Le pietre preziose hanno da sempre rivestito un ruolo cruciale nella storia umana, fungendo da incontestabile simbolo di ricchezza, elevato status sociale e potere. Faraoni, imperatori e papi si adornavano abitualmente con queste gemme, che, oltre alla loro bellezza sfolgorante, erano spesso associate a un alone di mistero e a presunte proprietà taumaturgiche. Molti musei e collezioni private di grande prestigio ci consentono oggi di ammirare esemplari che paiono provenire dalla notte dei tempi, testimoniando l’indissolubile connubio fra pietre e l’evolversi della natura umana.
Il Duomo di Milano: Uno Scrigno di Arte e Gemme
Non si può passare per piazza Duomo a Milano senza lasciarsi incantare dallo splendore e dalla bellezza della cattedrale, che da oltre 600 anni calamita l’attenzione di tutti, immortalata in scatti fotografici imperdibili. Immenso, elegante e maestoso, il Duomo di Milano non è soltanto un bellissimo monumento gotico d'arte e di fede, ma è anche uno scrigno con tesori di incomparabile valore.
Il Museo del Duomo e il suo Tesoro
Il Museo del Duomo, ospitato in Palazzo Reale, fu inaugurato nel 1953 sotto la direzione dello studioso Ugo Nebbia. Tuttavia, l'idea della sua realizzazione era nata già nel penultimo decennio dell'Ottocento dall'esigenza della Veneranda Fabbrica di non disperdere e di valorizzare tutto il materiale non in opera sul Duomo, legato alla sua storia e alla sua costruzione. Si ebbe così la sede idonea per ospitare ed esporre le opere da salvaguardare, la cui quantità era notevolmente aumentata dopo i danni inferti dai bombardamenti del secondo conflitto mondiale. Il degrado di molte opere d'arte, causato dall'inquinamento atmosferico, e la disponibilità di altro materiale proveniente da magazzini della Fabbrica o dalle sacrestie del duomo, rese ben presto necessario un maggior spazio espositivo.
Il Museo si articola in 13 sezioni che portano il visitatore dal XIV al XX secolo. Oggi, il nuovo Museo, con i suoi 2000 m² circa di superficie e le sue 26 sale, raccoglie anche il Tesoro del Duomo accanto ad opere d'arte provenienti dalla cattedrale e dai depositi della Veneranda Fabbrica. Consigliamo a tutti la visita al GRANDE MUSEO DEL DUOMO, in Piazza del Duomo, 12, aperto tutti i giorni dalle ore 10.00 alle ore 18.00 (chiuso il lunedì).

La Sala del Tesoro
La visita parte proprio dalla sala del Tesoro del Capitolo, per secoli custodito nel Duomo. Originariamente ospitato negli armadi delle sacrestie, il Tesoro del Duomo, di proprietà del Venerando Capitolo metropolitano, venne per la prima volta esposto nel 1962 nei locali sotterranei della cattedrale sotto l’altare maggiore, accanto allo “Scurolo” di San Carlo. Non tutti i pezzi erano esposti, ma solo alcuni, importanti per preziosità e valore storico, mentre numerosi altri pezzi erano conservati chiusi in armadi della Sacrestia Capitolare e quindi non accessibili al pubblico. Dal 2013, dopo un ampio intervento di ristrutturazione e riallestimento (secondo il progetto dell'architetto Guido Canali), il Tesoro è stato trasferito in una apposita sala del Museo, riaperta il 4 novembre 2013 in occasione della festa di San Carlo Borromeo, che raccoglie i preziosi pezzi di arte orafa. Vi si ammirano capolavori dell’arte orafa paleocristiana, medievale, rinascimentale e seicentesca.
Analisi Gemmologiche del CISGEM
Nel 1986, il CISGEM, allora Azienda Speciale della Camera di Commercio di Milano, ha condotto una rigorosa verifica di alcuni oggetti del Tesoro, opere di arte sacra ricche di pietre preziose e ornamentali. Tutte le operazioni di analisi sono state effettuate portando la strumentazione all’interno del Duomo, nella sacrestia Capitolare. I metodi di analisi utilizzati sono stati rigorosamente non distruttivi, impiegando lenti a vari ingrandimenti, rifrattometri per la determinazione dell'indice di rifrazione, lampade UV per la verifica della fluorescenza, calibri, bilance di diversa portata e precisione, fino a stereomicroscopi con analizzatore e polarizzatore dotati di illuminazione a fibre ottiche per "scrutare" all'interno delle gemme, e spettroscopi. Gli analisti del CISGEM hanno così determinato la natura dei preziosi in esame.
