La frazione di Madonna delle Rocche rappresenta una delle località dell'Alto Monferrato con una profonda storia di devozione religiosa. Il culto di Maria ha reso questa zona la più significativa dell'ampio territorio di Molare. "Le Rocche" sono da sempre l'accesso principale per chi desidera addentrarsi nella selvosa Alta Valle Orba.
Il Santuario di Madonna delle Rocche
Il Santuario di Madonna delle Rocche, con i suoi quasi cinque secoli di storia, è il frutto di una grande devozione mariana. L'abitato, che ancora si adagia nell'ultimo tratto di piana al di là del Rio Amione, non è la prima cosa che attira l'attenzione del visitatore proveniente da Molare, bensì il famoso Santuario, che sembra sfidare ostinatamente le pendenze boschive dietro le quali si nascondono le frazioni di San Luca e Bandita (quest'ultima già comune di Cassinelle), e ancora Olbicella, fino a giungere a Tiglieto.
L'Apparizione e il Primo Miracolo
L'origine del Santuario è legata a un'apparizione della Madonna avvenuta nel XVI secolo. La tradizione narra che una povera donna di Molare, di nome Clarice, mentre portava al marito delle erbe cotte sul monte dove egli tagliava legna, giunse in località "le Rocche". Qui, proprio dove oggi sorge l'Altare Maggiore del Santuario, le apparve una bellissima Signora vestita di un ricco manto azzurro e avvolta da uno splendido bagliore. La donna, caduta in ginocchio, fu chiamata per nome dalla Signora, che le chiese del pane. Nonostante Clarice avesse solo le erbe cotte, su insistenza della Signora, scoprì il suo paniere e lo trovò colmo di pane fresco e profumato. La misteriosa Signora si rivelò essere la Vergine Maria e le chiese di andare a Molare per dire a tutti il suo desiderio di una Chiesa in quel luogo, dove avrebbe posto un trono di grazie.
La notizia dell'apparizione si diffuse rapidamente tra gli abitanti di Molare, suscitando grande commozione ed entusiasmo. Il primo miracolo è narrato dallo storico del Santuario, D. Giuseppe Antonio Gaioli, arciprete di Molare: un uomo di nome Giovan Maria Cazuli, da anni quasi del tutto paralizzato, udita la notizia, si recò sul monte delle Rocche e lì, con viva fede, implorò la Vergine. All'istante si ritrovò sano nelle membra, lasciando i suoi sostegni di legno ai piedi di Maria ed esclamando: "Viva, viva Maria!". A seguito di questo e altri fatti miracolosi, la devozione alla Madonna delle Rocche si estese nei paesi circostanti. Sul luogo dell'apparizione fu eretta una croce di legno e successivamente un quadro, poi restaurato, raffigurante la Madonna con Gesù Bambino, S. Giovanni Battista e due Vescovi (probabilmente S. Guido e S. Maggiorino), è conservato nella Cappellina degli ex voto.
La Costruzione e lo Sviluppo del Santuario
Il 17 maggio 1608, il Consiglio Comunale di Molare si riunì per decidere la costruzione della "bella fabbrica della Chiesa della Beatissima Vergine delle Rocche". A quella data esisteva già una Cappella, ma l'afflusso di pellegrini richiedeva un edificio più grande. Grazie agli sforzi degli abitanti di Molare, guidati dai sacerdoti e dalle autorità comunali, dopo il 1620 si registrarono grandi concorsi di popolo. Data la continua affluenza di devoti, nel 1661 si rese necessaria la ricostruzione del Santuario su tre navate. Un piccolo campanile, dotato di due campane, era già stato eretto nel 1635. Nel 1867, la Chiesa fu allungata di un'arcata e la facciata rifatta. Nel 1882, Carlo Guala di Molare donò alla Chiesa un magnifico organo.
