La Mano di Fatima: Un Simbolo di Protezione e Forza
La Hamsa è uno dei simboli più mistici in tutto il mondo. La Hamsa, che significa "cinque", è così chiamata per le cinque dita raffigurate nella mano. Nell'antichità, si credeva che questo simbolo proteggesse le donne dalle energie negative e conferisse loro forza. Oggi, molte persone scelgono di indossarla, sia per il suo significato che per la sua bellezza.
Il significato della Hamsa varia a seconda della sua posizione. Se è rivolta verso l'alto, significa potere, forza e benedizione. È anche considerata un amuleto di protezione contro il malocchio, motivo per cui molti la chiamano "la mano protettiva di Fatima". Questo speciale simbolo è presente in diversi oggetti, dai gioielli come pendenti, orecchini e braccialetti, a oggetti di design, come borse in cotone decorate con uno stile boho chic e mandala, che la rendono un accessorio di tendenza. Indipendentemente dallo stile personale, questi pezzi speciali si adattano perfettamente a qualsiasi look.

Il Tragico Destino di Assunta Buonfiglio e la Storia di Maria Giulia Sergio (Fatima)
Il destino di Assunta Buonfiglio, madre di Maria Giulia Sergio, nota anche come Fatima, la jihadista italiana che un anno prima si era unita all’ISIS, è stato segnato da una profonda tragedia personale. Assunta è morta all’età di 60 anni all’alba del 6 ottobre, in un ospedale di Vigevano, in provincia di Pavia, dopo aver ottenuto gli arresti domiciliari.
Nonostante la famiglia di Assunta avesse chiesto almeno una messa al Vescovo, questa richiesta venne negata. La Curia di Nola aveva spiegato: «La donna si era convertita all’Islam, non possiamo dunque soddisfare questa richiesta». Anche una cerimonia musulmana, come invece pretendeva dal carcere la figlia Marianna, non fu predisposta. Alla fine, il corpo di Assunta sarà cremato.
La donna si era convertita all’Islam sotto la pressione delle figlie Maria Giulia e Marianna. Mesi di intercettazioni della Digos di Milano hanno rivelato come le due ragazze italiane tentassero di reclutare tutta la propria famiglia. A Inzago, dove i Sergio vivevano, anche Assunta, dopo le figlie, aveva iniziato a girare coperta dal niqab, il velo nero che nei territori controllati dallo Stato Islamico tutte le donne sono obbligate a indossare secondo la sharia. Amiche e vicine raccontano: «Se l’era cucito da sola quel cencio nero. Ma Assunta piangeva, diceva che lo faceva per le figlie, era spaventata».
La famiglia Sergio, arrivata a Inzago più di dieci anni prima, sembrava aver trovato un po’ di benessere. Le bambine crescevano, erano state battezzate, avevano ricevuto la comunione e la cresima con i vestitini bianchi, frequentavano la scuola e avevano amicizie, come tante ragazze della loro età. Ma a un certo punto qualcosa si ruppe. Marianna si sposò con un uomo egiziano, poi si fidanzò con un algerino, ma senza mostrare particolari inclinazioni religiose o estremiste. Maria Giulia, intanto, entrata in piena adolescenza, iniziò a dare problemi. Dopo aver discusso con un insegnante, si trasferì in un’altra scuola e frequentò un uomo molto più grande di lei, fino alla conversione e, in seguito, alla radicalizzazione.
Questo percorso tortuoso sfociò nella decisione di arruolarsi con l'ISIS e di sposare l’albanese Aldo Kobuzi, proprio per arrivare in Siria come moglie di un combattente. «Mamma, qua nello Stato Islamico ti daranno una villetta con il giardino», diceva Fatima alla madre con tono da reclutatrice. «Avrai la lavatrice e il corredo», la manipolava. Così Assunta, dopo mesi di tentennamenti e ripensamenti, si era convinta a partire. «Voleva pure portarsi dietro il gatto, non si rendeva nemmeno conto di cosa stesse facendo», spiegano ancora le amiche disperate.
All’alba del primo luglio, Assunta toccò con mano la realtà. Gli uomini della Digos fecero irruzione nell’appartamento. Il suo fu uno dei dieci mandati di cattura dell’operazione Martese della Procura di Milano. L’accusa, per lei e il marito, fu di "organizzazione di viaggio ai fini di terrorismo", sulla base del decreto Alfano emanato per contrastare il fenomeno dei foreign fighters. Fu così che gli uomini della Digos trovarono Assunta, Sergio e Marianna pronti a partire «con le valigie con le ruote» che Fatima aveva loro ordinato di comprare.
