La mattina del 6 gennaio del 1903, il quindicenne Francesco Forgione partì alla volta di Morcone per entrare in noviziato. Lì si trovò a cospetto di Fra Camillo, il frate cercatore che tanti anni prima aveva incontrato a Piana Romana e che aveva ispirato la sua vocazione di farsi frate Cappuccino. Fu un momento di gioia e commozione pura per entrambi: quando Fra Camillo vide Francesco, lo baciò e lo riempì di carezze, dicendogli: “EH FRANCÌ! BRAVO, BRAVO!”
Padre Tommaso, maestro dei novizi, dopo un esame preliminare, ammise Francesco a frequentare l’anno di noviziato. Era presente tutta la comunità, e con un incessante scampanio, ebbe inizio il solenne rito in cui Francesco Forgione, spogliato dell’uomo vecchio, fu rivestito dell’uomo nuovo e del saio francescano dei Cappuccini, divenendo Fra Pio da Pietrelcina e facendo il suo ufficiale ingresso nel mondo religioso.

La Rigorosa Vita nel Convento di Morcone
Fra Pio trascorse l’anno di noviziato nel convento di Morcone (BN), un luogo dove la vita era quanto di più rigoroso si potesse immaginare. Qui, oltre alla disciplina, regnavano il silenzio perpetuo e il totale distacco dalle cose e dagli affetti terreni. Egli affrontò con pazienza e devozione i disagi del freddo intenso - poiché nel convento non c’era riscaldamento -, i digiuni prescritti e l’interruzione del sonno a causa della recita comunitaria delle ore notturne. Non si stancò di portare a termine tutti i suoi rituali e lo fece con la più alta devozione.
Regole e Penitenze Quotidiane
Ogni minima infrazione alla Regola veniva severamente punita. Come raccontava Padre Pio ai suoi figli spirituali: “Se uno rompeva il silenzio nei tempi proibiti, doveva stendersi sul pavimento con le braccia distese a forma di croce, e recitare cinque Pater Noster e cinque Ave Maria”. Il maestro dei novizi poteva dare un breve permesso di riscaldarsi al fuoco comune, un locale con camino sempre acceso.
Numerosi erano i digiuni imposti dalla Regola: si digiunava tutti i venerdì dell’anno, in onore della Madonna dal 30 giugno al 15 agosto, durante l’Avvento dal 2 novembre al 25 dicembre, e la Quaresima dal mercoledì delle ceneri al venerdì santo. Alla vigilia delle feste della Madonna e dei Santi dell’Ordine, si mangiava per terra, in ginocchio. La disciplina era dura e pochi potevano resistere.
La vita prevedeva anche umili mansioni: ognuno lavava i propri panni nel rannaio, alternando avemarie al tonfo dei panni battuti nell’acqua e sulla pietra del lavatoio. Anche quando pulivano le latrine, i novizi dovevano recitare il rosario ad alta voce o cantare inni sacri. Mentre gli altri frati del convento portavano i sandali ai piedi, senza calze, i novizi erano sempre a piedi nudi. Gli indumenti che passava il convento erano di varie misure e venivano sempre distribuiti a caso, proprio per offrire al giovane religioso l’occasione di adattarsi a tutte le difficoltà.
Le "Stranezze" di Fra Pio e la Flagellazione
Durante il noviziato, Fra Pio continuò ad essere un esempio per i suoi compagni. La sobrietà del suo comportamento, tuttavia, faceva passare in secondo piano alcune stranezze notate dai superiori e dagli altri giovani frati, come il suo scarso appetito. Spesso, a refettorio, il Maestro e il Guardiano del Convento si accorgevano che talvolta non toccava neppure i piatti, ma notavano anche il suo tentativo di passare inosservato e il conseguente imbarazzo, e facevano finta di niente. Fra Guglielmo e Fra Placido, invece, lo sorprendevano non di rado in lacrime dopo la lettura della Passione di Cristo; le prime volte quelle lacrime formavano una chiazza umida sul pavimento ligneo del coro.
Spesso, durante la ricreazione, gli occhi dei novizi lo cercavano invano. Mentre gli altri giocavano, lui era a pregare, nel coro o nella sua cella, sempre col permesso dei superiori. E non era il carattere che lo portava a isolarsi; anzi, con gli altri si trovava bene, e gli altri si trovavano bene con lui. Ma la gioia di stare con gli altri gli illuminava il viso soprattutto nei momenti di preghiera comunitaria, anche durante quella notturna, e persino, strano a dirsi, quando il maestro chiamava i novizi a flagellarsi, tutti insieme, per fare esperienza dei patimenti del Figlio di Dio.
