Di Maria di Magdala, universalmente nota come “la Maddalena”, dal nome della città di origine, il Vangelo di Giovanni ci narra come fosse la prima testimone della Resurrezione di Cristo, che la incontrò appena uscito dal Sepolcro, prima ancora di salire al Cielo; un privilegio, questo, che in Oriente le meritò il titolo di “apostola degli apostoli”. A questa figura femminile, divenuta nei secoli un soggetto di sempre maggiore rilievo nella tradizione pittorica cristiana, i Musei di San Domenico a Forlì dedicano una grande mostra, Maddalena. Il mistero e l’immagine, aperta dal 27 marzo al 10 luglio 2022.

Il percorso espositivo si articola in dodici sezioni, presentando in oltre duecento opere i molteplici volti che gli artisti hanno attribuito nei secoli a una presenza femminile importante e inafferrabile al tempo stesso, dai caratteri nettamente delineati eppure a volte in apparenza contraddittori. Metafora della complessità dell’universo femminile, la sua iconografia, scrive la curatrice della mostra, Paola Refice: «non si modella sulle fonti primarie quanto, e soprattutto, è dalla miriade di testi canonici e apocrifi che nasce e si diffonde in Oriente e in Occidente.
Evoluzione Iconografica e Leggendaria
Attraverso i secoli, le narrazioni che hanno come protagonista la Maddalena si diffondono e si arricchiscono: nella seconda metà del XII secolo in Francia nasce la leggenda di una sua peregrinazione dall’Oriente fino a Marsiglia, da dove intraprende l’evangelizzazione del Paese; questo tema compare nella tavola dipinta intorno al 1280 da un artista anonimo, indicato appunto come Maestro della Maddalena, e conservata presso la Galleria dell’Accademia a Firenze.
Giotto ad Assisi, nella cappella a lei dedicata, fa della Maddalena un personaggio di primo piano, dotato di una propria autonoma personalità, che la distingue nella scena corale della Crocifissione. Un ruolo che le riconosce anche Masaccio, nella Crocifissione di Napoli, collocandola al centro della rappresentazione, accasciata ai piedi della croce, avvolta in un mantello rosso fuoco sul quale si spargono i capelli d’oro, e assurta a ruolo di mediatrice fra terra e cielo.

Torna nell’interpretazione di Tiziano la figura della Maddalena penitente, ma non è più l’eremita ormai lontana dalla carnalità, anzi, il biancheggiare delle carni nude ne esalta la sensualità. Scrive Gianfranco Brunelli nell’introduzione al catalogo della mostra: “Questa particolare rappresentazione dava rilievo alla sua condizione di peccatrice. Una santa peccatrice, più che una peccatrice santa“.
Nella pittura del XX secolo, fu la nudità della Maddalena e di altri personaggi nella Crocifissione che Renato Guttuso dipinse nel 1941 a sollevare scandalo, fino a far definire l’opera come eretica. L’artista si difese, spiegando in un articolo le ragioni della sua scelta: «La nudità dei personaggi non voleva avere intenzione di scandalo. Era così perché non riuscivo a vederli, a fissarli in un tempo: né antichi né moderni, un conflitto di tutta una storia che arrivava fino a noi. […] Li dipinsi nudi per sottrarli a una collocazione temporale: questa, mi veniva da dire, è una tragedia di oggi, il giusto perseguitato è cosa che soprattutto oggi ci riguarda. Nel fondo del quadro c’è il paesaggio di una città bombardata: il cataclisma che seguì la morte di Cristo era trasposto in città distrutta dalle bombe».
La Maddalena Eremita e Penitente
L’iconografia di Maria Maddalena come eremita è frutto dell’assimilazione della sua figura a quella di Maria Egiziaca. Quest’ultima era una cortigiana d’Alessandria d’Egitto che, dopo la conversione al cristianesimo, si pentì dei propri peccati e visse a lungo nel deserto per redimerli. La Maddalena come eremita è centrale nel suo culto in Francia e tra gli ordini Mendicanti.
