La Battaglia di El Alamein e il Sacrario dei Caduti

La battaglia di El Alamein, combattuta in Africa Settentrionale, rappresentò un momento cruciale della Seconda Guerra Mondiale, segnando un punto di svolta nel conflitto nel teatro nordafricano. Lo scacchiere vide contrapporsi un esercito italo-tedesco di 96.000 uomini, di cui 56.000 italiani, supportato da 600 carri armati e quasi 500 aeroplani, a una forza alleata composta da 150.000 uomini, con un numero doppio di carri e il triplo di aeroplani.

L'esercito del generale Rommel, pur vittorioso fino a quel momento, mostrava evidenti segni di affaticamento e usura. La catena di approvvigionamento era indebolita dalla distanza dai reparti avanzati, che non ricevevano i necessari rinforzi. Preoccupato per le difficoltà alleate, il primo ministro britannico Winston Churchill decise un drastico cambio al comando, affidando l'8ª Armata al generale Gott. Purtroppo, Gott perse la vita quattro giorni dopo in un abbattimento aereo.

Consapevole del vantaggio britannico nel rafforzamento delle linee, Rommel tentò un contropiede. Il 30 agosto 1942 decise di sferrare un attacco con le forze corazzate contro le posizioni britanniche ad Alam Halfa. Tuttavia, l'azione mancò di requisiti fondamentali: sorpresa, rifornimenti adeguati e supporto aereo. La situazione di stallo indusse gli Alleati a testare la forza del nemico con una serie di attacchi mirati, impiegando mezzi aerei, navali, terrestri e da sbarco contro le basi di Tobruk, il campo d'aviazione di Barce e l'Oasi di Gialo.

L'Operazione Lightfoot e lo Schieramento delle Forze

Il 23 ottobre 1942, il vero attacco alleato, denominato Operazione Lightfoot, era imminente, ma gli alti comandi dell'Asse sembravano aver sottovalutato i repentini sviluppi. Gli Alleati attaccarono le forze dell'Asse a sud, con l'obiettivo di sfondare le posizioni italotedesche a nord e metterle in rotta.

Lo schieramento delle forze dell'Asse era il seguente:

  • Sud: 17ª Divisione Fanteria Pavia (comandata dal Gen. Scattaglia), 185ª Divisione Fanteria Folgore (comandata dal Gen. Frattini), 132ª Divisione Corazzata Ariete (comandata dal Gen. Arena), 21ª Panzerdivision (comandata dal Gen. ), 133ª Divisione Corazzata Littorio (comandata dal Gen. Bitossi).
  • Nord: 102ª Divisione Motorizzata Trento (comandata dal Gen. Masina), 27ª Divisione Brescia (comandata dal Gen. Brunetti), 25ª Divisione Fanteria Bologna (comandata dal Gen. Gloria), 7º Reggimento Bersaglieri.
  • Cresta Kidney: 15ª Panzerdivision (comandata dal Gen. ), 164ª Infanteriedivision (comandata dal Gen. ).

Le forze alleate includevano:

  • Sud: 7ª Divisione Corazzata "Topi del deserto" (comandata dal Gen. ), 44ª Divisione Fanteria (comandata dal Gen. ), 50ª Divisione Fanteria (comandata dal Gen. ), 4ª Divisione Indiana (comandata dal Gen. ).
  • Nord: 1ª Divisione Sud Africa (comandata dal Gen. ), 1ª Divisione Corazzata (comandata dal Gen. ), 10ª Divisione Corazzata (comandata dal Gen. ), 51ª Divisione Highland (comandata dal Gen. ), 9ª Divisione Australiana (comandata dal Gen. ).
Schema delle forze schierate durante la Battaglia di El Alamein

L'Esito della Battaglia e il Sacrario

Il 26 ottobre, la situazione era già disperata per l'esercito italo-tedesco. Coperti dal fuoco dell'artiglieria e dell'aviazione, gli inglesi si erano impadroniti dei campi minati a protezione delle posizioni dell'Asse. Il 27 e 28 ottobre, il generale Rommel tentò un contrattacco che fu stroncato dall'aviazione inglese. Due giorni dopo, il fronte italo-tedesco era infranto.

