Teuzzo Eremita: Storia, Influenza e Distinzioni tra Badia Fiorentina e Vallombrosa

C’è stato un tempo - molto dilatato nei secoli, in effetti - in cui grotte e spelonche, e non solo quelle, sembravano pullulare di solitari e di eremiti. Questi non sono solo un'espressione specifica della cristianità, anche se la caratterizzano fortemente. Si potrebbe pensare ad una declinazione particolare della marginalità sociale, poiché i solitari sono sempre quelli che vivono in modo diverso, per così dire.

A seguire un topos degli storici del Medioevo, luoghi impervi ed isolati, dirupi e foreste, erano pieni zeppi di solitari e di emarginati; di asociali e banditi; di deboli e delinquenti. Entrare nei boschi delle Ardenne come in quelle del Casentino, o anche in quelle di Sherwood per restare alla letteratura, era operazione rischiosa. Se un popolo in movimento esisteva - non solo quello volto verso i santuari e Compostela - era quello dei fuorilegge e dei perseguitati, per motivi politici e religiosi, o solo perché avevano qualche debito con la legge. Di leggende su quei boschi e quelle selve oscure è piena la letteratura dei vagabondi e dei vagantes, dai lai di Maria di Francia alle leggende di Berthe aux grand pieds. Gli eremiti non sono sempre esattamente questo, ma in loro di tutto quel che abbiamo fin qui descritto ce n’è, in qualche misura. Sono solitari, facili a spostarsi visto che nulla o quasi hanno da portarsi dietro, fuori dalle dinamiche economiche e sociali del loro tempo, selvatici e marginali a loro modo, anche rispetto al fatto religioso.

Eremita medievale in un paesaggio impervio

L'Eremita Teuzzo (o Teuzo) della Badia Fiorentina

Una Vita Eremitica "Cittadina" e le Prime Testimonianze

A scartabellare tra gli almanacchi e i calendari, solitari ed eremiti ce n’è in abbondanza, anche tra quelli assurti agli onori degli altari. Alcuni leggendari e poco documentabili, altri per i quali i fondamenti di storicità sono più forti. Di uno di questi si è avuto modo di leggere, e siamo assai significativamente attorno all’Anno Mille, tanto per non smentire le semplificazioni sul tema.

Il suo nome era Teuzzo (o Teuzo) e si trattava di un santo uomo che viveva alle porte di Firenze. Fuori da ogni regola, fino a quando non ne trovò una sua o che sua fece, veniva trattato da unto e da veggente, pure da guaritore, dai suoi contemporanei e concittadini.
Teuzzo, del resto, era stato monaco della Badia, il quale “messosi in urto con il suo abate, si era di poi messo in proprio”. La sua vita eremitica la conduceva all’interno della città, in una capanna presso le mura, dove riceveva visite frequenti da parte di curiosi, ammiratori e devoti. Persino qualche imperatore (Corrado II) volle essere ricordato nelle preghiere di Teuzzo (o Teuzo).

Vista aerea o disegno antico di Firenze con le mura

La Critica di San Pier Damiani

Molto meno entusiasta si mostrò la Chiesa, intesa come istituzione, come nel caso di san Pier Damiani che ebbe la sorte di incontrarlo. Pier Damiani non fu tra i suoi fan, scrivendo: “Senza mai essere stato forgiato da nessun disciplina di iniziazione monastica - scriveva - senza aver mai provato l’obbedienza di alcun superiore, all’inizio della tua stessa vita religiosa, ancor duro e rigido nelle tue idee, tu hai fatto questa scelta e ti sei incamminato per questa strada, incominciando ad insegnare prima ancora d’imparare, a dettar legge prima ancora di sapere cosa significhi obbedire. Inoltre hai stabilito di condurre vita eremitica non nella solitudine, ma tra le mura duna popolosa città, dove tutto ciò che viene ingiunto da un personaggio che si è fatto un nome così illustre, è subito preso alla lettera, come se fosse oracolo vaticinato da qualche sibilla” (Pier Damiani, Op.).

