La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria è un dogma fondamentale della fede cattolica che celebra la glorificazione di Maria, Madre di Gesù, assunta in cielo in anima e corpo. Questa festa, che ha radici antiche nella tradizione cristiana, è fissata il 15 agosto e porta con sé un profondo significato teologico e spirituale per i fedeli.

Le Origini e lo Sviluppo del Dogma
La solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria è fissata il 15 agosto già nel V secolo, con il senso di “Nascita al cielo” o, nella tradizione bizantina, “Dormizione”. A Roma la festa viene celebrata dalla metà del VII secolo. Tuttavia, si dovrà attendere il 1° novembre 1950, con Papa Pio XII, per la proclamazione del dogma dedicato a Maria assunta in cielo in corpo e anima.
Testimonianze Antiche e Diffusione della Festa
Le prime testimonianze esplicite sulla fede della Chiesa nell’Assunzione di Maria si ritrovano negli scritti del IV secolo di sant’Efrem il Siro (306-373) e sant’Epifanio di Salamina (315-403). Già nel II secolo, la riflessione teologica sulle grazie e i meriti della Beata Vergine aveva raggiunto vette altissime con sant’Ireneo di Lione, che descrisse in profondità il ruolo di Maria nella storia della salvezza, in dipendenza e unione con il Figlio.
Le origini della festa sono molto antiche e si diffuse prima in Oriente, dove era celebrata almeno dal VI secolo come «Dormizione della Vergine» (la «dormizione» implica la tesi del sonno profondo, che avrebbe preceduto l’elevazione in cielo). Si radicò poi in Occidente, grazie in particolare a papa Sergio I (687-701), sotto il quale la Dormitio figurava già tra le maggiori quattro feste mariane. Fu poi Leone IV (847-855), quando a Roma la festa aveva intanto preso il nome di Assunzione, a darle una maggiore solennità, prescrivendo una vigilia e un’ottava. Nel Sacramentario Gelasiano e nel Gregoriano è infatti segnata al 15 agosto. Questa data rispecchia la tradizione dei monaci di Palestina del sec. V, e sarebbe poi stata imposta dall'imperatore Maurizio (582-602) a tutto l'Impero bizantino.
La Definizione del Dogma
Confermando una verità radicata nel cuore dei fedeli, l’1 novembre 1950 Pio XII definì solennemente il dogma dell’Assunzione di Maria con le parole: «Pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che l’Immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo». Pio XII non usò la parola «morte» nella definizione dogmatica, anche se la tradizione della Dormizione implica un sonno o una morte.
Oggi la Chiesa celebra una delle più importanti feste dell’anno liturgico dedicate a Maria Santissima: l’Assunzione. Questo dogma, come citato dal Venerabile Papa Pio XII nella sua Costituzione apostolica, afferma che «in tal modo l’augusta Madre di Dio, arcanamente unita a Gesù Cristo fin da tutta l’eternità con uno stesso decreto di predestinazione, Immacolata nella sua Concezione, Vergine illibata nella sua divina maternità, generosa Socia del Divino Redentore, che ha riportato un pieno trionfo sul peccato e sulle sue conseguenze, alla fine, come supremo coronamento dei suoi privilegi, ottenne di essere preservata dalla corruzione del sepolcro e, vinta la morte, come già il suo Figlio, di essere innalzata in anima e corpo alla gloria del Cielo, dove risplende Regina alla destra del Figlio suo, Re immortale dei secoli».
Il mistero dell'Assunzione di Maria e la proclamazione del dogma da parte di Pio XII
Il Significato Teologico dell'Assunzione
Il destino di Maria, unita al corpo trasfigurato e glorioso di Gesù, sarà dunque il destino di tutti coloro che sono uniti al Signore Gesù nella fede e nell’amore. Nel Credo apostolico, professiamo la nostra fede nella “Risurrezione della carne” e nella “vita eterna”, fine e senso ultimo del cammino della vita. Questa promessa di fede, è già compiuta in Maria, quale “segno di consolazione e di sicura speranza”.
Maria: Privilegio e Anticipazione
Un privilegio, quello di Maria, strettamente legato al fatto di essere Madre di Gesù: dato che la morte e la corruzione del corpo umano sono conseguenza del peccato, non era opportuno che la Vergine Maria - esente dal peccato - fosse intaccata a questa legge umana. Da qui, il mistero della “Dormizione” o “Assunzione in cielo”. Il fatto che Maria sia già assunta in cielo, è per noi motivo di letizia, di gioia, di speranza: “Già e non ancora”. Una creatura di Dio - Maria - è già in cielo: con e come lei, anche noi, creature di Dio, un giorno lo saremo. La solennità dell’Assunzione della beata Vergine Maria, in corpo e anima, è il segno eloquente di quanto non solo “l’anima” ma anche la “corporeità” si confermi una “cosa molto bella” (Gn 1,31), tanto che, come nella Vergine Maria, la “nostra carne” sarà assunta in cielo.
