel regno dei cieli» (Mt 5, 19). Se è cosa empia trasgredire i precetti di minima importanza, molto più empio sarà trasgredire quelli importanti e importantissimi. Perciò per bocca di Salomone lo Spirito Santo attesta appunto questo dicendo: «Chi disprezza le cose da poco, a poco a poco va in rovina» (Sir 19, 1). «Chi invece insegnerà ed eseguirà», il Signore insegna che sarà grande nel regno dei cieli. Per tale motivo bisogna agire non solo a parole, ma anche con i fatti; e non devi soltanto insegnare, ma anche compiere ciò che hai insegnato. Ascoltiamo lo stesso Signore rimproverare nel vangelo simili maestri che dicono e non fanno: «Guai a voi, dice, scribi e farisei ipocriti che gravate gli uomini con pesi che non possono portare, mentre voi non toccate questi carichi nemmeno con un dito» (Lc 11, 46).

Perciò anche l’Apostolo dice: «Presso Dio non sono giusti quelli che ascoltano la Legge, ma quelli che la mettono in pratica saranno giustificati» (Rm 2, 13). Se questo dice anche di coloro che ascoltano, che cosa si deve pensare di coloro che insegnano? Perciò anche Salomone raccomanda: «Non essere veloce nella tua lingua e pigro e indolente nelle tue opere» (Sir 4, 34). Per questo bisogna che chi insegna offra in se stesso l’esempio d’una fede pura e di una vita onesta, come l’Apostolo scrive a Timoteo: «Sii modello, dice, dei fedeli» (1 Tm 4, 12). E ancora: «Offrendo te stesso quale esempio di opere buone nella giustizia, nella castità, nella sobrietà per mezzo della sana dottrina» (Tt 2, 7-8). E aggiunse: «Se la vostra giustizia non sarà maggiore di quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel regno dei cieli» (Mt 5, 20).

Viene criticata la giustizia degli scribi e dei farisei, perché questi cercavano non la fede nella divina promessa, ma la lode degli uomini e la gloria mondana, come abbiamo un esempio di quel fariseo superbo e borioso il quale, ostentando i presunti meriti della sua giustizia, con animo altezzoso e parole piene d’orgoglio si vantava sfacciatamente davanti a Dio. Gli scribi e i farisei, dunque, conservavano l’apparenza della giustizia, non per piacere a Dio ma per ottenere la fama della gloria umana, e acquistare guadagni terreni e vantaggi temporali. Per questo il Signore ci esorta a mettere davanti a tale screditata giustizia, che mira alla lode umana, le opere della giustizia celeste e i meriti della fede, per Cristo nostro Signore, che è benedetto nei secoli.

Il Dono della Misericordia e il Sacramento della Riconciliazione

L'Amore Incondizionato di Dio

«Pietà di me, o Dio, nel tuo amore - esclama il salmista, rivolto al cielo -; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità» (Sal 51, 3). Dio ci ama, qualunque cosa succeda. Papa Francesco afferma che «Dio continua ad amare ogni uomo [...]. Dio non ti ama perché pensi giusto e ti comporti bene; ti ama e basta. Il suo amore è incondizionato, non dipende da te. Puoi avere idee sbagliate, puoi averne combinate di tutti i colori, ma il Signore non rinuncia a volerti bene. Quante volte pensiamo che Dio è buono se noi siamo buoni e che ci castiga se siamo cattivi? Non è così. Nei nostri peccati continua ad amarci. Il suo amore non cambia, non è permaloso; è fedele, è paziente».

Simbolo della misericordia divina o icona del Buon Pastore

Davanti a una realtà così sorprendente, e d’altra parte tanto diversa dal nostro cuore, non possiamo che riempirci di gratitudine. San Gregorio Magno si chiedeva: «Chi potrà spiegare nel debito modo la bontà di Dio? Invece di ricevere il castigo dovuto per i nostri delitti, riceviamo i premi promessi alla virtù».

Il Cuore Contrito e la Confessione

«Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi» (Sal 51, 19). Il nostro pentimento spalanca le porte a Dio. Noi non gli diciamo come deve amarci né osiamo mettere condizioni. Papa Francesco sottolinea che «siamo liberi perché siamo stati liberati, liberati per grazia - non per pagamento -, liberati dall’amore, che diventa la legge somma e nuova della vita cristiana». Scopriamo che a Dio è facile perdonare perché ha amato «fino alla fine» (Gv 13, 1). L’amore di Dio per noi non dipende dai nostri meriti o dalla nostra condotta. Esiste un solo modo di frenarlo: quando non ci lasciamo perdonare. Questa, in qualche modo, è l’unica barriera insuperabile per quel Dio onnipotente che ci ha dato il grande potere della libertà.

In questo senso si potrebbe dire che abbiamo bisogno di conoscerci bene e, conoscendo anche Dio, pentirci dei nostri peccati, renderci conto che sarebbe stato meglio per noi comportarci diversamente. Sappiamo che la santità non consiste semplicemente nel compiere certi obblighi, ma che si identifica con la vita dello Spirito Santo nella nostra anima. Cercare dentro di noi quello che ostacola il suo compito può sembrare semplice, ma non sempre riusciamo a farlo, non sempre siamo sufficientemente coraggiosi e onesti per giudicare. Alcune volte troviamo delle scuse per non esaminare la nostra vita. San Josemaría assicurava che «l’esame di coscienza quotidiano ci procurerà la conoscenza di noi stessi, la vera umiltà, e, di conseguenza, ci otterrà dal Cielo la perseveranza». Da parte sua, sant’Agostino era realista e perciò sapeva che si tratta di una questione che dura tutta la vita: «Non c’è altro da fare che perdonare; siamo uomini».

