L'Inizio del Cammino Quaresimale: Libertà e Prova
Inizia il cammino quaresimale, un tempo forte che serve a liberarci dal male. Da pochi giorni siamo entrati in questo periodo, tradizionalmente caratterizzato da tanti segni esteriori che dovrebbero scuoterci interiormente. Scendendo più a fondo, potremmo interrogarci sul perché: Perché la Quaresima? Perché la Croce?
I Padri insegnano che la vita stessa è come una traversata del deserto. Quella antica dell’Israele di Dio, un esodo dall’Egitto della schiavitù in cammino verso la terra della promessa, ne fu la "figura", l’immagine simbolica. Il cammino in questo mondo è finalizzato all’acquisto della libertà: la verità sull’uomo, su noi stessi ci farà liberi. Dio ha voluto, nella sua provvidenza, che fossimo partecipi della libertà, che è la sua identità più vera e manifesta la sua sovranità sulle cose. Ha voluto che imparassimo nel percorso della vita a fare un corretto uso delle cose. Non è libertà fare quello che vuoi, ma decidere quello che vuoi fare.
Dio ha voluto che questa identità, che ci fa figli nel Figlio, venga maturata nella responsabilità e nel contrasto. Si diventa grandi solo facendo nostre le esperienze migliori e scegliendo di preferire l’amore al meccanicismo delle cose. Dio ci chiede di imparare la libertà attraverso una costante educazione al bivio. Ci manifesteremo come "figli nel Figlio", imparando a preferire il buono, il giusto e il bello. Gli anni che ci sono dati sono per imparare a far nostra la libertà. Gesù è andato in croce perché noi imparassimo a scegliere: siamo stati liberati.

La Quaresima come Esodo e Lotta Interiore
La Quaresima è un tempo di cammino, di progresso nella libertà, di lotta su se stessi e di liberazione dal male: «La nostra vita in questo pellegrinaggio non può essere esente da prove e il nostro progresso si compie attraverso la tentazione». Il nemico ha molte facce, e questa è la malizia con cui tenta l’uomo. Vi sono difficoltà che provengono dalla vita e dalla cattiveria degli altri: la miseria, il lavoro che manca, la malattia, il tradimento degli affetti più cari, come quando scoppia un matrimonio o si perde l’amicizia di una persona cara. Sono prove dure, ma estranee al tuo cuore.
Sant'Agostino raffigura l'esperienza del rapporto con il mondo a quella del viaggiatore con la locanda dove prende alloggio: «Ama Dio… Usa del mondo senza diventarne schiavo. Ci sei venuto per compiere il tuo viaggio: ci sei entrato per uscirne, non per restarvi. Sei un viandante. Questa vita è soltanto una locanda».
Il Deserto: Simbolo della Vita e Luogo d'Incontro
Il Vangelo della prima domenica ci conduce nel deserto, dove Gesù è tentato tre volte. Il deserto nella Bibbia ha tanti significati: anzitutto è il luogo del silenzio e della povertà, dove l’uomo si trova di fronte alle domande fondamentali dell’esistenza, e proprio per questo gli è più facile incontrare Dio. Ma è anche una terra di pericolo, perché dove non c’è acqua non c’è vita; come pure è il luogo della solitudine, in cui si sperimenta con forza la prova.
Il deserto è la ricerca dell'essenzialità delle cose e della semplicità della vita. Vi è un silenzio che non è l’assenza degli uomini, ma la presenza di Dio. Allora «il deserto fiorirà», come insegna la Scrittura. E i frutti di quel deserto sono la salvezza, il recupero di umanità nel tuo cuore e la conquista della verità su te stesso. Essere messi alla prova è l'esperienza di ogni uomo. Attraverso le prove della vita si sperimenta la qualità del proprio cuore e si migliora se stessi: è la via attraverso la quale si acquista dignità.
Il Racconto Evangelico delle Tentazioni di Gesù
Ogni anno, la prima domenica di Quaresima ci presenta il racconto delle tentazioni di Gesù nel deserto di Giuda, quando lo Spirito Santo, sceso su di Lui dopo il battesimo nel Giordano, lo spinse ad affrontare apertamente Satana nel deserto, per quaranta giorni, prima di iniziare la sua missione pubblica: «Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo».
