L'attrice e scrittrice Maria Rosaria Omaggio è morta il 1° luglio 2024, all'età di 67 anni. Nelle sue ultime interviste, ha condiviso profonde riflessioni sulla sua carriera cinquantennale, i suoi amori e il suo desiderio più grande. Parlare con Maria Rosaria Omaggio era un'esperienza piacevole e sorprendente, caratterizzata da un'ironia leggera ma intelligente, capace di arricchire l'interlocutore.
Gli Inizi della Carriera e i Primi Passi nel Mondo dello Spettacolo
Il debutto di Maria Rosaria Omaggio in televisione risale a mezzo secolo fa. «A Canzonissima, al fianco di Pippo Baudo. Avevo 17 anni. Ai provini in Rai mentii sull’età: dissi di averne 20», ha raccontato. La sua famiglia era a conoscenza delle sue aspirazioni artistiche: «Mio padre Pasquale, ginecologo, lo persi a 15 anni. Mia madre Marcella sapeva che studiavo per fare l’attrice». Questo obiettivo è stato pienamente raggiunto, portandola a interpretare quasi 50 titoli a teatro, 29 film e 18 fiction televisive. Tra i suoi primi successi televisivi dopo Canzonissima ’73-‘74, si annoverano L’orchestra racconta e Due di tutto di Enzo Trapani, Vanità con Lando Buzzanca e Tutto compreso.

Un'Icona di Bellezza: Le Copertine e l'Immaginario Collettivo
Maria Rosaria Omaggio ha saputo imporsi anche come icona di bellezza. Apparve per la prima volta sull’edizione italiana di Playboy nel maggio 1976, poi nel luglio 1980 e ancora nel novembre 1982, collezionando un numero di copertine che non risulta essere stato eguagliato da altre colleghe sul mensile. La sua bellezza è stata celebrata anche su Playmen, Stern, Ciné Revue, Interviú, Guida Tv, su settimanali familiari come La Domenica del Corriere e Gente, sui fumetti Skorpio e Il Monello, e sulle cartoline con la maglia della Roma allegate al Guerin Sportivo.
Riguardo alle sue apparizioni in nudo, ha affermato: «È difficile anche nei film, dove almeno c’è una storia. Ma erano foto artistiche. Posavo per Playboy nello studio del grande Angelo Frontoni e sapevo già che sarei entrata nell’immaginario collettivo. Capirà, tre edizioni da mezzo milione di copie ciascuna...». I suoi compagni, in tali circostanze, si mostravano «Orgogliosi, ma vergognandosi di esserlo», mentre la madre non la dissuase. «La prima copertina, a 19 anni, certificò che ero un oggetto del desiderio.» Tuttavia, Omaggio ha ribadito: «Conta la luce che emetti: quella non ha tempo.» Ha inoltre sottolineato di non essere mai ricorsa al chirurgo estetico, avendo la fortuna di non avere labbra sottili e seno piccolo, ma ha scherzato: «Ma c’è ancora tempo, appunto.» Riguardo alla sua data di nascita, ha corretto un errore diffuso da Wikipedia: «Sono nata l’11 gennaio 1957. Se avessi voluto truccare l’età, di anni me ne sarei tolta dieci, non tre».
Vita Sentimentale e il Profondo Desiderio di Maternità
La vita sentimentale di Maria Rosaria Omaggio è stata complessa e ricca di esperienze. «Ho sposato solo il primo, Salvatore Vanacore, impresario dello spettacolo conosciuto a Canzonissima. Siamo rimasti insieme per 14 anni. Le altre sono state convivenze.» Pur non ricordando con precisione la durata delle successive convivenze, stimava tra i 4 e i 7 anni, affermando di essere «per la qualità, non per la quantità.» Omaggio ha sempre cercato la libertà e l'indipendenza nei rapporti: «A un uomo piace molto che la sua donna sia dipendente. Io non lo ero.» Ha aggiunto che avrebbe perdonato delle scappatelle, pur sapendo che la cosa non sarebbe stata reciproca. Tra i suoi molti spasimanti si annoverava Julio Iglesias, che curiosamente non ha mai incontrato di persona.
