Nel contesto solenne del Giubileo della Santa Sede, svoltosi il 9 giugno 2025 in Aula Paolo VI alla presenza di Papa Leone XIV, suor Maria Gloria Riva, religiosa delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento, ha offerto una profonda meditazione sul tema della speranza. Il suo intervento, che ha suscitato commozione, è stato un invito a riflettere sulla grande bellezza della Croce come via di salvezza e di rinnovamento.

Introduzione: La Meditazione al Giubileo
L'articolo, originariamente pubblicato da Edoardo Giribaldi su Vatican News, ha riportato la meditazione di suor Maria Gloria Riva, la quale ha richiamato ad una speranza "tesa tra passato e futuro". La religiosa, residente da un decennio nella Repubblica di San Marino e formatasi secondo la Regola di sant’Agostino, ha ringraziato Papa Francesco e l’arcivescovo Rino Fisichella, responsabile dell’organizzazione del Giubileo, per averla scelta per questo "grande evento". Ha rivolto un saluto emozionato a Leone XIV, sottolineando i punti di contatto con la sua comunità, approvata due secoli fa da Papa Leone XII. Suor Riva ha anche evidenziato il valore dei piccoli Stati, come la Repubblica di San Marino, che "in un mondo globalizzato, riescono a far sopravvivere le antiche tradizioni tenendo saldo il filo della speranza, mentre il mondo rischia di perdere le sue radici storiche".
La Speranza come "Tikva": Una Corda Tesa
Il tema centrale della meditazione è stata la speranza, cardine dell’Anno Santo. Suor Riva ha introdotto il concetto di speranza come tikva, termine ebraico che significa “corda” o “filo” teso tra passato e futuro. Nell’ebraico biblico, infatti, "ha speranza l’uomo che, radicato nel suo passato, sa lanciarsi verso il futuro vivendo il presente in tensione". Abitare questa sospensione è difficile ma necessario, e l'equilibrio fra passato e futuro è, secondo suor Riva, "la grande radice della speranza".
Estremizzare uno dei due poli può essere pericoloso: volgendosi troppo indietro, si rischia la "nostalgia di un passato che non è più", generando un tradizionalismo sterile; correndo troppo avanti, si finisce in un "futurismo illusorio", incapace di offrire reali soluzioni alle sfide del presente. La speranza si nutre di questo delicato equilibrio tra memoria e apertura al futuro.

Riflessioni Artistiche e Teologiche sulla Bellezza e la Croce
Ispirandosi alla frase attribuita a Dostoevskij, "La bellezza salverà il mondo", suor Riva l'ha riformulata come una "drammatica interrogazione": "Quale bellezza salverà il mondo?". La risposta, paradossalmente, si trova nel Cristo morto di Hans Holbein, un’opera che ritrae Gesù a grandezza naturale con segni di necrosi. Suor Riva ha affermato: "Sì, la croce ci può ancora salvare: una croce accolta e offerta". Questa "grande bellezza perdente", ha spiegato, genera speranza là "dove le lacrime del dolore e del pentimento fecondano l’animo nell’umiltà e nella novità di vita".
Giorgio de Chirico e "Il ritorno del Figliol prodigo"
Come un filo che si tesse passo dopo passo, la meditazione ha collegato la speranza all'arte. Il riferimento al "futurismo" ha richiamato il movimento artistico cui aderì anche Giorgio de Chirico. Suor Riva ha preso spunto dall'opera di De Chirico, Il ritorno del Figliol prodigo (1922), che rappresenta l’uomo moderno, smarrito ma accolto dal padre. "Il passato, con le sue glorie e i suoi dolori", ha affermato la religiosa, "può rappresentare un grande trampolino di lancio per vivere nella giusta tensione il presente". L'opera suggerisce che "il passato ci viene incontro con le sue interrogazioni, non per schiacciarci, ma per rilanciarci nel presente, guardando al futuro con speranza".
