La devozione alla Madonna del Soccorso si manifesta in diverse località italiane attraverso la costruzione di santuari e la perpetuazione di tradizioni secolari. Questo articolo esplora la storia, il significato e le caratteristiche architettoniche di due importanti santuari dedicati alla Vergine del Soccorso: quello di San Mauro Marchesato in Calabria e il Sacro Monte di Ossuccio in Lombardia.
Il Santuario della Madonna del Soccorso a San Mauro Marchesato
Il Santuario della Madonna del Soccorso a San Mauro Marchesato, protettrice della cittadina, sorge a circa un chilometro dal centro abitato, all’incrocio della strada per il centro con la statale 109 per Santa Severina e San Giovanni in Fiore. La zona circostante è denominata "Le Forche" e tradizionalmente ha suscitato paure e ansie tra la gente. Il titolo dato alla Vergine fa pensare al soccorso dato alla popolazione.
Origini e Leggende
Nonostante la mancanza di una storia documentata particolare, la tradizione orale offre varie ipotesi circa l'origine del santuario. Si narra che sul posto dove sorge il Santuario cresceva un foltissimo roveto, in mezzo al quale fu trovato un quadro della Madonna. Questo quadro, portato in paese nella chiesa parrocchiale, spariva e a più riprese veniva ritrovato nello stesso luogo del rinvenimento. Da ciò si comprese che la Madonna dava un segno che in quel luogo si dovesse erigere un Santuario. A parte la leggenda, si ritiene che a causa del nome del Santuario, relativamente antico, un grave pericolo incombeva su tutta la popolazione, miracolosamente evitato per intercessione della Vergine, e tale da determinare la costruzione del luogo sacro come rendimento di grazie alla Madonna Soccorritrice.
Il luogo dove sorge il Santuario, denominato "Le Forche", era un fittissimo bosco di roveti, olmi, querce e sambuchi. Tra questa boscaglia, in vari periodi di guerra, trovavano rifugio soldati di varie razze e orde turche. Attorno agli anni 1060-70 vi si piazzarono anche i Normanni, che difendevano la zona dalle orde Saracene.
Un'altra versione dei fatti racconta di un ufficiale (Roberto il Guiscardo), rifugiatosi nel bosco nel 1065, che trovò un'immagine della Madonna e fece voto che, se lei lo avesse salvato, lui avrebbe eretto un santuario in suo onore. Un'altra tradizione ancora vuole l'immagine ritrovata da un pastorello smarritosi in cerca del suo agnello. L'immagine, portata in Chiesa, tornava sempre e misteriosamente in mezzo ai roveri, dove era stata trovata, perciò fu costruito un Santuario in quel luogo.
Architettura e Interni
Il Santuario si presenta attualmente a pianta rettangolare. Sembra sia stato edificato in epoca bizantina. Sulla facciata principale si apre un portale ad arco in pietra a tutto sesto, sormontato da motivi ornamentali costituiti da conchiglie e teste di bimbi. In alto, un rosone centrale, che insieme a quattro monofore laterali, dona luce all’interno. Sopra la porta, sull'architrave in calcare, un'iscrizione fa risalire la costruzione o ricostruzione al 1645. Sulla destra c'è un piccolo campanile sopraelevato.
Di notevole interesse è la cupola, su pianta quadrata, con tamburo rotondo, rivestita con tegoline disposte a livelli concentrici. L'interno è a unica navata con due colonne che sostengono le travi in legno della cantoira. La zona absidale è separata da una balaustra. L'altare è in marmo policromo e due colonne sostengono il quadro della Vergine del Soccorso.
Il quadro, che pare risalga al '700, non porta né data né firma, ed è protetto da una cornice con vetro: rappresenta la Vergine in mezzo alle nubi, circondata da una serie di angioletti. Nella chiesa sono custoditi anche alcuni quadri rappresentanti la Madonna del Carmine, San Domenico e la Madonna della Catena. Sono presenti anche le statue di Santa Lucia e della Vergine del Soccorso (quest'ultima fu restaurata nel 1933). Dalla sacrestia una scaletta in legno porta all'abitazione dell'eremita. La Chiesa fu danneggiata durante il terremoto del 1832 e in seguito ricostruita.

Il Sacro Monte della Beata Vergine del Soccorso a Ossuccio
Il Santuario dedicato alla Beata Vergine del Soccorso è ubicato nel comune di Tremezzina, in frazione Ossuccio, di fronte all’isola Comacina, a circa 25 km da Como, sulla sponda occidentale del Lario. Il Santuario sorge allo sbocco della Val Perlana sulle falde del monte di Ossuccio a 420 metri s.l.m., in un territorio dalla forte valenza religiosa per la vicinanza del monastero di San Benedetto, eretto dai monaci benedettini nell’XI secolo all’interno della stessa valle, e dell’Abbazia dell’Acquafredda, edificata dai monaci cistercensi nel XII secolo in territorio di Lenno, sull’altro versante della valle.