Il generale Rommel fu impegnato nel comandare una serie di sganciamenti per proteggere le unità corazzate tedesche. I reparti italiani, rimasti indietro, arretrarono con maggiore lentezza e difficoltà. I 1.500 automezzi che il Gen. Rommel aveva richiesto al capo di Stato Maggiore italiano Ugo Cavallero per far ripiegare le fanterie, erano stati negati.

Tra le prove di grande ardimento in battaglia, spiccano quelle della Divisione Ariete e, in particolare, della Divisione Folgore, i cui tre reggimenti furono insigniti della Medaglia d'Oro al Valor Militare. Sulla lapide del monumento nei pressi di El Alamein si legge: "Mancò la fortuna, non il valore".

Il colonnello Caccia Dominioni impiegò anni per recuperare i caduti italiani, che ora riposano nel Sacrario di El Alamein. Ogni anno, delegazioni di associazioni d'arma, inclusa l'ANA, si recano in pellegrinaggio a questo luogo commemorativo.

Monumento commemorativo ai caduti di El Alamein

Winston Churchill, in un celebre discorso, elogiò l'eroismo degli italiani, definendo la vittoria di El Alamein non l'inizio della fine, ma certamente la fine dell'inizio. La battaglia segnò un punto di svolta decisivo, bloccando definitivamente le forze dell'Asse verso il Canale di Suez e sancendo il dominio inglese nel Mediterraneo.

La Battaglia di El Alamein (la prima dal 1° luglio al 27 luglio 1942, la seconda dal 23 ottobre al 4 novembre 1942) provocò la morte di 17.000 italiani, 13.500 inglesi e 9.000 tedeschi. Fu una delle battaglie più decisive della Seconda Guerra Mondiale.

Il Lungo Percorso del Recupero dei Caduti

Il Maggiore Sillavengo, dopo la guerra, dedicò gran parte della sua vita al recupero e alla commemorazione dei caduti italiani. Iniziò la sua opera di ricognizione nel deserto nel 1947, compiendo ben 355 spedizioni. Il suo compito era quello di salvare le tombe, raccogliere le salme, correggere i nomi sbagliati, identificare gli ignoti e concentrare i caduti in un unico luogo, creando una base italiana e un'opera che mettesse in risalto il sacrificio italiano.

Le difficoltà furono immense: mancanza di fondi, difficoltà logistiche e la pericolosità dei campi minati ancora attivi. Nonostante ciò, con l'aiuto di volontari, veterani e cappellani militari, Sillavengo riuscì a recuperare migliaia di salme. Il suo lavoro culminò nella progettazione e costruzione del Sacrario di El Alamein, completato nel 1958, dove furono traslate 5.364 salme di italiani riesumate dal cimitero di Q. 33.

Le ricerche e le opere di finitura continuarono fino al 1962. In totale, in terra egiziana, caddero 5.920 soldati italiani. Le salme reperite furono 4.825, delle quali 11 successivamente rimpatriate e 4.814 tumulate nel sacrario. Purtroppo, le spoglie di 1.095 soldati non furono mai ritrovate e rimasero disperse nel deserto.

El Alamein, la battaglia - Alessandro Barbero - Passato e Presente (Rai3, 18 gennaio 2018)

Il Sacrario di El Alamein rappresenta un luogo di memoria e di pellegrinaggio, un testamento del coraggio e del sacrificio dei soldati italiani che combatterono in una terra lontana. Ogni anno, il 23 ottobre, anniversario della battaglia, si tengono celebrazioni in memoria dei caduti, in particolare dei paracadutisti della "Folgore", che resistettero per 13 giorni senza cedere un passo.

La Divisione Folgore, composta da 5.400 uomini al comando del Maggiore Alberto Bechi Luserna, Medaglia d'Oro al Valor Militare, fu impiegata come baluardo della "terra di nessuno". Nonostante la potenza di fuoco avversaria e la mancanza di rifornimenti, i "ragazzi della Folgore" opposero una strenua resistenza, tanto da meritare l'ammirazione dello stesso nemico. Winston Churchill ebbe a dire di loro: "dobbiamo inchinarci davanti ai leoni della Folgore".

La bandiera della Divisione Folgore sventola sul Sacrario di El Alamein

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