I principi evocati dal vescovo ravennate, già solitario a sua volta in Monte Avellana, hanno qualche fondatezza. La mancanza di una esperienza precedente, fatta di obbedienza e di regole da rispettare, può risultare un anello mancante di non poco conto. Far regola di sé può diventare cosa fin troppo semplice. E che l’eremita e il solitario sia per qualche verso uno che rischi sempre l’arbitrio e l’anarchia è altro dato indiscusso, su cui farebbe bene a riflettere chiunque si incamminasse su questa via. Detto ciò, che quella libertà diventi arbitrio non è così scontato e nondimeno accade, e non di rado, che nessuno sappia essere peggiore tiranno di sé che se stesso.

Ritratto di San Pier Damiani

Teuzzo della Badia e la Lotta alla Simonia

Il Ruolo Chiave nei Consigli a San Giovanni Gualberto

Che poi nelle sedi ufficiali il credito di un Teuzzo capofila della lotta dei fiorentini e dei monaci del luogo alla simonia potesse dar fastidio è un altro conto. I suoi rapporti con i vallombrosani, fuor da qualsiasi elemento favolistico, sono del tutto documentati. Teuzzo fu tra coloro ai quali si deve l’allontanamento dalla cattedra di vescovo, in Firenze, di Pietro Mezzabarba, reo confesso di simonia.

Narra la leggenda che Giovanni Gualberto, anziché ucciderlo, perdonò l'assassino di suo fratello, dopodiché - e questa non è più leggenda - volle abbandonare la vita di nobile signorotto per entrare nel convento di San Miniato. Data la sua probità, dopo non molto gli fu proposta la carica di Abate. Il Teuzzo della Badia lo dissuaderà, perché Giovanni era troppo giovane. Giovanni, ascoltatolo, ringrazierà i monaci per la fiducia ma declinerà la nomina.

Scrive poi il Brocchi: “Ma avendo poscia egli [S. Giovanni Gualberto] conosciuto, che un tale Ubeto Monaco, e Cellerajo di quel luogo, per via di danaro aveva comprata dal Vescovo Fiorentino Attone primo, la dignità Abbaziale nell'anno MVII (...) ritornatosene dal suo caro Teuzzone, lo richiese nuovamente di consiglio circa quello, ch'ei dovesse fare in tal frangente; a cui il Santo Romito rispose, che vedendo di non poter rimediare a tanto disordine (poiché dalla privata correzione non si sperava frutto) che egli pubblicasse in mezzo di Mercato tanto il Vescovo Fiorentino, che l'Abate di S. Miniato per Simoniaci; e si partisse dal Monastero, e dalla Città, cercando altro luogo, ove si vivesse secondo le regole de' Sacri Canoni, e della Monastica disciplina; al che prontamente obbedendo (a rischio ancora della propria vita) il Santo Giovane [sic.] Gualberto, ne seguì poscia la nota dissensione tra 'l Clero e il Monachismo”.

In definitiva, dopo i consigli di Teuzzone, da un lato la simonia sarà messa in piazza, dall'altro San Giovanni Gualberto inizierà un percorso per il quale ancora oggi è ricordato.

Affresco o illustrazione medievale raffigurante la simonia

Nascita dell'Ordine di Vallombrosa

San Giovanni Gualberto approderà a Camaldoli, poi fonderà l'Abbazia di Vallombrosa, la prima di una lunga serie. Scrive Loccatelli: “Edificò da fondamenti l'honorato Monasterio di San Salvi Fuori di Firenze un miglio dalla parte di Oriente in su la strada, che dalla Città conduce a Vallombrosa (...) dove propose per Abate un ottimo Padre chiamato Don Berizone (...). Ne monti scalari ne edificò un altro in honore di San Casciano martire diocesi di Fiesole, & vi ordinò Abate un Don Eppone persona di buona mente e di santi costumi.”