Le tentazioni di Gesù nel deserto (film d'animazione)
Gesù nel Deserto: Il Testo di Luca
In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
Le Tre Vie delle Tentazioni e le Risposte di Gesù
Le tentazioni lo spingono a fare qualcosa - produrre pane, compiere un gesto clamoroso, conquistare potere - ma lo distolgono dal perché della sua missione: vivere da Figlio. Quando il «fare» prende il sopravvento sul «perché», si perde il senso. Il tentatore cerca di distogliere Gesù dal progetto del Padre, ossia dalla via del sacrificio, dell'amore che offre se stesso in espiazione, per fargli prendere una strada facile, di successo e di potenza. Il duello tra Gesù e Satana avviene a colpi di citazioni della Sacra Scrittura: «Sta scritto...».

La Prima Tentazione: Il Bisogno Materiale e la Parola di Dio
La prima tentazione è quella della tirannia delle soddisfazioni: trasformare le pietre in pane significa ridurre tutto al bisogno immediato, fare del desiderio un assoluto. La prima riguarda la relazione con se stessi e con le cose: mira a saziare la fame. Gesù, dopo 40 giorni di digiuno, sente fame e Satana lo incoraggia a soddisfare questo bisogno trasformando le pietre in pane. Ma Gesù non ha mai cercato il pane a suo vantaggio, si è fatto pane a vantaggio di tutti. Egli ribatte che l’uomo vive anche di pane, ma non di solo pane: non basta saziare la fame del corpo, l’uomo non potrà salvarsi senza una risposta alla fame di Dio.
La risposta di Cristo stimola ogni cristiano ad andare all’essenziale, a ri-orientare i propri desideri e a chiedersi: Qual è la fame che opprime la mia vita? Gesù risponde giocando al rialzo, offrendo più vita: «Non di solo pane vivrà l’uomo». Il pane è buono, il pane dà vita ma più vita viene dalla bocca di Dio. Dalla sua bocca è venuta la luce, il cosmo, la creazione. È venuto il soffio che ci fa vivi, sei venuto tu fratello, amico, amore, che sei parola pronunciata dalla bocca di Dio per me.
Gesù rifiuta di trasformare le pietre in pane ma nel Padre nostro insegnerà a chiedere il pane di ogni giorno, quel pane che riceviamo nelle nostre mani. Nel racconto delle moltiplicazione dei pani con i cinque pani e i due pesci posseduti dai discepoli, non tenendoli per sé ma condividendoli, sfamerà la folla. Da una povertà donata nasce vita per tutti e in abbondanza. Nell’ultima cena il pane spezzato e donato diventa il simbolo di una vita donata per amore.
La Seconda Tentazione: Prestigio, Miracoli e Fede Autentica
La seconda tentazione è la seduzione di una vita facile: potere e gloria senza passare dalla Croce. È l’illusione di un successo rapido, senza fedeltà, senza sacrificio, senza obbedienza. Il diavolo propone a Gesù la via della gloria, lo conduce in alto e gli offre il dominio del mondo. Buttati, così potremo vedere uno stormo di angeli in volo… Un bel miracolo, la gente ama i miracoli, e ti verranno dietro.
Il diavolo è seduttivo, si presenta come un amico, come chi vuole aiutare Gesù a fare meglio il Messia. E in più la tentazione è fatta con la Bibbia in mano («sta scritto…»). Gesù però non vede in questo una tentazione rivolta solo a lui ma sa immediatamente riferirla a Dio stesso. La risposta: «non tentare Dio», attraverso ciò che sembra il massimo della fiducia nella Provvidenza e invece ne è la caricatura, perché è solo ricerca del proprio vantaggio.
Gesù rifiuta il soccorso degli angeli come un suo diritto e alla fine del racconto lo riceverà in dono. Gesù rifiuta lungo il ministero di dare un segno dal cielo altro da quello della passione e morte; Gesù rifiuta di chiamare in aiuto nel Getsemani dodici legioni di angeli; rifiuta di assecondare le richieste di chi lo deride ai piedi della croce, così si manifesta come l’obbediente alla Parola del Padre, il vero tempio in cui questa Parola è viva.
La Terza Tentazione: Il Potere e l'Adorazione Esclusiva di Dio
L'ultima tentazione è centrata sul possesso come antidoto alla precarietà del vivere. Avere tutto, dominare tutto, controllare tutto per non sentirsi vulnerabili. Nella terza tentazione il diavolo alza ancora la posta: adorami e ti darò tutto il potere del mondo. Adorami, cioè segui la mia logica, la mia politica. Prendi il potere, occupa i posti chiave, cambia le leggi. Così risolverai i problemi, e non con la croce; con rapporti di forza e d’inganno, non con l’amore. Vuoi avere gli uomini dalla tua parte? Assicuragli pane, miracoli e un leader e li avrai in mano.
