Le celebrazioni della triplice manifestazione di Gesù, che includono l'Epifania, il Battesimo e le Nozze di Cana, trovano il loro culmine in quest'ultimo evento. La liturgia della Parola odierna ci invita a soffermarci su una pagina del quarto Vangelo, dove l'evangelista Giovanni, nel racconto delle Nozze di Cana, presenta il primo dei «segni» compiuti da Gesù.
Giovanni ci informa che l'attività pubblica di Gesù inizia con un «segno». Questo episodio non è semplicemente un fatto potente e straordinario, ma un indizio che rivela l’amore di Dio, la sua vicinanza, tenerezza e compassione.
L'Episodio delle Nozze a Cana di Galilea
A Cana, una località poco nota della Galilea, si svolgeva una festa di nozze che, secondo l'usanza del tempo, durava più giorni. A questa festa erano presenti la madre di Gesù e, più tardi, vi giunse anche Gesù con i suoi discepoli.

La Mancanza del Vino e l'Intervento di Maria
Nel corso di questo matrimonio, venne a mancare il vino, una situazione che minacciava gravemente la gioia conviviale degli sposi e degli invitati. Fu la Madonna la prima ad accorgersi della mancanza del vino, e ciò che contraddistingue il modo in cui lo segnala a Gesù è la sua discrezione, che rispecchia lo stile di Dio. La madre di Gesù si rivolse a lui dicendogli: «Non hanno vino». Notiamo che ella non chiede nulla, non impone al figlio ciò che egli deve fare; gli espone semplicemente la situazione, rispettando pienamente la sua libertà e rimettendosi alla sua iniziativa.
Gesù, però, reagisce in modo apparentemente duro, chiamandola «donna», come se fosse per lui una sconosciuta, e prendendo le distanze affermando: «Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora».
Nonostante la reazione di Gesù, Maria si mostra totalmente obbediente al Figlio e chiede che la sua parola sia ascoltata. Rivolgendosi ai servitori, disse: «Qualsiasi cosa vi dica, fatela». Queste parole sono cruciali per la fede, perché segnano in rosso l’eredità che Maria ha lasciato a tutti gli uomini: fare ciò che Gesù dice, ascoltare e mettere in pratica la sua parola.
La Trasformazione dell'Acqua in Vino
I servitori, infatti, obbediscono al Signore riempiendo d'acqua le sei anfore di pietra, destinate alla purificazione rituale dei Giudei. Subito dopo, quell'acqua mutata in vino viene portata «a colui che dirige il banchetto», il quale, assaggiandolo, esclama: «Tutti mettono in tavola il vino buono all’inizio e, quando si è già bevuto molto, quello meno buono. Tu invece hai tenuto da parte il vino migliore fino ad ora».

Il Significato Teologico delle Nozze di Cana
Non è un caso che Gesù inauguri il suo ministero nel corso di un banchetto matrimoniale, lui che paragonerà il regno dei cieli a un re che imbandisce un banchetto per le nozze del suo figlio. Questo episodio è una nuova epifania di Gesù: egli si manifestò per quello che era in realtà. Non era semplicemente il falegname di Nazaret, ma il Figlio di Dio, il Messia, il Salvatore; e lo rivela con i miracoli che compie.
Simbolismo del Vino e della Nuova Alleanza
Le sei anfore di pietra per la purificazione, ricolme d'acqua, non servono più, simboleggiando che non sono i riti di purificazione o la schiavitù della legge i gesti che Dio gradisce. Trasformando in vino l’acqua delle anfore utilizzate «per la purificazione rituale dei Giudei», Gesù compie un segno eloquente: trasforma la Legge di Mosè in Vangelo, portatore di gioia. Questo atto è la rivelazione di una «nuova alleanza di amore», che sostituisce il vino dell'antica alleanza con quello della nuova, giungendo a compimento sul Golgota.
