La Teologia del Battesimo negli Scritti di Martin Lutero

Sviluppo del Pensiero Battesimale di Lutero

Il tema del battesimo non è stato inizialmente centrale nella teologia di Lutero. Invece, ha accompagnato lo sviluppo della riflessione biblica e teologica del riformatore, venendo a mano a mano approfondito. A differenza di altri teologi della Riforma, Lutero non ci ha lasciato un’opera unitaria di carattere sistematico sul suo pensiero dogmatico. In compenso, abbiamo molti trattati, spesso scritti in risposta a posizioni teologiche espresse dai suoi contemporanei, e molti sermoni, che trattano dei vari argomenti, compresi i sacramenti e il battesimo.

Considerando questa collezione di scritti, emerge un problema: se la visione che Lutero ebbe del battesimo sia rimasta sostanzialmente costante nel corso della sua vita, o se abbia subito variazioni significative. Se effettivamente il pensiero di Lutero sulla dottrina battesimale ha subito uno sviluppo significativo durante gli anni, e visto che la teologia del battesimo è stata trattata da Lutero numerose volte, in scritti di diversa natura, allora diventa molto importante tenere presente la cronologia di queste trattazioni.

Cronologia degli scritti principali di Martin Lutero sul battesimo

Le Prime Riflessioni: Il Sermone del 1519

Il primo scritto dedicato al battesimo risale al 1519, e si trattava originariamente di un sermone. In questo testo, Lutero presenta il battesimo attraverso le categorie di segno/significato/fede, introdotte da Agostino. Inoltre, riprende l’idea agostiniana secondo la quale il sacramento è formato dall’aggiunta della parola ad un elemento, così che l’elemento diventi parola visibile.

Però Lutero si distacca dal concetto cattolico-medievale di penitenza, che era considerata uno dei due sacramenti fondamentali assieme al battesimo. Secondo Lutero, anche se si pecca dopo il battesimo, è la fede ad essere la risposta adeguata alla promessa di salvezza fatta con il battesimo. La penitenza, o confessione, non trova posto in questo primo breve scritto di Lutero sul battesimo.

Al contrario, egli afferma che la fede è un aspetto essenziale del sacramento, ossia credere che il battesimo sia l’inizio certo della messa in atto della salvezza. La fede è necessaria ed è il fondamento della consolazione, in quanto il peccato rende le opere umane sempre impure agli occhi di Dio. Tuttavia, chi ha fede sa che nel battesimo Dio ha promesso di estinguere il peccato e non imputarlo.

"La Cattività Babilonese della Chiesa" (1520) e i Catechismi (1529)

L’anno successivo, ovvero nel 1520, esce “La cattività babilonese della chiesa”, un’opera che presenta una trattazione sistematica del battesimo. Il Piccolo e il Grande Catechismo, scritti nel 1529, costituiscono gli altri due testi in cui il battesimo e i sacramenti vengono affrontati in maniera sistematica.

Copertina de

La Replica all'Anabattismo: "Sul Ribattesimo" (1528)

Prima di affrontare in dettaglio i Catechismi e “La cattività babilonese della chiesa”, è interessante accennare brevemente ad uno scritto del 1528: “Sul ribattesimo, a due parroci una lettera di Martin Lutero”. Si tratta di una replica di Lutero alle dottrine anabattiste. Questa replica può essere definita come la risposta ad una domanda fondamentale: come mai la posizione di Lutero sul battesimo infantile non trova riscontro scritturale?

Questa domanda divenne importante a causa del gruppo radicale noto come i Profeti di Zwickau, i quali facevano notare come gli esempi di battesimi presentati nel Nuovo Testamento implicavano la professione di fede. Quindi i bambini non dovevano essere battezzati, perché non erano in grado di professare la loro fede. Il problema era più grave di quanto non possa sembrare: l’appartenenza al cristianesimo era un dato universale nell’Europa del Medioevo e il battesimo suggellava questa appartenenza. Quindi, eliminando il battesimo dei neonati, i Profeti di Zwickau indebolivano la nozione universale di cristianità. Pertanto, abbandonare questa pratica battesimale avrebbe avuto delle conseguenze importanti.