Quale strano meccanismo non ci permette di riconoscere i nostri peccati? Forse è il timore di non essere amato, la vergogna di riconoscerci deboli o la frivolezza di non voler abbandonare questi apparenti rifugi. Ad ogni modo, Gesù ci offre sempre un rimedio straordinario: la confessione sincera dei nostri peccati davanti al sacerdote, che fa presente Cristo. San Josemaría raccomandava: «Non ti preoccupare, mai più, di scoprire dentro di te certi abissi di viltà. Grida, prega, percorri le tappe del figlio prodigo. Tuo Padre Dio ti viene incontro appena ti confessi peccatore, in quello che la superbia ti nascondeva come peccato. Comincia per te una grande festa - la profonda gioia del pentimento - e puoi sfoggiare un abito pulito: una carità più profonda, più divina e più umana». Aggiungeva: «Non c’è migliore atto di penitenza e di riparazione di una buona confessione. Lì riceviamo la fortezza che ci occorre per lottare». Gesù ci aspetta pazientemente. Sa che abbiamo nostalgia della casa paterna, sa che abbiamo nostalgia del suo calore.

San Paolo VI diceva che «forse i momenti di una confessione sincera figurano tra i più dolci, i più confortanti e i più decisivi della vita». Proprio per questo, contagiare il nostro amore per la confessione è «il miglior favore che potete fare a un vostro amico, la migliore dimostrazione di affetto». Allo Spirito Santo possiamo chiedere di aiutarci a viverla meglio, in modo da poter essere testimoni di quel cammino di felicità. E anche a Maria, rifugio dei peccatori, possiamo chiedere di portare questa gioia anche ai nostri amici e ai nostri familiari.

Il perdono di Dio si riceve per mezzo del "sacramento" della confessione? - Risposta DON AMBROGIO

Vivere il Mercoledì della Prima Settimana di Quaresima

Il Mercoledì delle Ceneri e il venerdì della Quaresima sono giorni raccomandati per il digiuno e l’astinenza dalle carni, secondo le indicazioni della Chiesa. La preghiera personale, “nel segreto”, che il Padre ascolta è una grande strada indicata anche nel Vangelo di Matteo, con il quale inauguriamo la Quaresima. Si raccomanda inoltre la preghiera in famiglia. Esistono molti strumenti in cui trovare i testi della Parola quotidiana per la meditazione personale e molte possibilità di seguire in radio e televisione le celebrazioni eucaristiche. Il suono delle campane sia assicurato come al solito al mattino, all’Angelus e alla sera.

Preghiere e Antifone del Tempo Quaresimale

Le letture e le preghiere di questo periodo ci guidano nel cammino di penitenza e affidamento a Dio:

  • Antifona: «Ricorda, Signore, il tuo amore e la tua bontà, le tue misericordie che sono da sempre. Non trionfino su di noi i nostri nemici; libera il tuo popolo, Signore, da tutte le sue angosce».
  • Salmo Responsoriale (Sal 50/51): R. Tu non disprezzi, o Dio, un cuore contrito e affranto. Oppure: R. Tu gradisci, Signore, il cuore penitente. «Pietà di me, o Dio, nel tuo amore; nella tua grande misericordia cancella la mia iniquità. Lavami tutto dalla mia colpa, dal mio peccato rendimi puro. Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo. Non scacciarmi dalla tua presenza e non privarmi del tuo santo spirito. Tu non gradisci il sacrificio; se offro olocàusti, tu non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio; un cuore contrito e affranto tu, o Dio, non disprezzi».
  • Acclamazione al Vangelo: Lode a te, o Cristo, re di eterna gloria! «Ritornate a me con tutto il cuore, dice il Signore, perché sono misericordioso e pietoso».
  • Antifona alla comunione: «Si rallegrino, Signore, quelli che in te confidano, esultino in eterno perché tu sei con loro. Ecco, ben più di Salomone e di Giona c'è qui: Gesù, il Signore».

Altre preghiere per sostenere il cammino quaresimale:

  • «Padre dolcissimo, fa’ che il tuo popolo osservi tutta la tua legge e la proclami con interiore dedizione, perché non manchi di conseguire la gloria del regno dei cieli nei secoli dei secoli».
  • «Aiuta, o Padre clementissimo, il tuo popolo perché viva con piena devozione e con fede operosa questi giorni di salvezza e si rinnovi nelle disposizioni del cuore».
  • «Accogli con bontà, o Dio, la nostra preghiera e difendici con la tua potenza contro tutte le forze del male».
  • «Rinvigorisci, o Dio, nei nostri cuori la purità della fede; e la luce di verità che al sacro fonte è brillata su noi, rischiari e renda sicuro il nostro cammino nella notte del mondo nei secoli dei secoli».

L'Apostolo Paolo esorta: «Fratelli, non peccate; non tramonti il sole sopra la vostra ira, e non date occasione al diavolo. Scompaia da voi ogni asprezza, sdegno, ira».

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