Introduzione al Coltello Eucaristico
Il coltello, caratterizzato da una lama in ferro traforata, si ritiene fosse utilizzato durante la celebrazione eucaristica. Probabilmente in uso soprattutto in ambienti monastici, e particolarmente in quelli dell’ordine cluniacense, per la frazione del pane.
Caratteristiche e Contesto Storico del Coltello
Descrizione Dettagliata
Il coltello eucaristico del cardinale Guala Bicchieri è costituito da una lama di ferro la cui forma, aperta al centro, ricorda la Sacra Lama di Vienna, e da un’impugnatura in legno di bosso intagliato. Quest'ultima è chiusa all’estremità superiore e inferiore da due lamine d’argento, che recano un’iscrizione. Sul manico sono riprodotti i lavori dei Mesi in successione cronologica.

Datazione e Attribuzione
I più recenti studi critici sul coltello lo datano al primo quarto del XIII secolo e lo attribuiscono a una maestranza padana. Alcuni confronti, però, con avori intagliati di origine inglese, conservati presso il MET, il V&A e il Museo Nazionale del Bargello, nonché con le miniature del Salterio di Saint Albans, sembrano suggerire una datazione compatibile con quella della Cloisters Cross del MET e un ambito di produzione inglese, forse proprio il monastero Saint Albans.
Il Legame con Guala Bicchieri
Attestato nel XVIII secolo nel tesoro della cattedrale di Vercelli, il coltello è legato alla figura del cardinale Guala Bicchieri, fondatore dell’edificio nel 1219. Probabilmente il coltello fu acquisito da Guala Bicchieri durante il suo soggiorno in Inghilterra come legato pontificio. Forse anche perché, secondo una leggenda, si tratterebbe dell’arma con cui sarebbe stato ucciso Tommaso Beckett.
La Rappresentazione dei Mesi nell'Arte Medievale: Contestualizzazione
Il tema dei mesi, le cui radici affondano nella decorazione musiva romana e nei calendari di età paleocristiana, godrà di larghissima fortuna in tutta l’Europa medievale. Il suo successo è riconducibile ai significati simbolici e religiosi insiti nella rappresentazione: le attività umane, legate al mondo dell'agricoltura, scandiscono il tempo della vita terrena e consentono all'uomo l'elevazione e l'espiazione del peccato originale. Molto accurata è la resa degli utensili di lavoro, quasi sempre in primo piano, e osservando i volti si può inoltre gustarne la caratteristica espressività. L’artista ci offre quasi delle istantanee, che catturano precisi momenti della quotidianità dell’uomo medievale.

Il Ciclo di Benedetto Antelami nel Battistero di Parma
La rappresentazione dei mesi dell’anno di Benedetto Antelami costituisce uno dei maggiori capolavori della scultura medievale. I rilievi scolpiti da Benedetto Antelami (dalla metà del Duecento collocati nel Battistero di Parma nella posizione attuale) rappresentano il ciclo dei Mesi e delle Stagioni. L'artista ha ideato delle scene innovative ricche di particolari descrittivi e ispirate perlopiù al mondo del lavoro, indissolubile protagonista del ciclo, che oltre a dettare lo scorrere del tempo e scandire le attività proprie dell'economia medievale, è concepito anche come mezzo di riedificazione spirituale. È proprio attraverso la sua pratica che l'uomo si riscatta definitivamente dalla colpa di Adamo, già lavata col Battesimo. I frutti del duro lavoro sono anche da ricollegare simbolicamente agli emblemi del cristianesimo, il vino e il pane al centro della rappresentazione dei mesi. La curiosa scelta di Antelami di far iniziare l’anno da marzo è legata al fatto che, nel Medioevo, il tempo dell’uomo è illuminato dal tempo di Dio.
Il ciclo, pensato per essere letto in senso antiorario, inizia con:
- Marzo: il mese dell'Annunciazione, che anticamente segnava l'inizio del calendario. Qui un giovane dai riccioli scomposti, calzato e vestito con una tunica corta, è ritratto mentre suona l'olifante con l'obiettivo di risvegliare la natura dal lungo letargo.
- Aprile: un re coronato dai capelli lunghi e ondulati e reso frontalmente, con indosso un abito dalle maniche lunghe sopra il quale porta un mantello all'antica, in una mano tiene un fiore e nell'altra un ramo. Lo segue la sua compagna, la Primavera, col capo cinto da una corona di fiori e i capelli ricadenti lungo la schiena.
- Maggio: un uomo a cavallo, forse un soldato col falcetto, rappresenta il mese in cui si andava in guerra.