In sintesi, le idee teologiche di Lutero sul battesimo dei fanciulli lo portarono a scontrarsi con il gruppo radicale di Zwickau. Secondo costoro, in accordo con Carlostadio, professore universitario collega di Lutero, lo spirito poteva fare a meno di qualsiasi aiuto esterno, compreso il battesimo che, in qualità di rito, non sarebbe quindi servito a nulla. E questo non valeva solo per il battesimo dei bambini, ma virtualmente per ogni battesimo; cioè, secondo queste posizioni radicali, l’uso dell’acqua era considerato solo un vuoto rituale.

Come gli altri riformatori classici, Lutero difese il battesimo per i bambini, anche se questo tipo di battesimo non è presente nel Nuovo Testamento. Dal momento che Lutero stesso vedeva la Scrittura come fonte di autorità, si trovò a dover giustificare la propria posizione riguardo al battesimo dei bambini, senza il supporto diretto delle scritture. Per questo propose il concetto di fede infantile; l’età della ragione non è indispensabile per avere fede, in quanto questa riposa sulla promessa. Anzi, la ragione può sbagliare e addirittura mettersi contro la fede.

Lutero interpretò l’insistenza anabattista sulla necessità della fede come requisito per il battesimo in senso negativo. Egli considerò questa richiesta di fede pre-battesimale come un tentativo di cooperare con opere umane alla salvezza. Lutero, concentrandosi sulla parola di promessa collegata all’acqua, tentò di trovare una posizione equilibrata tra l’oggettivismo sacramentale del Medioevo, quando si pensava che il rito portasse la salvezza, e le derive anabattiste e spiritualiste di alcuni suoi contemporanei.

Lutero è contrario alle idee anabattiste, e in questa lettera egli sviluppa due argomentazioni contro tali idee. La prima argomentazione respinge la concezione secondo cui il pedobattismo sia solo una pratica papista e non veramente cristiana. Qui Lutero sostiene che il battesimo è una promessa divina, e che quindi l’età non conta, ma conta la fede del battezzato nella Parola di Dio. Pertanto, conclude che il battesimo dei bambini sia una pratica del tutto cristiana.

la Riforma protestante

Il Battesimo come Motore della Vita Cristiana

Quest'ampia scelta di sermoni, testi liturgici e trattati consente di seguire la riflessione di Lutero sul tema del battesimo dagli inizi dell'attività riformatrice alla morte. Relativizzato dalla dottrina e dalla prassi penitenziale del tempo, per Lutero il battesimo è invece il motore della vita cristiana. Da semplice rito amministrato dal clero, il battesimo diventa Parola operante, promessa di salvezza, offerta e appello alla fede: è l'evangelo della grazia, della giustificazione per fede.

La Riforma Sacramentale: Dal "La Cattività Babilonese" ai Catechismi

La Riduzione del Numero dei Sacramenti

In generale, si può affermare che i riformatori portarono i sacramenti da sette a due per una ragione molto semplice e precisa: due sono i sacramenti presentati nei Vangeli. Tuttavia, per quanto riguarda il percorso teologico sviluppato da Lutero, le cose furono più complicate di così.

Per prima cosa, ne “La cattività babilonese della chiesa”, c’è un breve paragrafo dedicato al numero dei sacramenti, in cui Lutero sostiene: «devo negare che vi siano sette sacramenti e per il momento ne ammetto solo tre: il battesimo, la penitenza e il pane». Sempre nella stessa opera c’è un capitolo intitolato inequivocabilmente «Il sacramento della penitenza». Senza ombra di dubbio, nel 1520 Lutero considerava ancora la confessione come un sacramento.

Va tuttavia fatto notare che già nell’ultimo paragrafo de “La cattività”, dedicato all’estrema unzione, Lutero afferma che sono definibili sacramenti in senso proprio solamente quelli dove alla promessa sono stati associati dei segni. Pertanto, volendo essere precisi, «nella chiesa di Dio vi sono soltanto due sacramenti, il battesimo e il pane, perché solo in questi vediamo il segno divinamente istituito e la promessa di remissione dei peccati. Il sacramento della penitenza, che io avevo aggiunto a questi due, manca di un segno visibile divinamente istituito», ed è quindi solo un mezzo per tornare al battesimo. Lutero invece analizzò il significato della penitenza, intendendola come metanoia, secondo le scritture del Nuovo Testamento. Vinay sostiene che Lutero avesse attribuito molta importanza alla penitenza, e che volesse conservarla nella chiesa, anche se riformata in base alla prevalenza assoluta della grazia, quindi con l’esclusione di qualsiasi sinergia dell’operato umano rispetto all’azione salvifica divina.

