Il Piemonte è una terra intrisa di fede, modellata da uomini e luoghi che ne hanno segnato profondamente la storia e il paesaggio. Uomini come i santi sociali, con San Giovanni Bosco come punto di riferimento assoluto, e luoghi come la maestosa Sacra di San Michele, uno degli edifici più amati e conosciuti, che domina la Valle di Susa e si erge visibile fino a Torino. Ma la regione offre un patrimonio ben più vasto di abbazie, monasteri, chiese e romitori che hanno caratterizzato un'epoca difficile come il Medioevo, spesso fungendo da punti di riferimento per popolazioni colpite da epidemie e vessate dalle continue battaglie che si susseguivano sul territorio italiano.

Le Grandi Abbazie: Centri di Fede, Cultura e Bonifica
Le abbazie hanno svolto un ruolo essenziale nella storia piemontese. Non nascevano soltanto per creare oasi di meditazione, studio e preghiera degli ordini monastici, ma diventavano al tempo stesso centri motori per la bonifica del territorio, fino a trasformarsi in veri e propri borghi, con cascine, mercati e, a volte, anche ospedali.
Abbazia di Santa Maria di Staffarda
L'Abbazia di Santa Maria di Staffarda a Revello, in provincia di Cuneo, è un esempio emblematico di questa funzione. Nata su indicazione di Manfredo I, marchese di Saluzzo, l'abbazia fu fondata per bonificare i terreni circostanti, donati ai cistercensi perché rendessero più vivibile la zona. Intorno al monastero si creò un vero e proprio concentrico, dove si scambiavano le merci e dove la popolazione riceveva assistenza. L'edificio, in stile gotico-romanico e realizzato in mattoni rossi, subì gravi danni dalle truppe francesi del maresciallo Catinat durante la battaglia del 18 agosto 1690 contro le truppe sabaude del ribelle Vittorio Amedeo II; i successivi restauri furono finanziati proprio dal duca. Del periodo precedente ai restauri rimangono parte del chiostro e della sala capitolare del monastero. La chiesa presenta una facciata romanica con un portico gotico ed è suddivisa in tre navate. L'interno è di grande suggestione, arricchito da un polittico di Pascale Oddone e una crocifissione del Cinquecento.

Precettoria di Sant'Antonio di Ranverso
La Precettoria di Sant’Antonio Ranverso, che sorge alle porte di Torino, aveva invece una funzione più orientata all'assistenza. Questo complesso, creato tra il XII e il XV secolo su spinta di Umberto III di Savoia, era un punto di assistenza fondamentale per i pellegrini lungo la Via Francigena. Domina la chiesa, con sacrestia e chiostro, tutti in stile gotico. Nel borgo sorgeva l’ospedale dell’ordine degli Antoniani. Le Storie di Sant’Antonio abate sono il tema degli affreschi del XIII secolo nella facciata interna della chiesa, mentre di Giacomo Jaquerio sono gli affreschi Imago Pietatis sulle mura di abside, presbiterio e sacrestia. L’altare è dominato dal polittico cinquecentesco di Defendente Ferrari.

Abbazia dei Santi Nazario e Celso
Tra il 1039 e il 1053 venne realizzata l’Abbazia dei Santi Nazario e Celso a San Nazzaro Sesia, in provincia di Novara. Nata su indicazione di Riprando, vescovo di Novara, si trovava al centro di terreni da bonificare ma anche in una posizione strategicamente importante: non a caso furono scavati fossati e innalzate mura. Lo stesso campanile romanico aveva funzioni di difesa. Affidata ai benedettini, l'abbazia sorge in stile romanico e venne rifatta nel XV secolo grazie alle indicazioni dell’abate Antonio Barbavara, che la fortificò ulteriormente, come testimonia la torre mozza all’ingresso. Il chiostro, in stile gotico lombardo del Quattrocento, è affrescato con le storie di San Benedetto.