La devozione alla Madonna delle Rocche crebbe talmente nei paesi vicini che si decise di incoronare la statua. La prima solenne Incoronazione avvenne il 10 agosto 1823, con grandi preparativi che inclusero la sistemazione della strada e del piazzale, e l'erezione di un palco a tre arcate con il trono per la Madonna e l'Altare per la celebrazione. I festeggiamenti durarono molti giorni, attirando un elevatissimo numero di pellegrini. Fu in questa circostanza che l'arciprete Giuseppe Antonio Gaioli si fece carico di costruire il ponte sul Rio Amione per facilitare il pellegrinaggio dei fedeli. Tutto il XIX secolo fu un periodo di grandi trasformazioni per il nuovo Santuario, con l'amministrazione comunale che affidò il servizio religioso ai Padri Passionisti, un ordine fondato da San Paolo della Croce di Ovada. Nel 1880, i Passionisti presero dimora alle Rocche, dando inizio a un periodo di grande sviluppo per la comunità, con l'organizzazione di treni speciali da Genova e Acqui Terme per le festività.
Nel 1939, una controversia giuridico-amministrativa tra il Comune di Molare, i Padri Passionisti e la Diocesi di Acqui Terme si concluse con un parere del Consiglio di Stato che assegnava la proprietà del Santuario alla Diocesi. Da allora, i Padri Passionisti sono i custodi del Santuario. La festività principale della frazione è quella dell'Assunta, in concomitanza della quale si svolge la Festa dell'Ospitalità durante il weekend di Ferragosto.
Il Contesto Locale: Piana di Campale e Dintorni
Il piccolo borgo di Loc. Terio, posizionato al di qua del Rio Amione, si nasconde dietro il maestoso parco della Villa di Campale, una dimora ottocentesca di proprietà della Marchesa Salvago-Raggi. Campale, come Terio e Borgo Peruzzi, sorge dove la piana si fonde a occidente con le colline tipiche dell'Alto Monferrato, che però lasciano bruscamente spazio, in corrispondenza della Madonna delle Rocche, a un ambiente ripido e boscoso.
Il vialone che sale al Santuario delle Rocche, dotato di Via Crucis, offre un comodo accesso al bosco. Questo percorso suggestivo, immerso in un lussureggiante bosco di castagni, prosegue fino alla Frazione San Luca e, da lì, alla Frazione Bandita di Cassinelle, ideale per camminate e mountain bike, molto frequentato in autunno per la ricerca di funghi e la raccolta di castagne. Oltre la frazione, in direzione Olbicella, la Piana di Campale tenta di insinuarsi nella stretta Valle Orba, dando vita a Loc. Cerreto. Il Castello del Cerreto è un'altra meravigliosa dimora di fine ottocento che custodisce l'accesso all'Alta Valle Orba. A Loc. Cerreto sorgeva la Centrale Elettrica delle O.E.G., spazzata via dalle acque durante il Disastro di Molare e ricostruita nel 1940, oggi di proprietà Tirreno Power. Nelle vicinanze, presso Loc. Cerreto, si trova anche il Parco Faunistico dell'Appennino, dotato di aree attrezzate per giornate all'aria aperta e che organizza centri estivi per bambini e ragazzi.
Il Torrente Orba: Un Percorso tra Storia e Natura
Il Torrente Orba nasce sul versante ovest del Monte Reixa, vicino al passo del Faiallo, a circa mille metri di quota, in una faggeta. Dopo un percorso di 68 chilometri, confluisce nella Bormida nei pressi di Alessandria. La prima parte del suo corso è ripida, caratterizzata da piccole cascatelle. Dopo aver toccato San Pietro d’Olba e Martina d’Olba, il torrente entra in provincia di Genova.

