Protagonista del più importante rituale ecclesiastico, l'ostia, dal latino hostia, rappresenta il corpo di Cristo che nel rituale dell'Eucarestia si offre in sacrificio per la redenzione dell'umanità. Questo piccolo pezzo di pane azzimo, dal significato profondissimo, ha una lunga storia le cui origini risalgono alla nascita della religione cristiana, quando Gesù stesso conferì agli Apostoli e ai loro successori l'autorità necessaria a compiere l'atto di consacrazione dell'Eucarestia durante l'Ultima Cena.
Una volta consacrata, l'ostia rappresenta il corpo di Cristo per tutti i fedeli ed è parte indispensabile nella celebrazione del rito dell'Eucarestia. Per essere funzionale al rito Eucaristico, l'ostia deve essere però consacrata, ossia benedetta, secondo la tradizione tramandata da Gesù stesso agli apostoli. Dopo la consacrazione, essa è conservata nel pisside, un contenitore apposito. Prendere l'ostia in Chiesa è per i fedeli il momento di maggiore vicinanza a Cristo, la realizzazione di quanto annunciato nel Battesimo della creazione di un unico corpo unito nell'amore e nella devozione.

Composizione e Tipologie dell'Ostia
Composta da un sottile strato di impasto, l'ostia è di fatto un pane finissimo, insapore, realizzato con semplice farina, acqua e olio. L'ostia utilizzata nella Chiesa cattolica per la comunione è fatta tradizionalmente con farina di frumento e acqua. Questi due ingredienti vengono impastati insieme fino a formare una pasta liscia e uniforme, che viene poi stesa in sottili fogli e cotta in forno ad alta temperatura. Va notato che ci sono variazioni nella ricetta dell'ostia in base alla tradizione e alla regione.
La Questione del Glutine
L'ostia utilizzata nella liturgia cattolica è fatta solo con farina di frumento e acqua, senza l'aggiunta di altri ingredienti. Le persone affette da malattia celiaca sono intolleranti al glutine, una proteina presente in molti cereali tra cui frumento, orzo e segale. Poiché l'ostia comune è fatta con farina di frumento e acqua, essa contiene glutine.
Per questo motivo, molte persone affette da celiachia non possono assumere l'ostia consacrata durante la messa. La Chiesa Cattolica ha stabilito che le ostie senza glutine possono essere utilizzate per la celebrazione della messa, a patto che siano fatte con ingredienti naturali, privi di conservanti e rispettino le norme liturgiche, conservando una minima parte di glutine (o "quantità irrisoria") per mantenere l'integrità del segno sacramentale.
La Ricezione dell'Eucaristia: Rito e Prassi
L'ostia è la rappresentazione dell'atto più importante che i fedeli possano ricordare e al quale sia possibile partecipare. Il momento dal quale parte la partecipazione del fedele al rito Eucaristico è sancito dalla Prima Comunione, uno dei Sacramenti della dottrina cristiana, spesso eseguita da bambini. Da quel momento, durante ogni celebrazione liturgica, sarà possibile condividere con gli altri fedeli questo antico rito.
Al momento del rito della Comunione, ogni fedele dovrebbe ricevere la propria ostia, che in questo caso viene chiamata Particola, congiungendo le mani e dimostrando il proprio amore e devozione rispondendo "Amen". Il modo consueto di ricevere la Comunione deponendo la particola sulla lingua rimane del tutto conveniente e i fedeli possono scegliere tra l'uno e l'altro modo.
In caso di ricezione in mano, è preferibile evitare contatti ravvicinati tra sacerdote e fedele. Il fedele congiunge il palmo sinistro con il dorso della mano destra, andando a ricreare una vera e propria conca sulla quale il sacerdote può adagiare l'ostia che verrà custodita con amore.
La normativa della Chiesa sulla possibilità di ricevere la Santa Comunione sulla lingua o sulla mano
Evoluzione Storica della Prassi Eucaristica
La tradizione della Chiesa Latina ha visto un'evoluzione nelle modalità di ricezione della Comunione. Inizialmente, i fedeli nella tradizione antica, prima delle divisioni tra le Chiese, si comunicavano sempre in piedi, facendo un inchino più o meno profondo per esprimere la loro partecipazione al mistero della Resurrezione del Signore e il loro amore per lui. Ciascuno, ponendo la mano sinistra sotto la destra, riceveva su questa la particola di pane consacrato e poi si comunicava autonomamente.
Occidente ed Oriente sono concordi nell'attestare questa prassi, da Tertulliano a San Giovanni Damasceno, attraverso sinodi e concili del VI-VIII secolo. In tutti i documenti si chiede sempre che il comunicarsi sulla mano avvenga con grande rispetto e devozione. Anche quando l'Eucaristia era portata a coloro che non avevano potuto partecipare alla celebrazione della comunità, essa era ricevuta sulla mano.
Col passare del tempo, restando l'uso di comunicare in piedi, si fece distinzione tra uomini e donne. Mentre i primi ricevevano nella mano lavata il Corpo del Signore, le altre dovevano velare la mano con un panno detto dominicale. L'uso di ricevere in piedi sulla mano destra la particola del pane consacrato resta in Occidente sicuramente fino a quasi tutto il secolo IX.