A quelle collettive, poi, Fra Pio, nel segreto della sua stanza, aggiungeva qualche altra penitenza personale. Evidentemente non riteneva sufficienti l’obbligo di camminare a piedi scalzi, il duro giaciglio, il lavoro ancora più duro, l’imposizione di lunghi periodi di silenzio e tutti gli altri severi precetti non facili da sopportare. Il suo comportamento era così esemplare che colpiva i compagni di studio, sebbene nessuno fosse in grado di immaginare il disegno di Dio su quel ragazzo.

Studio e Difficoltà con il Maestro dei Novizi
A scuola era come tutti gli altri, non spiccava per ingegno, anche se non si faceva mai cogliere impreparato. Forse era questa l’unica stranezza, poiché non è da tutti saper rispondere a ogni interrogazione, eppure su quello studente circolava voce che passasse poco tempo sui libri. Il maestro dei novizi, Padre Tommaso da Monte Sant’Angelo, molto probabilmente soffriva di stato epilettico non-convulsivo, con assenze prolungate, possibilmente per ore, senza manifestazioni motorie. Il novizio non poteva iniziare attività senza la sua benedizione, e poteva così accadere che Padre Tommaso fosse soggetto ad assenza proprio quando il novizio stava in ginocchio pronto per ricevere la sua benedizione.
La lettura era strettamente regolamentata nel noviziato: «Non esisteva alcun libro, né sacro né profano. Era permesso leggere solo una quindicina di pagine, finite le quali si cominciava daccapo. Immaginate cosa significhi questo per un anno intero!». Tuttavia, Padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi confermò che durante l’anno di “probazione” a Fra Pio venne concesso di leggere altro, suggerendo che Padre Pio stesso volesse dare una coloritura iperbolica al suo racconto su questa restrizione.
L'Esame e la Professione dei Voti Temporanei
Trascorso l’anno di prova, il novizio pietrelcinese superò a pieni voti le tre valutazioni della comunità religiosa. Mancavano ancora due tappe: una settimana di esercizi spirituali e un vero e proprio terzo grado da parte dei superiori. A Fra Pio furono poste domande dirette sulla sua volontà: «I voti che stai per emettere sono spontanei, sinceri, senza minaccia, sforzo o seduzione di qualsivoglia persona del secolo o della religione? È con vera intenzione che intendi obbligarti a Dio coi tre voti, osservando la vita e la regola dei Frati Minori Cappuccini in perfetta vita comune?». Le sue risposte convinsero gli esaminatori, che trovarono soddisfacenti anche quelle relative alla conoscenza della religione e della regola cappuccina.
La Cerimonia del 22 Gennaio 1904
La sera del 21 gennaio 1904, l’ansia e la volontà di prepararsi adeguatamente furono più forti della stanchezza di un’intensa giornata di vigilia. Dopo l’ultima preghiera, tutti i novizi cercarono la porta del coro per essere pronti, anche con il necessario riposo, ad affrontare la solenne giornata che stava per cominciare. Tutti tranne uno: Fra Pio era rimasto al suo posto, senza destare meraviglia, essendo sempre l’ultimo a uscire e talvolta trattenendosi qualche minuto in più. Sorpreso ancora con gli occhi bagnati dal Crocifisso ligneo del coro illuminato dall’aurora, quel giovane frate sui generis si rese conto che era arrivata l’ora di predisporsi a vivere il grande evento.
Qualche ora dopo, il 22 gennaio 1904, si ritrovò, a distanza di un anno, nuovamente davanti all’altare maggiore, ai piedi della statua della Vergine che indica il cielo con lo sguardo. Questa volta, però, di fronte a lui c’era Padre Francesco Maria, il superiore del Convento di Morcone, che con la sua autorità in quel momento rappresentava tutto l’Ordine dei Frati Minori Cappuccini. A lui Fra Pio promise di vivere nell’obbedienza, nella povertà e nella castità, almeno per un periodo di tre anni. Poi, se lo avesse voluto, avrebbe potuto confermare questo proposito per tutta l’esistenza. Erano presenti anche i suoi genitori e un’intera comunità in festa.
Nell’assemblea dei fedeli, non ancora notata dal neo-professo, c’era una donna che piangeva di gioia e per la commozione. Solo al termine della celebrazione, le lacrime della madre e quelle del figlio si fusero in un abbraccio atteso per dodici lunghissimi mesi. Fra i singhiozzi, la donna riuscì a balbettare solo una frase: «Figlio mio, ora sì che sei figlio tutto di San Francesco».