La Risurrezione di Cristo come Fondamento
San Paolo, nella seconda lettura, ci aiuta a gettare un po’ di luce su questo mistero partendo dal fatto centrale della storia umana e della nostra fede: il fatto, cioè, della risurrezione di Cristo, che è «la primizia di coloro che sono morti». Immersi nel Suo Mistero pasquale, noi siamo resi partecipi della sua vittoria sul peccato e sulla morte. San Paolo ci dice che tutti siamo «incorporati» in Adamo, il primo e vecchio uomo, tutti abbiamo la stessa eredità umana alla quale appartiene: la sofferenza, la morte, il peccato. Ma a questa realtà aggiunge una cosa nuova: noi siamo non solo in questa eredità dell’unico essere umano, incominciato con Adamo, ma siamo «incorporati» anche nel nuovo uomo, in Cristo risorto, e così la vita della Risurrezione è già presente in noi. La prima «incorporazione» biologica è incorporazione nella morte, mentre la seconda, nuova, che ci è donata nel Battesimo, è «incorporazione» che dà la vita. Come infatti in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto: prima Cristo, che è la primizia; poi, alla sua venuta, quelli che sono di Cristo.
Cielo: un Luogo dell'Amore di Dio
Non ci limitiamo ad ammirare Maria nel suo destino di gloria, come una persona molto lontana da noi. Il termine «cielo» non si riferisce ad un qualche luogo dell’universo, a una stella o a qualcosa di simile, bensì a qualcosa di molto più grande e difficile da definire con i nostri limitati concetti umani. Con questo termine «cielo» vogliamo affermare che Dio, il Dio fattosi vicino a noi non ci abbandona neppure nella e oltre la morte, ma ha un posto per noi e ci dona l’eternità; vogliamo affermare che in Dio c’è un posto per noi. Noi tutti esistiamo in forza del Suo amore, perché egli ci ama, ci ha pensati e ci ha chiamati alla vita. Esistiamo nei pensieri e nell’amore di Dio in tutta la nostra realtà. È il suo Amore che vince la morte e ci dona l’eternità, ed è questo amore che chiamiamo «cielo». Dio è così grande da avere posto anche per noi. L’uomo Gesù, che è al tempo stesso Dio, è per noi la garanzia che essere-uomo ed essere-Dio possono esistere e vivere eternamente l’uno nell’altro. Questo vuol dire che Dio conosce ed ama tutto l’uomo, ciò che noi siamo. E Dio accoglie nella Sua eternità ciò che ora, nella nostra vita, fatta di sofferenza e amore, di speranza, di gioia e di tristezza, cresce e diviene. Tutto l’uomo, tutta la sua vita viene presa da Dio ed in Lui purificata riceve l’eternità.
Il Cristianesimo non annuncia solo una qualche salvezza dell’anima in un impreciso al di là, nel quale tutto ciò che in questo mondo ci è stato prezioso e caro verrebbe cancellato, ma promette la vita eterna, «la vita del mondo che verrà»: niente di ciò che ci è prezioso e caro andrà in rovina, ma troverà pienezza in Dio. Il mondo definitivo sarà il compimento anche di questa terra, come afferma san Paolo: «la creazione stessa sarà liberata dalla schiavitù della corruzione per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio» (Rm 8,21). Il cristianesimo dona una speranza forte in un futuro luminoso ed apre la strada verso la realizzazione di questo futuro.
Il Magnificat: L'Inno di Maria all'Umiltà
Le radici della vittoria di Maria sulla morte, anticipata prodigiosamente, stanno nella sua fede, come testimonia il brano del Vangelo (Lc 1,39-56). Una fede che è obbedienza alla Parola di Dio e abbandono totale all’iniziativa e all’azione divina, secondo quanto le annuncia l’Arcangelo. La fede, dunque, è la grandezza di Maria, come proclama gioiosamente Elisabetta: Maria è «benedetta fra le donne», «benedetto è il frutto del suo grembo» perché è «la madre del Signore», perché crede e vive in maniera unica la «prima» delle beatitudini, la beatitudine della fede.
La Visita a Elisabetta e il Canto del Magnificat
In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: "Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell'adempimento di ciò che il Signore le ha detto".
Allora Maria disse: "L'anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, perché ha guardato l'umiltà della sua serva. D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata. Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente e Santo è il suo nome; di generazione in generazione la sua misericordia per quelli che lo temono. Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote. Ha soccorso Israele, suo servo, ricordandosi della sua misericordia, come aveva detto ai nostri padri, per Abramo e la sua discendenza, per sempre".