Abbazia di Novalesa
La fondazione dell’Abbazia di Novalesa, in Val Cenischia (provincia di Torino), risale al 30 gennaio 726, un evento testimoniato dal documento più antico conservato nell’Archivio di Torino. L’atto si deve ad Abbone, signore franco di Susa, che la concepì come un edificio di controllo sulla strada del valico del Moncenisio. Nel corso degli anni divenne un monastero benedettino tra i più potenti e influenti d’Europa, non a caso saccheggiato dai Saraceni. I benedettini vi tornarono nel 1972, prendendo il posto dei cistercensi, subentrati nel XVIII secolo. Dell’epoca cinquecentesca sono rimaste due ali nel chiostro, mentre la chiesa (ricostruita nel Settecento) contiene alcuni affreschi romanici e tardogotici. Meritano una visita le quattro cappelle nelle vicinanze, dedicate a Maria, al Santissimo Salvatore, a San Michele e a Sant’Eldrado, quest'ultima notevole per gli affreschi dell’XI secolo dedicati al santo e a San Nicola.

Abbazia di Santa Maria di Vezzolano
Di grande impatto è poi l’Abbazia di Santa Maria di Vezzolano ad Albugnano, in provincia di Asti, considerata il monumento più importante della zona e della provincia stessa. La leggenda la fa risalire a Carlo Magno: l’imperatore dei Franchi, andando a caccia, si sarebbe fermato davanti a una capanna dove alcuni scheletri si esibivano in una danza macabra, la casa di un monaco che lo convinse a erigere una chiesa in onore di Maria. Il primo documento in cui viene citata l’Ecclesia di Santa Maria di Vezzolano è del 1095. La canonica, affidata agli agostiniani, visse il massimo splendore tra il 1100 e il 1200. L'edificio, costruito tra il XII e il XIII secolo, è in stile romanico-gotico e possiede uno dei più bei chiostri del Piemonte, con affreschi del Trecento. La facciata della chiesa e il campanile sono in stile romanico, e il portale è decorato con pilastri quadrati.
Abbazia di Santa Giustina a Sezzadio
Fortemente rimaneggiata, ma meritevole di una visita, è l'Abbazia di Santa Giustina a Sezzadio, in provincia di Alessandria. La sua origine viene fatta risalire all’epoca di Liutprando, re dei Longobardi. Fu ristrutturata nell’XI secolo dal marchese aleramico Otberto, conoscendo poi un decadimento dal XIV secolo in poi. In questo complesso benedettino, nella cripta si trova un mosaico pavimentale dell'XI secolo, in bianco e nero, con disegni geometrici, mentre nelle absidi sono conservati affreschi tardogotici del XV secolo.

Abbazia di Fruttuaria
L'Abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese, in provincia di Torino, nacque nel 1003 sotto la protezione di Arduino, marchese d’Ivrea e re d’Italia. Il fondatore fu il benedettino Guglielmo da Volpiano. Conobbe il massimo fulgore nel XIII secolo, estendendo i suoi possedimenti tra Italia, Germania e Austria. Dell’epoca romanica rimangono solo il campanile e un mosaico pavimentale in tessere bianche e nere nell’area del presbiterio risalente alla metà dell’XI secolo. Questi elementi sono sopravvissuti ai rifacimenti voluti da Carlo Vittorio Amedeo Ignazio delle Lanze, divenuto abate nel 1749, che trasformò il complesso in stile barocco-neoclassico.
Abbazia Mater Ecclesiae
L’Abbazia Mater Ecclesiae si trova sull'Isola di San Giulio, in provincia di Novara, a ridosso della basilica di San Giulio, fondata nel VI secolo. Il complesso rappresenta il gioiello dell’isola ed è incastonato nello scenario del lago d’Orta. La comunità monastica di clausura è costituita da oltre settanta monache benedettine, assai rinomati sono i loro laboratori di icone, di tessitura, ricamo e restauro dei tessuti e paramenti antichi.
Eremi e Monasteri Contemplativi nel Paesaggio Piemontese
Oltre alle grandi abbazie storiche, il Piemonte custodisce eremi e monasteri che offrono luoghi di ritiro e contemplazione, spesso inseriti in scenari naturali di grande bellezza.