I Primi Anni da Frate e le Esperienze Mistiche
Dal 3 gennaio 1903 al 25 gennaio 1904, Fra Pio da Pietrelcina dimorò nel convento dei frati Cappuccini di Morcone per l’anno di Noviziato. Un anno dopo, quando emise i voti semplici prima di lasciare Morcone, era già un frate completo. Gli anni che seguirono al noviziato furono per Padre Pio un continuo trasferirsi da un convento all’altro per seguire i vari corsi, ma anche, in qualche caso, per motivi di salute. Le sue permanenze non erano lunghe, perché la salute aveva subito cominciato ad apparire precaria, con malesseri generali, febbri e impossibilità di ritenere ciò che mangiava. Di fatto, era più il tempo che trascorreva a Pietrelcina, dove continuava, come poteva, a studiare, mantenendo un’assidua corrispondenza con i superiori, padre Benedetto e padre Agostino, entrambi di San Marco in Lamis. Specialmente il secondo, aveva ben compreso che tutto ciò che accadeva in quel frate malaticcio non era proprio del tutto naturale, riconoscendo in lui l'inizio della sua vita dolorosa e la sorgente inesauribile dell'eroismo della sua vocazione.
La Storia di Padre Pio (parte 2) - RAI Storia
Visioni e Fenomeni Straordinari
Già vide Gesù nella chiesetta di Sant’Anna e il suo Angelo Custode, «piccolo compagno della sua infanzia». Padre Benedetto da San Marco in Lamis, nel suo Quaderno di Cronaca, scrisse che «a circa venti anni (dunque intorno al 1907) cominciò il dono delle visioni. Oculari mai, sì e vivissime, qualche volta della Passione o scene. Spesso e continue della Sacra Famiglia. In figure fisse e agenti. Gesù e Maria che si carezzavano, divertiva fanciullino. Scambio di affettuose dimostrazioni fra tutti e tre. Presenza spirituale di Dio. In modo fisso. È continuata sempre».
Un episodio significativo risale al febbraio 1905, quando l’allora diciottenne Fra Pio si trovava, nelle ore notturne, nel coro del convento di Sant’Elia a Pianisi. In un biglietto autografo descrisse come, durante un mattutino, sentì rumori dalla cella vicina. Pensando che Fra Anastasio vegliasse in orazione, si mise a recitare il Rosario. I rumori si fecero più insistenti e si sentì un forte odore di zolfo. Le due finestre, la sua e quella di Fra Anastasio, erano così ravvicinate che si potevano scambiare oggetti. Cercò di chiamare senza alzare troppo la voce e vide del fumo. Questo evento sottolinea le intense esperienze spirituali che caratterizzavano i suoi primi anni da frate.
Miracoli e Aneddoti
Nel maggio del 1906, durante una delle passeggiate settimanali, in un vigneto con ciliegi stracarichi, l’anziano Padre Arcangelo, vedendo tanta grazia di Dio, invitò i novizi a salire sugli alberi a mangiare ciliegie finché volessero. Fra Pio e Padre Giustino da San Giovanni Rotondo rimasero a terra, gustando solo qualche ciliegia. L’entusiasmo si mutò in apprensione per Padre Arcangelo quando vide molti rami spezzati. “Giovanotti - disse, esortando - mangiatene pure quante ne volete, ma almeno lasciatemi gli alberi!...”
Un altro episodio, accaduto a S. Pellegrino martire ad Altavilla Irpina (Avellino), vide un figlioletto storpio portato al cospetto del giovane Francesco per chiedere la grazia al Santo. Inaspettatamente, avvenne il miracolo e il bambino si mise a camminare davanti agli occhi compassionevoli del giovane frate. Questo evento, pur se leggermente successivo al noviziato, evidenzia le sue precoci capacità spirituali e la sua missione di Cireneo per tutti.
L'Ordinazione Sacerdotale
La solenne cerimonia di ordinazione ebbe luogo nel duomo di Benevento e fu officiata da monsignor Paolo Schinosi, arcidiacono e visitatore generale della diocesi. Era presente anche la madre Giuseppa. «Il giorno di san Lorenzo fu il giorno in cui trovai il mio cuore più acceso di amore per Gesù. Quanto fui felice, quanto godei quel giorno!», scrisse in seguito Padre Pio, riferendosi a un momento di profonda unione mistica, probabilmente legato alla sua ordinazione sacerdotale. Il 14 agosto seguente celebrò la sua prima messa a Pietrelcina.