Salvador Dalí e "La Madonna di Port Lligat"
L'ultima immagine evocata è stata La Madonna di Port Lligat di Salvador Dalí, dipinta dopo Hiroshima. Quest'opera, con il volto della moglie Gala, simboleggia la tragedia che "una scienza e una tecnica sganciate dall’etica potrebbero procurarci". Nonostante i segni di rovina (l'arco spezzato, il pesce cristologico morto), l'artista dissemina l'opera di segni di rinascita, come un uovo, angeli con le mani tese e donne incinte. Le viscere di Maria e di Gesù Bambino sono rappresentate da riquadri aperti "come Porte giubilari di speranza". Al centro del corpo del Divino Infante, il Pane Eucaristico, che unisce passato, presente e futuro. "È da qui che nasce ancora la speranza: dall’Eucaristia, dalla forza del passato", per interpretare il presente e "scommettere con fiducia sul futuro", confidando nell’aiuto premuroso di Maria, "segno sicuro di speranza".
Eucaristia, Umiltà e la Corsa verso l'Eterno
L’Eucaristia è presentata come il canale privilegiato della speranza, capace di sciogliere le tensioni temporali e unire i fedeli nella carità. Le ultime parole di Gesù nell’Ultima Cena collegano "la fede nel Padre e la speranza della vita eterna, alla carità fra noi". Sperare, dunque, significa vivere nell’unità.
Suor Riva ha citato Charles Péguy ("la speranza è una piccola bambina") e Victor Hugo ("gli umili sono i veri forti") per descrivere l’umiltà come l'arma contro il Maligno, capace di aprire gli occhi allo stupore. "Gli umili sono capaci di guardare la vita con occhi di stupore", e questa umiltà vince sul "grande nemico dell’uomo". Per questo, occorre armarsi di modestia "per scorgere, con gli occhi dello stupore i passi piccoli ma sicuri della speranza".
Papa Francesco nell'omelia: l'umiltà cristiana è dire la verità
La religiosa ha ammonito sui rischi del progresso tecnologico e dei mezzi di comunicazione sociale, che possono plasmare nuove forme di vita ma richiedono radici solide per evitare lo smarrimento. Citando sant’Agostino, ha ricordato: "Non si corre bene se non si sa verso dove si corre". La "corsa di Giovanni e Pietro verso il sepolcro vuoto" è, invece, "l’unica corsa che la Chiesa e il mondo possono percorrere senza timore", poiché "la speranza risiede nella vera vita, quella eterna". L'invito è a operare "per l’orizzonte grande della vita che non muore", chiedendosi se ogni passo sia in accordo con la verità, "che è carità ed eternità". Questo significa "affermare la verità che rispetta la vita, dal suo concepimento alla sua fine; che rispetta la dignità di ogni persona, al di là del suo genere, del suo credo o della sua nazionalità; che rispetta usanze e culture particolari di ogni popolo, grande ricchezza universale".
La Comunità delle Adoratrici e il Ruolo di Maria
Suor Maria Gloria Riva, entrata nel Monastero delle Adoratrici Perpetue del Santissimo Sacramento nel 1984, ha fondato nel 2007 una Comunità Monastica che, accanto all’Adorazione Eucaristica, si propone di educare lo sguardo alla Bellezza che salva. Ha ricordato che la sua comunità è nata a Roma in epoca napoleonica, trovando consolazione nell’Eucaristia "fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni divine", come scrive sant’Agostino. Il Papa stesso, allora residente al Quirinale, volle il primo monastero accanto a sé, indicando l'importanza di fissare lo sguardo adorante verso l’Eucaristia per attingere forze e illuminazioni.
In Dio risiede la consolazione ultima: "Egli ci ama di un amore eterno. A noi, lasciarci plasmare e realizzare nel tempo le illuminazioni offerte dallo Spirito Santo, attraverso l’Eucaristia e la Vergine Maria, segno sicuro di speranza". Maria è la "Regina della beltà" e la sua figura, come nella Madonna di Port Lligat di Dalí, è un simbolo di speranza che ci custodisce nei nostri fallimenti e nelle nostre potenzialità.
Conclusione della Meditazione e la Processione Giubilare
Al termine della meditazione di suor Riva, Papa Leone XIV ha ricevuto la croce del Giubileo e ha guidato una processione dall’Aula Paolo VI fino all’ingresso della Basilica di San Pietro, passando per l’Arco delle Campane, seguito da cardinali, vescovi, sacerdoti e laici. Questo gesto ha simboleggiato una "via crucis con al centro il tema della speranza", in cui "in Cristo sofferenza e morte non sono più l’ultima parola sull’uomo, lo sono, invece, perdono e vita eterna". La speranza si manifesta in chi vive con la certezza che in Gesù ogni uomo è legato alla misericordia divina, come attestato dal Primo e dal Nuovo Testamento.
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