Il Lago di Ortiglieto e il Disastro del 1935
Successivamente, l'Orba si allarga nel Lago artificiale di Ortiglieto, ormai in gran parte interrato. Si tratta di un invaso di modeste dimensioni realizzato nel 1940, dopo che, cinque anni prima, era crollata una delle due dighe di uno specchio d'acqua molto più vasto. Nell'agosto 1935, a causa di piogge eccezionali, il grande lago tracimò, erodendo una struttura sulla sella del bric Zerbino. L'enorme pressione sfondò la montagna, cambiando il corso dell'Orba e riversando una spaventosa massa d'acqua nella valle, causando morte e distruzione. Giunto ad Ovada, la sua portata aumenta grazie all'apporto del Torrente Stura. Il corso d'acqua procede poi verso nord, raggiungendo Silvano d'Orba, dove confluisce con un altro tributario importante, il Piota, che riceve anche le acque del Torrente Gorzente.
La Riserva Naturale e il Legame con Molare
L'ultimo tratto del corso dell'Orba rientra nelle Aree Protette del Po Piemontese, specificamente nella Riserva Naturale Torrente Orba, che si estende su una superficie di 257 ettari nei comuni di Predosa, Bosco Marengo e Casal Cermelli, ospitando numerose specie floristiche protette. Il legame tra il Torrente Orba e Molare è indissolubile. Per secoli, il fiume ha rappresentato il confine tra il Monferrato e il Genovesato e tutt'oggi parte del suo corso divide la Regione Piemonte dalla Liguria. All'altezza di Molare, l'Orba scorre dolcemente fino al ponte ferroviario, per poi deviare bruscamente verso Est, in corrispondenza della Rocca di Liccu, e raggiungere Ovada.
Punti di Interesse e Balneazione sull'Orba
Nella stagione estiva, il torrente è intensamente frequentato dai turisti grazie alla discreta quantità e buona qualità delle sue acque, che permettono la balneazione in alcuni laghetti. I siti più frequentati si estendono a partire dal Ponte di Molare verso monte, con spiagge ghiaiose e limitate porzioni sabbiose o rocciose.
- Ponte: Un tempo molto frequentato per un laghetto profondo che consentiva nuotate, ora la profondità è diminuita.
- Salve Regina: Tra i laghetti più frequentati dalle famiglie, con scarsa profondità ma buona circolazione d'acqua. Il nome deriva dalla preghiera, poiché in passato i pellegrini diretti alla Madonna delle Rocche, dopo aver guadato il fiume, scorgevano il Santuario da questo punto.
- Lago Tana: Una sorta di piscina "non naturale" creatasi a causa degli sconsiderati prelievi di ghiaia, profondo circa 3 metri.
- Le Camminaje: Posizionato a metà strada tra Molare e Fraz. Madonna delle Rocche (raggiungibile da Fraz. Battagliosi), è uno dei posti più belli di questo tratto, ideale per rinfrescarsi, sebbene la quantità d'acqua non permetta nuotate profonde. È presente una vecchia briglia dell'acquedotto di Cassinelle.
Nel tratto compreso tra il Ponte di Molare e la Rocca di Liccu, non vi sono particolari siti frequentati dai bagnanti. Il Lago del Signorino, visibile sotto la rocca di Molare, ha legato il suo nome a drammatici episodi, talvolta culminati in tragedie a causa di insidiose correnti.

Tratto a Valle delle Camminaie
Oltrepassate le Camminaie, la Valle Orba muta repentinamente, da ampia e terrazzata a stretta e incassata tra ripidi versanti rocciosi, conferendo al Torrente Orba un aspetto più selvaggio. Anche qui si trovano laghetti per rinfrescanti nuotate:
- Diga Bassa o Lago di Salvatore: Era la Diga di Compensazione della Centrale Elettrica delle O.E.G., un ponte ad archi con paratoie. Il nome "Salvatore" deriva dal guardiano, Salvatore Quintavalle. Anche qui, l'estrazione di ghiaia ha rovinato parte del sito.