Il Passaggio alla Comunione in Bocca e in Ginocchio
Verso la fine del IX secolo, si diffuse l'uso della Comunione posta direttamente nella bocca del fedele, forse proveniente dal mondo greco, in particolare in Gallia. Inizialmente riservato a chierici di grado superiore, divenne presto la prassi per tutti i laici e il clero minore. L'uso iniziato nel secolo IX prevedeva per i comunicandi l'accostarsi ai cancelli e appoggiarsi a questi per ricevere l'Eucaristia, avendo posto sotto una piccola tovaglia e talvolta anche un piattino per non disperdere frammenti eventuali.
Intorno al secolo XI, l'uso di ricevere la Comunione in bocca divenne pressoché generalizzato, portando anche a una variante importante: non più in piedi, ma in ginocchio. Questa innovazione fu motivata da alcuni dalla praticità di comunicare in bocca, da altri da una maggiore venerazione dell'Eucaristia. Tuttavia, con essa si perse l'uso antico e teologicamente fondato di ricevere l'Eucaristia in piedi.
Il Ritorno alla Tradizione Antica
Dal Concilio di Trento in poi, la storia è più nota. Applicando la costituzione conciliare sulla Sacra Liturgia, il messale di Paolo VI previde subito il recupero della Comunione in piedi, "secondo la tradizione antica". Solo più tardi è stato concesso di poter ricevere la Comunione anche sulla mano e comunicarsi da soli. Oggi, la scelta è legata al singolo fedele, purché si rispetti l'indicazione di comunicare in piedi.
Durante la pandemia, disposizioni sanitarie hanno rafforzato la pratica della Comunione in mano, con il sacerdote tenuto a deporre l'Ostia consacrata sul palmo del ricevente per evitare contatti diretti. Sebbene ciò abbia suscitato disappunto in alcuni, la possibilità di ricevere l'Eucaristia in mano non è una novità, ma una rivalutazione di una tradizione antica risalente al primo millennio.

Disposizioni Attuali per la Comunione in Mano
Il fedele che desidera ricevere la Comunione sulla mano presenta al sacerdote entrambe le mani, una sull’altra (la sinistra sopra la destra), e mentre riceve con rispetto e devozione il Corpo di Cristo risponde "Amen" facendo un leggero inchino. Quindi, davanti al sacerdote, o appena spostato di lato per consentire a colui che segue di avanzare, porta alla bocca l'ostia consacrata prendendola con le dita dal palmo della mano. È fondamentale che ciascuno faccia attenzione a non lasciare cadere nessun frammento.
La Conferenza Episcopale Italiana (C.E.I.) raccomanda le seguenti norme per la Comunione Eucaristica:
- Le mani devono essere pulite e sanificate.
- Non si prende l'Ostia dalle mani del sacerdote, ma la si riceve sul palmo della mano.
- L'Ostia non si stringe tra le mani e non si spezza per nessun motivo prima di ingerirla.
- Non si risponde "grazie" ma "Amen". L'"Amen" è una professione di fede, significa "credo", "è realmente così".
- Non si porta alla bocca l'Ostia mentre si cammina. Tornando al posto, si deve evitare di disturbare il sacerdote e i fedeli che sono ancora in fila. Non sono necessari segni di croce o altri gesti prima o dopo aver ricevuto la Comunione.
- Qualora sulla mano rimanessero frammenti anche piccoli di Ostia, devono essere ingeriti e non gettati a terra, perché sono comunque il Corpo del Signore.
Il Contatto con il Sacro: Significato Teologico e Presenza Reale
Toccare e mangiare l'ostia è un atto fisico-materiale-sensibile, ma il suo significato trascende la mera materialità. Il mistero della Transustanziazione afferma che, pur mantenendo gli accidenti (le sembianze) del pane e del vino, l'ostia consacrata diviene la vera sostanza del Corpo, del Sangue, dell'Anima e della Divinità di Cristo. Questo non è un toccare o mangiare meramente nutritivo o simbolico, ma un contatto con la realtà del Corpo di Cristo stesso, unito a Dio.
La Scrittura stessa riporta episodi in cui il contatto con il divino portava alla guarigione, come nel caso della donna che pensava "Se riuscirò anche solo a toccare il suo mantello, sarò guarita" (Mt 9,20), evidenziando il valore della fede nel contatto con il sacro. La presenza di Cristo è totale nell'ostia, anche nei frammenti più piccoli, ed è responsabilità del fedele e del sacerdote assicurarsi che nessun frammento venga disperso, raccogliendo e consumando con rispetto ogni più piccola parte.
Il bianco dell'ostia, sintesi di tutti i colori, nella Messa per i Santi è simbolo di santità e immortalità. Durante l'elevazione dell'ostia e del calice, i fedeli sono invitati a contemplare l'Altissimo, riconoscendo in quel "dischetto bianco" il Corpo di Cristo, presente in un modo reale, sebbene non percepibile dai sensi nella sua vera forma gloriosa. Non si tratta di toccare un semplice pezzo di pane, ma di entrare in comunione con la sostanza materiale del Corpo di Cristo, che è in cielo.