La Madonna dello Zodiaco è una piccola tavola eseguita dal ferrarese Cosmè Tura, pittore della corte estense. Destinata probabilmente ad uso privato, l'opera conserva ancora la cornice originale sulla cui lunetta, sorretto da due angeli, compare il simbolo di san Bernardino.

L'Artista: Cosmè Tura e la Scuola Ferrarese
Nato a Ferrara nel 1430 e morto nella stessa città nel 1495, Cosmè Tura fu l'iniziatore della Scuola Ferrarese, una delle più vive e originali del Rinascimento italiano. Già attivo come pittore nel 1451, si trasferì a Padova e a Venezia per completare la sua formazione artistica.
La sua interpretazione pittorica è singolarissima: la luminosità è ferma e incidente, la linea è tagliente e la plasticità aspra, spesso caricandosi di valenze drammatiche. Come pittore della corte estense, Tura ebbe le più svariate incombenze: preparare feste e tornei, disegnare decorazioni per cimieri, gualdrappe e coperte da sella, preparare cartoni per arazzi e disegnare argenterie.
Tra le sue opere maggiori si ricordano la decorazione delle ante dell'organo della cattedrale di Ferrara, il Polittico smembrato di Roverella (di cui si conservano la "Madonna con Bambino ed Angeli" a Londra nella National Gallery e la "Pietà" a Parigi al Louvre).

Descrizione Dettagliata del Dipinto
Il dipinto rappresenta la Vergine che, con dolcezza materna e atteggiamento pensoso, osserva il Bambino Gesù che dorme sereno tra le sue braccia. Un piedino del Bambino è appoggiato sulla balaustra che chiude il dipinto in basso. La Madonna indossa un ampio e drappeggiato mantello blu, lasciando intravedere una tunica rossa tutta pieghettata sulla scollatura. Sotto l'aureola "metallica" posta in scorcio, porta un velo bianco che copre le chiome e avvolge morbidamente le spalle e il petto.
Sulla balaustra è incisa la scritta: "SVIGLIA EL TUO FIGLIO DOLCE MADRE PIA/PER FAR INFIN FELICE L'ALMA MIA". Questo iscrizione, con il suo suggestivo parallelo tra il risveglio dal sonno del piccolo Gesù e la sua futura resurrezione, non è inserita casualmente ma fa riferimento a un preciso messaggio sulla missione salvifica del Cristo.
Lo spazio dello sfondo, non molto ampio, è dominato da due grappoli d'uva appesi ai tralci con dei cardellini intenti a beccarli. Attorno alla figura della Vergine si leggono dei segni zodiacali, dipinti in oro e risaltanti sullo sfondo di blu intenso. Sebbene solo alcuni siano ancora leggibili a sinistra (Acquario, Pesci, Sagittario e Vergine), la loro presenza giustifica il titolo del dipinto di "Madonna dello Zodiaco". In basso, si nota un minimo accenno a un paesaggio.
L'opera è completa di una bella cornice in legno inciso e dorato, composta da una lunetta superiore dove due angeli reggono lo stemma di san Bernardino da Siena, che include il trigramma con il Nome di Gesù ("IHS").
Stile e Tecnica
Il dipinto è descritto calligraficamente in modo preciso, con colori dall'effetto "smaltato" e il consueto stile "metallico" nell'uso dei colori e della linea, tipico dell'artista. Dal punto di vista tecnico e stilistico, si possono individuare le seguenti caratteristiche:
- Colore e Tipo di Stesura: Colori caldi e freddi ad alto grado di saturazione. Stesura sfumata.
- Luce: Luce laterale, genera volumi.
- Struttura Composita: Andamento della tavola verticale. Composizione con linee-forza verticali, oblique e spezzate.
- Ritmo / Movimento Spazio: Spazio tridimensionale con piani di profondità.

Simbolismo e Interpretazione Iconografica
La scena, apparentemente tranquilla, prefigura nel sonno del Bambino già la morte di Gesù per la salvezza del genere umano. Questa maternità, nella sua velata malinconia, richiama il tema stesso della Pietà, in cui Maria accoglie nel suo grembo il Figlio non più bambino ma adulto e morto sulla croce per l'umanità. Tutta la tranquillità è solo apparenza; il sonno di Gesù prefigura la morte, e Maria, come indica la giaculatoria dipinta dal Tura, è colei che intercede per la Resurrezione del Figlio e del genere umano.
La futura Passione di Cristo è sottolineata dai grappoli d'uva rossi e turgidi, allusivi al "sangue di Cristo" dell'Eucarestia, e dai cardellini che beccano gli acini. Il nome "cardellino" deriva dalla pianta di cui si cibano, il cardo, che a sua volta rimanda alla corona di spine di Cristo, rendendoli simbolo di resurrezione. Questa allegoria del sacrificio di Cristo è ulteriormente ribadita dal trigramma con il Nome di Gesù, presente nella lunetta, il cui significato è "Dio salva".
La presenza dello zodiaco allude al ruolo di Cristo quale signore del tempo cosmico. La Vergine assume, quindi, il ruolo delle antiche divinità lunari (Iside per gli Egizi, Ecate e Proserpina per i Greci, Diana per i Romani) che, in epoca pagana, determinavano la scansione del tempo e il perpetuo rigenerarsi della natura. Questo elemento peculiare in una raffigurazione mariana risponde al gusto eclettico e colto della corte ferrarese, che nutriva un peculiare interesse nell'astrologia.
Le quattro costellazioni rappresentate - Acquario, Pesci, Sagittario e Vergine - non sono scelte a caso dall'artista, ma sono frutto di una cultura raffinata e complessa, come quella che originò il ciclo di affreschi di Palazzo Schifanoia. Ciascun segno porta un profondo significato nella spiritualità cristiana:
- L'Acquario è associato al sacramento del Battesimo e alla rinascita dalle acque della morte, richiamando le storie di Noè e Mosè.
- Il segno dei Pesci è fin dalle origini della Chiesa un simbolo di Gesù Salvatore, utilizzato dai primi cristiani come simbolo segreto.
- Il Sagittario, creatura mitologica metà uomo e metà cavallo raffigurato nell'atto di scoccare una freccia, simboleggia l'umanità che tende a superare sé stessa, la sua parte carnale, per giungere al cospetto di Cristo. Veniva associato al tempo liturgico dell'Avvento, e la freccia scagliata in cielo era interpretata come la stella che indica la via della grotta di Betlemme.
- La Vergine è chiaramente il simbolo di Maria e un limpido riferimento a come la Resurrezione di Cristo abbia poi in Lei la prima creatura Assunta in Cielo.
Questa raffinata creazione del Rinascimento testimonia un'epoca in cui gli uomini erano orientati a scorgere in ogni luogo e nella bellezza del creato la mano di Dio, che come sapiente artista disponeva le stelle e gli astri per narrare all'uomo il suo infinito amore.
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Provenienza e Collocazione Attuale
L'opera è databile al nono decennio del XV secolo o, secondo altre datazioni, tra il 1459 e il 1463, sebbene un'altra fonte indichi il 1453. Fu probabilmente concepita per una destinazione privata, come suggerisce l'iscrizione. Della sua storia collezionistica si ignora molto prima del 1896, quando il dipinto fu acquistato dallo Stato italiano dai signori Coen-Rocca Luzzato di Venezia su proposta del Cantalamessa. In precedenza, era posseduto dal contadino Filippo Bertoldi di Merlara (Montagnana).
Attualmente, la Madonna dello Zodiaco è conservata nelle Gallerie dell'Accademia a Venezia.