Varallo, storicamente considerata la "capitale" della Valsesia per il suo vasto patrimonio storico-artistico, è una città di grande fascino e incantevole bellezza. Il Sacro Monte di Varallo Sesia è il più antico e il più importante tra i Sacri Monti piemontesi e lombardi e dal 2003 è entrato a far parte del patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.
Esso è un Complesso Monumentale che riveste una spiccata importanza non solo dal punto di vista religioso, ma anche da quello storico-artistico. Il Sacro Monte ha la forma di una vera e propria cittadella fortificata, cinta da mura e costituita da vie, piazze, palazzi e giardini. Statue e dipinti danno forma e voce al percorso che narra le vicende della vita di Cristo dall’Annunciazione alla resurrezione.

Le Origini e la Visione di Bernardino Caimi
Il grandioso complesso monumentale del Sacro Monte di Varallo è situato in Valsesia, in provincia di Vercelli. Fu fondato su un terrazzamento naturale del Monte Tre Croci per volontà del frate minore osservante Bernardino Caimi, di origini milanesi. Di ritorno dalla Palestina nel 1491, Caimi desiderò riprodurre i luoghi sacri della vita di Cristo (Nazaret, Betlemme, il Calvario), dedicando a ognuno di essi una cappella.
L'idea dell'edificazione di un Sacro Monte posizionato su una parete rocciosa che domina l'abitato di Varallo fu concepita nel 1481 dal frate francescano Bernardino Caimi, già custode del Santo Sepolcro a Gerusalemme nel 1474. Verso la metà del XV secolo si era diffuso in Occidente un forte bisogno di riprodurre i luoghi della Terra Santa, verso la quale il pellegrinaggio stava diventando sempre più pericoloso a causa dei Turchi. Esempi di questa necessità sono, in primo luogo, le chiese a pianta rotonda, che richiamano la Basilica del Santo Sepolcro a Gerusalemme o il grande Santuario di Santa Maria delle Grazie, presso Forlì voluto nel 1450 da un ex pirata albanese convertito, Pietro Bianco da Durazzo, che fu in stretti rapporti con Bernardino da Siena.
Entro il 1491 erano terminate la costruzione della chiesa e del convento di Santa Maria delle Grazie, realizzati per ospitare i frati francescani giunti al seguito del Caimi e, al Sacro Monte, erano ormai completate la cappella del Santo Sepolcro e la Deposizione. La prima guida per la visita dei luoghi, redatta dai francescani e intitolata "Questi sono li misteri che sono sopra al monte de Varade", vide la luce nel 1514.
L'Intervento di Gaudenzio Ferrari e la Trasformazione Artistica
Dopo le prime costruzioni e la morte del fondatore avvenuta nel 1499, i lavori vennero ripresi solo nel 1517. Fino al 1529, Gaudenzio Ferrari fu il protagonista di questo periodo, realizzando un complesso caratterizzato da un forte realismo attraverso una sapiente compenetrazione di pittura e scultura. Con Gaudenzio Ferrari, il progetto iniziale del Sacro Monte di riprodurre i Luoghi Santi fu messo in disparte per sviluppare l’illustrazione dei fatti salienti della vita del Cristo.
Il progetto edificatorio di padre Caimi trovò felice concretizzazione, a partire dal primo Cinquecento, nelle straordinarie capacità narrative e comunicative di Gaudenzio Ferrari (Valduggia ca. 1476 - Milano 1546), pittore, scultore e architetto. Gaudenzio lavora intensamente al Sacro Monte per circa quindici anni (1513 - 1528); piano piano, però, andava affievolendosi l’idea di riprodurre i sacri luoghi della vita di Gesù in favore di un’illustrazione cronologica della storia che verrà affermata definitivamente nella seconda metà del secolo. Gaudenzio racconta alcuni episodi del Vangelo conferendo un senso di freschezza, emozione e semplicità quotidiana. Nelle sculture e negli affreschi ritrae personaggi veritieri che ogni fedele avrebbe potuto incontrare passeggiando tra le contrade di Varallo o nei sentieri verso gli alpeggi valsesiani: ne sono esempi meravigliosi il pastore di Rimella, l’anziano senza denti, la zingara con i bambini, il giudeo gozzuto, la nobildonna. I francescani apprezzarono profondamente l’immediatezza espressiva delle opere del maestro poiché attraverso i personaggi, gli ambienti e il senso del viaggio suggerito dalla morfologia del Sacro Monte il racconto si rendeva facilmente comprensibile e credibile. Gaudenzio realizzò quindi, nelle sue cappelle, una sorta di modello narrativo che, nei decenni successivi, verrà intenzionalmente imitato e seguito dai maestri successivi, anche su richiesta della supervisione religiosa.