Abbazia di Vallombrosa

Il Beato Teuzzone di Razzuolo: La Confusione Storiografica

Abate di Razzuolo e Biografo di San Giovanni Gualberto

Entra così in scena il Teuzzone di Razzuolo. Anche di lui non si sa molto. L'Abate Fulgenzio Nardi gli attribuisce la casata dei Lamberti; per tutti gli altri è solo Teuzzone. Gli storici che lo citano sono unanimi nel definirlo Uomo Santo, nonché il prediletto fra i discepoli di S. Giovanni Gualberto. Quest'ultimo, fondata nel 1035 la Badia di Razzuolo, ve lo pose appunto come primo Abate. Loccatelli lo loda come eccellente curatore di infermità fisiche, oltre che come uomo di grande erudizione e, abbiamo visto, primo biografo del suo Maestro. In pratica, un precursore dell'umanesimo. Ciò non gli impediva di condurre una vita religiosa esemplare, che si concluse il 6 agosto 1095, come riportato nel martirologio benedettino citato dal Brocchi: Id. Augusti B. Teuzzi Abbatis Ordinis Vallisumbrosae, discipuli S.

Monastero di Razzuolo

Le Fonti Storiche e l'Identità dei Due Teuzzoni

Il Beato Teuzzone Eremita e Monaco della Badia Fiorentina da un lato, e il Beato Teuzzone Monaco Abate della Badia di Razzuolo dall'altro, non solo ebbero in comune il nome di battesimo, l'epoca in cui vissero e la condizione monacale, ma giocarono entrambi un ruolo non secondario nella vicenda di S. Giovanni Gualberto (ca. 990 - 1073). La lontananza storica ha reso scarse e frammentarie le notizie su queste due figure.

Il primo a parlare del Teuzzone della Badia è proprio il Teuzzone di Razzuolo, che scrisse nell'XI secolo una Vita di S. Giovanni Gualberto (foto d'apertura), poi ripresa anche da S. I due Teuzzoni verranno in seguito rammentati tutt'al più en passant nelle biografie e agiografie del fondatore dell'Ordine di Vallombrosa. Silvano Razzi li ignora del tutto. Padre Eudosio Loccatelli, nella sua ponderosa Vita del Glorioso Padre Sangiovangualberto (1588) dedica un paragrafo striminzito al Teuzzone di Razzuolo. Solo Giuseppe Maria Brocchi traccia due profili distinti ed estesi nel secondo volume delle sue Vite de' Santi e Beati Fiorentini.

Dettagli Biografici del Teuzzone della Badia e Questioni Irrisolte

Date e Documenti

L'anno e il luogo di nascita del Teuzzone della Badia non sono noti, come non è noto l'anno in cui egli prese gli ordini monastici. Secondo il monaco Placido Puccinelli (1609-1685), che però non cita fonti di sorta, nacque nel 960, era fiorentino, figlio unico, devoto di S. Miniato, e prese i voti sotto S. Podo Vescovo, dunque dopo il 989.

Giuseppe Maria Brocchi riporta un documento originale, una cartapecora datata 2 novembre 1031 da cui risulta che Pietro, secondo Abate della Badia fiorentina, fonda uno spedale intitolato a S. Niccolò, con possessioni nella zona della Volta dei Peruzzi. Seguono le firme dei frati che danno il consenso, tra cui quella di Ego Teuzo indignus monachus et sacerdos consensi & subscripsi. Il nome di Teuzzone compare per l'ultima volta in un contratto di compravendita di terreno datato 1071. Alcuni eruditi, tra cui Lodovico Antonio Giamboni (1700), fissano l'anno di morte al 1075. A 115 anni? Un'età straordinaria ancora oggi, figurasi allora. A meno che non ci fosse stato un ulteriore Teuzzone più giovane che con lui fu confuso.

Le Reliquie del Beato Teuzzone della Badia

Le ossa del Beato Teuzzone di Badia, riposte nel 1645 in una cassa di cristallo dorata, erano ancora presenti nella Badia stessa nel 1858, come afferma Padre Giovanni Battista Uccelli nel suo Ragionamento storico della Badia fiorentina, e venivano esposte per la festa di Ognissanti.

Illustrazione o foto di reliquiario medievale

L'Eredità dei Teuzzoni

La figura di Teuzzo, o dei Teuzzoni, rimane complessa e affascinante, un esempio di eremitismo peculiare che ha segnato profondamente la storia religiosa e sociale fiorentina e lo sviluppo di ordini monastici come quello vallombrosano, soprattutto attraverso l'influenza esercitata su San Giovanni Gualberto e nella lotta contro la simonia.

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