L'Ibis eremita (Geronticus eremita) è una delle specie più rare al mondo, dichiarata "in pericolo critico di estinzione" secondo la lista rossa della IUCN. Scomparso in Europa nel XVII secolo a causa della pressione antropica, principalmente caccia e riduzione dell'habitat, è stato per decenni quasi un "unicorno" nel continente. Oggi, dopo sforzi durati più di 20 anni, è stato reintrodotto grazie a un progetto di conservazione LIFE riconosciuto a livello mondiale.
Il Progetto LIFE Ibis Eremita: Un Percorso Unico di Reintroduzione
Il progetto LIFE Northern Bald Ibis & Waldrappteam Conservation and Research (o LIFE20 Ibis eremita, finanziato dall’Unione Europea) è un'iniziativa unica nel suo genere, la prima al mondo volta a ristabilire una specie migratrice nel suo storico areale europeo, ripristinando un comportamento migratorio culturale ormai perduto. Si tratta di un "unicum nella storia delle reintroduzioni di animali in natura," dato che la specie in Europa si era estinta completamente.
Dagli inizi, 20 anni fa, quando i primi esemplari sono stati prelevati dagli zoo e allevati, ora esistono generazioni di ibis eremita completamente selvatici. Per superare la perdita della rotta migratoria, i ricercatori hanno adottato un metodo innovativo: insegnare agli ibis a migrare. Un ultraleggero a motore guida gli stormi, partendo dall'Austria, attraverso le Alpi fino all'Italia e, in un secondo momento, verso l'Andalusia, dove esiste un progetto parallelo che conta circa 260 esemplari.
WALDRAPPTEAM I Trailer del progetto I la reintroduzione dell’Ibis eremita
Questo metodo si è reso necessario perché, a causa del riscaldamento globale, gli uccelli lasciavano i siti di riproduzione al Nord più tardi, ad autunno inoltrato, trovando neve e condizioni più estreme sulle Alpi, con conseguente elevata mortalità. I siti di riproduzione attivi sono quattro: Kuchl (Salisburghese), Überlingen (Lago di Costanza, Germania), Burghausen (Baviera) e Rosegg (Carinzia).
Attualmente, in tutta Europa, si contano circa 550 ibis eremita, che si aggiungono ai circa 710 esemplari presenti in Marocco. Questo progetto, che coinvolge Austria, Germania e Italia, è basato su uno studio di fattibilità decennale che fa riferimento alle linee guida dell’IUCN.
L'Ondata di Bracconaggio: Gli Esemplari Zoppo e Zaz, Puck e Dieks
L'Episodio di Dubino: Zoppo e Zaz
Il 16 ottobre (presumibilmente 2025), due ibis eremita, soprannominati Zoppo e Zaz, sono stati abbattuti a Dubino (Provincia di Sondrio, Lombardia), poco dopo aver attraversato il confine italiano durante la migrazione. Zoppo era un pioniere, avendo seguito con successo un ultraleggero da Überlingen nel 2017 e tornando autonomamente al sito di riproduzione sul Lago di Costanza nel 2020 dopo oltre 400 anni. Zaz, nata in natura a Überlingen nel maggio 2025, stava apprendendo la rotta migratoria proprio da Zoppo nel suo primo viaggio verso sud.
All'inizio di ottobre 2025, la coppia aveva lasciato il sito riproduttivo, superando le Alpi nei pressi del Piz Gallagiun a quasi 3.000 metri di altitudine il 16 ottobre. Quasi tutti gli ibis eremita del Progetto sono equipaggiati di trasmettitori GPS, che ne consentono il monitoraggio in tempo reale. Questo ha permesso a Waldrappteam di allertare immediatamente le autorità. I Carabinieri Forestali di Lecco e Sondrio, con il supporto della Riserva Naturale Pian di Spagna e Lago di Mezzola, hanno avviato un’indagine e recuperato i trasmettitori, che l'autore del reato aveva rimosso intenzionalmente.

