La novella di Madonna Filippa rappresenta la settima novella della sesta giornata del Decameron di Giovanni Boccaccio. Il narratore di questa celebre vicenda è Filostrato, che conduce il racconto ambientato nella città di Prato. La protagonista, Monna Filippa, viene presentata come una donna bella e gentile, moglie di Rinaldo de’ Pugliesi, un esponente di una famiglia potente della città.
La trama prende avvio quando Filippa viene colta in flagrante adulterio dal marito, Rinaldo, tra le braccia del suo amante, il nobile e bello Lazzarino de’ Guazzagliotri. Accecato dalla gelosia, Rinaldo trascina la moglie davanti al podestà per essere processata, poiché lo statuto comunale dell'epoca prevedeva la condanna al rogo per le donne sorprese in adulterio.

La difesa di Filippa e la critica alle leggi
Davanti al tribunale, Filippa non nega il fatto, ma sceglie di difendersi con una brillante argomentazione basata sulla sua eloquentia. La donna afferma che le leggi devono essere comuni e fatte con il consenso di coloro a cui si applicano. Sottolinea come lo statuto di Prato sia iniquo poiché colpisce esclusivamente le donne, le quali, per natura, avrebbero una capacità di soddisfare gli uomini superiore a quella degli uomini stessi.
In un momento di straordinaria modernità, Filippa incalza il podestà con una domanda retorica che mette in crisi l'autorità maschile:
«Messere, egli è vero che Rinaldo è mio marito, e che egli questa notte passata mi trovò nelle braccia di Lazzarino, nelle quali io sono, per buono e per perfetto amore che io gli porto, molte volte stata; né questo negherei mai; ma come io son certa che voi sapete, le leggi deono esser comuni e fatte con consentimento di coloro a cui toccano. Le quali cose di questa non avvengono, ché essa solamente le donne costrigne, le quali molto meglio che gli uomini potrebbero a molti sodisfare; e oltre a questo, non che alcuna donna, quando fatta fu, ci prestasse consentimento, ma niuna ce ne fu mai chiamata... se lui ha sempre avuto da me tutto ciò che gli piaceva e di cui aveva bisogno, cosa avrei dovuto fare io del mio restante desiderio? Gettarlo ai cani?»
Temi e significato dell'opera
Boccaccio utilizza questa novella per celebrare il diritto delle donne a essere emancipate dalle imposizioni di un potere puramente maschile. Attraverso il motto di spirito, Filippa riesce a ribaltare una situazione di pericolo mortale in un trionfo personale, ridicolizzando il marito Rinaldo.
Aspetti chiave della narrazione:
- La struttura dei narratori: Si distinguono tre livelli: Boccaccio (di primo grado), Filostrato (di secondo grado) e Monna Filippa stessa, narratrice della propria verità.
- L'etica laica: L'opera propone un modello di amore più spregiudicato e carnale, allontanandosi dai tabù medievali sulla verginità e la fedeltà coniugale.
- La critica sociale: Il testo si pone in anticipo sui tempi, denunciando l'inadeguatezza delle norme che, nel contesto degli ambienti abbienti di Prato, penalizzavano duramente la donna.
A differenza della figura della "donna-angelo" tipica dello Stilnovismo, Monna Filippa è ritratta come una donna forte, coraggiosa, ingegnosa e dotata di una profonda intelligenza dialettica. La sua capacità di trasformare il processo in una discussione sull'uguaglianza dei diritti rende questo racconto uno dei più significativi dell'intera raccolta decameroniana.