Il desiderio di maternità è stato un tema ricorrente e doloroso nella sua vita. «Moltissimo», ha risposto alla domanda se le mancasse non avere figli. «Ho fatto di tutto per rimanere incinta, incluso un intervento all’utero.» Dopo aver perso la madre a 25 anni e il fratello maggiore Antonio per un linfoma, Omaggio ha trovato conforto nel ruolo di “goodwill ambassador” per i bambini dell’Unicef, ma ha riconosciuto: «Ma non le bastano. Un figlio è un’assicurazione affettiva. Speri che ti voglia bene, no? Il richiamo del sangue conta. La famiglia si sente, esiste, vibra.» Riguardo all'utero in affitto, ha espresso un netto rifiuto: «Non voglio nulla a tutti i costi, tantomeno un figlio. Lei avrebbe accettato di diventare padre ricorrendo a un donatore? Non lo avrei fatto neppure con un ovulo mio e il seme del mio uomo.»
Parlando d'amore, credeva nell'amore eterno, ma non immobile, e sottolineava che «è più facile che sia la donna a tenere accesa questa fiamma.» Riguardo al movimento Me Too, ha dichiarato: «Non ha senso. Mi sono sempre difesa nel momento in cui certi fatti accadevano.» Riconosceva che «fino a 20 anni fa, tutti pensavano che la bravura di un’attrice doveva essersi per forza mescolata al piacere», ma lei si «cavava con una risata» di fronte ai ricatti. Ha anche ricordato di essere stata avvistata con i figli di Giovanni Leone, insieme a Mita Medici e Carole André, ma «con le nostre madri, però: la mia conosceva donna Vittoria, moglie del presidente. E con Monica Guerritore. Eravamo ragazzine.»
Il Ruolo di Oriana Fallaci in "Walesa, l'uomo della speranza"
Una delle interpretazioni più significative e acclamate della sua carriera è stata quella di Oriana Fallaci nel film di Andrzej Wajda, Walesa, l'uomo della speranza. Omaggio ha rivelato che il desiderio di interpretare la Fallaci risaliva a tempo: «È stata una fortuna, io ero già preparata. Sin dal 2003 avrei dovuto interpretarla a Benevento Città Spettacolo.» Dopo aver incontrato il nipote della Fallaci e aver partecipato a mostre e presentazioni di libri postumi, aveva approfondito la conoscenza del personaggio. L'annuncio della morte della Fallaci nel 2006 e l'incontro con i suoi veri amici hanno consolidato la sua comprensione.
La Preparazione del Ruolo e l'Immedesimazione Mimetica
La sua preparazione per il ruolo è stata maniacale, durata dieci anni. «Ero da anni che mi occupavo di Fallaci, ho perfino comprato a un’asta su Internet le sue sigarette preferite, con il bollino blu americano.» Ha ricostruito meticolosamente ogni dettaglio, indossando una pelliccia uguale a quella della Fallaci, usando il suo vero registratore e il cammeo che lei indossava. «Ho dovuto comprare all’asta su internet le sigarette che fumava lei all’epoca, con tanto di bollino americano. Il pacchetto di sigarette più costoso della mia vita. Ma ovviamente me lo tengo.» La pelliccia prestatale dal nipote della Fallaci, ha detto, «non era più calda di un piumino. Ero tutta tesa con quel freddo. E in quella tensione ero molto Fallaci, molto dura.»
Andrzej Wajda stesso ha riconosciuto il suo impegno: «Era preparatissima per il ruolo, professionale fino al punto di venire a conoscermi indossando una pelliccia uguale a quella della Fallaci. Aveva studiato ogni suo appunto. Da anziano regista ho conosciuto tanti attori, ma non ho mai visto tanto impegno per impersonare una parte al meglio.» Omaggio ha sottolineato di aver recitato «con le parole testuali dell’incontro, con la mia voce che, dicono tutti, somiglia molto alla sua, muovendo le mani allo stesso modo e cercando quello sguardo particolare che conteneva un certo furore...»

L'Esperienza sul Set con Wajda e il Messaggio Storico del Film
L'esperienza sul set è stata unica: «Wajda è un maestro e non solo perché è un Premio Oscar ma anche perché è un artista, un regista a tutto tondo, un grande pittore, un grande conoscitore della storia.» Inizialmente, nella sceneggiatura di Janusz Glowacki, l'intervista di Oriana a Walesa doveva essere un lungo piano sequenza di 12 minuti. Tuttavia, l'incredibile mimesi di Omaggio ha spinto Wajda a cambiare idea: «Era tutto così vero che Wajda ha deciso di utilizzare l’intervista della Fallaci come filo conduttore della vita di Walesa.» Wajda stesso, ha dichiarato: «Ho pensato d’inserire l’intervista nella trama perché, intervistato da una donna, Lech fu diverso, a tratti esitante, incerto a rispondere, più vero.»