Gesù però non cerca uomini da dominare, vuole figli liberi e amanti, a servizio di tutti e senza padrone alcuno. Sant'Ambrogio insegna che «il mondo è in mano al maligno… il potere viene da Dio ma l’ambizione del potere viene dal maligno». Ciascuno di noi sappia ancora scegliere per il Dio vivente e rifiutare tutti i falsi Dei. Gesù risponde: «Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto».
Questa tentazione del sublime si presenta come doverosa considerazione di se stessi. L’egoismo si maschera di dignità, si nutre di paure del futuro, si afferma nel mito di sé. Gesù rifiuta di ricevere i regni del cosmo e insegna ai suoi di non essere come i governanti delle genti e i capi. Questo sarà ancora più evidente nella terza tentazione in cui la signoria di Dio nella storia nella sua universalità si realizza nell’uomo Gesù che ha rinunciato a dominare sugli esseri umani. Ha rifiutato di usare il suo rapporto d’amore con il Padre, rimanendo in questa obbedienza che trova gioia nella fiducia incondizionata in Dio e che ha fatto della vita di Gesù, un canto di lode a Colui che ama l’uomo.
La Portata Universale delle Tentazioni di Cristo
Le tentazioni di Gesù (Vangelo) sono un’altra forma di epifania, o manifestazione della Sua identità e personalità spirituale. Assieme alle Beatitudini, anche le tentazioni sono elementi autobiografici che aiutano a comprendere il «personaggio Gesù»: le Sue preferenze, criteri, scelte, rinunce, metodi… Dostoevskij considerava il Vangelo delle tentazioni la più grande pagina della storia umana, perché va al cuore dei problemi più difficili per l’uomo: la libertà.
Gesù Tentato "Per Noi": La Vittoria sulla Logica del Mondo
Perché Gesù fu tentato? Sant'Agostino dice: «Per mostrarci che si può resistere alle tentazioni e vincere il maligno»: nessuno sa di essere di valore se non lo prova. Vi è un combattimento interiore che è ben più grande di quello che appare. Vi è un nemico invidioso e subdolo. Noi sappiamo che l’angelo ribelle si è fatto tentatore dell’uomo: a volte si manifesta nella sua nequizia e ci atterrisce; altre volte, più insidioso, si nasconde. Vi sono dei mali che appaiono chiaramente superiori alle forze dell’uomo. Sant'Agostino afferma: «Precisamente Cristo fu tentato dal diavolo, ma in Cristo eri tentato anche tu. Perché Cristo prese da te la sua carne, ma da sé la tua salvezza, da te la morte, da sé la tua vita, da te l'umiliazione, da sé la tua gloria, dunque prese da te la sua tentazione, da sé la tua vittoria. Se siamo stati tentati in lui, sarà proprio in lui che vinceremo il diavolo».
Dunque, è "per noi" che Gesù si sottopone alle tentazioni, perché noi, senza di lui, non possiamo vincere il male; non ne usciamo vincitori in questa battaglia dove si "gioca" la sorte della nostra vita. Le tentazioni ci insegnano che senza Gesù, senza il suo Mistero pasquale, noi saremmo perduti, saremmo votati alla morte eterna, al male, alla prigionia del peccato.
Il Confronto con Adamo e la Scelta del "Messia al Contrario"
L’umanità, in Adamo ed Eva che la rappresentano, era stata tentata dal diavolo riguardo a un «frutto» che riceve significato non per ciò che è ma per il potere che esercita: l’umano «vide che l’albero era buono da mangiare», libido amandi, «appetitoso agli occhi», libido possidendi, «desiderabile per acquisire potere», libido dominandi. E così, ingannato da questa seduzione del serpente antico - l’avversario, il demonio, Satana, il principe di questo mondo -, acconsente alla tentazione e conosce il male e le sue conseguenze.