Lungo il Quattrocento, nei diversi materiali della scultura, la figura penitente, oramai semantizzata sui modelli classici, vive tuttavia momenti di patetismo e di torsione spirituale profondi, come nel San Giovanni Battista, nel San Girolamo e soprattutto nella Maddalena eremita di Donatello. Anche qui, la derivazione iconografica appartiene al racconto oramai sovrapposto di Maria Egiziaca e darà vita, nel breve volger di un decennio, alla diffusione del modello eremitico, in opere consimili a quella donatelliana, come quelle realizzate da Desiderio da Settignano, Neri di Bicci, Agnolo di Polo e Andrea Cavalcanti.

Una elaborazione figurativa che comprende ampiamente anche la pittura, espressa in capolavori quali la Maddalena portata in cielo dagli angeli di Antonio del Pollaiolo, o i tre santi eremiti di Jacopo del Sellaio. Pur non raggiungendo l’efficacia espressiva donatelliana, la resa stilistica è quella di un corpo provato «dai digiuni e dall’astinenza», come già annotava Vasari. Suprema eremita penitente, il corpo sfiorito, le ossa velate, interamente rivestita dei lunghi capelli selvatici, così ci appare la Maddalena in questa variante figurativa che si affiancherà alla diversa immagine di una figura cortese che volge nel contempo dal lascito agiografico al ritratto. Ma l’umanesimo riformatore ce la consegna anche come anacoreta. Corda e stoppa. Una fiaccola ardente, vivente, come l’amore che l’ha consunta e redenta.
In altri casi gli evangelisti sono in disaccordo su tempi e luoghi di eventi (es. più di una volta il Nuovo Testamento mostra imbarazzo e reticenza nei confronti delle persone che hanno stretti legami con Gesù (es. il comprensibile imbarazzo degli evangelisti di fronte agli elementi che indichino l'accoglimento da parte di Gesù delle aspettative di regalità terrena su di lui appuntate dalla popolazione ebrea. se anche il senso teologico dei due episodi è diverso in Giovanni rispetto a Luca e in parte anche a Marco e Matteo, si deve ricordare che l'autore del quarto Vangelo mostra non di rado la tendenza a subordinare il racconto degli eventi a esigenze teologiche. Nel situare, per esempio, a differenza dei sinottici, la morte di Gesù al momento del sacrificio pasquale, Giovanni tende ad asserire l'identificazione tra Gesù e la vittima del sacrificio. Ancora, nel fornire il particolare, unico rispetto ai sinottici, della ferita al costato da cui esce sangue e acqua, Giovanni allude alla natura kosher della vittima[non chiaro].
Maria viene erroneamente scambiata per l'adultera salvata da Gesù dalla lapidazione (come raccontato nella Pericope Adulterae) in Gv 8:1-11[28], ad esempio in un'opera destinata al grande pubblico come il film The Passion di Mel Gibson. In questo caso non ci viene tramandato nemmeno il nome della donna e l'identificazione probabilmente avviene solo per analogia con il caso precedente.

Identificazione e Dibattiti Teologici
L'identificazione di Maria Maddalena con Maria di Betania o con la peccatrice è stata infine esplicitamente ridiscussa dalla Chiesa cattolica nel 1969 (dopo il Concilio Vaticano II). La stessa identificazione è rifiutata dai protestanti. Invece, nel cosiddetto Vangelo di Maria Valtorta, di poco anteriore al Concilio Vaticano II, la figura di Maria Maddalena è chiaramente identificata con quella di Maria di Betania e la peccatrice pentita.
L'umanista e teologo Jacques Lefèvre d'Étaples affrontò nel Cinquecento, tra il 1517 e il 1519, il problema dell'identificazione delle cosiddette tre Marie. Infatti, egli si era occupato proprio della figura della Maddalena, su incarico della madre di Francesco I, Re di Francia, Luisa di Savoia, che gli aveva commissionato un'agiografia della santa. Il teologo Lefèvre scrisse diversi opuscoli relativi al dibattito delle tre Marie, partendo dalla tradizione della Chiesa cristiana orientale, di culto greco e lontana da Roma dai tempi dello Scisma d'Oriente (1054). Il dibattito fece scalpore all'epoca e si diffuse anche in Italia, presso umanisti delle varie corti, come ad esempio a Mantova presso i Gonzaga grazie al precettore della marchesa Isabella d'Este, Mario Equicola.
