Il dipinto Madonna delle Grazie con i santi Rosalia e Giovanni Battista, databile tra il 1633 e il 1637 circa e realizzato ad olio su tela, rappresenta un capolavoro della maturità artistica di Pietro Novelli. Questa prova di prezioso cromatismo mette in vibrazione le figure affusolate, fluide eppure austere, organizzate secondo una plasticità teatrale. L'opera, che pare fosse stata creata durante il periodo in cui Novelli lavorò presso lo studio palermitano di van Dyck, è direttamente dal percorso espositivo della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis.
Descrizione e Analisi Iconografica dell'Opera
L'opera di Novelli presenta una ricca composizione sacra. Una dettagliata trasposizione in bassorilievo del dipinto originale, realizzata in scala ridotta (cm 92 di altezza per cm 65 di larghezza, rispetto all'originale di cm 171,5 x 118), permette una percezione approfondita della progressione dei piani di posa e dei valori estetici di segno, volume, forma, geometria compositiva e spazialità. Il bassorilievo, sebbene monocromo, offre una chiara visione d'insieme dei soggetti in relazione allo sfondo, con riferimenti cromatici che rimandano all'opera pittorica originale.

La Vergine e il Bambino
Al centro della composizione, assisa in trono e posta frontalmente all’osservatore, si staglia la figura della Vergine. Il suo volto è mesto, caratterizzato da un’espressione dolce e lineamenti delicati. Maria Vergine ha il viso delicatamente reclinato alla sua destra, è aureolata e gli occhi hanno le palpebre abbassate, con lo sguardo rivolto al bambino che regge in braccio. Le sue mani eleganti avvolgono e contengono il corpo di Gesù bambino in modo tenero e spontaneamente realistico. Il manto blu, nello sviluppo disteso ma anche netto delle pieghe dei panneggi, è rivestito internamente di seta verde e sormonta la veste rossa.
Gesù Bambino con la mano destra compie il gesto benedicente mentre con la sinistra regge il globo crucigero, simbolo del dominio di Cristo (rappresentato dalla croce) sul mondo (rappresentato dalla sfera).
San Giovanni Battista
A destra della Vergine (quindi a sinistra del lettore), si trova Giovanni Battista. Egli è aureolato e riconoscibile dalla veste di pelliccia che si scorge sotto il mantello rosso, internamente rivestito di tessuto azzurro intenso. I suoi attributi includono la croce e un cartiglio, sul quale corre l’iscrizione: "ECCE AGNUS DEI - S. IO (contrazione di GIOVANNI) BABTISTA". Il volto di San Giovanni è caratterizzato da lineamenti marcati.
San Nazario Martire
A sinistra della Vergine (quindi a destra del lettore), è raffigurato San Nazario martire, anch’egli con nimbo. Egli è vestito con una foggia cavalleresca, poiché Nazario, storicamente, fu un cittadino romano legionario e discepolo di Pietro, vissuto tra il III e l'inizio del IV secolo d.C. Nazario indossa un’armatura sagomata, sormontata da un manto rosso allacciato sulla spalla destra. Con la mano destra regge la palma del martirio, mentre con la sinistra impugna una lancia, di cui è possibile scorgere l'asta e il vessillo bianco e rosso.
Il Donatore
In primo piano, in posizione aggettante rispetto alla scena sacra, appare il Donatore. Questo personaggio, devoto riconosciuto come committente orante, è inginocchiato al cospetto della Vergine e indossa un mantello nero con collo di pelliccia e croce di Malta.
Contesto Architettonico e Spaziale
Lo spazio che circonda la Vergine con Bambino è l’interno di un edificio sacro, la cui architettura rivela un sincretismo stilistico. La Vergine è sovrastata da una lucerna circolare balaustrata. Due archi laterali si aprono in prospettiva, lasciando intravedere l’azzurro del cielo. L’architettura sacra, con il disegno delle linee curve degli archi stagliati sullo sfondo del cielo, è pienamente percepibile nella sua struttura.
Il trono ligneo, costruito a gradoni, è rialzato e coperto da un tappeto che scende verticalmente. Ai piedi della Vergine, nascosti dal manto ma posti sul primo rialzo, compaiono alcuni fiori raccolti e deposti, e un libro. Le decorazioni dei braccioli del trono sono eleganti grottesche finemente intagliate nel legno. L’architettura complessa e articolata, insieme agli squarci di cielo disegnati dalla campata che ospita i personaggi della scena sacra, sono elementi significativi che aprono a uno spazio naturale, trascendente quello architettonico matematicamente misurabile, di natura prettamente umana.
Alle spalle della Vergine, l’arco che immette nello spazio dell’abside presenta una chiave di volta, ai lati emergono due rosette poste sui pennacchi a raccordo degli archi della campata. Ai lati estremi del rilievo, a destra e a sinistra, si possono apprezzare due tende, di colore verde nel dipinto originale, che scendono da barre di metallo poste orizzontalmente all’altezza della cornice superiore dei capitelli, ad attraversare gli intercolumni, raccogliendo la scena in un'atmosfera solenne e intima al contempo. Una sensibilità descrittiva quasi lenticolare rievoca chiaramente la pittura fiamminga.

