Le Marche, terra ricca di spiritualità e storia, ospitano diversi santuari dedicati alla Madonna delle Grazie, luoghi di profonda devozione e scrigni di arte e architettura. Tra i più significativi, spiccano quelli di Monte Giberto e Sassoferrato, ognuno con la propria singolare storia e patrimonio.
Il Santuario della Madonna delle Grazie a Monte Giberto
Origini e Sviluppo Storico
La storia del Santuario della Madonna delle Grazie a Monte Giberto affonda le radici nel XV secolo. Nel 1456, un'edicola che custodiva un affresco della Vergine fu trasformata in cappella, in segno di ringraziamento alla Madonna per aver liberato la città dalla peste. Da quel momento, l'immagine fu venerata con diversi titoli, tra cui Santa Maria della Misericordia, del Soccorso e, appunto, delle Grazie.
Per officiare la Cappella, vennero chiamati i Frati Carmelitani, che costruirono attorno ad essa una chiesa dedicata alla Madonna del Carmine. Questa costruzione fu completata nel 1509. Verso il 1619, venne eretto l'attuale campanile, caratterizzato dalla sua peculiare cuspide ottagonale. Successivamente, tra il 1751 e il 1756, la chiesa subì una completa ristrutturazione in stile barocco, su disegno dell'architetto jesino Nicola Maiolatesi. La cappella originaria, inglobata nella nuova chiesa, custodisce ancora l'affresco quattrocentesco di Andrea di Bartolo, che rappresenta la Madonna della Misericordia.

La Costruzione della Chiesa Attuale e le Vicende Storiche
L’attuale chiesa, a tre navate, sorse nel 1757 su una precedente chiesetta del secolo XII. Il progetto fu affidato all'architetto Giambattista Vassalli da Lugano (talvolta menzionato come G.B. Vassalli Ticinese), il quale seppe coniugare elementi dello stile tardo barocco con tratti classici. La popolazione, animata da una grande devozione, finanziò i lavori di costruzione con offerte e donazioni di oggetti preziosi in oro ed argento. In quel periodo, la confraternita di Santa Maria delle Grazie contava 39 persone, di cui 10 sacerdoti.
Il 1798 segnò un periodo difficile con l'arrivo dei soldati di Napoleone. La situazione per tutte le confraternite peggiorò drasticamente: molti oggetti preziosi furono requisiti e le confraternite vennero soppresse. Nel 1815, con la cessazione del dominio napoleonico e il ritorno dello Stato Romano Pontificio, la confraternita di Maria Santissima delle Grazie comunicò all'arcivescovo di Fermo di non avere i fondi necessari per la manutenzione della chiesa. Per volere dell'arcivescovo Cesare Brancadoro, fu istituita una commissione locale per la raccolta di fondi destinati al restauro.
Un sacerdote molto apprezzato dal popolo, Don Nicola, si impegnò attivamente per i lavori di restauro della chiesa. Grazie al suo impegno, venne ampliata la casa del cappellano, adiacente al santuario. Nel 1899, lo stesso sacerdote procurò due corone dorate per la statua della Madonna delle Grazie, oggi conservata nell'altare maggiore del Santuario. Dopo la Seconda Guerra Mondiale, i restauri ripresero, finanziati sia da personalità religiose che dai fedeli, e le offerte della popolazione contribuirono significativamente al restauro del pavimento e del tetto.

Capolavori Artistici e Devozione Miracolosa
Il santuario custodisce sull’altare maggiore, entro un baldacchino, una piccola statua della Madonna delle Grazie, considerata un vero gioiello di devozione e arte scultorea. Questo preziosissimo simulacro, che ha dato il nome all'omonimo santuario, è attribuito a un artista di scuola pisana del secolo XIV. Dietro l’altare, si trova una tela restaurata raffigurante la Natività di Maria, una pregevole copia di un dipinto di Annibale Carracci, originariamente a Loreto e oggi conservato al Louvre. L’ignoto copista potrebbe essere il Todini, forse autore anche delle due grandi tele esposte nel presbiterio.
Nell’abside si possono ammirare gli affreschi eseguiti da L. Catini nel 1916, che ritraggono figure ed emblemi mariani, un'opera giovanile decorosa con echi di arte liberty floreale. Nella volta, invece, sono visibili le figure mariane di A. Moreschini (1946). L’organo, realizzato da Angelo Morettini di Perugia nel 1830, presenta una facciata di 25 canne, una tastiera di 50 tasti e una pedaliera a leggio di 15 tasti.
Le cronache del santuario narrano eventi straordinari. Nel 1702, durante un terremoto, la statua, in procinto di essere portata in processione, "lacrimò". Il fatto fu dichiarato autentico dalle autorità ecclesiastiche competenti dopo un'accurata verifica rituale. Tra le numerose grazie attribuite all’intercessione della Madonna delle Grazie, le cronache segnalano con particolare enfasi la resurrezione di un figlioletto di due coniugi di Montegiorgio, che lo portarono esanime a Monte Giberto. Alla vista del Santuario, il bambino si rianimò fra le braccia della madre desolata, alla quale era apparsa in sogno la Madonna, invitandola a recarsi ai piedi della sua statua nella chiesa montegibertese.
LA MADONNA DI MONTENERO
Il Santuario della Madonna delle Grazie a Sassoferrato
Storia e Caratteristiche
Il Santuario della Madonna delle Grazie di Sassoferrato sorge a fianco dell'antico monastero delle Clarisse, un complesso voluto da Agnese, contessa di Genga. La devozione a Maria in questo luogo sembra risalire alle origini stesse del complesso; erano le monache a venerare un piccolo quadro della Madonna con Bambino, posto in una loggia interna.
Secondo le cronache locali, nel 1739, una religiosa di quella comunità ebbe un'apparizione della Beata Vergine, la quale chiese all'umile sua devota la costruzione di una cappella dove il popolo potesse venerarla. Oggi, la sacra immagine è collocata sopra l'altare, in un ambiente arricchito da marmi policromi e da lesene con capitelli dorati. La chiesa custodisce anche due belle Madonne di G., sebbene l'informazione sul loro autore sia incompleta nel documento originale.