Opere di Prestigio nel Tesoro del Duomo
Tra i pezzi di maggior pregio esposti nel Tesoro, si citano:
- La copertura dell'evangeliario detta "Dittico delle cinque parti", composta da due valve, ognuna formata da 5 lamelle lavorate a bassorilievo in avorio e diverse gemme come granati, zaffiri, perle, giaietto e alcuni vetri artificiali.
- L'evangeliario di Ariberto (sec. XI), che reca zaffiri, smeraldi, granati, perle, agate, turchesi, quarzi incolori, citrini, ametiste e alcuni vetri e preziosi smalti. Dall’aureola del Cristo è stato tratto il simbolo del CISGEM, come elemento importante della tradizione orafa lombarda.
- La "Pace di Pio IV" (sec. XVI), attribuita al Caradosso o al Cellini, che riporta rubini, diamanti, agate e lapislazzuli.
- La Croce processionale di S. Carlo Borromeo (sec. XVI), che porta incastonati zaffiri, quarzi incolori e granati.
- L’“Ostensorio Castiglioni” (sec. XVI) con coppa e tappo e sfera in quarzo incolore, ornato di rubini, zaffiri, perle e smalti.
- Il Calice Airoldi, realizzato da artisti siciliani nel XVIII secolo, ricoperto da corallo rosso intarsiato nella preziosa varietà corallium Rubrum, tipica dei nostri mari.
- La Croce di Chiaravalle, un oggetto dalla costruzione complessa, lavorato sui due lati con centinaia di gemme di varia natura, tra cui diaspro rosso su un verso, e zaffiri, rubini, granati, vetri e pietre del gruppo del quarzo come ametiste e quarzo rosa.
- La stola di Leone XIII (sec. XIX), opera di tessitura pregiata con numerosissime piccole perle naturali.
- Il Pastorale Calabiana, realizzato nel 1881 dalla ditta Mellerio, con ametiste e smalti.

Il Candelabro Trivulzio e le Gemme Incorniciate
Sempre all’interno del Duomo, in occasione del suo restauro, è stata eseguita anche un'analisi del Candelabro Trivulzio, una grande opera in bronzo sita nel transetto sinistro del Duomo. Sono state analizzate 594 gemme, disposte sui 7 bracci che raggiungono un'altezza di 6 metri, una struttura imponente e al tempo stesso discreta. Le gemme sono per la quasi totalità quarzi tagliati a "cabochon" appiattito, ai quali si aggiungono pochi lapislazzuli, alcuni vetri e un opale.
Le analisi hanno rivelato alcune caratteristiche ricorrenti delle gemme incastonate:
- Una presenza ricorrente di ametiste per il loro colore ornamentale e per il significato attribuito alla gemma: era ritenuta un ottimo talismano per proteggere dall’ubriachezza e quindi molto usata su ornamenti e suppellettili sacre. Sono quasi sempre presenti in forma di cabochon, ovale o tondeggiante.
- Le perle sono spesso presenti e si presentano in uno stato di conservazione medio-buono, per lo più di forma sferica o ovale e anch’esse forate.
- Gli smeraldi sono presenti nella loro forma cristallina originaria, ossia in prismi esagonali, come riscontrato spesso su oggetti antichi; gli spigoli sono lievemente arrotondati e vengono montati dal fianco. Solo in rari casi, probabilmente perché il prisma era di basso spessore, il cristallo è stato montato dalla base. Questi cristalli venivano forati secondo l’allungamento, per permetterne l’utilizzo su filo. Si tratta sempre di smeraldi semitrasparenti, di colore molto chiaro, caratteristiche ricorrenti su pezzi coevi, dove non si ritrovano smeraldi di particolare trasparenza o vivacità di tinta.
- Sono state osservate anche diverse pietre incise fra i granati e le gemme appartenenti alla famiglia del quarzo. Calcedoni, agate e corniole vengono di solito utilizzate in forma di cabochon o di piastre; le varietà a strati di diverso colore vengono sfruttate per ottenere incisioni in rilievo (a cammeo) o ad incavo (a intaglio), dove il motivo spicca per avere colore diverso rispetto a quello dello strato rispettivamente sottostante o soprastante.