Il film ha avuto un successo internazionale, girando il mondo e portando il pubblico a «rendersi conto che non è una biografia o un prodotto televisivo, quindi non presta il fianco al sentimentale. È una ricostruzione storica che mira a far conoscere, attraverso la vita di quest’uomo, la situazione in Polonia e in Europa di quegli anni.» Omaggio ha sottolineato l'importanza storica del film: «Servirà a far capire ai giovani come è nata l’Europa, come è crollato il Muro di Berlino e come, per far succedere le cose, sono sempre necessarie forza e determinazione.» Il film, presentato in anteprima mondiale alla 70° Mostra del cinema di Venezia e al TIFF di Toronto nel 2013, le ha valso il Premio Pasinetti, l’Arechi d’oro del 67° Festival del cinema di Salerno e il premio Oriana Fallaci 2014.
TEATRO_Omaggio a Fallaci-Le parole di Oriana in concerto - INTRO
La Fallaci Vista da Maria Rosaria Omaggio
Maria Rosaria Omaggio ha saputo cogliere le sfumature complesse della Fallaci. «Avendo tanto studiato Oriana, mi sono preoccupata di fare emergere la sua personalità contraddittoria. Era la regina degli opposti. Mostrava una femminilità estrema, laccandosi le unghie di rosso acceso e truccando gli occhi. Ma era anche capace di una grande aggressività, che nascondeva la sua solitudine.» Omaggio ha paragonato la sua stessa personalità a quella della Fallaci: «Credo che il lato che mi fa assomigliare di più alla Fallaci sia una grande forza e autonomia che nasconde una fortissima fragilità femminile. Questo connubio curioso ci accomuna.»
Luca Vinci di «Libero» ha descritto la sua performance come «una performance di mimesi straordinaria, in cui fa percepire quell’ansia nervosa e generosa insieme, quella durezza fragile che era la cifra della giornalista più temuta, più odiata, più rispettata.» Omaggio ha aggiunto: «Difficilmente a una donna si perdona il successo, figuriamoci in un mondo dove prevalgono le figure maschili. Proprio a causa del suo carisma, Oriana ha avuto delusioni importanti, è stata spesso delusa dai rapporti umani.»
Riflessioni sull'Arte, la Professione e le Sfide per le Attrici
La poliedricità ha rappresentato una caratteristica fondamentale della sua carriera, spaziando tra teatro, televisione, cinema pop e impegnato. «Non è questione solo di ispirazione ma di espirazione’», citando Cocteau, per spiegare che «un’autentica esigenza di creatività si realizza dove e quando ti si offre l’occasione.»
Omaggio ha riflettuto sulle difficoltà per le attrici oltre i 45 anni in Italia: «Non c’è spazio per le donne tra i 45 e i 65 anni. È come se un attore 60enne per farsi lo sconto avesse bisogno di un’attrice di massimo 30 anni.» Auspicava più ruoli per donne mature, paragonando il cinema italiano a quello internazionale che celebra coppie come Diane Keaton e Jack Nicholson o Meryl Streep. «Vedo che ci sono tantissime colleghe over 60 che hanno avuto una nuova carriera, ma solo come amante o nonna, la donna non c’è. Perché? Battiamo il 59% della popolazione.» Ha anche menzionato la sua precoce interpretazione di un magistrato a 17 anni, sottolineando l'assurdità di certe scelte di casting.
Incontri Significativi nel Cinema e nel Teatro
Tra le sue collaborazioni più care, ha ricordato Luigi Magni e il film Il Generale, in cui interpretò Bianca Ronzani, l'amante di Cavour. Ha anche partecipato a To Rome with Love di Woody Allen, pur definendolo uno dei suoi film meno riusciti. L'incontro con Allen è stato memorabile: «Quando ci siamo visti io gli ho portato il primo libro che ho comprato a New York e lui mi ha detto: “Ma che bella edizione, non ce l’ho neanche io”. Mi ha preso la mano per ringraziarmi.» Poi, tirando fuori un disco con testi di Italo Calvino, ha aggiunto: «“Come sai che amo Calvino”? E io gli ho detto: “Siccome amo te e amo Calvino, ho pensato che voi due vi piaceste”. Lui si è messo a ridere e mi ha abbracciata. E tutti: “Ha toccato la Omaggio”.»
Ha espresso il desiderio di riapprofondire un personaggio già interpretato a teatro, Graciela, nel testo Diatriba d’amore contro un uomo seduto di Gabriel García Márquez, una donna del sud del mondo che «dopo 25 anni di matrimonio decide di dire al marito tutto quello che non gli ha mai detto.»