Ma ecco Gesù, il nuovo Adamo e il primo credente del nuovo popolo di Dio, Gesù uomo e Figlio di Dio, che dopo il battesimo e la proclamazione da parte del Padre della sua qualità di Figlio, spinto dallo Spirito santo va nel deserto, nella consapevolezza di essere il Figlio di Dio. Il tentatore potente è nel deserto per mettere alla prova Gesù, che come uomo sperimenta in sé le tentazioni comuni a ogni persona. Ma Gesù resiste a questa tentazione: obbedisce al Padre, gli resta sottomesso, e se il Padre lo ha inviato sulla terra nella debolezza della carne, egli deve fare obbedienza, a costo di apparire un «Messia al contrario», debole appunto. Egli è venuto a portare non il pane materiale, ma il pane della parola di Dio.
Le tentazioni di Gesù erano «tre scorciatoie per non passare attraverso la croce», ma Gesù accetta la croce, con amore e muore perdonando. Così ha vinto! Così ci ha salvato! E ci insegna come cooperare, con solidarietà, alla salvezza del mondo! La sua via messianica è altra: non vivere salvaguardandosi, senza gli altri e contro gli altri, non fare segni meravigliosi che stupiscono, non volere il potere di questo mondo. È la via di un Messia povero, umile, mite, fino a essere crocifisso nell’infamia.
La Quaresima come Opportunità di Conversione
Ogni cristiano deve misurarsi con la prova dei sensi: la tentazione della fame e della sensualità. Con la nostra visione intellettualista non teniamo conto della capacità di condizionamento della nostra corporeità. Dando troppo spazio ai bisogni del corpo, secondo la sensibilità del nostro tempo, finiamo per soggiogare l’anima. Secondo l’insegnamento dei Santi Padri è necessario, invece, essere radicali nel rifiutare fin dall’inizio la tentazione.
Il Ruolo dello Spirito e della Parola di Dio
Ascolta il Vangelo: Gesù non si sottrae al combattimento col principe di questo mondo. Non ci lascia soli. Nella sua natura umana tentata c’eravamo anche noi. Gesù si lasciò guidare dallo Spirito: per trovar forza contro il male ti è chiesto di essere docile allo Spirito di Dio, pronto a imparare dal Maestro interiore, e avrai assicurata la vittoria. «Impara dunque anche tu a vincere il diavolo. Lo Spirito ti conduce, segui lo Spirito».
Per costruire la nostra libertà è necessario nutrire l’anima con la Parola di Dio: «Non di solo pane vivrà l’uomo». Così ci insegna il Vangelo; così la Chiesa ritiene contemplando l’icona di Gesù tentato nel deserto. La Parola di Dio custodisce per ogni generazione questa promessa di vita donata, per questo pedagogia del dono e dell’ascolto sono intrecciate.
Il nostro cuore, infatti, è segnato dall’incostanza: desidera il bene, ma facilmente si stanca; promette fedeltà, ma si lascia distrarre. Per questo ha bisogno di essere allenato. Un amore mai provato resta fragile; un amore attraversato dalla fatica si radica. Nella tentazione scopriamo chi siamo davvero e impariamo a fidarci. Dio non ci abbandona nella lotta: non saremo provati oltre le nostre forze.
Implicazioni Pratiche per la Vita Cristiana
In questi primi passi nel cammino quaresimale la liturgia ci pone la Parola come luogo di misura della nostra vita, come una luce per guidare il nostro cammino di conversione per ritornare al Signore nell’obbedienza e nell’ascolto e per aprirci ai fratelli nell’amore e nel servizio. Questo cammino quaresimale di ritorno a Dio e ai fratelli, la madre Chiesa ci chiede di viverlo come comunità ritrovando la verità del nostro vivere insieme e ci viene chiesto di sottoporci a gesti concreti per vincere ciò che cerca di far regnare la divisione.
Al raggiungimento di tali obiettivi mira anche la pratica quaresimale del digiuno, della preghiera, dell’elemosina, della misericordia. Se queste pratiche sono vissute in spirito di condivisione e di missione, contribuiscono grandemente a farci vivere tutti con quella moderazione e sobrietà che sono vie indispensabili per la salvezza dell’umanità intera. Il mondo ha bisogno di operatori di misericordia e di solidarietà fraterna.
Entrare nella Quaresima significa schierarsi con Cristo contro il peccato, accettare il combattimento interiore e, come Lui, attraversarlo nella fiducia. Il tempo della Quaresima è occasione propizia per tutti noi per compiere un cammino di conversione, confrontandoci sinceramente con questa pagina del Vangelo. Rinnoviamo le promesse del nostro Battesimo: rinunciamo a Satana e a tutte le sue opere e seduzioni, per camminare sui sentieri di Dio e «giungere alla Pasqua nella gioia dello Spirito».