Il Giubileo del 1925, la Medaglia Pontificia e la Parrocchia Gesù Buon Pastore

Il Giubileo del 1925: Contesto Storico e Significato

La storia della Chiesa Cattolica è punteggiata da Giubilei, eventi che richiamano a Roma folle oceaniche, spinti dalla forza trascinante dei grandi pontefici succedutisi sul soglio di Pietro. Il Giubileo del 1925, noto anche come il Giubileo della Pace, fu fortemente voluto da Papa Ratti, Pio XI, eletto tre anni prima. Egli era riconosciuto come uomo di pace, e sul suo stemma campeggiava il motto "Pax Christi in regno Christi".

L'Indizione di Papa Pio XI e il Messaggio di Pace

La Prima Guerra Mondiale aveva lasciato cicatrici profonde nella società, e il Papa volle che i temi centrali delle celebrazioni giubilari fossero la pace e l’unità tra le genti. Il Giubileo fu indetto il 29 maggio 1924, giorno dell’Ascensione, con la proclamazione della bolla "Infinita dei misericordia". L'intenzione dichiarata da Pio XI era "il trionfo della pace per tutti i popoli della terra". Dopo una guerra "atroce e sanguinosa", che aveva lasciato le nazioni "esauste", era subentrata una pace che non aveva portato a una riconciliazione sincera. Per questo, il Santo Padre invocò dal Signore una pace vera fra tutte le nazioni cristiane e i popoli della terra, invitando tutti i fedeli a unirsi alla sua invocazione in questo solenne Giubileo.

Il Contesto Politico e Sociale in Italia

In Italia, il contesto politico era dominato da Benito Mussolini, a capo del governo dal 1922, il quale aveva già iniziato a minare le fondamenta del sistema democratico. Durante il Giubileo, furono approvate le cosiddette "leggi fascistissime", che portarono allo scioglimento di partiti e associazioni non fasciste, alla soppressione della libertà di stampa e di parola, e al ripristino della pena di morte. I rapporti tra l’Italia e la Curia Pontificia si trovavano in una condizione precaria, non essendo stata ancora risolta la Questione Romana. Tuttavia, i tempi erano cambiati rispetto al 1870, e entrambe le parti avevano interesse a raggiungere un'intesa. Appena eletto al Soglio Pontificio nel 1922, Pio XI decise di impartire la benedizione Urbi et Orbi dalla loggia esterna della Basilica di San Pietro, che dal 1870 era rimasta chiusa in segno di protesta per la fine dello Stato Pontificio. Fu lui il primo Papa a benedire l’Italia come stato unitario.

Le Celebrazioni e le Canonizzazioni

L’interesse verso la pace e l’unità dei popoli si manifestò anche nell’attenzione riservata all’apostolato missionario. Un elemento di richiamo per i pellegrini fu la mostra, estesa su 6500 metri quadrati, che documentava l’attività della Chiesa nel mondo. Durante il Giubileo, si registrò un elevato numero di beatificazioni e canonizzazioni. Si ricordano, in particolare, Santa Teresa del Bambin Gesù, San Giovanni Battista Maria Vianney (il curato d’Ars) e la beatificazione di Bernadette Soubirous, a cui apparve la Madonna a Lourdes nel 1858.

Pio XI benedice la folla o immagine di una medaglia del Giubileo del 1925

Il Pellegrinaggio del Vescovo Padula: L'Incontro con Pio XI e la Medaglia

Uno degli eventi più significativi del Giubileo del 1925 fu il viaggio a Roma del venerabile Vescovo Padula di Avellino, all'età di ottantaquattro anni, che guidò un pellegrinaggio della sua diocesi. Monsignor Serafino Angelini si ricordò di Padula quando si trattò di pensare al successore per la sede avellinese e interpose i suoi buoni uffici per il trasferimento dalla vicina Bovino. Classe 1842, potentino, Padula rimase ad Avellino per un ventennio fecondo di iniziative.