Dopo due mesi trascorsi a San Vittore, Assunta fu trasferita al carcere di Vigevano. Passati alcuni giorni, la donna iniziò a lamentare dolori all’addome («il nervoso mi prende allo stomaco, ho sempre il tremolio», scriveva dal carcere). Il 28 settembre, fu trasferita all’ospedale di Vigevano e quattro giorni dopo fu operata. Tutto sembrava essere andato bene; alla signora e al suo avvocato d’ufficio venne anche comunicata la decisione del Gip Ambrogio Moccia di concedere a lei e al marito gli arresti domiciliari. «Avrebbe dovuto scontarli a casa della madre, a Casola, che aveva posto come condizione che Assunta tornasse da cattolica», raccontano ancora dalla famiglia. Ma all’alba del 6 ottobre, la madre di Fatima morì. Restano molti gli interrogativi aperti sul destino di Fatima che in luglio via Skype al Corriere della Sera diceva «Noi decapitiamo in nome di Allah». Viva o morta, nessuno sembra sapere dove sia questa 28enne italiana.
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L'Algeria e la Condizione Femminile nella Letteratura e nella Storia
Lo scrittore francese Mathieu Belezi, definito "gentile e timido" ma capace di scrivere "libri terribili", ha affrontato un capitolo rimosso della storia francese con il suo romanzo "Attaccare la terra e il sole", pubblicato da Feltrinelli. Il libro racconta la colonizzazione francese dell’Algeria tra il 1830 e il 1860 circa, descrivendola come un "farwest appena al di là del Mediterraneo, feroce oltre l’immaginabile". Belezi ha infranto un tabù nazionale, dato che di questa storia "non se ne parla nelle scuole o nelle università francesi, non ci sono tracce di romanzi, né film, non c’è stata elaborazione".
Belezi ha ricostruito questa storia partendo dai suoi inizi, quando intere famiglie di contadini venivano spedite al di là del Mediterraneo per conquistare terra e futuro. Erano accompagnate dalla propaganda nazionale e da squadroni dell’esercito condotti da ufficiali privi di qualunque retro pensiero, con il motto "Non siamo angeli". Stragi, stupri, massacri, saccheggi erano risposte ad agguati e decapitazioni, e tutto era permesso, anzi legittimato dal crisma della patria dei Lumi: «Siete la forza, l’intelligenza, il sangue nuovo e bollente che servono alla Francia su queste terre di barbarie».
I coloni avanzavano contro una terra ingrata e un sole implacabile, decimati dal colera e spesso frustrati nelle illusioni. Chi riusciva si arricchiva, chi si arrendeva tornava in quella "dolce-amara" campagna francese, interrogandosi sul perché l’avesse mai lasciata. Il libro di Belezi era stato rifiutato da cinque grandi editori francesi prima di trovare la sua strada, finalmente ottenendo riconoscimenti importanti come il premio degli ascoltatori di Radio France Inter, il libro dell’anno del quotidiano Le Monde e l'acclamazione del New York Times.
Belezi ha così infranto un tabù che aveva già colpito Emmanuel Macron nel 2017, quando ancora candidato all’Eliseo, pronunciò ad Algeri la fatidica frase: «Qui la Francia si è macchiata di crimini contro l’umanità». Macron fu sommerso dalla retorica patriottarda del colonialismo civilizzatore e dovette fare retromarcia.
Mathieu Belezi, sebbene concepito in Algeria (Constantine, dove il padre fece il militare), è nato in Francia e non ha mai vissuto laggiù. Ha studiato storia e geografia, e ha svolto vari mestieri prima di dedicarsi alla scrittura a 35 anni. Riconosce il suo debito con Albert Camus, scrittore "pied noir" figlio di colonizzatori. Tuttavia, riguardo agli scempi compiuti sulle popolazioni locali, Belezi si dice ossessionato da una domanda senza risposta: perché una civilizzazione raffinata ha deciso di diventare barbarie? Per la Francia, l’Algeria fu un esempio rivelatore di "colonizzazione di popolamento", dove i francesi andavano per sostituirsi agli autoctoni, abbattendo moschee per far posto alle chiese e sradicando un popolo. Lo scrittore sottolinea che non ha inventato nulla: «negli archivi si trova tutto. Le lettere dei coloni ai famigliari, i rapporti militari. Racconti crudi, autentici, persone vere che si sentivano mandate dal vero Dio a casa dei barbari».
Nel suo primo romanzo, "C’était notre terre", Belezi ha immaginato la vita di una famiglia raccontata dalla domestica algerina, Fatima. Questo personaggio sottolinea l'importanza delle voci native in una narrazione altrimenti dominata dalla prospettiva coloniale. Belezi evidenzia come nel centenario dell’Algeria coloniale, nel 1930, il presidente della Repubblica Gaston Doumergue avesse pronunciato un discorso di "arroganza e disprezzo che fa rabbrividire", riflettendo la convinzione, diffusa in Europa fino alla Seconda Guerra Mondiale, dell’esistenza di "razze superiori e razze inferiori". Sebbene l’Algeria fosse amministrata come un territorio metropolitano con strade e scuole, gli algerini non ebbero mai gli stessi diritti dei francesi.
Belezi ha riscontrato che il tabù persiste: suoi lavori sono stati annullati o non trasmessi in Francia. Il suo stile letterario, ispirato al realismo magico di García Márquez, permette di rendere accettabile la lettura della violenza estrema attraverso "l’esagerazione, la dismisura, il grottesco". Riguardo alla questione se la Francia dovrebbe chiedere scusa, Belezi, con la sua mitezza, risponde: «Non sono favorevole alle scuse, non voglio colpevolizzare le generazioni di oggi, ma piuttosto semplicemente ristabilire la verità. Non possiamo continuare a dire che abbiamo fatto del bene in Algeria, perché non è vero».

