La Pala del Carmine è un capolavoro della pittura del Trecento, un dipinto a tempera e oro su tavola (191x328 cm) realizzato da Pietro Lorenzetti tra il 1327 e il 1329. L'opera, di fondamentale importanza per la storia dell'arte senese, è conservata in larga parte presso la Pinacoteca nazionale di Siena, sebbene nel corso dei secoli abbia subito smembramenti e dispersioni.

Storia e provenienza
La pala fu commissionata all'artista per la chiesa del Carmine di Siena tra il 1327 e il 1328 e fu completata prima del 26 ottobre 1329, data in cui il Comune senese elargì la somma necessaria per riscattare l'opera che il pittore tratteneva in attesa del saldo. Sulla tavola centrale si legge la data MCCCXXVIIII.
In seguito alla Controriforma, il gusto decorativo mutò e la pala fu smembrata. Alcuni scomparti furono inviati alla chiesetta di Sant'Ansano a Dofana, subendo pesanti ridipinture: il profeta Elia fu trasformato in sant'Antonio Abate, mentre parte della predella venne adattata con le Storie di sant'Ansano. Nel Novecento, grazie al lavoro di critici come Adolfo Venturi e Federico Zeri, i pannelli superstiti vennero identificati e in gran parte ricongiunti in Pinacoteca. Oggi, oltre al nucleo senese, due scomparti si trovano al Norton Simon Museum di Pasadena e uno alla Yale University Art Gallery di New Haven, mentre almeno uno risulta disperso.
Analisi iconografica e il contesto carmelitano
Per comprendere la complessa iconografia del polittico, occorre considerare il momento storico dell'Ordine carmelitano, segnato dalla solenne approvazione di papa Giovanni XXII nel 1326. I Carmelitani, nati da cavalieri crociati sul monte Carmelo, si consideravano discendenti dei profeti Elia ed Eliseo. La pala funge da "ponte" tra l'Antico e il Nuovo Testamento, riflettendo questa eredità spirituale.
La tavola centrale
Il grande scomparto centrale (169x148 cm) raffigura la Madonna col Bambino in Maestà, circondata da quattro angeli e dai santi Nicola (patrono della chiesa) ed Elia. Maria appare regale, scultorea, seduta su un trono monumentale che ricorda le realizzazioni di Tino di Camaino. Il Bambino si rivolge al profeta Elia in un gesto di approvazione, sottolineando il legame profetico dell'ordine.
La predella: un ponte tra storia e leggenda
Le scene della predella illustrano la storia e la regola dei Carmelitani con un approccio moderno alla prospettiva:
- Il Sogno di Sobach: Descrive con sorprendente realismo una stanza trecentesca, testimoniando gli interessi di Pietro Lorenzetti per la prospettiva spaziale.
- La Fonte di Elia: Un'intensa scena di vita monastica anacoretica, spesso citata come uno dei primi esempi di Tebaide.
- La consegna della Regola: La scena più affollata, che narra la fondazione dell'ordine da parte di Alberto di Gerusalemme.
- Approvazioni papali: Le scene finali celebrano la legittimazione ufficiale dell'ordine da parte dei pontefici, raffigurati in ariose architetture voltate.
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Dati tecnici del dipinto
| Elemento | Dettagli principali |
|---|---|
| Autore | Pietro Lorenzetti |
| Datazione | 1327-1329 |
| Tecnica | Tempera e oro su tavola |
| Soggetti principali | Madonna in Maestà, Santi, Storie dell'Ordine carmelitano |
Il linguaggio pittorico di Lorenzetti, caratterizzato da un'eleganza raffinata e una monumentalità quasi scultorea, rende la Pala del Carmine un punto di riferimento imprescindibile per la comprensione del Medioevo senese e della sua evoluzione artistica verso il Rinascimento.
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