Il Viaggio da Avellino a Roma

La Curia avellinese, con il Vicario Generale Monsignor Massimino Russo e l’Arcidiacono del Capitolo della Cattedrale Monsignor Pellegrino Preziosi, organizzò un "poterosa macchina organizzativa" per il viaggio di trecentocinquanta persone a Roma, utilizzando un treno speciale, l'unico mezzo idoneo all'epoca. I pellegrini raggiunsero la stazione al Borgo Ferrovia dalla città capoluogo e dai centri della diocesi. Il treno, partito da Avellino sotto una lieve pioggia, dovette fermarsi a Cancello per circa tre ore.

Le Tappe a Roma e l'Udienza Pontificia

Giunti a Roma, il vescovo, "con insolita allegrezza ed armonia di spirito", attendeva le tappe del viaggio. Durante l’itinerario alla Basilica di San Pietro, il vescovo si inginocchiò davanti alla Porta Santa e intonò le litanie dei Santi. I prelati incaricati dell'accoglienza invitarono il vescovo di Avellino a tenere un’omelia ai suoi fedeli, durante la quale parlò della Misericordia di Dio e del sacramento della Penitenza. Si sparse la notizia che un vescovo di età molto avanzata si era spinto fino a Roma e guidava con grande dinamismo i suoi diocesani. Il giorno successivo, i devoti irpini si recarono a Santa Maria Maggiore, dove Padula celebrò la messa e tenne un'intensa omelia su temi mariani. La processione attraverso Roma, guidata dal vescovo ottantaquattrenne con il suo ombrello mutato in bastone, incuriosì i romani e attirò fedeli che accorrevano per baciargli la mano che benediceva. Dopo una visita a San Paolo fuori le mura, si avvicinò il momento cruciale: la visita a Sua Santità Pio XI.

La Distribuzione della Medaglia del Giubileo

Nella Sala delle Benedizioni comparve finalmente il Papa, accompagnato dal vescovo di Avellino e da Monsignor Preziosi. Il Pontefice fece il giro della Sala "dando a tutti a baciare la mano e consegnando a ciascuno una medaglia del Giubileo", e "dimandò a taluno tratto in tratto il nome del paese". Terminato il giro, si assise in trono e rivolse agli intervenuti un paterno discorso, congratulandosi per la pietà e la viva fede dei pellegrini ed esortandoli a mantenere i "tesori acquistati col Giubileo per la santificazione delle anime". Il discorso si concluse con l'impartizione dell'apostolica benedizione ai presenti, alle loro famiglie, paesi e città. Il Papa si rivolse anche ai chierichetti presenti, Galasso, Preziosi e Spagnuolo, dicendo loro: "voi porterete la mia benedizione ai vostri compagni nel Seminario e sarete i futuri apostoli del ceto ecclesiastico che crescerà nel tempo avvenire". La giornata si concluse con una messa del Papa, a cui parteciparono i fedeli avellinesi insieme a cattolici tedeschi e della diocesi di Guastalla. Il pellegrinaggio si concluse al Colosseo dove Padula celebrò la messa, in "scene piene di fervore e di spirituale raccoglimento", come scrisse L’Unità Cattolica. La stampa romana commentò la compostezza degli avellinesi e il sorprendente dinamismo del vecchio vescovo, e il Bollettino Ufficiale di Roma notò che "la fede e la devozione di questo pellegrinaggio fu veramente edificante e il giubilo dei pellegrini raggiunse il colmo nell’udienza pontificia che ebbe luogo il 29 ottobre con un bel discorso del Santo Padre."

Foto storica del pellegrinaggio di Avellino o della Sala delle Benedizioni con Pio XI

La Nascita e lo Sviluppo della Parrocchia "Gesù Buon Pastore"

La narrazione della storia della comunità della parrocchia "Gesù Buon Pastore" di Roma, dagli inizi "umilissimi" al battesimo di sangue durante l’ultima guerra mondiale, fino ai giorni nostri, è un esempio di sviluppo e resilienza. Su desiderio di Pio XI, il 7 febbraio 1937, il Vicario di Roma, Cardinale Francesco Marchetti Selvaggiani, affidò al beato Don Alberione la Parrocchia Romana dal titolo «Gesù Buon Pastore», situata nella zona detta «La Montagnola S. Paolo» e «Laurentina».

