Aspetti Storici: Giacomo Matteotti e il Complesso del Buon Pastore

La storia si manifesta attraverso figure emblematiche e istituzioni che ne plasmano il corso. Questo articolo esplora due distinti ma significativi filoni storici: la figura di Giacomo Matteotti, simbolo di integrità politica e antifascismo, e la complessa vicenda del Ritiro del Buon Pastore, un'istituzione dedicata all'assistenza e alla rieducazione femminile, con particolare attenzione alla sua evoluzione e alle sfide affrontate.

Giacomo Matteotti: Un Protagonista Esemplare del Novecento

Giacomo Matteotti emerge come un protagonista che riassume teoria e prassi, storia e politica, riforme e rivoluzione, socialismo e antifascismo in una vicenda dai tratti epocali, che appartiene alla Storia profonda del Novecento.

Matteotti fu ucciso in quanto pericoloso nemico del fascismo, ma anche del collaborazionismo riformista e dell’estremismo massimalista e comunista. Le ragioni del suo isolamento di ieri rivelano oggi inattesi motivi d’interesse e di attualità storica e politica, che vengono rievocati oltre ogni biografismo e sterile polemica sull’eziologia dell’omicidio.

Ritratto di Giacomo Matteotti, figura storica dell'antifascismo italiano

Studi e Ricerche su Giacomo Matteotti

La figura di Matteotti continua ad essere oggetto di approfondite ricerche e analisi da parte di numerosi studiosi:

  • Fabio Vander, laureato in Filosofia e in Storia contemporanea, lavora presso il Senato della Repubblica. Ha pubblicato "Il “secolo-lupo”. Un’interpretazione del Novecento" (2024) e ha curato e prefato opere di Enrico Berlinguer.
  • Nicoletta Bazzano insegna Storia moderna all’Università di Cagliari. Si interessa principalmente di storia politica, istituzionale e culturale all’interno della Monarchia spagnola fra Cinque e Seicento, con una particolare attenzione per i regni di Sicilia e Sardegna e per i loro ceti dirigenti.
  • Fabrizio D'Avenia è professore associato di Storia del Cristianesimo e delle Chiese. Si occupa di storia politico-ecclesiastica (carriere, giurisdizioni, riforme tridentine), su cui ha pubblicato "La Chiesa del re. Monarchia e Papato nella Sicilia spagnola (secc. XVI-XVII)" (Roma, 2015).
  • Rafaella Pilo è docente di Storia moderna all’Università degli Studi di Cagliari. I suoi attuali interessi di ricerca proseguono nella direzione della storia politica e diplomatica, con particolare attenzione al ruolo delle protagoniste femminili, e si concentrano sull’evoluzione del concetto di neutralità nel corso dell’età moderna.

La Storia del Ritiro del Buon Pastore

Le Origini della Congregazione e la sua Missione

Il Ritiro del Buon Pastore si dedicò nel tempo all'assistenza di donne afflitte da gravi problemi personali, insegnando loro a leggere e avviandole a qualche mestiere manuale. Questa istituzione incarnava un profondo impegno sociale e caritativo.

Prima del 1928, esistevano a Roma tre Case della Congregazione delle Suore di Nostra Signora della Carità del Buon Pastore, ma nessuna era di loro proprietà. In precedenza, le suore abitarono per un certo periodo il convento di Santa Tecla, che poi divenne ospedale degli Incurabili.

Antica illustrazione o fotografia di un convento o ritiro storico del Buon Pastore

La Costruzione del Complesso di Bravetta a Roma

La necessità di una sede propria e stabile si fece pressante. Madre Maria Domitilla La Rose si fece portavoce presso il pontefice Pio XI della richiesta relativa all’acquisizione di una proprietà a Roma, e Pio XI approvò il progetto. Fu così che Vincenzo Vulpiani vendette al “Monasterium Good Shepherd Corporation” una proprietà di 25 ettari per £1 925 000, "consistente in una tenuta ben messa con scuderia e fattoria".

Il progetto per la costruzione di un fabbricato da adibire a Comunità Religiosa con annessa chiesa tra via Silvestri e via Casetta Mattei ottenne l'approvazione della Commissione Igienico Sanitaria. La prima pietra fu benedetta dal Cardinale Pompili, Vicario di Pio XI per la città di Roma.

Le fasi di costruzione furono complesse: la Madre Generale Madre Maria Giovanni della Croce Balzer si spostò da Angers a Roma e, in una relazione del Consiglio Generale, si citò l'annullamento del primo contratto e il cambiamento della pianta del progetto. Un secondo contratto fu firmato dalla stessa madre generale. Nuovi attriti e problematiche portarono la Congregazione a nominare il Cavaliere Romolo Polletti intermediario nei rapporti con l’architetto Brasini.