Storia e Sviluppo del Complesso
Il Santuario ha origini antiche, come testimoniato dalla presenza di una statua lapidea della Madonna datata al 1300, ora conservata in una cappella laterale della chiesa. La tradizione vuole che essa sia stata ritrovata nel XVI secolo, nascosta in un anfratto boscoso, da una pastorella sordomuta che, in seguito al ritrovamento, avrebbe riacquistato l'udito e la parola. Il prodigio avrebbe dato avvio a una vivissima devozione popolare e al sorgere stesso del Santuario, costruito nel luogo del ritrovamento della statua.
Nato dalla devozione popolare e costantemente abbellito grazie alla generosità degli abitanti, il complesso visse per secoli grazie all'opera dei suoi fabbricieri, molto spesso frati francescani che dividevano il proprio impegno fra la vita eremitica e la ricerca di nuovi fondi per il mantenimento e l'abbellimento della chiesa e del suo Sacro Monte. Nel XVII secolo, tra il 1635 e il 1710, il luogo è stato arricchito dal viale delle 14 Cappelle dedicate ai Misteri del Rosario e trasformato in un Sacro Monte.
Quasi tutte le cappelle furono donate da ricche famiglie dell’epoca, in gran parte emigrate nelle terre dell’Impero; tra questi benefattori spicca la figura di Andrea Cetti di Lenno. In esse troviamo ben 230 statue in terracotta, gesso e stucco. Nel 1720 al Santuario viene riconosciuta l’autonomia dalla Pieve di Isola. Diversi preti diocesani si susseguirono come Rettori del Santuario. Dagli anni 1960-90 la conduzione del Santuario fu affidata all'“Opera del Divin Prigioniero”, fondata in quegli anni da don Giovanni Folci, che fu rettore dal 1960 al ’63. Dal 1992 al 2014 il Santuario è stato affidato all'ordine dei frati Minori Cappuccini della Provincia Lombarda. Dotato di una propria autonomia giuridica e pastorale, il Santuario ha accresciuto via via il proprio legame anche con le parrocchie circostanti e con l’intera Diocesi, in particolare da quando Mons. Alessandro Maggiolini (Vescovo di Como dal 1989 al 2006) volle che il Santuario della Beata Vergine del Soccorso divenisse il Santuario diocesano dedicato alla preghiera per le Vocazioni. Con il settembre del 2014 la Diocesi di Como è tornata a prendersi direttamente cura del Santuario.
Riconoscimento UNESCO e Struttura della Chiesa
Il Complesso del Sacro Monte della Beata Vergine del Soccorso di Ossuccio venne dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità nel 2003, insieme agli altri otto Sacri Monti di Piemonte e Lombardia. La chiesa è l’edificio più antico del complesso del Sacro Monte di Ossuccio e punto terminale del percorso delle cappelle che illustrano i Misteri del Rosario. Per questo, tutta la decorazione interna è incentrata sul tema mariano, e, in particolare, sulla celebrazione del XV ed ultimo Mistero: l'Incoronazione della Vergine.
Il santuario è stato realizzato non secondo un progetto unitario, ma è frutto di trasformazioni e ampliamenti eseguiti in momenti diversi. La chiesa ha un impianto longitudinale disposto sull’asse ovest-est. Secondo alcune fonti, in quest’area esisteva un tempio romano dedicato a Cerere, ma l'erezione del santuario è tradizionalmente legata dapprima alla devozione per un’antica statua della Madonna col Bambino conservata in una primitiva cappella, e in seguito ad un’immagine della Madonna col Bambino e Santa Eufemia dipinta su una parete. Questa struttura originaria fu ampliata successivamente a partire dal 1537, data indicata come anno di avvio della costruzione della chiesa in una lapide sotto il santuario, lungo il viale, e nell'iscrizione in controfacciata. Appare plausibile che l’edificio abbia raggiunto, almeno dal punto di vista strutturale, una configurazione sufficientemente definita entro il 1590, come suggerisce la data dipinta sopra l’ingresso.