La Fondazione e i Primi Pastori

Don Alberione si impegnò, per la Pia Società S. Paolo, a "costruire la Chiesa Parrocchiale e gli edifici necessari (casa canonica, uffici, locali, per opere, etc.), a provvedere alle spese di impianto e di funzionamento della Parrocchia, a quelle di culto e di sostentamento del parroco e del clero parrocchiale". Dopo due brevi "sperimenti" con don Baricalla (inviato poco dopo negli USA) e don Fenoglio (ritiratosi per motivi di salute), il 20 ottobre 1938 fu nominato "economo" (quasi-parroco) don Pier Luigi («don Pietro») Occelli (* 13/11/1903 a Busca CN; + 26/12/1994 ad Albano Laziale). Don Pietro rimase in quell’incarico, con una pausa di un decennio, fino all’8 aprile 1970, quando, "dopo trentadue anni di servizio pastorale nella Parrocchia di Gesù Buon Pastore, sentendomi stanco e bisognoso di riposo (67 anni, tempo maturo per lasciare gli incarichi)", si dimise ufficialmente dall’ufficio di Parroco e di Rettore del Tempio Votivo, restando però in parrocchia come Vicario parrocchiale. Fin dal 1938, al fianco di don Pietro c'era don Carlo M. Agostino Stella, il quale sostituì don Pietro come parroco dopo il gravissimo incidente stradale che lo colpì nel 1945.

Il Contributo durante la Guerra e la Ricostruzione

Durante la dominazione nazista di Roma del 1943-44, la parrocchia si distinse per la sua carità. Molti abitanti della Montagnola si rifugiarono nelle terre di origine, ma furono prontamente rimpiazzati da 4.000 fuggiaschi bisognosi di un tetto e di un pane. In particolare, "nella casa ospitale della Parrocchia furono accolti nel 1943-44 i fratelli israeliti cercati a morte, per odio di razza, e molti alti ufficiali dell’Esercito disertori e magistrati della vecchia e delusa compagine fascista", come testimoniato da don Pietro. Liberata Roma dai tedeschi, l’equipe parrocchiale fondò una Cooperativa alimentare tra gli iscritti alla Pia Unione di Sant’Antonio (700 in tutto). I giovani del circolo giovanile Pier Giorgio Frassati di Azione Cattolica, costituitisi in banda di Patrioti cristiani, utilizzarono un camion sottratto ai tedeschi in fuga per l’acquisto di derrate alimentari in varie regioni italiane. Il famoso "camion ‘de li preti della Montagnola’" fece "gloriosa fine".

Foto storica della chiesa Gesù Buon Pastore o della comunità parrocchiale

Crescita e Trasformazione della Comunità

Nel 1950 fu possibile finalmente costruire la cripta della Chiesa grazie all'iniziativa dei Revv. Don Stella Carlo e Don Fornasari Eugenio. Nonostante i debiti che causarono una battuta d'arresto, nel 1957, dopo laboriose pratiche, fu approvato il progetto definitivo del Tempio e ottenuto un contributo statale di 40 milioni (legge Aldisio), con la Pia Società San Paolo che contribuì con altri 50 milioni. Gli anni ’50 e ’60 videro una sostanziale trasformazione dell’ambiente e delle strutture del territorio del Buon Pastore, con un "prodigioso incremento edilizio" e il completamento delle grandi arterie di raccordo tra Roma e l’EUR. La parrocchia crebbe a dismisura, con un ricambio e un cambiamento del livello di cultura e della stratificazione socio-politica della popolazione. Nel 1951, Don Eugenio Fornasari si impegnò per dotare la parrocchia di una sala cinematografica, in quanto la Borgata ne era priva.