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Profonde Riflessioni: Islam, Donne e Società
Le storie di donne come Fatima e i contesti storici come l'Algeria coloniale offrono spunti per approfondire temi legati all'Islam, alla condizione femminile e all'incontro tra culture. Diversi autori hanno esplorato queste complesse dinamiche:
- "Dietro il velo" di Jean P. Sasson: Sotto pseudonimo, una principessa di sangue reale racconta l'agghiacciante condizione di reclusa in cui vive, lei e tutte le donne che la circondano in Arabia Saudita. Descrive una vita senza diritti civili, totalmente sottomessa ai voleri degli uomini, senza alcuna speranza di riscatto.
- "Bruciata viva" di Suad: Questo libro narra la punizione inflitta alla giovane cisgiordana Suad dalla sua famiglia per aver commesso il "peggiore dei peccati": essere rimasta incinta prima del matrimonio. Nonostante le ustioni di terzo grado, Suad riesce a salvarsi e fugge in Europa con l'aiuto di un'organizzazione umanitaria.
- "Non sottomessa" di Ayaan Hirsi Ali: Ayaan Hirsi Ali, musulmana, esprime una posizione radicale e coraggiosa per la libertà della donna nell'Islam. Il libro, che include la sceneggiatura del film "Submission" di Theo van Gogh, è un manifesto per il cambiamento.
- "Vasta è la prigione" di Assia Djerbar: L'autrice compone un'armonia musicale sulla condizione femminile in Algeria attraverso quattro storie. Una di queste, Isma, è interiormente lacerata tra la fedeltà al marito e l’intenso amore per un altro uomo, rivivendo le tragiche vicende della nonna e della madre.
- "Femmes et islam" di Vari Autori: Questo volume collettivo offre diverse prospettive sulla relazione tra donne e Islam, esplorando le sfide e le evoluzioni della condizione femminile all'interno delle società musulmane.
- "Musulmani contro l’estremismo islamico" a cura di Valentina Colombo: Questa antologia di scritti dà voce a intellettuali islamici che gridano "Basta!" al terrorismo e alle minacce dei fondamentalisti. È un appello alla rivalutazione della ragione umana e della libertà personale, mostrando un mondo musulmano che vuole emergere e superare i pregiudizi occidentali.
- "Vincere la paura" di Magdi Allam: In questo libro, Magdi Allam racconta la sua esperienza di musulmano laico nato e cresciuto nell’Egitto di Nasser ed emigrato in Italia. Denuncia apertamente sia gli integralisti che lo hanno condannato, sia i loro complici occidentali. Sottolinea come la cultura dell'odio e della morte non sia nel DNA dell'Islam e promuove la visione di un islam moderato e rispettoso della vita.
- "L’Islam sotto casa" di Francesca Paci: L'autrice descrive come la presenza dell’immigrato abbia creato mutamenti e nuovi interessi in Italia, focalizzandosi sull’Islam per l’importanza numerica della comunità musulmana. Il libro esplora il confronto tra concetti di modernità, valori e stereotipi.
- "Cento domande sull’islam" a cura di Giorgio Paolucci e Camille Eid: Attraverso un libro-intervista con Samir Khalil Samir, uno dei maggiori esperti di islamologia, vengono affrontate domande fondamentali sull'Islam, come la sua nascita, il ruolo del Corano, il rapporto con la violenza e l'Occidente, e le possibilità di integrazione nelle società europee, invitando a conoscere e giudicare senza pregiudizi.
- "I cristiani venuti dall’Islam" di Giorgio Paolucci: Questo libro raccoglie le storie di centinaia di musulmani in Italia che si sono convertiti al cristianesimo, spesso costretti a una vita semiclandestina per timore di vendette. Il testo illumina una realtà sconosciuta e il dibattito interno all'Islam sulla rilettura del Corano.
- "Una vita con l’Islam" di Nars Hamid Abu Zayd: La biografia di Abu Zayd, intellettuale egiziano, che da "portatore del Corano" da bambino, attraverso un percorso insolito, arriva alla scoperta dell’ermeneutica e delle moderne scienze del linguaggio, illustrando una profonda evoluzione intellettuale all'interno del pensiero islamico.
- "L’altro Mediterraneo. Antologia di scrittori arabi del Novecento" di Valentina Colombo: Venticinque racconti, tradotti dall’originale, presentano al lettore italiano l’aspetto innovativo della letteratura araba del Novecento. Attraverso le voci di scrittori dal Maghreb al Medio Oriente, si scoprono i molti aspetti di quell’universo complesso e variegato che è l’Islam.
- "Histoire générale des arabes" di L. A.: Questo testo offre una panoramica generale della storia degli Arabi, fornendo il contesto necessario per comprendere le radici culturali e religiose di molti dei fenomeni contemporanei legati all'Islam e alle sue diverse espressioni nel mondo.