Il Santuario della Beata Vergine del soccorso e il Sacro Monte di Ossuccio(CO) - AAUR-013 REV 01_006
L'Interno del Santuario di Ossuccio
L’interno della chiesa è composto da un’unica navata suddivisa in quattro campate, coperte con volte a botte lunettate e decorate da pitture murali dedicate alla Vergine (l’Incoronazione della Vergine, l’Assunzione, e figure di Angeli con cartigli e di Angeli musicanti) inserite entro eleganti cornici in stucco. In controfacciata vi è un cartiglio in stucco realizzato da Agostino Silva con un’iscrizione che ricorda la data di avvio di costruzione della chiesa (1537) e la data di consacrazione (1 agosto 1699) ad opera del vescovo Francesco Bonesana.
Vi erano due altari: l’altare maggiore ad oriente, coperto da mezza volta con dipinti che raffiguravano l’Assunzione, i dodici apostoli e decorazioni con fiorami, con al centro una statua della Beata Vergine col Bambino, e l’altro a sinistra dell’ingresso, decorato con un dipinto risalente al 1501 in cui erano rappresentate la Vergine col Bambino e Santa Eufemia affiancate da altre figure di santi (San Gerolamo, San Sebastiano, San Rocco e San Benedetto), figure che sono state occultate dal successivo inserimento di un’ancona marmorea, realizzata fra il 1703 e il 1704.
Nell’ultima campata a sinistra si apre l’accesso ad una cappella più profonda, dedicata alla Beata Vergine, suddivisa in due ambienti voltati contigui. Si accede alla cappella attraverso un piccolo pronao, con copertura a ombrello decorata con eleganti motivi floreali. La cappella in cui è custodita la statua mariana venne realizzata nel 1878, su disegno dell’architetto Claudio Bernacchi. La statua, risalente probabilmente agli inizi del Trecento, raffigura una Madonna in maestà del tipo diffuso nel Trecento lombardo; è in marmo di Musso e reca dorature e tracce degli antichi colori. Venne inserita in una nicchia, all’interno del tronetto «fatto per il duomo di Como o meglio per l’altare del Santissimo Sacramento». Biagio Magistretti, architetto della cattedrale di Como, lo realizzò nel 1843. Fu poi donato al Santuario su interessamento del canonico e sindaco capitolare del duomo di Como Giacomo Scola, nativo di Sala. In questa nuova sede, venne utilizzato per la collocazione della trecentesca statua in marmo della Madonna. Nel 1924 poi la parrocchia di Ponna Superiore donò l’odierno basamento ligneo con l’iscrizione AVE e una targhetta attestante l’omaggio. Il tabernacolo ligneo intagliato e dorato, recentemente restaurato, è stato ricollocato dove già era posto precedentemente ed è di autore ignoto del fine seicento. La volta di questo ambiente è decorata con un affresco che rappresenta il Padre Eterno con angeli. Adornano le pareti dei due ambienti numerosi ex-voto: alcuni sei-settecenteschi, altri più recenti. Sopra la cappella si trova un ampio locale che raccoglie tutti gli altri ex-voto offerti per le grazie ricevute.
Il Viale delle Cappelle del Sacro Monte
A circa un chilometro dal Santuario inizia il viale delle cappelle, lungo il quale si allineano i 14 tempietti baroccheggianti che racchiudono le scene rappresentanti i fatti della vita di Gesù e della Madonna ricordati nei misteri del rosario (il 15° mistero è raffigurato in Santuario). I fatti sono raffigurati con statue (in totale 230) in stucco e terracotta di grandezza naturale e con affreschi. La costruzione delle cappelle ebbe anzitutto un intento religioso: presentare al pellegrino, che sale lentamente verso il santuario, gli avvenimenti principali riguardanti la storia della nostra salvezza, perché dalla contemplazione di essi venisse alimentata la sua preghiera, espressa specialmente con la recita del rosario.
Le cappelle, realizzate tra il 1635 e il 1710, sono veri capolavori d'arte degli stuccatori della scuola intelvese, e rappresentano una singolare documentazione etnografica e folcloristica di quei secoli. Autore principale ne è lo stuccatore Agostino Silva, di Morbio (1620-1706), artista che lavorò sia nella diocesi di Como sia altrove, come ad Assisi e a Urbino, e nelle cappelle del Sacro Monte di Varese. Come pittori, lavorarono nelle cappelle Carlo Gaffuri, Francesco Innocente Torriani e Paolo Recchi. Il valore del Silva si manifesta non solo sotto il profilo artistico, ma anche dal punto di vista umano. Il suo lavoro è un raro esempio, tramandato attraverso il sublime messaggio dell'arte, di un modo di concepire un mondo, un periodo, la vita, mediante gli uomini e i loro costumi. Nei figuranti delle cappelle traspare anche evidente il popolare concetto del Male, evidenziato nell'individuo grottesco e brutto, mentre il Bene viene evidenziato nella bellezza e nella dolcezza che giunge a realizzarsi fin nella tonalità dei colori.