Filosofia di Vita, Interessi Personali e Riconoscimenti
Maria Rosaria Omaggio era una grande studiosa di antropologia culturale. Ha ideato e condotto la trasmissione televisiva Incredibile, che trattava temi come fisica quantistica, pensiero positivo e Fiori di Bach, spesso andando controcorrente. Ha anche smentito una sua presunta citazione sul feng shui, precisando: «Non l’ho mai detta. Cercavo l’armonia. Ho capito che l’energia è materia. Parlo di ricerca interiore. L’architettura non c’entra.» Era anche istruttrice di taiji quan, disciplina che le ha insegnato che «l’equilibrio è l’arte degli opposti. Si può raggiungere anche con una disciplina marziale all’apparenza violenta.» Ha approfondito temi come estasi, medianità, divinazione, alchimia e ufologia, trattati nei suoi libri, ironizzando sul fatto che «se un uomo si occupa di certi temi, è un guru ispirato, vedi Franco Battiato. Se lo fa una donna, è una strega.»
Tra i momenti più belli della sua vita, ha citato: la prima volta al cinema sola con il papà; il primo libro stampato; la fila fuori al cinema Avenida a Madrid per vedere un suo film; uno scoppio di risate a Capri con un grande amore; la telefonata della produzione del film di Wajda che le offriva il ruolo di Oriana Fallaci. Ha ammesso di avere anche ricordi tristi, ma che «aveva ragione Oscar Wilde: ‘La bellezza è l’unica virtù che non ha bisogno di spiegazioni’.»
Tra le gemme, se fosse obbligata a sceglierne soltanto una, direbbe un'alessandrite, «perché pochi la conoscono davvero: di giorno puoi scambiarla per un’acquamarina, ma la sera tutti direbbero che è un rubino. Ha la sorprendente peculiarità di cambiare colore, di riflettere il colore azzurro-verde alla luce del Sole e rosso-violaceo alla luce artificiale.»
La sua lunga e variegata carriera le ha fruttato numerosi riconoscimenti. Oltre ai premi per il ruolo di Fallaci, nel 2016 il suo cortometraggio Hey You!, da lei scritto, diretto e interpretato, ha vinto il Premio della Giuria alla IX edizione del Festival Internazionale Film Corto “Tulipani di Seta Nera” in collaborazione con RAI Cinema. Negli anni '80, ha scritto e condotto Carta Bianca, per cui è stata premiata con il microfono d’argento per la migliore audience. Tra le sue interpretazioni cinematografiche più note figurano Roma a mano armata e Squadra antiscippo al fianco di Tomas Milian, Culo e camicia con Renato Pozzetto, e il ruolo di Elsa Morante in Guido che sfidò le Brigate Rosse. Ha anche lavorato in produzioni internazionali come La lozana andalusa in spagnolo e ruoli in francese come Paolina Bonaparte in Josephine o La commedia delle ambizioni.
Impegno Sociale e Progetti Recentemente Conclusi
Negli ultimi anni, Maria Rosaria Omaggio è stata molto attiva anche nel sociale. Come “goodwill ambassador” per i bambini dell’Unicef, ha ideato Il Teatro per l’Unicef, coinvolgendo numerosi autori. È stata autrice e produttrice del progetto chiamalavita, un recital in concerto trasmesso da Palcoscenico RAI2 sul tema della guerra e a sostegno dell’UNICEF, il cui ricavato ha contribuito a salvare bambini iracheni. Era inoltre voce recitante su Radio RAI3 per la serie La storia in giallo.
Al momento dell'intervista, stava preparando un cortometraggio e desiderava interpretare un ruolo «così bello come quello che ho appena fatto ma con un regista italiano.» Al Teatro Palladium di Roma, dal 5 all’8 marzo, aveva riportato in scena DIATRIBA D’AMORE CONTRO UN UOMO SEDUTO, l’unico testo teatrale di Gabriel García Márquez. L'avevamo anche vista dare voce a Oriana Fallaci dopo la proiezione del film di Wajda a Roma e Savignano sul Rubicone, e a Melfi con il suo recital Omaggio a voi. Ha anche firmato la regia e interpretato il prologo da “Parla una donna” di Matilde Serao per Il fronte delle donne, e curato regia, testo e interpretazione della storia tra D’Annunzio ed Eleonora Duse in Sensi Dannunziani.
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