L'Umiltà come Via al Cielo
Oggi la Vergine Maria, col suo Magnificat, c’insegna a rendere lode e gloria a Dio. È un invito a guardare alla vita da un’altra angolatura, riconoscendo che il nostro cuore è più grande dei nostri peccati. L'umiltà è la via che porta in Cielo. La parola “umiltà” deriva dal termine latino humus, che significa “terra”. È paradossale: per arrivare in alto, in Cielo, bisogna restare bassi, come la terra! Gesù lo insegna: «chi si umilia sarà esaltato» (Lc 14,11). Dio non ci esalta per le nostre doti, per le ricchezze, per la bravura, ma per l’umiltà. Dio è innamorato dell’umiltà. Così è stato con l'umile Maria la quale, come ripete il Magnificat, a sé non attribuisce altro e non ricerca altro che il "titolo" di serva. Questo deve far riflettere ciascuno di noi sulla nostra vita, suggerisce Papa Francesco, mettendo a confronto l'atteggiamento umano di affermarsi e primeggiare con la capacità di "servire", "ascoltare", "tacere" e "fare un passo indietro". In questo modo, con questo segreto, nella sua "piccolezza" e riconoscendosi "piccola e bisognosa", Maria "conquista i cieli per prima". Proprio per la sua umiltà dunque Lei è "la piena di grazia". Con Dio, solo chi si riconosce un nulla è in grado di ricevere il tutto. Solo chi si svuota di sé viene riempito da Lui. Le giornate della Piena di grazia non ebbero molto di eclatante. Si susseguirono spesso uguali, nel silenzio: all’esterno, nulla di straordinario. Ma lo sguardo di Dio è sempre rimasto su di lei, ammirato della sua umiltà, della sua disponibilità, della bellezza del suo cuore mai sfiorato dal peccato. Maria ti ricorda oggi che Dio chiama anche te a questo destino di gloria.

L'Iconografia dell'Assunzione
La scena dell'Assunzione non appare nell'arte paleocristiana. Il rilievo di un sarcofago in S. Engracia di Saragozza è di dubbia interpretazione. L'arte bizantina preferì rappresentare nella Dormizione l'assunzione dell'anima della Madonna. L'iconografia occidentale, dopo che Carlo Magno e il figlio Lodovico statuirono che tra le feste della Vergine venisse celebrata anche quella dell'Assunta, ricreò il tema, o sviluppandolo dalla scena bizantina della Dormizione o in modi più originali, quasi una Ascensio.
Evoluzione nell'Arte Occidentale
- Una croce reliquiario del sec. VII, una stoffa nel tesoro di Sens dell'VIII, un avorio della badia di San Gallo del IX sono rari esempi delle più antiche figurazioni occidentali.
- Nel sec. X si riscontrano il ms. Ed. V, 9 della biblioteca di Bamberga, l'evangeliario di Enrico II a Monaco e il ms. lat. 9448 della Nazionale di Parigi, libere varianti della Dormizione bizantina.
- Nel sec. XI, il benedizionario di S. Aethelwold nella biblioteca del duca di Devonshire, figurava la Vergine stesa sul suo giaciglio, nei cieli, con intorno le pie donne piangenti, e angeli e la mano divina tendente una corona. Nello stesso secolo, un capitello della Chiesa di Notre-Dame du Port a Clermont, nel quale il Cristo è in atto di cogliere dal sarcofago il corpo della Vergine ed angeli spalancano le porte del paradiso.
- L'Italia, sotto l'influenza bizantina, si attenne fino al Trecento (Giotto nel Kaiser Friedrich-Museum di Berlino) al tipo della Dormizione, ma in quel secolo lo complicò con quello dell'Assunzione (A.).