- Zaffiri e quarzi, sugli oggetti antichi, si trovano spesso in forma di ovoidi più o meno regolari, in quanto provengono dai cristalli originari a prisma allungato che sono poi stati arrotondati durante il trasporto e così rinvenuti nei depositi secondari entro sabbie e ghiaie. Sono molto spesso forati, per il criterio di essere utilizzati infilati e non montati su castone. I fori presenti su queste gemme sono caratteristici: più larghi alle due estremità e più sottili al centro, dove non vi è quasi mai continuità regolare (sfalsatura), a causa dell’abitudine di iniziare la foratura alle due estremità con scarsa probabilità di collegamento esatto al centro.
Il Nuovo Percorso Espositivo e la Corona di Costanza d’Aragona
Nel nuovo allestimento curato dalla socia Prof. Maria Concetta Di Natale, dopo i recenti restauri della Soprintendenza ai Beni Culturali, è stato aperto un percorso che conduce attraverso la cripta e fino all’abside sinistra dell’edificio, mai aperta finora. Qui è possibile ammirare il reperto più antico e suggestivo: la corona di Costanza d’Aragona, prima moglie di Federico II "Stupor Mundi", una calotta di filigrana d’oro adorna di perle e pietre preziose. Questa scoperta arricchisce ulteriormente il patrimonio storico e artistico del Duomo milanese.
Il Duomo di Monza: Storia, Fede e la Corona Ferrea
La costruzione del Duomo di Monza risale ai Longobardi, legata alla regina Teodolinda, che secondo la leggenda fece erigere una cappella nel punto indicato in sogno da una colomba. Il Duomo di Monza fu costruito nel 595 e poi ampliato nel XIV secolo con l’imponente struttura a tre navate che vediamo oggi. All’interno della cappella è custodita la Corona Ferrea, simbolo del potere imperiale, una reliquia di inestimabile valore storico e religioso.
Nei sotterranei del maestoso Duomo di Monza è possibile ammirare il prestigioso Museo e Tesoro del Duomo, custode di straordinari reperti storici. Il Duomo di Monza, situato in Piazza Duomo, si trova in una zona a traffico limitato, ed è consigliabile lasciare l’auto in uno dei parcheggi situati nella zona circostante il centro storico e raggiungerlo a piedi. L’entrata al Museo ha un costo di 8 euro (ridotto 6 euro) e quella della Cappella di Teodolinda, che include anche la visita guidata, ha una tariffa unica di 9 euro.

La Basilica di San Marco a Venezia: La Pala d’oro e il Tesoro
La Pala d’oro per Venezia è un’opera simbolo della città stessa, composta da una spessa tavola di legno di dimensioni circa 2.12 x 1.40 m. La prima Pala marciana di cui abbiamo testimonianza risale al 976, quando il Doge Pietro Orseolo commissionò l’opera a Costantinopoli in occasione della ricostruzione della Basilica. Questa prima versione è andata perduta. A opera del doge Andrea Dandolo nel 1345, la pala fu rinnovata acquisendo l’aspetto attuale: furono aggiunte nuove placchette di smalti cloisonné e sulle cornici furono montate perle, gemme e pietre preziose. Nel 1105 la pala commissionata a Costantinopoli si doveva presentare come una tavola rettangolare con al centro la Vergine orante fiancheggiata dai sovrani bizantini, sovrastati dal Cristo Pantocrator e dal trono della gloria. Accanto a questo gruppo centrale si trovavano ordini sovrapposti di arcatelle con Profeti, Apostoli e Arcangeli. Alla base erano collocate le storie di Gesù e San Marco, fiancheggiate da sei diaconi, con iscrizioni in latino. In una fase successiva, le storie di San Marco e il ciclo cristologico con i diaconi vennero spostati ai lati e nella parte superiore della pala originaria per consentire un allargamento funzionale a ospitare il registro superiore con l’Arcangelo Michele. Lo spostamento delle placchette consentiva di raggiungere una nuova unità compositiva. Si procedette anche a impreziosire la Pala con gemme e perle, facendo rientrare il rinnovamento dell’opera in un programma più ampio di glorificazione del sepolcro marciano con la costruzione del ciborio di marmo cipollino verde fregiato d’oro.

Il Tesoro della Basilica di San Marco
Il Tesoro della Basilica è conservato nelle antiche stanze tra la chiesa e il palazzo ducale, cui si accede attraverso una porta del transetto meridionale impreziosita da un mosaico del XIII secolo che, a ricordo dell’incendio del 1231, raffigura due angeli che sorreggono il Reliquiario della Croce miracolosamente rimasto intatto. Un piccolo vestibolo introduce, a sinistra, nel Santuario e, a destra, nel Tesoro vero e proprio.