La Sacra di San Michele: Simbolo del Piemonte
La Sacra di San Michele, oltre a essere una maestosa abbazia, è un vero e proprio nido d’aquila di epoca romanica, edificata su uno sperone di roccia - il monte Pirchiriano, alto 962 metri - all’ingresso della Valle di Susa e dedicata al culto dell’arcangelo Michele. È il monumento simbolo dell’intera regione “per la sua storia secolare, per le testimonianze di spiritualità, di ardimento, d’arte, di cultura e l’ammirevole sintesi delle più peculiari caratteristiche che può offrire del Piemonte, nonché per la sua eccezionale collocazione e visibilità”. Inserita dall’UNESCO nel Patrimonio mondiale dell’Umanità, la Sacra, che si trova a 1200 metri di altitudine, offre accoglienza mirata alle famiglie e incontri religiosi per i pellegrini. La piccola comunità delle Figlie di Maria cura, con l’aiuto dei volontari, gli aspetti pratici dell’ospitalità. Solo di recente, negli anni ‘90, con un radicale lavoro di restauro, si è deciso di far tornare agli antichi splendori questo straordinario complesso.
SACRA di San MICHELE Arcangelo, la storia di un SANTUARIO Millenario!
Sacro Eremo Camaldolese di Torino
La fondazione del Sacro Eremo Camaldolese di Torino, sulle pendici del monte Veglio, si deve al duca Carlo Emanuele I che, nel 1601, dietro suggerimento del suo confessore don Alessandro dei marchesi di Ceva (camaldolese), lo fece costruire quale ex-voto per la fine della pestilenza che aveva sconvolto il Piemonte tra il 1558 e il 1599. Acquisì importanza dopo la cessione della certosa di Saint-Pierre Chatel alla Francia (trattato di Lione, 1601), divenendo sede della cappella capitolare dell’Ordine della Santissima Annunziata e riccamente dotato di rendite, beni immobili e opere d’arte sia dai sovrani di Casa Savoia che dai cavalieri dell’Ordine stesso. Il complesso si componeva di ventuno celle (o casette con orticello), una foresteria con annessa cappella, una chiesa collegata con la cripta dei Cavalieri, una ricca biblioteca e un ospizio con annessa infermeria. A seguito dell’occupazione napoleonica del Piemonte, nel 1801 venne soppresso, confiscato e, qualche anno dopo, venduto all’asta. Il primo proprietario, il banchiere Giuseppe Reyneri, lo trasformò in una vigna. Dopo il suo fallimento nel 1849, cambiò diverse volte proprietario, subendo demolizioni e trasformazioni, finché nel 1874 fu acquistato da monsignor Gastaldi, Arcivescovo di Torino, che lo destinò a residenza estiva per i seminaristi.
Il Santuario di Santa Lucia e i Romitori del Sacro Monte di Crea
Il Santuario di Santa Lucia è situato nella parete del Monte Calvario, a un centinaio di metri sopra il livello della strada, e le sue origini sono legate a una leggenda. Si narra che a una giovane pastorella sordomuta, in un periodo di gravi alluvioni del vicino torrente Ellero, apparve una donna dalle sembianze soprannaturali (forse la Vergine Maria) che le chiese di far spostare un pilone dedicato a Santa Lucia in un luogo più sicuro e riparato, indicandole una cavità naturale sulla montagna e facendole dono dell’udito e della parola. La notizia del miracolo attirò molti fedeli, portando all'ampliamento della struttura con opere in muratura. Oggi dell’originario pilone non è rimasta traccia, ma si ritiene fosse collocato nella piccola cappella scavata nella roccia che si apre a destra dell’altare attuale. Sulla parete sinistra all’interno della grotta è conservato un bassorilievo datato 1588, la testimonianza più antica del Santuario.
Nell'area del Sacro Monte di Crea, nel Monferrato, si trovano diversi romitori:
- Il Romitorio dell’Addolorata, edificato agli inizi del ‘600 per volere di Girolamo da Mantova, canonico lateranense, è l'unico che sia riuscito a conservare al suo interno la decorazione originaria nonostante diversi restauri.
- Il Romitorio di San Rocco è una cappella a pianta quadrata con un’abside coperta da una cupola, costruita dai canonici lateranensi all’epoca della peste del 1598.
- Il Romitorio di San Carlo, voluto dal canonico lateranense padre Valerio di Alba nel 1683 e dedicato a San Carlo Borromeo, raffigurava il Santo inginocchiato in preghiera e scene della sua vita. Andato in rovina sul finire dell’Ottocento, nel 1919 è stato rifatto e dedicato a San Francesco.
- Il Romitorio di San Luca, realizzato nel 1612, presenta una pianta quadrata e una copertura a cupola. Le sculture, databili al periodo tardo seicentesco, sono state restaurate e in parte rifatte a metà dell’Ottocento.