A causa di queste sovrapposizioni tra le varie figure dei Vangeli, Maria Maddalena divenne un simbolo di pentimento e divenne patrona di varie istituzioni che si occupavano della gioventù femminile, come l'Ordine di Santa Maria Maddalena o le congregazioni delle maddalene di Lubań e Torino. Tuttavia l'identificazione di Maria Maddalena con la prostituta rimane ancora viva nella tradizione popolare.
Il Culto e le Reliquie
Il culto più antico rivolto a Maria Maddalena, risalente alla fine del IV secolo, è quello che si svolgeva nei riti della Chiesa Orientale la seconda domenica dopo Pasqua, chiamata "delle mirofore". In quel giorno si commemoravano le donne che il giorno dopo la crocifissione e la morte di Gesù si recarono al sepolcro con gli unguenti per imbalsamarlo. Tra le mirofore un ruolo importante l'aveva Maria Maddalena, l'unica che è sempre citata in tutti e quattro i vangeli canonici.
La diffusione del culto in Occidente avvenne soprattutto grazie all'Ordine dei Frati Predicatori, secondo la testimonianza di Umberto de Romans: "Dopo che la Maddalena si è data alla penitenza, è stata resa dal Signore così grande per grazia, che dopo la Beata Vergine non si trova donna alla quale nel mondo non si renda maggior riverenza e non si dia maggior gloria in cielo". I domenicani la considerano una delle loro patrone.
Il culto di Maddalena si diffuse in Europa e i suoi devoti costruirono numerose chiese in suo onore: la più nota è quella gotica di Saint-Maximin-la-Sainte-Baume (1295), dove è conservato quello che si dice sia il teschio della santa. Fu Carlo II d'Angiò ad effettuare l'inventio di tale reliquie nel 1279, convalidate da papa Bonifacio VIII nel 1295. "Sainte Baume" in antico provenzale significa "santa grotta": a Plan-d'Aups-Sainte-Baume, sotto la cima più alta del massiccio montagnoso, c'è una grotta dove la tradizione vuole che sia morta la Santa, oggi sede di una chiesa, che accoglie una fonte di acqua e un convento domenicano. In tale chiesa è presente una reliquia della Maddalena.

Il luogo, conosciuto nel Cinquecento come Nanse o Nanze (odierna Nans-les-Pins), era allora meta di frequenti pellegrinaggi da tutta Europa, soprattutto dalle corti italiane. Come santa cattolica, le reliquie di Maria Maddalena furono venerate a Saint-Maximin-la-Sainte-Baume, Provenza, attraendo una tale folla di pellegrini che venne eretta una grande basilica verso la metà del XIII secolo, una delle più famose chiese gotiche del sud della Francia. L'inventio delle reliquie è attribuita a Carlo II d'Angiò, detto "lo zoppo", fatta nel 1279. Benché le sue ossa siano state disperse durante la Rivoluzione francese, si disse che la sua testa fosse rimasta nel suo sacrario in una caverna a La Sainte-Baume vicino a Marsiglia, dove la santa si sarebbe ritirata; si racconta anche di grandi miracoli e benedizioni ricevute da chi si recasse al sacrario per venerare Maddalena.
Il piede della santa, custodito in un prezioso reliquiario dell'ambito di Benvenuto Cellini è stato venerato per secoli a Roma in una cappella posta all'ingresso di Ponte Sant'Angelo, ultima delle reliquie maggiori prima di giungere sulla tomba di San Pietro. Il piede è oggi conservato nella Basilica di San Giovanni de' Fiorentini.
La Maddalena nei Vangeli e l'episodio del "Noli me tangere"
Maria Maddalena è menzionata nel Vangelo secondo Luca (8:2-3), assieme a Susanna e Giovanna, come una delle donne che «assistevano Gesù con i loro beni». Secondo la tradizione, era una delle tre Marie che accompagnarono Gesù anche nel suo ultimo viaggio a Gerusalemme (Matteo 27:55; Marco 15:40-41; Luca 23:55-56), dove furono testimoni della crocifissione.