- Giugno: inaugura i mesi dedicati al lavoro della terra; qui un contadino recide le spighe. Con il mese di giugno l’Antelami si concentra così sulla coltivazione del grano, letto nella sua doppia dimensione alimentare e religiosa.
- Luglio: la raccolta verrà poi completata con la battitura del grano, eseguita da Luglio, che incita i cavalli a calpestare le spighe con le zampe.
- Agosto: apre il ciclo dedicato al vino; il contadino è ritratto in cantina mentre con un martello di legno batte su un altro martello per stringere bene i cerchi intorno alle doghe delle botti. Al vino sono dedicati i mesi di agosto e settembre.
- Settembre: la vendemmia.
- Ottobre: la semina. Qui il contadino porta le scarpe schiuse e il mantello è raccolto sul braccio così da formare un incavo nel quale porre le sementi da spargere.
- Gennaio: reso come un vecchio bifronte, l'unico scolpito a tutto tondo invece che appoggiato a lastre verticali. Seduto su una sedia ornata di leoni sta scaldandosi davanti al fuoco, come mostra il gesto di rialzarsi la sopravveste, il volto principale è incorniciato da ricci che escono da una cuffia stretta che avvolge il capo; pure ricciuti sono i baffi e la barba. La testa posteriore è simile ma più piccola, indossa un manto chiuso in alto e bordato da un collo di pelo.
- Inverno: in stretto rapporto con Gennaio è l'Inverno, un anziano dalla barba e dai baffi fluenti e col capo ricoperto da una cuffia di lana. La parte sinistra del suo corpo è coperta e dietro si staglia un albero secco, indice della stagione fredda nella quale la campagna appare desolatamente spoglia, mentre la parte destra è nuda e dietro appare un albero fiorito, indicativo della stagione che si sta risvegliando.
- Febbraio: un giovane riccioluto che vanga la terra, pronta a rinascere a nuova vita in una continuità che è propria della natura e anche del cristianesimo.
Il Maestro dei Mesi e la Porta dei Pellegrini di Ferrara
Situata al centro del fianco meridionale della Cattedrale di Ferrara, la Porta dei Pellegrini, anche detta dei Mesi, doveva il proprio nome ai fedeli che, diretti a sud, la attraversavano prima di recarsi in visita ai luoghi di culto. Il portale originario, decorato da Nicholaus e dalla sua bottega dopo il 1135, fu murato nel 1717 e definitivamente demolito nel 1736. Alla fase nicholiana si riconducono due grifi e due leoni stilofori, la formella con "Eva filatrice" e il frammentario "Telamone", oggi visibili nel Museo della Cattedrale.
Ad un aggiornamento duecentesco del portale invece si riconducono uno dei massimi capolavori della scultura italiana: le formelle dei Mesi di Ferrara. La porta era decorata da un complesso programma decorativo realizzato da un anonimo maestro oggi definito “Maestro dei Mesi”, attivo a Ferrara tra il 1225 e il 1230. Attraverso diverse lastre, scolpite con estrema naturalezza, attenzione ai dettagli ed un linguaggio personalissimo vicino alla scultura gotica dell’Ile-de-France, il Maestro dei Mesi realizza una decorazione unica che ancora oggi costituisce uno dei più importanti esiti dell’arte medievale italiana.
Le stagioni e lo scandire del tempo sono esemplificati dalle attività agricole, che trovano nei dettagli la loro migliore rappresentazione. È così che lo scultore gioca con l’intaglio fitto e regolare per rendere l’intreccio della cesta, si sofferma sulle foglie della vite per restituire le venature della pianta ed infine supera le rigidezze formali italiane con le morbide braccia solcate da sottili vene o i capelli che spuntano fuori dalla cuffia.

Il Ciclo dei Mesi a Ferrara: Dettagli e Simbolismo
Non tutte le lastre dedicate alla personificazione dei Mesi ci sono pervenute e lo stesso stato di conservazione, non sempre ottimale, è dovuto al fatto che alcune di esse furono riutilizzate come materiale di recupero nella pavimentazione del Duomo. Tra le lastre sopravvissute si contano i mesi di Gennaio, Febbraio, Marzo e Aprile, Maggio, Giugno, Luglio, Agosto e il frammentario Novembre. Alcuni esempi includono:
- Gennaio: Dalle sembianze di un Giano bifronte, Gennaio allude simbolicamente allo scorrere del tempo. Proteso al nuovo anno con un viso dalle giovani fattezze, lascia dietro di sé l'anno (e un viso di) vecchio.