Eventi e Visite Papali alla Parrocchia

Il 18 marzo 1959, il Tempio e l’Altare Maggiore furono consacrati dal Vicegerente del Vicariato. Il 10 marzo 1963, la Parrocchia ricevette la visita del beato papa Giovanni XXIII, che nel suo Diario personale annotò: "Alle ore 5 visita stazionale alla chiesa parrocchiale del Buon Pastore alla Laurentina, un vastissimo quartiere nuovo. Ma quale trionfo popolare per il Papa; uno certo dei più imponenti e impressionanti, come fervore di anime cristiane piene di rispetto e di devozione. E quanti giovani e figliole, in atto di vivo compiacimento: ben al di là di quanto sembrava doversi temere. Sit nomen Domini benedictum." Il 3 maggio 1985, Giovanni Paolo II elevò il Tempio del Buon Pastore a "titolo cardinalizio", e nel concistoro del 25 maggio 1985 ne proclamò titolare il neo cardinale Josef Tomko. Nel 1996 il "titolo" passò al Cardinale Francis Stafford. Il 12 dicembre 1982, Giovanni Paolo II si recò in visita pastorale alla Parrocchia Gesù Buon Pastore, dopo aver invitato a pranzo il parroco e i collaboratori per uno scambio diretto di informazioni.

I Parroci Successivi e la Vita Parrocchiale

Dopo il ritorno di don Pietro come parroco nel 1955 fino al 1970, gli successero: don Angelo Attilio Giovanni Bellanzon (dal 1970 al 1974), don Salvatore Pierpaolo Caruana (dal 1974 al 1980), e don Lino Francesco Brazzo (dal 1980 al 1986). Il 1° gennaio 1987, il Vicario di Roma, Cardinale Ugo Poletti, nominò parroco don Alberto Mauro Fusi, che il 7 febbraio 1987 celebrò la Messa con il Vescovo ausiliare. Nel 1996 si ebbe la costituzione dell’Oratorio, che nell’aprile 1999 venne dedicato al beato Piergiorgio Frassati. Nell’aprile 1997, la parrocchia ospitò l’Ordinazione diaconale di don Roberto Ponti, e il 15 ottobre 2006, la Professione perpetua del chierico paolino Stefano Stimamiglio.

La Storia dei Giubilei nella Chiesa Cattolica

Il Giubileo, o Anno Santo, ha origini antichissime. Presso gli antichi Ebrei, l'anno del yōbēl era un anno dichiarato santo, in cui la legge mosaica prescriveva il ritorno della terra all’antico proprietario e la libertà agli schiavi. In era cristiana, dopo il primo Giubileo nel 1300, le scadenze per la celebrazione giubilare furono fissate da Bonifacio VIII ogni 100 anni. Martino V nel 1425 e Niccolò V nel 1450 celebrarono Giubilei con scadenze diverse. Paolo II portò il periodo inter-giubilare a 25 anni, e Sisto IV celebrò un nuovo Anno Santo nel 1475. Da allora, i Giubilei ordinari si svolsero con periodicità costante.

Tra i Giubilei più recenti, si ricordano quello del 2000, indetto da Giovanni Paolo II con la bolla Incarnationis Mysterium del 29 novembre 1998, caratterizzato da numerosi pellegrinaggi papali e gesti simbolici. Il Giubileo della Misericordia del 2015, indetto da Papa Francesco con la bolla Misericordiae Vultus dell'11 aprile 2015, vide l'apertura della Porta Santa a Bangui prima di quella in Vaticano. Altri Giubilei significativi includono quello del 1975 di Paolo VI, dedicato alla riconciliazione e il primo trasmesso in mondovisione, e quello del 1950 di Pio XII, in cui fu proclamato il dogma dell'Assunzione della Beata Vergine Maria. Anche Pio XI indisse un Giubileo straordinario nel 1933, nella ricorrenza dei 1900 anni dalla morte di Gesù, richiamando a Roma oltre 2 milioni di pellegrini. La storia dei Giubilei prosegue attraverso i secoli, con ciascun pontefice che ha lasciato il proprio segno, arricchendo la tradizione di questo evento unico nella vita della Chiesa.

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