Il Tesoro di San Marco è una raccolta, costituitasi nell’arco di più di nove secoli, in cui sono conservate opere di eccezionale valore realizzate in un arco temporale che va dal 400 avanti Cristo agli anni sessanta del ‘900. Molte di queste opere sono pervenute come doni da parte di imperatori e re, di papi, cardinali e patriarchi, di dogi e procuratori, nonché frutto di saccheggi e pegni non onorati. È possibile ricostruirne parzialmente la storia a partire dal 13 gennaio del 1231, giorno in cui il fuoco distrusse completamente il locale che lo custodiva, lasciando indenni soltanto quattro reliquiari inviati da Costantinopoli a Venezia dal doge Enrico Dandolo nel 1204. Si tratta dei reliquiari del Preziosissimo Sangue, della Croce di Cristo, della Testa di San Giovanni Battista e del Braccio di San Giorgio, i quali conservano tuttora la montatura bizantina all’interno degli ostensori in cui furono rinchiusi durante il medioevo.
La conservazione e l’incremento del Tesoro erano affidati ai Procuratori di San Marco, i quali, a partire dal 1283, diedero inizio alla serie degli inventari che ne documentano acquisizioni e vicende. Loro era il compito dell’esposizione degli arredi sacri sull’altar maggiore nelle solenni festività e la cura e l’esposizione delle Reliquie in ricorrenza delle feste dei Santi. Custodito in un locale ‘blindato’, chiuso da tre pesanti porte, le cui chiavi erano affidate ciascuna ad un procuratore diverso, veniva aperto solo al cospetto di importanti personalità politiche e su preciso ordine del Senato, seguendo un rigidissimo cerimoniale.
Al suo interno erano custodite non soltanto opere sacre ma anche profane e di uso corrente, come ad esempio il corno ducale d’oro massiccio tempestato di pietre preziose, la spada ducale e le lunghe trombe d’argento che precedevano il doge nelle processioni, le dodici corone e i dodici pettorali delle cosiddette «Marie», le corone di Cipro e di Creta, le pietre preziose dei Paleologhi, dei Medici e degli Sforza, di Enrico III e del cardinale Domenico Grimani. Nonostante la ricchezza e l’abbondanza di oro e argento custoditi fossero note, alla caduta della Repubblica nel 1797, la Municipalità provvisoria ne ordinò il saccheggio, esteso a tutte le chiese della città, per il pagamento dei contributi di guerra dovuti ai Francesi.
Altri Esempi di Tesori e Pietre Preziose Storiche
Oltre alle magnifiche collezioni delle cattedrali italiane, il mondo ospita altri esempi di tesori e manufatti storici impreziositi da gemme di inestimabile valore, testimonianza del connubio tra pietre e l'evoluzione umana.
Rubini Celebri e Gioielli della Corona
Curiosamente, il più famoso "rubino" del mondo, il Black Prince’s Ruby, non è un rubino bensì un bellissimo spinello rosso ed è incastonato accanto a un altrettanto famoso diamante, il Cullinan II, sulla Corona Imperiale Britannica, conservata ed esposta nella Torre di Londra.
I migliori rubini appartengono invece al tesoro della corona iraniana, anche se non si tratta di pietre dalle dimensioni eccezionali. I tre esemplari più importanti sono due cabochon ovali di color rosso porpora, rispettivamente di 75 e 50 carati, e un cabochon asteria (ossia con un’inclusione a stella) di 45 carati, tutti e tre montati in oro su di un globo terrestre, insieme ad altre 51.366 pietre diverse. Questo capolavoro dell’arte orafa antica si trova ora nei caveaux della banca Markazi di Teheran. La miniera di Mogok, fonte ancora oggi della maggior parte dei rubini più pregiati, era posta sotto lo stretto controllo ferreo dei regnanti, al punto tale che tutte le pietre di peso superiore a 5 carati erano di proprietà della corona e, pena la morte, dovevano essere consegnate al Re. Troni, armi e suppellettili di principi indiani sono spesso impreziositi dalla presenza di splendidi rubini; nel museo di Topkapi, ad Istanbul, si può ammirare il trono di Nadir Shah portato come bottino di guerra dalle regioni indiane, letteralmente ricoperto di rubini.

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