A Varallo furono poi impegnati altri importanti architetti, pittori e scultori, quali ad esempio Bernardino Lanino, Giulio Cesare Luini, Tanzio da Varallo, e dalla seconda metà del Cinquecento il complesso detto “La Nuova Gerusalemme” si trasformò secondo le esigenze della Controriforma.

La Trasformazione sotto la Controriforma e l'Influenza di San Carlo Borromeo
Dalla seconda metà del Cinquecento, il complesso detto “La Nuova Gerusalemme” si trasformò secondo le esigenze della Controriforma, sotto il controllo di San Carlo Borromeo (1538-1584) e del vescovo di Novara Carlo Bascapè (1593-1615), in un magnifico spettacolo unitario destinato al coinvolgimento e all’immedesimazione dei pellegrini.
Fu san Carlo Borromeo a diffondere la conoscenza e la venerazione per la Nuova Gerusalemme varallese e, seguendo il suo esempio, negli anni a venire e fino ai nostri giorni, molti pellegrini si sono recati al Sacro Monte. San Carlo Borromeo venne al Sacro Monte di Varallo in più occasioni e intendeva occuparsi personalmente anche della sua organizzazione, ma morì prima di farlo.
Le pareti affrescate delle 44 cappelle fanno da quinta architettonica ai gruppi statuari policromi in legno e terracotta. Si annovera la presenza di oltre 600 statue e di 400 pitture ad affresco.
È il vescovo di Novara Carlo Bascapè (1593 - 1615) a traghettare il Sacro Monte dal periodo delle riflessioni avviate da san Carlo alle indicazioni dettate dal Concilio di Trento, durante il quale si affrontarono temi cruciali come quello della funzione delle immagini. Il Concilio riconobbe la funzione educativa delle immagini per i fedeli, in gran parte analfabeti, purché esse fossero controllate e verificate: il Bascapè si adopererà attivamente intervenendo per supervisionare e, in qualche caso, correggere le rappresentazioni in via di realizzazione.
Bascapè, divenuto vescovo della diocesi di Novara, si interessò ai Sacri Monti di Orta, ove finanziò personalmente una cappella, e di Varallo. Rivendicò il diritto, in quanto capo della diocesi, secondo le indicazioni del Concilio di Trento, di indicare i contenuti delle scene da raffigurare e impose la necessità della formale autorizzazione del vescovo prima di realizzare qualunque costruzione o apparato decorativo. Il criterio a cui si doveva improntare la narrazione era la verosimiglianza rispetto alle sacre scritture. Bascapè rivoluzionò il Sacro Monte di Varallo per ricomporlo all'interno di un piano narrativo dipanato sulla scansione cronologica della vita di Cristo.
Artisti e Opere Maggiori
Fra i tanti artisti che lavorarono nel Sacro Monte varallese nel corso dei secoli vanno ricordati Gaudenzio Ferrari, uno dei massimi esponenti rinascimentali della cultura lombardo-piemontese, Giulio Cesare Luini, Giovanni D’Enrico, Tanzio da Varallo e il Morazzone.
Anche Antonio d'Enrico, detto il Tanzio da Varallo, lavorò al Sacro Monte. Antonio, nato a Riale di Alagna intorno al 1578 e morto a Borgosesia intorno al 1632-1633, è un artista di formazione romana, compiuta sulle opere del Caravaggio e dei caravaggeschi.