Fu ancora lei, di primo mattino nel primo giorno della settimana, assieme a Salome e a Maria di Cleofa, la madre di Giacomo il Minore (Matteo 28:1, Marco 16:1-2 e l'apocrifo Vangelo di Pietro 12), ad andare al sepolcro, portando unguenti per ungere la salma. Maria Maddalena, in un primo momento corse a raccontare quanto visto a Pietro e agli altri apostoli (Giovanni 20:1-2). Ritornata al sepolcro, si soffermò piangendo davanti alla porta della tomba. Qui il "Signore risorto" le apparve, ma in un primo momento non lo riconobbe. Solo quando venne chiamata per nome fu consapevole di trovarsi davanti Gesù Cristo in persona, e la sua risposta fu nel grido di gioia e devozione, Rabbunì, cioè "maestro buono". Divenne così, nel Vangelo secondo Giovanni, la prima annunciatrice della resurrezione e si meritò in seguito il titolo di "apostola degli apostoli" e di "evangelista" in qualità di prima annunciatrice della buona notizia.
«Il capitolo 20 di Giovanni, al versetto 17, raggiunge uno dei punti di più difficile comprensione. Ci si trova dinanzi all'ultima tappa del cammino di fede della Maddalena. Ricorre il verbo "attaccarsi", "afferrare", "toccare" (hàpto). Questo termine, col valore di toccare, nei vangeli sinottici, è sempre riferito a Gesù. Egli è colui che tocca, per guarire (cf Mt 8,3; Mc 7,33; Mc 8,22; Lc 22,51). Viene anche riferito a Gesù, affinché egli possa essere toccato (cf. Mc 3,10) o affinché tocchi qualcuno. L'incontro fra la Maddalena e Gesù costituisce l'unico caso in cui Gesù riferisce a se stesso il toccare. la forma è quella dell'imperativo presente medio, negativo. Si tratta, più esattamente, di un "medio di interesse". Il verbo esprime l'azione di Maria, compiuta a proprio vantaggio. Indica il trattenere per sé, che Gesù impedisce. Gesù ordina di non essere toccato. Maria, forse, ha iniziato a farlo, in un atteggiamento di prostrazione, ai piedi di Gesù. vi sarebbe collegamento, così, con il racconto di Matteo (cf. Mt 28,9). La forma imperativa presente "non toccarmi" [...] non indica (a differenza dell'aoristo) che una data azione non debba essere compiuta. Indica, invece, che quell'azione deve essere fermata. Il senso, dunque, è: "Non continuare a toccarmi, Non continuare a stringermi a te". Gesù, dunque, non vuole porre una separazione tra Sé e Maria. Il suo atteggiamento verso la Maddalena, a ogni modo, non ha paralleli. [...] Gesù impone di non essere toccato, perché indica un nuovo modo di relazione. Il Risorto non è infastidito dal comportamento di Maria. Vuole introdurla, semplicemente, dentro la piena relazione con lui. Si tratta della condizione dei risorti in Cristo (cf. 1Ts. 4,16). La fisicità non è stata annullata né è divenuta realtà sottile o evanescente. C'è, è la stessa, ma, dentro l'evento della risurrezione, si rivela diversa. [...] Il rapporto con l'amato deve entrare, dunque, in una prospettiva nuova. Maria, invece, ha equivocato l'incontro con Gesù risorto. Pensa che Gesù sia tornato fra i vivi. La Maddalena, così, crede che la condizione sia la stessa, in cui Gesù si trovi, prima della morte. Il tentativo di Maria, di trattenere Gesù, nasce dalla speranza di ristabilire la relazione di sempre. Maria non ha capito che il modo della relazione con il Maestro si è modificato. Il testo potrebbe essere tradotto con "Non continuare a toccarmi".

Con questa espressione si fa riferimento alla vicenda che coinvolse Maria di Magdala e Gesù in seguito alla Resurrezione di Cristo. La santa fu la prima a riconoscere il Risorto, nonostante pochi attimi prima lo abbia confuso con un giardiniere e nella volontà di riabbracciare il suo Maestro si vedrà respinta la richiesta con la frase "Noli me tangere" (Non mi trattenere). Maria, in tale occasione, è solita essere rappresentata con una lunga veste, i capelli biondi e in ginocchio ai piedi di Gesù con un'espressione di gioia e commozione.