- Canyon di Molare: Una strettissima forra dove l'Orba incide rocce metamorfiche compatte. Tratto di alveo di circa cento metri, largo cinque o sei, con pareti verticali alte una decina di metri e acque profonde di diverse tonalità di verde. Le acque più profonde sono anche molto fredde, rendendo pericolosi i tuffi.
- Cascina Isola Lunga e Le Spiaggette: A monte del Canyon, piccoli laghetti tra scogli rocciosi e spiagge di sabbia grossolana. Non adatti per nuotare, ma per rinfrescarsi. L'omonima cascina fu allagata durante il Disastro di Molare.
- Marciazza e Marciazzetta: Uno degli angoli più straordinari della Valle Orba. Il fiume crea uno spettacolare meandro con piana alluvionale in sinistra orografica, ancora coltivata. A Marciazzetta, un bellissimo laghetto e una spiaggetta sono ideali per il relax.
Oltre Marciazza e Marciazzetta, il fiume non offre siti di rilievo per la balneazione fino a Loc. Ortiglieto. Un suggestivo angolo dell'Orba è il meandro di Castellunzè (o Castellocielo), uno strettissimo meandro incassato oltre il quale si trova Bric Zerbino.
Il Rio Amione e le sue Storie
Il Rio Amione, affluente di sinistra orografica del Torrente Orba, scorre in un settore geologicamente affascinante, impostato con ogni probabilità su una discontinuità tettonica che mette a contatto rocce sedimentarie dell'antico mare triassico con complessi molto più antichi. Questa contrapposizione di rocce spiega il rapido mutamento del panorama che interessa la zona di Frazione Madonna delle Rocche. In alcuni tratti, il rio incide rocce sedimentarie ricchissime di fossili.
Il ponte sul Rio Amione ebbe un ruolo anche nella storia del Disastro di Molare, essendo oggetto di contesa tra l'amministrazione comunale e le "Forze Idrauliche delle Liguria" per la sua costruzione. Borgo Amione è un nucleo di case immerso nella piana di Campale, dove fino agli anni '50 funzionava una fornace per la produzione di mattoni.
Il Rio Meri e le Grotte della Sberzulera
Il Rio Meri è uno dei principali affluenti del Torrente Orba e confluisce alcune centinaia di metri a monte dell'attuale diga di Ortiglieto. Nel suo tragitto di quasi 10 km, attraversa i Comuni di Ponzone, Cassinelle e Molare. Il Rio Meri giocò un ruolo importante durante il Disastro di Molare, contribuendo all'afflusso dell'Orba. Il ponte sul Rio Meri fu un'opera accessoria importante durante la realizzazione dell'invaso di Ortiglieto.
Oltre al suo ruolo storico, il Rio Meri rappresenta una piccola oasi selvaggia, dove le attività umane si limitano alla caccia, alla raccolta di funghi e castagne. La risalita del Rio Meri è difficile a causa della folta vegetazione boschiva che custodisce una serie di piccoli laghetti, habitat ideale per la fauna acquatica (trote, barbi, gamberi). I boschi circostanti ospitano numerose specie animali come cinghiali, caprioli, volpi e scoiattoli. Dal punto di vista geologico, il Rio Meri scorre all'interno di una valle perfettamente orientata Ovest-Est, frutto di un importante accavallamento per faglia di differenti unità rocciose del Gruppo di Voltri, evidenziato da rocce fratturate e deformate.
La Sberzulera: Leggende e Geologia
Procedendo alcuni chilometri verso monte, si raggiunge la confluenza tra il Rio del Frasso e il Rio Ciapela, che danno origine al Rio Meri, in una località conosciuta come Valle Fredda (Comune di Cassinelle). Qui si trova la famigerata Sberzulera, un rilievo montuoso (630 m s.l.m.) con due grotte che, secondo la leggenda, erano abitate dagli "Sberzoi", folletti poco raccomandabili. Il luogo è cupo e di difficile accesso. La Sberzulera è un enorme masso alto una quindicina di metri, con profonde fratture accessibili solo a speleologi esperti.