Rappresentazioni Celebri nel Rinascimento e oltre
Nel Rinascimento la rappresentazione più usuale è quella che pone gli apostoli intorno al sarcofago e la Madonna in piedi su nubi tra angeli musicanti e osannanti. Esempi notevoli includono:
- Filippino Lippi nell'affresco della Minerva in Roma
- Mantegna agli Eremitani di Padova
- Tiziano nella pala dei Frari
- Il Greco in quella al Museo di Chicago
Altre volte presenta soltanto la Vergine circondata dagli angeli che l'assumono in cielo, come in:
- Masolino nella tavola del Museo di Napoli
- Donatello nel rilievo di Sant'Angelo a Nilo a Napoli
- Il Tintoretto a Digione
Spesso all'Assunzione s'innesta l'Incoronazione della Vergine (Raffaello nella Pinacoteca Vaticana), e spesso anche questa è in atto di porgere la sua cintura a S. Tommaso, che sta in basso tra gli altri apostoli (motivo della Madonna della Cintola, che apparve nell'arte italiana alla fine del Duecento). Il Correggio diede alla rappresentazione ampiezza monumentale nella cupola del duomo di Parma. Da allora, nell'arte italiana dei secoli XVII e XVIII, essa ebbe grande favore specialmente nella decorazione delle volte e delle cupole delle chiese (Roma, chiesa di S. Ignazio: affresco di L. Mazzanti; Udine, chiesa della Purità: affresco di G.B. Tiepolo, ecc.), pur continuando ad essere frequentemente trattata nelle pale d'altare (Guido Reni nella Alte Pinakothek di Monaco; A. Caracci nella Galerie di Dresda, al Prado di Madrid, nella Pinacoteca di Bologna; Pietro da Cortona nella Chiesa Nuova di Roma; G.B. Tiepolo nella chiesa del palazzo vescovile di Würzburg, ecc.).

L'Assunzione nella Dottrina e Vita della Chiesa
Come insegna il Concilio Vaticano II, Maria Santissima va sempre collocata nel mistero di Cristo e della Chiesa. In questa prospettiva, "la Madre di Gesù, come in cielo, glorificata ormai nel corpo e nell’anima, è l’immagine e la primizia della Chiesa che dovrà avere il suo compimento nell’età futura, così sulla terra brilla quale segno di sicura speranza e di consolazione per il Popolo di Dio in cammino, fino a quando verrà il giorno del Signore". Dal Paradiso la Madonna continua a vegliare sempre, specialmente nelle ore difficili della prova, sui suoi figli, che Gesù stesso Le ha affidato prima di morire in croce. Maria assunta in cielo ci indica la meta ultima del nostro pellegrinaggio terreno. Ci ricorda che tutto il nostro essere - spirito, anima e corpo - è destinato alla pienezza della vita; che chi vive e muore nell’amore di Dio e del prossimo sarà trasfigurato ad immagine del corpo glorioso di Cristo risorto; che il Signore abbassa i superbi e innalza gli umili (cfr Lc 1,51-52). Questo la Madonna proclama in eterno col mistero della sua Assunzione.
I Pontefici e la Festa dell'Assunzione
Le parole del Papa Benedetto XVI, pronunciate durante l'Angelus del 15 agosto 2008, sottolineano che «nel cuore di quelle che i latini chiamavano "feriae Augusti", ferie d’agosto - da cui la parola italiana "ferragosto" - la Chiesa celebra quest’oggi l’Assunzione della Vergine al Cielo in anima e corpo». Il Papa ha ricordato che «nella Bibbia, l’ultimo riferimento alla sua vita terrena si trova all’inizio del libro degli Atti degli Apostoli, che presenta Maria raccolta in preghiera con i discepoli nel Cenacolo in attesa dello Spirito Santo (At 1,14)». Successivamente, una duplice tradizione - a Gerusalemme e ad Efeso - attesta la sua "dormizione", cioè il suo essersi "addormentata" in Dio. Giovanni Damasceno, nell'VIII secolo, stabilendo un rapporto diretto tra la "dormizione" di Maria e la morte di Gesù, afferma esplicitamente la verità della sua assunzione corporea, scrivendo: "Bisognava che colei che aveva portato in grembo il Creatore quando era bambino, abitasse con Lui nei tabernacoli del cielo".
Anche Papa Francesco ha più volte ribadito l'importanza dell'Assunzione. In una riflessione, ha sottolineato che l’Assunzione di Maria è un mistero che ci riguarda tutti, perché come lei ha legato a Gesù la propria vita, così ogni cristiano lega la propria vita a Gesù mediante il Battesimo. Papa Francesco paragona il cammino di Maria verso “una piccola città nei pressi di Gerusalemme” per incontrare Elisabetta al “cammino per la Gerusalemme celeste” percorso con l’Assunzione”. Maria così arriva alla patria celeste, la prima - ricorda Papa Francesco - “a credere nel figlio di Dio, e la prima ad essere assunta in cielo in anima e corpo. Il mistero dell’Assunzione ci riguarda tutti - sottolinea Papa Francesco - e la festa preannuncia “i cieli nuovi e la terra nuova” con “la vittoria di Cristo risorto sulla morte e la sconfitta definitiva del maligno”. Francesco ha esortato i fedeli a guardare "la nostra vita alla luce di Maria Assunta in Cielo". "Come membri della Chiesa, siamo destinati - ha assicurato il Papa - a condividere la gloria della nostra Madre, perché, grazie a Dio, anche noi crediamo nel sacrificio di Cristo sulla croce e, mediante il Battesimo, siamo inseriti in tale mistero di salvezza."