La Tradizione dell'Uovo Rosso e la Pasqua
Da secoli, è costume di molti Cristiani ortodossi orientali terminare la celebrazione pasquale dipingendo uova e proclamando "Cristo è risorto!". Le uova simboleggiano la nuova vita, e Cristo che risorge dalla morte. Una tradizione riguardante Maria Maddalena dice che dopo la morte di Gesù Cristo, usò la sua posizione per ottenere un invito a un banchetto dato dall'imperatore Tiberio. Quando lei lo incontrò, teneva un uovo puro nelle sue mani ed esclamò "Cristo è risorto!" Tiberio rise, e disse che la resurrezione di Gesù Cristo dalla morte era probabile quanto l'uovo nella sua mano diventasse rosso mentre lo teneva.
Maria Maddalena nella Scultura e nelle Arti
La figura penitente, oramai semantizzata sui modelli classici, vive tuttavia momenti di patetismo e di torsione spirituale profondi, come nel San Giovanni Battista, nel San Girolamo e soprattutto nella Maddalena eremita di Donatello. Anche qui, la derivazione iconografica appartiene al racconto oramai sovrapposto di Maria Egiziaca e darà vita, nel breve volger di un decennio, alla diffusione del modello eremitico, in opere consimili a quella donatelliana, come quelle realizzate da Desiderio da Settignano, Neri di Bicci, Agnolo di Polo e Andrea Cavalcanti.
Una elaborazione figurativa che comprende ampiamente anche la pittura, espressa in capolavori quali la Maddalena portata in cielo dagli angeli di Antonio del Pollaiolo, o i tre santi eremiti di Jacopo del Sellaio. Pur non raggiungendo l’efficacia espressiva donatelliana, la resa stilistica è quella di un corpo provato «dai digiuni e dall’astinenza», come già annotava Vasari. Suprema eremita penitente, il corpo sfiorito, le ossa velate, interamente rivestita dei lunghi capelli selvatici, così ci appare la Maddalena in questa variante figurativa che si affiancherà alla diversa immagine di una figura cortese che volge nel contempo dal lascito agiografico al ritratto.
Nel 2017, nella Cappella delle reliquie del Museo dell’Opera del Duomo a Firenze, Acceptance di Bill Viola è stata posta in ideale dialogo con la Maddalena di Donatello: in entrambe ricorre il senso di sacrificio rituale del corpo, discinto e scarno, e l’acqua, che in Acceptance scorre sulle membra, sembra bagnare i lunghi capelli di Maria di Magdala in un percorso di penitenza che si muove dall’indeterminatezza del peccato, al perdono e all’accettazione fino all’ascesa, nella luce della redenzione di una rinnovata condizione spirituale.
L'iconografia di Maria Maddalena rispecchia la tradizionale, anche se inesatta, identificazione di questo personaggio con la suddetta peccatrice. La sua figura ha ispirato artisti di tutti i tempi e numerose sono le opere di pittura: Masaccio, Botticelli, Tiziano, Veronese, Caravaggio, El Greco, Rembrandt ed altri, nelle quali è rappresentata per lo più con i lunghi capelli sciolti ed una veste rossa, spesso con l’attributo del vasetto di unguento, sia come figura isolata: ad esempio penitente nel deserto, sia in episodi della vita di Gesù / nella suggestiva scena del lavaggio dei piedi, in quella della crocifissione, nel “Noli me tangere” della Resurrezione.
Una delle leggende vuole che Maria di Magdala dopo la morte del maestro si fosse ritirata in una grotta in Provenza trascorrendovi trent’anni fino alla fine dei suoi giorni. Ma la tradizione greca altrettanto popolare la vuole morta in Efeso. Le sue ossa sarebbero poi state portate a Costantinopoli dall’Imperatore Leone VI nel secolo IX.
Attributi Iconografici
Il suo attributo più frequente e più antico, che identifica il personaggio per l'analisi di un'opera, è il vaso con cui ha unto i piedi di Gesù a casa di Simone il lebbroso (e che ha portato con sé al Santo Sepolcro). Più tardi si aggiungerà anche lo specchio da cortigiana, il teschio (davanti al quale medita quando si ritira nella grotta di Sainte-Baume) e la corona di spine.
Se è rappresentata prima del suo pentimento, viene mostrata come cortigiana abbigliata e truccata (la sua immagine sarà poi del tutto simile a quella di Venere durante il Rinascimento).