L'ipotesi più accreditata sulla genesi delle grotte della Sberzulera è legata a lineamenti tettonici (faglie). Tuttavia, è probabile che l'area sia stata in passato sede di una grande frana che ha mobilitato una grande quantità di materiale roccioso. Una delle fratture causate dal crollo di un grande blocco potrebbe aver dato origine alla grotta. La Sberzulera può essere considerata un "crotto", luoghi che intrappolano masse d'aria a temperatura quasi costante, tipici di grandi accumuli di frana.
Il Lago dei Lanzichenecchi (Muiacin)
Un altro luogo particolare nell'area è il Lago dei Lanzichenecchi, conosciuto anche come Lago del Muiacin. Si trova sulla destra orografica del Torrente Orba, all'altezza di Loc. Carrette, a circa 310 m s.l.m., un centinaio di metri sopra l'alveo fluviale. È un'area pianeggiante di forma circolare, circondata da boschi, che a seconda della stagione può presentare uno specchio d'acqua o un'ampia radura erbosa con una depressione al centro. Nei periodi piovosi, il lago ha un diametro di circa 50-60 metri e una profondità massima di 1,5-2 metri, alimentato dalle acque che ruscellano dal ripido versante a forma di anfiteatro.

Il nome "Muiacin" in dialetto significa "bagnato" o "marcio". L'appellativo "dei Lanzichenecchi" si riferisce alla tradizione popolare che vuole il sito come punto di accampamento dei mercenari tedeschi. La zona di Molare e Ovada, e più in generale la Valle Orba, fu a lungo oggetto di dispute come zona di confine tra Monferrato, Repubblica di Genova e il Ducato di Milano, e tra il XVI e il XVII secolo divenne campo di battaglia tra Francia, Spagna e Sacro Romano Impero. La presenza di truppe imperiali, inclusi i Lanzichenecchi, è storicamente documentata nella Valle Orba, ad esempio con il Baròn Giovanni Battista Lodròn. Nonostante un rilevamento con metal-detector nel 2011 non abbia evidenziato reperti metallici, ritrovamenti di reperti spagnoli sul versante occidentale del Bric del Lovè suggeriscono la presenza di truppe nella zona. È probabile che il toponimo "Lago dei Lanzichenecchi" abbia radici cinquecentesche.
La Deformazione Gravitativa Profonda di Versante (DGPV)
La genesi della depressione del Lago dei Lanzichenecchi non è dovuta a interventi umani o impatti di asteroidi, ma a un fenomeno naturale denominato Deformazione Gravitativa Profonda di Versante (DGPV). Questo fenomeno, studiato in aree alpine e appenniniche, implica una movimentazione estremamente lenta del versante, generata dalla progressiva deformazione e disarticolazione della massa rocciosa. Questo avviene quando le rocce del versante presentano numerose discontinuità strutturali (faglie o scistosità) che fungono da linee di debolezza. I movimenti sono dell'ordine di pochi millimetri all'anno e portano a un rimodellamento della topografia del versante, creando depressioni e trincee. A differenza delle frane, nelle DGPV i blocchi rocciosi sparsi lungo i versanti sono il risultato della disgregazione profonda del basamento roccioso.
Una prospezione geofisica del 2011 ha rivelato uno spessore di almeno 20 metri di materiale completamente disgregato e saturo d'acqua sotto il Lago dei Lanzichenecchi. Questo settore della Valle Orba è caratterizzato da molte linee di faglia che spesso influenzano il reticolo idrografico, imponendo deviazioni ai corsi d'acqua. Per raggiungere il Lago dei Lanzichenecchi, si passa per Loc. Albareto e poi lungo una mulattiera in discesa. Un altro possibile esempio di DGPV si trova a circa 1 km a Nord-Ovest dal lago, nel versante che sovrasta l'area attrezzata "Lo Scoiattolo" (ex-Percorso Verde di Madonna delle Rocche).