Il contratto prevedeva un importo complessivo di L 23.000.000, per il quale si rese necessario richiedere un prestito di L 5.000.000. I lavori proseguirono tra continui contrasti tra la Congregazione e Brasini. Successivamente fu sottoscritto un terzo contratto, in cui venne definita la volumetria massima da realizzarsi ed i relativi costi.

Nel periodo tra marzo e aprile 1933, parte del complesso era già abitabile, sebbene la chiesa non fosse ancora completata. Suor Teresina, il 10 marzo 1933, appena quindicenne, dormiva nell’edificio in costruzione insieme ad altre quattro suore per allestire i locali in vista della celebrazione, il 24 aprile 1933, della festa della fondatrice dell’ordine S.M. Eufrasia Pelletier. A Bravetta si insediò una piccola comunità internazionale di circa sei suore sotto la guida della madre Angelica Handley.

Nell'autunno del 1933, nuove controversie emersero tra Palombi e Brasini; l'edificio era quasi finito, erano stati versati L 22.000.000, mentre uno rimaneva da versare dopo il collaudo. A dicembre, i lavori vennero sospesi perché la Ditta Barosi non riceveva i dovuti compensi da Brasini.

Planimetria o fotografia storica della costruzione del Ritiro del Buon Pastore a Roma

Altre Benedizioni e Sedie della Congregazione

Era il 27 aprile 1933 quando Sua Eccellenza monsignor Marcello Mimmi si recò nell’allora via Lodi, in un’ampia area alla periferia della città, per benedire la pietra che dava inizio ai lavori di costruzione di un'imponente struttura. Alla semplice cerimonia erano presenti le suore, le collegiali, le maestranze, gli operai e le “pie signore” che già avevano provveduto a delimitare l’area con il muro di cinta che tuttora circonda la casa. Per tutti era l’occasione per rendere lode al Signore che sempre provvede e accompagna chi a Lui si affida e per chiedere la Sua protezione per il periodo della costruzione.

La necessità di provvedere alla nuova sede, a causa dell’inagibilità di quella di via Garibaldi, ora via Dante Alighieri, aveva già incontrato difficoltà, incomprensioni e sofferenze. La madre stessa seguì con impegno i lavori, recandosi spesso nel cantiere per dare “suggerimenti preziosi” a coloro che si prodigavano con tanta alacrità.

Fotografia della cerimonia di benedizione di una pietra miliare del Buon Pastore

Il Complesso durante la Seconda Guerra Mondiale

La chiesa del Buon Pastore, mirabile opera postuma di Domenico Tibaldi (1541-1583), fu l'unica struttura che rimase in piedi dopo i devastanti bombardamenti che colpirono la zona durante la Seconda Guerra Mondiale.

Se durante il periodo di presenza dell’ospedale i positivi rapporti con i tenenti e i soldati ammalati offrirono alle suore l’occasione di un proficuo apostolato, molto più tenebroso fu il successivo. Sgomberata la casa e sfollate tutte le ospiti, i vari ambienti furono adattati alle nuove esigenze, suscitando nelle suore sofferenza e timori perché vedevano in pericolo il frutto di tante loro fatiche e desideri. La speranza, però, non si assopì. Grate al Signore per il pericolo scampato, soprattutto quello delle bombe per “far saltare” la casa, per due mesi, con l’aiuto dei diversi operai, si prodigarono per rimediare a tanta desolazione e ripristinare la bellezza della loro abitazione.

Bombardamento di Roma

L'Evoluzione e il Carisma della Congregazione

Numerose voci hanno risuonato nei luminosi corridoi, nell’ampio chiostro e negli spazi verdi che circondano il complesso. Voci di fanciulle e giovani che nelle suore trovavano persone amiche, premurose nell’accompagnare la loro crescita umana e spirituale. Voci di gratitudine a Dio, Padre misericordioso, che in Gesù Buon Pastore rende visibile la Sua misericordia.

La beatificazione di Eufrasia Pelletier avvenne durante l'Anno Santo straordinario della Redenzione. Nel corso del Capitolo Generale che si svolse a Bravetta, fu riconfermata a seguito delle elezioni presiedute dal Cardinale Bisleti, la Madre Generale Maria Giovanni della Croce Balzer. Le religiose decisero anche, come incoraggiato da Pio XI, il trasferimento della Casa madre.

Ora che la Comunità è più esigua e lo spazio utilizzato è minore, una nuova modalità di concretizzazione del carisma, ricevuto dalla fondatrice Giulia Colbert, ha trovato realizzazione in un’ala dell’edificio, proseguendo l'opera di assistenza e formazione.

Interno o esterni attuali del Complesso del Buon Pastore che mostrano l'architettura o gli spazi verdi

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