Il vino è segno del vino dell'ultima cena (il sangue del Signore sparso per la moltitudine), è segno del sangue che sgorga dal costato trafitto di Gesù sulla croce, ed è simbolo del dono della salvezza offerta da Dio. La gioia che Gesù lascia nel cuore è piena e disinteressata, mai annacquata. Il Vangelo ci ricorda le «nozze» di Dio con l'umanità, la sua alleanza di amore, di fedeltà, di tenerezza e di misericordia, che trovano la loro pienezza in Gesù come Messia.
In questo racconto, troviamo anche la presenza dei primi discepoli e di Maria, la Madre del Signore, considerata anticipazione e figura del nuovo popolo di Dio, della Chiesa. A Cana è nata la fede della Chiesa e i discepoli diventano la nuova famiglia.
Le Omelie di Papa Francesco sulle Nozze di Cana
Papa Francesco, nelle sue omelie e all'Angelus, ha spesso commentato l'episodio delle Nozze di Cana, sottolineando diversi aspetti fondamentali di questo "segno".
Il Concetto di "Segno" secondo Papa Francesco
Il Papa fa notare che l'evangelista Giovanni "non parla di miracolo, cioè di un fatto potente e straordinario che genera meraviglia". Si parla di un segno, che suscita la fede dei discepoli. Questo segno è un indizio che rivela l'amore di Dio, che non richiama l'attenzione sulla potenza del gesto, ma sull'amore che lo ha provocato. «È bello pensare che il primo segno che Gesù compie non è una guarigione straordinaria o un prodigio nel tempio di Gerusalemme», precisa il Papa, «ma un gesto che viene incontro a un bisogno semplice e concreto di gente comune, un gesto domestico, un miracolo, diciamo così, 'in punta di piedi', discreto, silenzioso».
Papa: a Cana i discepoli diventano la famiglia di Gesù
La Discrezione di Dio e l'Amore Disinteressato
Francesco evidenzia come Dio agisca con vicinanza e discrezione, intervenendo «senza clamore, senza quasi darlo a vedere». Tutto si svolge nel riserbo, «dietro le quinte». I discepoli di Gesù colgono questo: vedono che grazie a Lui la festa di nozze è diventata ancora più bella. E vedono anche il modo di agire di Gesù, questo suo servire nel nascondimento, tanto che i complimenti per il vino buono vanno poi allo sposo, e «nessuno se ne accorge, soltanto i servitori». Così comincia a svilupparsi in loro il germe della fede, cioè credono che in Gesù è presente Dio, l'amore di Dio.
Il Papa sottolinea inoltre un altro tratto distintivo: mentre in genere il vino meno buono si serviva alla fine della festa, Gesù fa in modo «che la festa si concluda con il vino migliore». Simbolicamente, questo ci dice che Dio «vuole per noi il meglio, ci vuole felici. Non si pone limiti e non ci chiede interessi. Nel segno di Gesù non c'è spazio per secondi fini, per pretese verso gli sposi. No, la gioia che Gesù lascia nel cuore è piena e disinteressata. Non è mai annacquata!».
L'Invito di Maria e la Fede Personale
Papa Francesco propone un esercizio: «Proviamo oggi a frugare tra i ricordi alla ricerca dei segni che il Signore ha compiuto nella mia vita. Quali accenni della sua presenza? Segni che ha fatto per mostrarci che ci ama; pensiamo a quel momento difficile in cui Dio mi ha fatto sperimentare il suo amore...» Egli invita a fare memoria dei momenti in cui abbiamo sentito la vicinanza, la tenerezza e la compassione del Signore, e come ciò ci abbia lasciato una grande gioia nel cuore. La Vergine Maria, Madre di Gesù, come ai servi a Cana, ripete a noi l'invito: «Fate quello che egli vi dirà». Con queste parole la Vergine sembra volerci incitare a non aver paura dei limiti e dei fallimenti, a non lasciarci abbattere nemmeno dal peccato, ma ad affidarci a Gesù, poiché Dio vuole per noi il meglio e ci vuole felici.
L'episodio delle Nozze di Cana si conclude con le parole dell'evangelista Giovanni: «Questo fu l'inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». Anche noi, ascoltando questa Parola e celebrando l'Eucarestia, siamo invitati a contemplare la bontà e la potenza di Gesù e a intensificare la nostra fede in Lui.