Ben diversa è la posizione teologica di Lutero nei Catechismi del 1529, qui il numero dei sacramenti è ridotto a due. In particolare, ne “Il Grande Catechismo” si trova un passo introduttivo alla dottrina dei sacramenti, in cui si legge: «è altresì necessario che si sappia dire qualcosa dei nostri sacramenti (che Cristo stesso ha istituito): del battesimo e del santo corpo e sangue di Cristo». Immediatamente dopo Lutero indica come basi bibliche dei due sacramenti i seguenti versetti: Matteo 28,19 e Marco 16,16 per il battesimo; e I Corinzi 11,23-26 per la Cena del Signore. Su queste basi i Catechismi sviluppano ed espongono la dottrina sacramentale; in essi non si fa riferimento ad altri sacramenti che i due di cui si sta parlando.

Schema comparativo dei sette sacramenti cattolici e i due sacramenti luterani

La Critica agli Altri Sacramenti Cattolici

Al contrario, “La cattività babilonese della chiesa” espone, come elemento critico, le dottrine della confermazione, del matrimonio, dell’ordinazione e dell’estrema unzione, con l’intenzione di dimostrare che non sono da considerare dei sacramenti. Per quanto riguarda la penitenza invece, come si è detto, era ancora considerata dal teologo un sacramento quando iniziò a scrivere l’opera.

Lutero denunciò due aspetti relativi alle indulgenze. Il primo era che esse ingannavano i fedeli, in quanto le indulgenze non avevano il potere di perdonare i peccati. Questo era già di per sé un inganno molto grave, specialmente se attuato dalle persone che si proponevano come i pastori della comunità cristiana. Il secondo era il falso senso di sicurezza. Si arrivava a pensare che un certificato scritto potesse sostituire il rapporto con Cristo. Non era più la croce ad offrire la certezza del perdono, invece la chiesa vendeva l’illusione del perdono.

Proseguendo nelle sue ingiurie contro la chiesa di Roma, il riformatore confuta una ad una le dottrine sacramentali cattoliche.

La Confermazione

A proposito della confermazione, Lutero fa notare che, secondo le Scritture, gli apostoli imponevano le mani per curare gli ammalati (Marco 16:18), per ordinare gli anziani (Atti 6,6 e 14,23), e per conferire lo Spirito Santo (Atti 8,17 e 19,6). Dunque, per prima cosa nota una confusione tra l’atto di guarire e l’atto di confermare, e si domanda come mai se la confermazione e l’ordinazione sono dei sacramenti, la guarigione non lo sia.

In secondo luogo, ricorda che se tutto quello che hanno fatto gli apostoli fosse da considerarsi un sacramento, allora molte altre cose dovrebbero essere tali, soprattutto la predicazione della Parola. In terzo luogo, sottolinea come i sacramenti o sono stati istituiti per volontà divina o non sono tali, e non vede alcun motivo per considerare la confermazione uno di questi. Questo in quanto, secondo il teologo, «Per costituire un sacramento si richiede prima di tutto una parola di promessa divina, dalla quale venga messa alla prova la fede. Ma non leggiamo da nessuna parte che Cristo abbia promesso qualcosa a proposito della confermazione».

Il Matrimonio

Per quanto concerne il matrimonio, Lutero afferma che non vi sia alcuna prova scritturale che esso sia un sacramento. Riprende l’argomentazione che aveva già usato per la confermazione, sostenendo che il matrimonio è un segno, ma, essendo privo della parola di promessa, non possa considerarsi un sacramento. A questo aggiunge che il matrimonio è un’istituzione molto antica, precedente al Nuovo Testamento, e non limitata ai cristiani. Oltre a ciò, Lutero pone un’obiezione di carattere filologico: il fatto che nella Vulgata il termine greco mysterion sia reso in latino sempre con sacramentum. Lutero sostiene che si tratti di una traduzione arbitraria, e che abbia portato a considerare come sacramenti un certo numero di cose che invece andrebbero considerate più esattamente dei “segni” o dei “misteri”.