Le reazioni all'accaduto sono state immediate e severe. Il Dr. Johannes Fritz, Direttore di Waldrappteam Conservation & Research, ha affermato: “Il bracconaggio resta la minaccia più grave per l’Ibis eremita in Italia. L’uccisione di due Ibis eremita a meno di un’ora dal loro arrivo in Italia è un promemoria doloroso della grave minaccia che il bracconaggio rappresenta per la biodiversità e dell’urgenza di combattere questo crimine.” Numerose associazioni come Enpa, LNDC Animal Protection e OIPA Italia hanno condannato l'episodio, definendolo un "gravissimo crimine contro la biodiversità" e annunciando la costituzione di parte civile nell’eventuale processo contro il presunto responsabile, un cacciatore la cui licenza e armi sono state sequestrate.
Altri Casi Emblematici di Bracconaggio
L'episodio di Zoppo e Zaz non è isolato. Il bracconaggio è la principale causa di morte degli ibis eremita in Italia. Solo nella passata stagione (2024/2025) in Italia sono stati uccisi dieci ibis eremita. Dal 2006, gli esemplari impallinati sono stati 70, un numero consistente se si considera che il progetto LIFE ne conta poco meno di 300, e quelli che solcano i cieli italiani si aggirano tra i 230 e i 250.
- Puck: Un maschio nato in natura nel 2021, è stato ucciso durante una sosta sugli Appennini mentre si alimentava sul tetto di una fattoria. Il suo corpo è stato poi rimosso e abbandonato per occultare il crimine. Grazie al GPS, i Carabinieri forestali di Forlì-Cesena hanno individuato e deferito il responsabile, un cacciatore, sequestrandogli il fucile e ritirandogli la licenza.
- Dieks: Una giovane femmina cresciuta in Carinzia nel 2020, è morta nella Valle dell'Arno vicino a Figline Valdarno (Toscana). Anche in questo caso, i dati dal dispositivo GPS hanno rivelato l'attività minima e poi la morte dell'uccello. La Toscana è la regione dove attualmente si spara alla maggior parte degli ibis eremita.
- Goja e Jedi: Nel 2014, due ibis eremita, Goja e Jedi, sono stati uccisi da un cacciatore in provincia di Livorno, successivamente condannato.
- Kato e Tara: Nel settembre 2025, il giovane Ibis Kato è stato trovato morto in Toscana (vicinanze di Punta Ala), e un altro Ibis eremita, Tara, è stato ucciso a fucilate in provincia di Vicenza e lasciato morire.

Il monitoraggio attraverso il GPS si rivela uno strumento fondamentale non solo per l'identificazione dei responsabili, ma anche come indicatore affidabile di ciò che accade ad altre specie di volatili non monitorate, offrendo uno spaccato dei pericoli a cui va incontro la fauna selvatica su quasi tutto il territorio italiano.
Sfide Legislative e Proposte per la Conservazione
“In Italia è sempre complicato fare conservazione,” afferma la biologa Laura Stefani, referente italiana del progetto LIFE. L'episodio di Dubino avviene in un momento di forte preoccupazione riguardo al Disegno di Legge 1552, una proposta legislativa italiana che mira ad estendere la stagione venatoria anche a periodi cruciali per le specie migratrici. Questo solleva seri interrogativi sull'efficacia delle attuali misure di protezione.
Già nel 2017, l'Italia ha pubblicato un Piano d'Azione Nazionale per la lotta ai reati contro gli uccelli selvatici, che definisce sette "Black Spots" dove le attività illegali sono più intense. Tuttavia, nessuna di queste aree designate si trova in Toscana, che è invece una delle regioni con il maggior numero di uccisioni.
Le pene previste per chi colpisce animali protetti sono considerate estremamente miti e non sufficientemente deterrenti, con sanzioni che arrivano al massimo all’arresto di 1 anno o ammende di poche migliaia di euro. Associazioni come WWF, Lipu e Lav, stanno organizzando un convegno alla Camera per discutere il recepimento della direttiva europea sulla tutela penale dell'ambiente, con l'obiettivo di rivedere le fattispecie di reato, le aggravanti e punire adeguatamente i crimini contro la fauna selvatica.

C'è un dibattito acceso sul ruolo dei cacciatori. Mentre la Fidc (Federazione italiana della caccia) ha dichiarato il proprio supporto alla conservazione degli ibis eremita e di essere anch'essa vittima dei bracconieri, i dati mostrano una diversa realtà: "chi compie atti di bracconaggio è cacciatore" e il 90% dei casi di uccisione illegale avviene a stagione venatoria aperta. Tuttavia, come sottolineato dal consigliere regionale Giacomo Zamperini, "il bracconiere non è un cacciatore", evidenziando la necessità di introdurre un principio di autodisciplina nel settore venatorio con sanzioni interne per chi viola le regole.
Organizzazioni come la Lipu hanno raccolto 180mila firme per una petizione nell’ambito della campagna #stopbracconaggio, chiedendo un inasprimento delle pene e un aumento dei controlli. L'impressione è che un intervento della Commissione europea contro le inadempienze italiane sia imminente. La protezione della biodiversità richiede “regole chiare, responsabilità condivise e controlli efficaci” per garantire la tutela del territorio e il rispetto della fauna selvatica.