- Il Romitorio di Sant’Alessio, oggi noto come Sepolcreto dei Frati, è la prima delle cappelle eremitiche che si incontrano scendendo lungo la “via del ritorno”. Edificato nel 1612, originariamente vi erano raffigurati un Sant’Alessio inginocchiato e un Papa Innocenzo I con cardinali e l’imperatore Onorio. A metà dell’Ottocento si trovava in completo abbandono e privo della decorazione originaria.
La Grotta della Madonna di Oulx
La Grotta della Madonna di Oulx si trova a La Beaume, sull’omonimo massiccio montuoso dove, secondo la tradizione, si ritirò a vivere in preghiera santa Maria Maddalena. Grazie alla sua posizione privilegiata, questo luogo era già stato scelto come postazione difensiva strategica dai Romani e poi dai Longobardi. Nel corso del X secolo, su iniziativa di un gruppo di eremiti guidati da un certo Giovanni, furono costruite le prime cappelle che attrassero subito numerosi fedeli. Ma si deve soprattutto a Ugo di Montbossier, un ricco signore d’Alvernia, la realizzazione sul finire del X secolo dell’imponente monastero, nucleo centrale della struttura che ancora oggi possiamo ammirare, consentendo alla comunità monastica di accrescere la sua influenza con possedimenti che, nel XII secolo, si estendevano addirittura in Francia e in Spagna. Tuttavia, una serie di accadimenti successivi portò la comunità a un graduale e inarrestabile declino, fino alla soppressione del centro monastico decretata da Gregorio XV nel 1622.
Monasteri e Comunità Contemplative Contemporanee
- Un monastero cistercense, situato in una bella conca avvolta dai monti e isolata tra i boschi, a 700 metri di altitudine, è stato costruito appena una dozzina di anni fa e si trova ancora in via di espansione. Con un impianto architettonico e il fascino degli antichi conventi, ospita una comunità di tredici Monaci cistercensi, provenienti in origine da Lerins in Francia.
- Un eremitaggio sulle Alpi Marittime ospita un vecchio cappuccino che vive in solitudine, assistito episodicamente da due seminaristi dello stesso ordine.
- Una comunità di clausura, il cui fondatore è San Paolo della Croce, nato a Ovada nel 1694, è costituita da Suore italiane e indonesiane dedite alla contemplazione della Passione di Cristo, che ha il suo apice nel Giovedì, Venerdì e Sabato Santi e nella Pasqua.
Altri Luoghi di Fede Medievale
Il panorama medievale della regione non è testimoniato solo dalle grandi abbazie. Vale la pena visitare anche altri luoghi sopravvissuti ai rifacimenti, a volte isolati dal contesto che li circonda.
Cripta di Sant'Anastasio ad Asti
La Cripta di Sant’Anastasio ad Asti, riscoperta nel XIX secolo, è uno degli esempi più importanti dell’epoca. La chiesa di Sant’Anastasio sorgeva tra quella di San Secondo e la Cattedrale. Di origine longobarda, fu rifatta in forme romaniche tra l’XI e il XII secolo, diventando sede di un monastero femminile benedettino. Della chiesa rimangono le fondamenta, mentre la cripta si è conservata, divisa in tre navate, con volte a crociera.
Battisteri Romanici
- Il Battistero di Biella risale al IX secolo. In stile romanico, presenta una porta caratterizzata da un bassorilievo di soggetto pagano, probabilmente vestigia del sepolcreto su cui sorge.
- Ad Agrate Conturbia, in provincia di Novara, si trova il Battistero di San Giovanni Battista. È suddiviso in due parti, in stile romanico: quella inferiore (circolare) del X secolo e quella superiore (ottagonale) del XII.
La Pieve di San Secondo a Cortazzone
La Pieve di San Secondo, infine, a Cortazzone, in provincia di Asti, faceva parte della rete di strade e di luoghi sacri sorti intorno alla Via Francigena, insieme con San Nazario a Montechiaro, San Lorenzo a Montiglio e Santa Fede a Cavagnolo Po. Edificata in arenaria e cotto, la pieve risale al XII secolo e sorge su una collinetta, a circa un chilometro dal paese. Caratteristici sono i capitelli, su cui sono scolpite figure singolari come sirene a due code insieme con pesci, cavalli e tritoni, rendendolo un luogo sacro e fantastico al tempo stesso.