Il cantiere dei lavori che si sviluppa nel corso del XVII secolo vedrà nascere un Sacro Monte pressoché identico, negli spazi, a quello che possiamo visitare oggi. Sorsero nuove cappelle, nelle quali operano artisti di fama come il pittore perugino Domenico Alfano, lo scultore fiammingo Giovanni Wespin (“il Tabacchetti”) o Pier Francesco Mazzucchelli detto “il Morazzone”. Soprattutto si assiste all’esordio e all’ascesa di Giovanni D’Enrico (Alagna 1559 - Borgosesia 1644), architetto e scultore, e dei suoi fratelli pittori Melchiorre e Antonio (detto “Tanzio”) nativi di Alagna. Giovanni, nel rispetto delle linee guida date dal maestro rinascimentale Gaudenzio, è capace di infondere una forte espressività, un senso di teatralità e verità ai suoi soggetti. Opera al Sacro Monte per circa trentacinque anni (1605 - 1640) realizzando più di 335 sculture. A lui si deve l’erezione dell’elegante Palazzo di Pilato completato dalla Scala Santa, costruita a imitazione di quella della chiesa di San Giovanni in Laterano a Roma. Proprio durante questa edificazione l’équipe dei D’Enrico si completa con l’arrivo di Tanzio che eseguirà gli affreschi in tre cappelle della Passione: il suo stile, di un verismo vigoroso, si coniuga a un’indagine cruda della miseria umana e dimostra un’inclinazione verso il caravaggismo e il secondo manierismo lombardo-piemontese caratteristico dei contemporanei lombardi (Cerano, Morazzone, Procaccini).
Architettura, pittura, plastica e urbanistica si fondono in un’opera eccezionale che fa da modello agli altri Sacri Monti del Piemonte e della Lombardia.

Il Sacro Monte come "Nuova Gerusalemme"
Il Sacro Monte di Varallo rappresenta l'esempio più antico e di maggior interesse artistico tra i Sacri Monti presenti nell'area alpina lombardo-piemontese. L'area in cui sorge fa parte di una riserva naturale della Regione Piemonte (Riserva speciale del Sacro Monte di Varallo).
Il complesso monumentale del Sacro Monte si compone di 44 cappelle e una basilica, che appare come una vera e propria cittadella fortificata cinta da mura e caratterizzata da vie, piazze, palazzi e giardini. All'interno delle cappelle statue e dipinti danno forma e voce "qui e ora" al percorso che narra la vita, la passione e la morte di Gesù, dall'Annunciazione all'Assunzione di Maria. Nella "Nuova Gerusalemme" voluta dal beato Bernardino Caimi sono illustrate le Storie della vita di Gesù Cristo e, in parte, di Maria Vergine. La narrazione è preceduta dall'antefatto, il Peccato originale (cappella 1). Si tratta della cappella - prologo che segna l'avvio del percorso ascensionale del Sacro Monte, scandito dalle Storie della vita di Gesù Cristo e, in parte, di Maria Vergine - che illustra il momento del Peccato originale e mostra i progenitori nell'atto dello scambio della mela in mezzo al giardino dell'Eden.
Il percorso si concluse di fronte alla Basilica dell’Assunta, riconducibile al 1641-1728, mentre la facciata è frutto di interventi ottocenteschi. L'edificazione del Sacro Monte, iniziata nel 1491, termina ufficialmente nel 1896 con la costruzione della facciata della basilica su progetto dell'architetto Giovanni Ceruti (1842 - 1907).
Accessibilità e Servizi
Nel 2006 è stato realizzato un percorso di collegamento tra la piazza di ingresso (piazza Testori) e la basilica, attraversando le due piazze storiche. I disabili possono accedere alle due piazze del Sacro Monte e alla basilica seguendo il percorso segnalato sulla mappa. In caso di assoluta necessità possono accedere con automezzo provvisto di contrassegno disabili. L’accesso in auto all’area storica del Sacro Monte deve sempre essere segnalato al personale di Vigilanza della Riserva.
L’accesso in auto all’area storica implica l’utilizzo di un montacarichi, il cui uso è sconsigliato fuori dagli orari di presenza del personale di Vigilanza. In caso di eventuale emergenza contattare la ditta De Zuani.
Situato lungo lo stradino di accesso alla funivia, fa parte del percorso per disabili e consente, previa comunicazione al personale di Vigilanza della Riserva, di accedere all’area storica del Sacro Monte e alla basilica. Dati tecnici: L’elevatore può trasportare automezzi con le seguenti caratteristiche massime: larghezza cm 225, altezza cm 270, lunghezza/profondità cm 470, peso/portata kg.
In piazza della Basilica si trova un negozio di souvenir e di materiale divulgativo del Sacro Monte. È sempre possibile contattare le Guide Turistiche abilitate consultando la Piattaforma Nazionale delle Guide Turistiche.
Poco prima dell’ingresso monumentale del Sacro Monte, al 2° piano del Punto-info di Casina D’adda, è presente una sala conferenze per 92 posti ed eventuale video-collegamento al pianterreno per utenti disabili per circa 10 posti.
Viaggio nell'arte: Sacro Monte di Varallo e curiosità nascoste! storia dell'arte, Gaudenzio Ferrari.
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