- Marzo e Aprile: convivono in un'unica lastra: virile e bellicoso il primo mentre alita nel corno che gli scompiglia le chiome, leggiadro e quasi femmineo il secondo, ornato di fiori.
- Maggio: Rappresentato come un cavaliere in armi, Maggio è il mese di tutte quelle attività che trovano il loro tempo migliore in primavera: dalla caccia, alla guerra, dai pellegrinaggi alle crociate.
- Luglio: il giovane è intento al lavoro della battitura del grano, la cui pesantezza è evidente nei fasci di spighe.
- Novembre: costituisce un chiaro esempio del riutilizzo delle lastre che, capovolte, vennero impiegate nella pavimentazione del Duomo, una sorte poi condivisa anche da alcune formelle dello Zodiaco.
- Settembre: La celebre formella con la raccolta dell’uva, unanimemente interpretata come la raffigurazione del mese di settembre, è parte della serie di sculture provenienti dall’antica Porta dei Pellegrini. L'attenzione per la natura e per la descrizione della realtà è evidente, dove il lavoro della vendemmia è reso al massimo grado di verosimiglianza. Il contadino è raffigurato con indosso la cuffia che serve a proteggere i capelli dalla caduta dell’uva non matura, mentre la veste è annodata attorno alla coscia in previsione della pigiatura. Di risalto plastico strabiliante è la resa di alcuni particolari come quelli della cesta da cui fanno capolino gli acini dell'uva raccolta, in cui è evidente la minuzia degli intrecci delle stecche.
I Segni dello Zodiaco
Accanto alle formelle dei Mesi vi erano anche quelle dedicate ai segni dello Zodiaco. In essi si manifestava una delle tendenze più profonde della cultura medievale: l'unione di una sapienza antica e profana con l'anelito religioso. Di qui il desiderio di riunire raffigurazioni colte (lo zodiaco) alla rappresentazione dei lavori manuali legati allo scorrere del tempo. Una sorta di doppio calendario dunque, nel quale i segni astrologici dialogano con quelli più realistici della terra. Le formelle zodiacali sono ambientate in un mutevole paesaggio in cui le piante alludono alle diverse stagioni: dal giglio al ciliegio e al pero in primavera sino al roseto senza fiori dell'inverno. Tra questi:
- Il Capricorno, raffigurato come una capra che allatta un bambino sullo sfondo di un roseto invernale, privo di fiori.
- Un frammento acefalo raffigurante un gemello che coglie ciliegie, protendendo il braccio fra i rami di un albero. La lastra è da relazionarsi a quella con l'altro gemello che sale sul pero.
- Un fanciullo che sale sul pero per coglierne i frutti, fiancheggiato a sinistra dal Cancro.
Il Capitello del Battista
All'aggiornamento duecentesco del portale va riferito anche il "Capitello con storie del Battista", attribuito talvolta allo stesso Maestro dei Mesi, ma dalla maggior parte degli studiosi attribuito alla mano di un suo collaboratore, denominato appunto Maestro del Capitello del Battista, in una data attorno al 1200.
Il Ciclo dei Mesi nella Torre Aquila del Castello del Buonconsiglio a Trento
Sulle pareti di Torre Aquila, situata all'estremità meridionale del Castello del Buonconsiglio a Trento, sede di principi-vescovi dal XIII al XVIII secolo, si trova uno dei più famosi cicli secolari del Gotico Internazionale, quello dedicato alla raffigurazione dei mesi. La data esatta di costruzione di questa torre non è nota, ma è documentato che, verso la fine del XIV secolo, il vescovo in carica Giorgio di Liechtenstein (Nikolsburg, c. 1360 - Sporminore, 1419) ne commissionò la ristrutturazione con l'obiettivo di utilizzarla come spazio strettamente privato. La commissione del ciclo dei mesi può essere ricondotta a questo personaggio. Il principe-vescovo intendeva riaffermare i diritti principeschi su Trento e perseguire un progetto di restaurazione feudale, consolidando la sua autorità sul principato e ripristinandone le finanze. Questa intenzione fu sostenuta anche attraverso una serie di importanti commissioni artistiche, che ci sono giunte in numero molto inferiore rispetto all'inizio. Questo suo atteggiamento, in particolare la commissione della Torre Aquila, fu significativo per l'area poiché diverse famiglie aristocratiche della regione decisero di commissionare cicli secolari per le loro residenze.
Maestro Venceslao - Settembre nel ciclo dei mesi della Torre Aquila a Trento
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