Il Culto di Santa Rosalia e la sua Rappresentazione nell'Arte
La presenza di Santa Rosalia nel titolo del dipinto di Novelli si inserisce in un contesto di profonda devozione e ricca tradizione iconografica in Sicilia. La devozione a Santa Rosalia si diffuse velocemente, esprimendosi in tutte le forme artistiche, e i più importanti incisori, pittori e scultori furono chiamati a celebrarla con le loro opere.
La Storia di Santa Rosalia e la sua Canonizzazione
La storia di Santa Rosalia è indissolubilmente legata a una tragedia umana e a un miracolo divino, intrecciandosi con la vicenda palermitana dell'epidemia di peste registrata a partire dalla primavera del 1624. Fu nell’estate di quell'anno che destò scalpore il ritrovamento delle (presunte) spoglie della contessa Rosalia Sinibaldi, vissuta tra il 1130 e il 1170. Folgorata giovanissima dalla fede, Rosalia si sottrasse al promesso sposo e si rifugiò in convento, per poi vivere da eremita in una grotta, a Santo Stefano di Quisquina, nell’agrigentino. Dopo mesi di dibattiti e verifiche, al riconoscimento ufficiale delle reliquie da parte della Chiesa, seguì nel 1625 la fine della devastante pestilenza. Così, tra guarigioni miracolose e apparizioni, la fanciulla si guadagnò il titolo di Santa Patrona di Palermo, rimpiazzando le beate compatrone Ninfa, Oliva, Agata e Caterina.
Santa Rosalia
Santa Rosalia nell'Arte Siciliana e l'Influenza di Van Dyck
Nell'arte popolare, soprattutto in pitture su vetro e santini, Santa Rosalia è stata ampiamente raffigurata. Un esempio significativo è Santa Rosalia incoronata dagli angeli (1624) di Antoon van Dyck, un capolavoro esposto a Palazzo Abatellis. Questo dipinto presenta toni bruni e una composizione essenziale: il corpo della santa, avvolto in un semplice saio marrone, è tutt’uno con il rifugio roccioso retrostante, una massa pittorica segnata da morbide lumeggiature e vellutati chiaroscuri, con uno squarcio azzurrino del paesaggio in lontananza. Il volto della giovane è un punto di luce assoluta, incorniciato dalle lunghe chiome biondo rame e restituito con dolcezza di tratto e intensità espressiva magistrali.
Una serie di tele di autori siciliani, copie e rifacimenti dal van Dyck, testimonia il ruolo del pittore fiammingo nella genesi e definizione dell’iconografia della nuova santa siciliana, entrata subito nell’immaginario collettivo. Tra queste opere, ve ne sono alcune coeve, per lo più anonime, ma anche deliziose prove ottocentesche, come quelle firmate da Annetta Turrisi Colonna. Ancora in dialogo con la celebre tela del pittore belga è una pregevole sculturina anonima in marmo alabastrino, raffigurazione della Madonna col Bambino che benedice Santa Rosalia, un’opera secentesca di ambito siciliano. Questa scultura è importante per il riferimento a una rara produzione di disegni che van Dyck realizzò dietro commissione e che oggi si trovano al British Museum. Tali disegni vennero successivamente collegati alla santa palermitana grazie al ritrovamento di una pubblicazione a stampa dal titolo Vita S. Rosaliae Virginis Panormitanae Pestis patronae iconibus expressa, edita ad Anversa nel 1629 da Cornelis Gallae e illustrata da 8 incisioni a bulino di Philippe de Mallery, realizzate su disegni di van Dyck.
Revisioni Iconografiche e Scoperte Durante i Restauri
Il tema della Madonna con Santa Rosalia è presente anche in altre opere, come la poderosa tavola di Riccardo Quartararo, Madonna con Bambino e Santa Rosalia, proveniente dalla cappella di S. Rosalia in S. Ignazio all’Olivella. Il restauro di quest'opera ha rivelato, con diversi studi a supporto, che originariamente raffigurava Caterina d’Alessandria, poi sostituita con Rosalia nel frangente del miracoloso ritrovamento durante la peste di Palermo. Questo rappresenta un significativo esempio di revisione iconografica, che coniuga l'osservanza religiosa con il servigio alla committenza, nel quadro di un articolato progetto di propaganda clericale.
Nell'ambito dei restauri più ampi, come quelli della chiesa di S. Giovanni Evangelista (finanziati nel 2006 dalla Regione Siciliana), sono emerse importanti scoperte che arricchiscono la comprensione del culto e della rappresentazione iconografica. Ad esempio, nella fase di restauro dell’altare maggiore di quella chiesa, sono stati ritrovati degli affreschi sotto il vecchio intonaco. Si ritiene che quando fu rifatta la facciata nel 1790, per un’unità tardo barocca, si siano sacrificati gli affreschi oggi riportati alla luce, risalenti alla metà del Seicento, in cui il culto del “Pantocratore” è chiaro. L’iconografia generale è un omaggio al ritrovamento delle ossa di S. Rosalia, avvenuta a Palermo nel 1625. Infatti, l’insieme riprende l’immagine centrale della cattedrale di Monreale, da cui dipendeva Bronte come diocesi. Completa la composizione pittorica di questi affreschi la Madonna dal volto di una popolana e Santa Rosalia. Questi affreschi della calotta dell’altare maggiore, in stile seicento siciliano, hanno dimensioni di 5 metri per 3 circa e sono databili al XVII secolo.