L'Ordinazione Sacerdotale e il Sacerdozio Universale

Venendo poi all’ordinazione dei sacerdoti, Lutero scrive che non ha alcun fondamento biblico, che è stata inventata dal papato, e che il Nuovo Testamento non ne fa nemmeno un accenno. Inoltre, ricorda che la chiesa non detiene il potere per stabilire nuove promesse divine, polemizzando contro l’autorità papale che interpreta se stessa come vicaria di Cristo in quanto si presume guidata dallo Spirito Santo. Al contrario, spiega il teologo, è la chiesa che nasce dalla parola di Dio, che rimane sempre al di sopra della chiesa stessa.

In sintesi, una buona parte dell’autorità della chiesa medievale era stata costruita sulle contraddittorie dottrine sacramentali di quell’epoca. Queste dottrine facevano perno su concezioni violente di giudizio, che si concretizzavano nell’immagine dell’inferno, onnipresente nella cristianità medievale; e davano alla chiesa di Roma il compito di condurre alla salvezza. Di qui l’importanza della confessione del peccato e della penitenza, ma soprattutto dell’assoluzione conferita del sacerdote. Il clero controllava la vita dei laici attraverso le pratiche sacramentali, influendo nella vita quotidiana dei fedeli. In casi eccezionali, arrivando a fare leva sulla scomunica, che presumeva l’autorità di togliere dalla comunità dei credenti una persona, di escluderla dalla salvezza. Sopra i sette sacramenti, si era poi sviluppato il complesso sistema di penitenze e di festività, cioè la pratica delle indulgenze con tutti gli abusi di cui si è parlato. Si tratta di una delle critiche più radicali che il riformatore muove alla chiesa di Roma.

Infatti Lutero spende molte parole sull’argomento, addirittura rintracciando negli scritti di Dionigi Areopagita sulla gerarchia ecclesiastica gli esordi dell’ordinazione sacerdotale come sacramento. In conclusione, il riformatore pone il suo argomento teologicamente più forte: il sacerdozio universale di tutti i credenti. Commentando I Pietro 2,9, Lutero scrive: «Perciò, tutti quanti noi cristiani siamo sacerdoti. E quanto a quelli che chiamiamo sacerdoti, sono ministri scelti tra noi per fare a nostro nome ogni cosa, e il sacerdozio altro non è che servizio». E l’essenza di questo servizio, chiarisce nelle righe immediatamente successive, consiste nel predicare la Parola. La dottrina del sacerdozio universale dei cristiani non si limita ad escludere che l’ordinazione sacerdotale sia un sacramento, esclude perfino che l’ordinazione sacerdotale sia compatibile con il messaggio evangelico. Portando avanti l’idea di sacerdozio di tutti i credenti, Lutero taglia alla radice la dottrina su cui la chiesa di Roma aveva appoggiato la propria autorità nell’epoca medievale.

Rappresentazione del sacerdozio universale dei credenti secondo la dottrina luterana

L'Estrema Unzione

In ultimo, l’estrema unzione è trattata da Lutero con una buona dose di ironia. Egli trova una base biblica per l’unzione degli infermi in Giacomo 5,14-15, tuttavia sostiene che definire tale unzione “sacramento” ed “estrema” non solo sia un’aggiunta fatta dai teologi medievali, ma che i due termini siano reciprocamente esclusivi. L’argomentazione di Lutero è caratterizzata da un umorismo sottile e molto logico: la promessa legata all’unzione, secondo i versetti che si trovano in Giacomo, è che la preghiera e l’unzione diano sollievo al malato. Ora, se la promessa fosse reale, i malati si salverebbero, e l’unzione non potrebbe definirsi “estrema”; se invece i malati morissero, la promessa sarebbe vana, e non si potrebbe parlare di “sacramento”.

Il Contesto Storico e Teologico della Riforma Luterana

Riformatore religioso tedesco, Martin Lutero venne avviato agli studi di giurisprudenza. Nel 1505 entrò nel convento degli Eremiti agostiniani di Erfurt e ricevette, dopo due anni, gli ordini sacerdotali. Assegnato all’università di Wittenberg, tenne lezioni di esegesi biblica commentando i Salmi. Contemporaneamente, deluso dalla cultura religiosa di derivazione aristotelico-tomista, iniziò lo studio di S. Agostino, elaborando le basi della sua teologia. È di questi anni la presa di coscienza della radicale peccaminosità dell’uomo, servo della sua concupiscenza, in grado di ottenere la liberazione solo attraverso il totale abbandono alla misericordia divina.

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